Non sono sparita

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ciao,
non ho smesso di scrivere mi sono solo incasinata ulteriormente la vita, pertanto ho perso qualche giorno della settimana senza accorgermene e anche il racconto ne ha risentito.
Tornerò presto, prestissimo, a continuare le avventure di Angel e Lucipher.

Nel frattempo ricordo ai nuovi blogger che mi seguono (benvenuti!!!) che ho anche un altro blog.
Venitemi a trovare!

Un abbraccio

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Peli – 29 – draghi

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- Mullin! Mullin! Dove sei finito? Avevi promesso di aiutarmi! – Finalmente Garuda scorse il fratello fermo vicino alla fontana. Era assorto nei suoi pensieri e contemplava il vuoto.
– Oh scusami – rispose questi prendendole le borse – ultimamente sono distratto -Garuda sospirò e si incamminò al suo fianco, per poi fermarsi ad una bancarella che vendeva nastri per capelli. Si voltò tenendo in mano due paia di nastri per chiedere consiglio a Mullin, ma lui era svanito. Di nuovo. Lo vide poco distante che parlava con un soldato. Si avvicinò.
Mentre compiva l’ultimo passo si accorse con chi stava effettivamente parlando suo fratello e sentì il cuore batterle forte nel petto.
– Dagon devi sapere che questo ragazzino è uno dei miei migliori studenti -
– Bene, ne sono contento caro Top. E’ un vero piacere conoscerti – così dicendo strinse la mano a Mullin al quale si era seccata la bocca per l’emozione.
– Grazie infinite – rispose il ragazzo per poi accorgersi della presenza della sorella – Le presento mia sorella Garuda -
– Incantato – Dagon si inchinò sfiorando con le labbra la mano di Garuda. Lei tentò un inchino. Arrossì violentemente e non riuscì a dire una sola parola.

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Peli – 28 – Draghi

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Il sole stava tramontando. Lucipher, accompagnato dal generale Focalor, si stava recando alla reggia del Saggio.
Costui era il drago più anziano di tutto il regno, l’unico che ancora ricordava tutte le storie e le antiche leggende.
Ormai i draghi erano interessati solo alla battaglia, nessuno più studiava storia, filosofia. Solo tecniche di combattimento e armi.
Il Saggio deteneva un potere superiore persino al Re, aveva piena autonomia di forze e denari, ma non erano questi ad infondergli un tale rispetto.
Lui era la Storia, la linfa vitale dei Draghi. Nessuno avrebbe mai alzato un dito contro di lui o un suo protetto. La sua sola presenza faceva venire la pelle d’oca anche al più temerario guerriero. In lui c’erano ancora gli antichi e arcani poteri dei draghi. Ciò che era stato dimenticato e abbandonato.

Si fermarono davanti alle possenti colonne dell’ingresso. Un paggio venne loro ad aprire. I passi riecheggiavano nei corridoi spogli.
Il Saggio li attendeva seduto nel suo studio. Lunghi capelli bianchi scendevano fino a terra.
Alzò lo sguardo limpido verso i suoi ospiti.
– Lucipher, entra. Vieni accomodati qui – indicò una poltrona dinnanzi a se. – Focalor, grazie per averlo accompagnato. Ora puoi andare -
– Saggio, io non posso… -
– Focalor – la sua voce vibrò nelle vene dei presenti – Grazie. Vai -
Focalor rimase fermo qualche istante, indeciso tra il rispetto verso il Saggio e gli ordini ricevuti, poi si congedò chinando il capo.
Lucipher e il Saggio rimasero soli.

Peli – 27 – Draghi

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- Cadetti! – urlò Top ai suoi allievi – Salutate il nuovo capitano -
Dall’oscurità del corridoio apparve Haziel investito dei gradi che gli erano stati affidati.
I giovani soldati fecero il saluto d’ordinanza e rimasero fermi e fieri in quella posizione.
Mullin osservava il nuovo capitano con curiosità, sapeva che fino a poco tempo prima quel grado doveva esser dato a Lucipher. Poi improvvisamente avevano cambiato idea. E Lucipher dov’era sparito?

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I giorni passavano lenti e monotoni nel palazzo delle educande. Si avvicinavano le festività del Sole e in previsione della bella stagione alle fanciulle nobili veniva proposto di passare le vacanze estive a casa. Anche Mullin sarebbe rientrato per un breve periodo di riposo.
Fu così che la grande e vuota casa di Lemure si riempì nuovamente di voci e vita.
– Mullin è vero che oggi Lucipher riceverà l’interrogatorio? – chiese Garuda sorseggiando un the alle rose mentre si godeva i deliziosi raggi di sole sulle proprie ali.
– Il Saggio lo interrogherà – la sua amica Nanael socchiuse gli occhi viola pensierosa- come mai hanno scelto proprio lui? -
– In caserma si vocifera che sia dovuto al motivo per cui Lucipher ha disertato – rispose Mullin osservando con interesse i linamenti di Nanael.
– La ragazza – rispose lei cogliendo il suo sguardo.
Mullin arrossì e si mise a guardare un punto lontano del giardino.
– Si la ragazza. Esiste davvero? Dubito che Lucipher si sia inventato quella storia e poi si dice che anche Dagon l’abbia vista -

Peli – 26 – Draghi

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Dagon entrò nella stanza, la porta venne immediatamente richiusa dietro di lui dalla guardia in postazione nel corridoio.
– Mi dispiace che tu sia agli arresti domiciliari -
Lucipher non rispose. Era seduto davanti alla finestra chiusa e osservava le onde infrangersi contro la scogliera.
– Hanno deciso le tue sorti. Non ti permetteranno di diventare capitano. Dovrai rispondere davanti al seggio per le tue azioni. – Dagon spostò una sedia dal tavolo e si sedette.
-Cosa ti è saltato in mente? Perchè hai abbandonato la battaglia per quella ragazza? -
Lucipher non si voltò.
– All’inizio l’avevo scambiata per un drago -
– Capisco, anch’io all’inizio ci sono cascato. Ma era evidente che non lo fosse. -
– Si. Ho sentito subito che non aveva il nostro profumo. Lei non è vento e salsedine. No. Sapeva di fiori e prati, muschio e ossigeno. Quell’ossigeno puro che respiro quando volo a grandi altezze. No. Non era un drago. Ma neppure un essere umano. Lei non profumava di terra e acqua dolce. E quegli occhi. Sono stati loro che mi hanno fatto desiderare di proteggerla. Occhi limpidi, profondi. Di chi ti guarda e ti legge dentro. Da quegli occhi non si può scappare -
Dagon si alzò e si fermò alle spalle dell’amico.
– Lucipher… ti sei innamorato di lei -

Peli – 25 – Angel

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Angel si addormentava pensando a Dolores e i bambini per svegliarsi nella notte con gli occhi brillanti di Lucipher che la fissavano nel buio.
Aveva vissuto con gli uomini e aveva conosciuto un drago che non si era rilevato il mostro che pensava.
Ora conviveva con la dolce e determinata Every e stava sperimentando la paura degli uomini per ciò che è diverso.
Every non era un drago, e nemmeno la figlia di uno di loro. Era un essere umano. Solo con gli occhi chiari.
Era una bellissima ragazza, eppure non veniva neppure considerata tale.
Perchè draghi e uomini si odiavano così tanto?

- Esco a prendere l’acqua al fiume – disse Angel mentre apriva la porta di casa col secchio in mano.
Era una bella giornata, abbastanza calda. Angel respirava a pieni polmoni i profumi del bosco. L’odore del muschio e delle foglie cadute ancora umide della notte.
Una fitta improvvisa alla testa la fece inginocchiare. Sembrava che un coltello infuocato le attraversasse le tempie. Il dolore era talmente forte da toglierle il fiato. Sentì le lacrime scendere sulle guance.
Di colpo, come era apparso, il dolore defluì. Angel riaprì gli occhi e si ritrovò sdraiata in posizione fetale tra le felci.
Si rialzò a fatica. Raggiunse il fiume poco distante e rimase a fissare il proprio riflesso nell’acqua.
Era ancora lei. non aveva perso parti di se. Si lavò per bene il viso. L’acqua gelida le pizzicò la pelle e la rigenerò.
Riempì il secchio e tornò a casa. Decise di non far parola ad Every dell’accaduto. Non voleva preoccuparla ulteriormente.

Peli – 24 – uomini

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- La febbre è scesa? – chiese ad Angel Every entrando nella piccola e spoglia stanza.
– No è ancora alta – rispose Angel cambiando la pezza d’acqua sulla fronte della piccola bimba.

Quando Angel superò la paura di trovarsi da sola e si incamminò verso il villaggio, vide una piccola casina tra gli alberi. Bussò col cuore in gola e le venne ad aprire una piccola ragazzina, tutta ossa e occhi, che urlò.

Alla fine Every si era calmata e l’aveva accolta in casa. Qualcosa le diceva che quella ragazza non era un drago. Un istinto che lei conosceva bene, visto che possedeva due occhi azzurri brillanti.
Viveva lontano dal villaggio, coi suoi fratellini, perchè considerata elemento di sventura. Da sempre era stata trattata come una reietta, le persone sputavano al suo passaggio, lei ormai non ci faceva più caso. Aveva imparato ad ignorare chi si basava solo sull’aspetto esteriore per giudicare le persone. Tutti si soffermavano sui suoi occhi, nessuno mai si domandò chi fosse in realtà. La mamma era morta l’estate scorsa, per febbre. Il padre era in guerra. Come tutti gli uomini del villaggio.

Difatti ormai erano rimaste solo donne, bambini e vecchi. Chiunque fosse in grado di combattere era stato assoldato per la guerra contro i draghi.
Le coltivazioni marcivano nei campi, perchè le donne sole non potevano occuparsi di tutto.