Peli – 12 – uomini

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Dolores e Raphael arrivarono davanti alla casa del generale dove trovarono una folla incuriosita.
Dolores riconobbe le sue amiche e si avvicinò a loro raccontando del ritrovamento della ragazza. L’ascoltarono annuendo, compresero i suoi sentimenti. Non era la prima volta che un bambino nato biondo veniva scambiato per un drago.

Erano già nati dei bimbi coi capelli chiari o gli occhi azzurri.
Era già successo. Se lo ricordavano bene.
I bambini con caratteristiche simili ai draghi venivano uccisi in culla. Decapitati.
E le madri… le madri semplicemente sparivano. Accusate di aver avuto rapporti carnali con un drago venivano portate nella pubblica piazza legate alla gogna. Venivano accusate pubblicamente e infine trascinate via.
Nessuno osava dirlo. Faceva paura solo pensarlo.
Si mormorava che venissero date in pasto ai mostri dell’abisso. Lasciate alla deriva su una barca.

Alcuni uomini alzarono le forche al cielo gridando “a morte il drago!”, pian piano la folla aumentò e il grido si intensificò.
Raphael scosse la testa deluso e rassegnato.
Dolores tremava. Non sentiva nemmeno più gli urli dei suoi concittadini, della sua vicina di casa, del fornaio.
No. Non voleva sentire tutta quella crudeltà uscire dalle loro bocche.
Non quelle parole su una fanciulla innocente.
Non era un drago. Angel aveva avuto la sfortuna di nascere con quei colori.
Tutto qui.

immagine: il presidio della Bastiglia

immagine: il presidio della Bastiglia

Le porte della finestra della grande villa si aprirono. Di colpo il rumore della folla cessò.
Il Generale si affacciò al balcone. Sorrideva.
Dolores sentì il proprio stomaco contorcersi.
– Sapete tutti quanti che è usanza uccidere nelle culle i figli bastardi dei draghi- esordì il Generale.
La folla assentì.
– L’unione tra uomini e i mostri è contro natura. Un offesa ai nostri Dei. Ma oggi sono qui a decretare che ciò non è avvenuto. La fanciulla qui presente – Angel venne spinta sul balcone accanto al Generale – Non è un drago.  -

Dolores quasi svenne. Un miracolo. Era accaduto un miracolo. Angel era stata graziata.

***

Indice del racconto

Mini Racconti: sotto il vestito

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Questo racconto fa parte di un progetto a cui ho partecipato per il blog multiautore Apiumani, che ora ha chiuso. Ogni week end riporterò uno di quei racconti su questo blog specificando la traccia che era stata specificata.

Traccia: sotto il vestito.

Se volete leggere gli altri racconti li trovate nella categoria: Racconti Brevi

***

L’acqua calda rilassa i muscoli affaticati.
Sono già andati via tutti quanti, in piscina sono rimasta solo io.
Io e il silenzio.
Fuori sento il vento che ulula.
C’è pace.
Chiudo gli occhi e assaporo questa quiete come un dono.
Un rumore di tacchi.
Apro gli occhi di scatto.
Tacchi negli spogliatoi? Com’è possibile?
Il rumore si avvicina.
Prendo l’accappatoio e sbircio fuori dalle docce.
Una figura esce dall’ombra del corridoio.
Una donna con un cappello, l’impermeabile nero lungo fino ai piedi e un paio di scarpe rosso sangue.
Non può esser reale. Chi verrebbe in piscina così? A quest’ora poi?
Sento lo stomaco contorcersi. Ho paura.
Qualcosa mi spaventa, il suo modo di camminare forse.
Non alza il viso. Guarda i suoi piedi. Procede sicura verso di me.
Sono gelata. Non per il freddo ma per la mancanza di sangue che circola nelle vene.
Non riesco a respirare.
Arriva vicino alla mia sacca aperta. Si ferma e si sfila l’impermeabile.
Lo lascia cadere per terra.
Le luci giocano un brutto scherzo. Sembrano vogliano spegnersi. Vibrano un po’ e poi…buio…
Fuori c’è la luna piena e la sua pallida luce filtra nello spogliatoio.
Riesco a vedere i contorni di questa sconosciuta.
Vedo che si sta togliendo anche il vestito.
Ora dovrebbe indossare solo l’intimo ma…
c’è qualcosa…qualcosa che brilla… in teoria lì dovrebbe esserci il suo stomaco e io vedo…vedo…
In una frazione di secondo vedo il suo viso scattare verso l’alto.
La sto osservando, non noto alcun movimento eppure eccola qui. Davanti al mio viso.
Urlo. Non so fare nient’altro.
Urlo, scatto all’indietro. Scivolo, cado nell’acqua.
La luce torna.
La donna sotto il vestito non ha nulla.
Per nulla intendo NULLA. E’ come guardare un buco nero che inghiotte la luce.
Non riesco a distogliere lo sguardo. Vengo attratta da lei. Dentro di me la certezza che se seguissi questa sensazione verrei assorbita e di me non rimarrebbe nulla.
Eppure mi sto muovendo verso il buco nero.
Sempre più vicino… sempre di più…
Poi una musica mi distrae, mi fa riacquistare forza. Una musica che giunge da lontano.
Che mi trascina altrove.

La radiosveglia che suona.

Peli – 11 – Angel

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Alton portò Angel nella casa del generale Robert che l’accolse con rispetto. La fece accomodare su una sedia.
– Ora fanciulla subirai un interrogatorio. Se non risulterai essere un drago avrai le mie pubbliche scuse e la libertà di rimanere qui da noi. Se così non fosse..sarai giustiziata seduta stante.

Angel non parlò. Tremava.
Per la prima volta, da quando era stata trovata nel bosco, percepì se stessa.
Fu un breve istante. Un luccichio nella nebbia. Un’immagine fugace del proprio vero IO.
Non riuscì ad afferrarlo, le sfuggì tra le dita.
Eppure fu sufficiente. Si accorse di avere una coscienza propria. Una sua vita.
Fino ad ora aveva fatto ciò che Dolores si aspettava da lei.
Non perchè lo volesse veramente, ma perchè non aveva altro.

Alzò il viso e guardò negli occhi il generale.
Come poteva sapere se era o non era un drago?
Lei non ricordava di averne incontrato uno. Non ricordava nulla del suo passato. Come poteva affermare di essere qualcosa che non conosceva?

 

***

Indice del racconto

Peli – 10 – Uomini

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Angel, rimasta sola, stava preparando una torta mentre i gemelli dormivano nella loro stanza.
La porta si spalancò ed entrò correndo Samuel.
– Angel! Angel! – e si aggrappò alla sua gonna piangendo
– Cosa è successo?
– Sono stato cattivo! Mi dispiace
– Dimmi cosa hai fatto
– Ho rovinato la spada del capitano, non volevo! Mi è caduta! – e iniziò a piangere nuovamente
– Su Samuel, non l’hai fatto apposta. Ora smettila di piangere, e vai a chiedere scusa a tuo papà e anche al capitano – e lo baciò sulla fronte.
– Non ce ne bisogno. Sono qui – sulla porta spalancata vi era Alton con la spada in mano pronto a combattere – Sembri proprio un drago, ma non lo sei. Vero? – le puntò la spada alla gola costringendola ad alzare il viso e a fissarlo. – Occhi verdi, capelli chiari…tutto di te sta ad indicare che sei un drago….-
-No! – urlò Raphael entrando in casa – Non farle del male! E’ una brava ragazza! Non è un drago-
-Raphael? – Alton alzò un sopracciglio guardando il forgiatore – la difendi?-
– E’ tanto buona lasciala stare! – urlò Samuel mettendosi davanti ad Angel a braccia aperte
– Non spetta a me decidere della sua vita. La porterò dal generale -
– Oh no, ti prego no! – Dolores entrò in quel momento facendo cadere il cesto con la spesa – non portarmi via la piccola. E’ come una figlia per me! -
– Se non è un drago, non avrà nulla da temere – la prese per un braccio e la spinse fuori, senza abbassare l’arma.
La mise sulla sua cavalcatura legandole i polsi alla sella.
Dolores crollò a terra tra i singhiozzi.
L’ultima cosa che Angel vide fu Raphael abbracciare dolcemente la moglie.

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Attraversarono il paese sotto lo sguardo stupito della gente. Alcune persone facevano segno di scongiuro per terra e correvano a chiudersi in casa. Molti sputavano al loro passaggio. Altri la insultavano. Le donne si segnavano in cerca della protezione degli dei.

 

***

Indice del racconto

Peli – 9 – Uomini

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Nei giorni che seguirono Angel rimase chiusa in casa, nascosta.
Pian piano che riacquistava le forze diventava sempre più radiosa e bella.
Dolores le insegnò a cucinare e rammendare, imparava velocemente. Era curiosa, volenterosa. Sapeva osservare. Spesso si sedeva su una sedia, assorta e concentrata, e poco dopo era in grado di ripetere i gesti necessari per preparare il pane. Senza sbagliare una dose. Aveva buona memoria.
Dolores aveva sempre desiderato una figlia femmina ed ora gli Dei le avevano donato questa fanciulla. Era dolce, paziente, solare. Adorava i bambini.
Raphael aveva perso subito l’iniziale diffidenza e presto iniziò a trattarla come una vera figlia.

La memoria non sembrava voler tornare. Angel non sapeva chi fosse ne da dove provenisse.
Dolores e Raphael però ora ne erano certi: lei non era un drago.

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- Samuel perchè piangi ancora? – chiese Angel accovacciandosi davanti al bimbo in lacrime, gli accarezzò dolcemente la testa spettinandolo. Il piccolo smise di piangere e le sorrise.
– Sai, non lo ricordo più- e corse fuori dalla porta per raggiugere il padre.
Angel prese in braccio il più piccolo dei figli di Dolores e si sedette a fare colazione.
– Oggi devo andare al mercato, non aprire a nessuno e non farti vedere – disse Dolores pulendo le mani nel grembiule.
-Prima o poi scopriranno che mi tenete qui. Se io sono veramente un drago è meglio che me ne vada via.
Erano questi i momenti in cui Dolores percepiva quella strana sensazione sulla pelle che le faceva pensare “non è umana”. Gli occhi di Angel avevano completamente perso la pupilla, ora erano totalmente verdi e la sua espressione era assente. Come se non fosse presente tra loro. In quei momenti la temeva, ma poi la ragazza si riprendeva e sorrideva. E quel sorriso cancellava tutto. Dubbi, paure, incertezze, tutto.
– Non dire sciocchezze mia cara. Tu non sei un drago e noi troveremo una soluzione-

Mini racconti: aspettando l’alba

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Questo racconto fa parte di un progetto a cui ho partecipato per il blog multiautore Apiumani, che ora ha chiuso. Ogni week end riporterò uno di quei racconti su questo blog specificando la traccia che era stata specificata.

Traccia: nessuna.

Se volete leggere gli altri racconti li trovate nella categoria Mini Racconti

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Il manto della Signora Notte avvolge la città, le luci delle abitazioni si spengono permettendo al cielo di illuminarsi al chiaror delle stelle.
Che pace.
Per fortuna i padroni di casa la notte mi lasciano tenere la finestra aperta, così posso guardare il cielo. Un’altra giornata di lavoro è passata. Che fatica star dietro a tre bimbi vivaci!
Ora assaporo il meritato riposo.
Tutti dormono tranne me. Rimango sveglia e attendo l’alba col cuore che batte forte per l’emozione, come se fossi innamorata.
Forse è davvero così, del resto non si racconta che Apollo sia il dio più bello dell’Olimpo?
Eccolo. Il cielo si illumina e tutto il mondo viene colorato dai suoi raggi. Proprio come un pittore con la sua tela.
Le luci delle stelle pian piano si spengono, così anche i lampioni delle strade.
Il Carro inizia la sua corsa.
La pace della casa viene interrotta dalle voci degli abitanti che si svegliano.
I bimbi urlano e ridono, i passi rimbombano nei corridoi.
Diana la più piccolina, la dolce bimba dai capelli biondi e ricci, entra nella camera.
Si alza in punta di piedi per raggiungere il davanzale dove passa sempre la notte la sua Ester, perchè Diana sa che alla sua bambola piace guardar le stelle.

Peli – 8 – uomini

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- Mamma! mamma! – urlò Samuel rientrando con suo padre.
– Siediti Samuel e cura i tuoi fratelli. Io e tuo padre dobbiamo parlare -
L’uomo guardò pensieroso la moglie ma non disse nulla e la seguì senza commentare verso la camera dei bambini.
Rimase pietrificato sulla soglia.
– Sei pazza! Quello è un drago! -
-Era svenuta nel bosco…nuda…indifesa…non potevo …-
– Taci! Si sta svegliando -

La fanciulla aprì gli occhi, si guardò attorno e si sedette sul letto ad osservarli.

-Ha gli occhi verdi! E’ proprio un drago! – Dolores si coprì la mano con la bocca. Cosa aveva fatto? Aveva portato la morte in casa!

La fanciulla li guardò incuriosita, poi chiese con un filo di voce:
– Cos’è un drago?
– Tu… tu non sei un drago? – chiese dubbioso Raphael
– No. Non credo. Non so cos’è -
– Chi sei? -
– Non lo so…io… io non ricordo – prese la testa tra le mani e si ranicchiò nuovamente in posizione fetale.

A Dolores la paura svanì e si avvicinò a lei, con dolcezza le accarezzò la testa.
– Non preoccuparti. Ora sei al sicuro. Vedrai che presto ricorderai da dove vieni – poi guardò il medaglione che aveva appoggiato sul comodino. – Questo è tuo e sopra c’è scritto “Angel”, è il tuo nome?
– Forse, non lo so – e gli occhi le si riempirono di lacrime
– Su su ragazza, non fare così. Piangere non serve a nulla. Noi d’ora in poi ti chiameremo così, va bene? Ecco perfetto. Ora alzati da questo letto. Lì ci sono dei vestiti che ti ho preparato. Vestiti e vieni a tavola con noi.

Usciti dalla camera e chiusa la porta Raphael prese per un braccio la moglie.
– Ma sei pazza?!
– Quella fanciulla non è un drago. Me lo sento nelle ossa. E io non sbaglio mai – guardò negli occhi il marito.
Lui rimase fermo ad osservarla, poi rilassò la mascella tesa.
– E va bene. Ma come facciamo a tenerla nascosta?
– Ci penseremo domani mattina. Un problema per volta. Ora andiamo a cenare.

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