Category: Peli


Peli – Uomini, Draghi – Epilogo

La guerra ci fu.
Devastante. Distruttiva.
Bruciarono le case dei draghi, morirono numerosi uomini.
Dopo l’attacco all’isola madre i Draghi, capitanati da Haziel, attaccarono vilaggi di uomini. Massacrandoli. Sterminandoli.
Haziel perse totalmente il senno.
Decise di rimanere per sempre in forma di drago e di cibarsi solo di carne umana.
Il Drago Sterminatore, fu chiamato dagli uomini.
Cavalieri e guerrieri umani si diedero come obiettivo quello di ucciderlo e di portare al loro re la sua testa come trofeo.
Al momento lo loro teste fanno da trofeo nella grotta dove vive Haziel.
Ma la speranza è una luce difficile da estinguere.
Durante la guerra molti uomini e draghi disertarono abbandonando il campo di battaglia.
Fuggirono dall’Isola Madre con le navi portando con se i bambini dei draghi.
Crearono una città. Una bolla di luce in un mondo devastato dalla rabbia e dal dolore.
Uomini e draghi insieme.
Al centro della città è stata edificata un’Università.
Lì si insegna la condivisione, la comprensione, prima di tutto.
Da ogni parte del pianeta giungono sempre nuovi studenti.
Draghi e uomini.
Pronti ad iniziare un nuovo cammino insieme.
Il rettore dell’università è il Saggio, la direttrice Lemure.
Every ha adottato tutti gli orfani e a creato , con Nanael e Garuda, una casa di accoglienza.
Le difese della città sono gestite egregiamente da Luchiper, Dagon, Top, Focalor, Samuel.
Garuda aspetta un bimbo da Dagon. Una nuova vita che crescerà in un mondo nuovo.
Un bimbo che giocherà con altri bimbi umani. E li considerà fratelli.
E Sephirot?
Una sera temporalesca una luce illuminò lo studio di Luchiper.
Una luce rossa che commentò ad alta voce
– Possibile che non riesco a trasportare anche i vestiti? – e che si copriva con le ali. Rosse.
Il cambiamento non ha mai una sola direzione. Coinvolge ogni forma esistente nell’intero Universo.
Il maestro di Sephirot, e tutta la comunità, avevano compreso il legame animico tra Lucipher e Sephirot. Non era qualcosa che si poteva ignorare.
Alla fine fu concesso a Sephirot di tornare su Peli e di dare vita ad una nuova generazione. Ora su Peli convivevano draghi, angeli e uomini.
Ma questa è un altra storia.

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***
Indice del Racconto:  Peli – Storie di Uomini e Draghi

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Peli – 62 – Sephirot

– Tu non tornerai vero? – disse Luchiper.
Stupendo persino Sephirot. Parlava. Con la voce.
In quel momento i corpi di tutti erano sul pianeta, protetti dalla luce che li avvolgeva, inermi, come in coma.
Tutti quelli che aveva davanti a sé non potevano parlare con la propria voce, ma solo esprimersi col pensiero.
Perchè non avevano una voce. Erano privi di corde vocali.
Erano solo l’immagine del corpo che possedevano.
Luchiper no.
Sephirot lo guardò bene.
Lui era più solido. Il corpo non era un’immagine. Non era nemmeno materiale.
Era una via di mezzo. Possedeva una certa fisicità.
– No. Il mio compito è terminato – un dolore al petto.
Sephirot sentì le lacrime bagnarle gli occhi.
Guardò Luchiper che si avvicinava. Che saliva sulla pietra bianca.
Che la sfiorava. E lei sentiva il suo tocco.
Leggero.
Doveva lasciarlo? Dentro di lei c’era confusione.
Desiderava restare lì, a casa sua. Coi suoi genitori.
Eppure. Eppure. Non poteva lasciarlo.
Cosa doveva fare?
Come poteva?
Non vi era possibilità per loro.
Lei non poteva tornare su Peli.
– Lucipher – la voce le si spezzò – Ora dovete tornare –
Pian piano uomini e draghi iniziarono a dissolversi. A svanire.
Lucipher si piegò verso di lei. Sfiorò le labbra con le proprie e si dissolse.
Sephirot rimase a fissare il vuoto della sua presenza svanita.
– Complimenti mia cara – il suo maestro – Hai svolto magnificamente il compito assegnato –
Sephirot abbozzò un sorriso tra le lacrime che scendevano copiose.

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Peli – 61 – Sephirot

L’aria era fresca.
Profumava di lavanda.
Il cielo terso di un azzurro indescrivibile.
Il prato era verde. Si. Come dovrebbe essere.
Eppure non era della tonalità a cui Lemure era abituata.
Intorno a lei vi erano migliaia di draghi e uomini.
Insieme.
Confusi.
Si guardavano gli uni con gli altri.
Dubbiosi e incerti.
Ma senza ostilità.
Poi un brivido la scosse.
Scosse tutti.
Perchè erano ancora uniti in quella strana condivisione di sensazioni e pensieri.
Si voltarono a guardare una grande pietra bianca.
Su di essa vi stava Sephirot.
Era lei ma non lo era.
Il suo sguardo era limpido. Sicuro.
Come se tutti i pezzi che le mancavano fossero tornati al loro posto.
Indossava una veste bianca. I piedi nudi. Una mantella rosso rubino sulle spalle.
Lemure si soffermò un secondo a pensare.
Sephirot era morta. Bruciata.
Erano nella casa del Saggio.
Come mai erano tutti lì?
Insieme?
Erano tutti morti?
– No – Disse Sephirot rispondendo al suo pensiero. Non sapeva come, ma era certa che lei leggesse i cuori di tutti.
– No – continuò – non siete morti. I vostri corpi si trovano esattamente dove li avete lasciati. Questo che vedete è il mio pianeta. E’ casa mia –
Mentre apriva le mani la mantella dietro alle sue spalle si aprì seguendo il movimento delle braccia.
Non era una mantella.
Erano Ali.
Ali rosse.
Ali piumate.
– Io mi chiamo Sephirot, della tribù degli Angel. Ad ognuno di noi viene assegnato un compito che ci permette di maturare e di entrare nell’età adulta. Io ho scelto di aiutare il vostro pianeta, come voi avete scelto me. Non ne eravate consapevoli. Succede sempre così. Quando un numero sufficiente di anime si risveglia dal torpore dell’incoscienza, quando raggiungono un livello di consapevolezza superiore, esse stesse mandano un messaggio di aiuto per risolvere i problemi del loro pianeta. E’ ciò che avete fatto voi. Voi che siete qui mi avete chiamata. Uomini e Draghi. Insieme. Perchè insieme desiderate porre fine a questa guerra. Io ho solo risposto al vostro richiamo scegliendo di venire sul vostro pianeta, ma per far si che io comprenda totalmente il vostro animo, nel momento stesso in cui ho toccato il suolo di Peli, ho scordato tutto. Chi ero, qual’era il mio compito. Ho dovuto ricominciare tutto entrando nei vostri panni. Sono stata un essere umano tra gli uomini e un drago tra i draghi. Il momento stesso del mio risveglio coincide col completamento della vostra preparazione. Siete voi gli artefici del vero cambiamento che avverrà da oggi in poi. Voi che mi avete chiamato, voi che mi avete accolto, voi che ora siete qui e state già desiderando di tornare indietro per mettervi all’opera. Vi sento – Sephirot sorrise.
Tutti annuirono.
Era vero. Pensò Lemure. Stava già pensando ad un futuro in comunione con gli esseri umani. Un futuro di pace, di crescita, di speranza.
Tra la folla un drago si fece avanti.
Un drago con due possenti ali nere.

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Peli – 60 – Sephirot

– Sephirot! Sephirot! – Lemure spalancò la porta della camera.
Il sole stava sorgendo e filtrava attraverso le tende tirate.
Non vi era bisogno di luci ad illuminare la stanza.
Lemure, Garuda e Nanael brillavano come stelle.
Sephirot era seduta sul letto.
I capelli sciolti.
Le mani in grembo.
Intorno a lei un aureola di luce rossa.
Pulsante.
Alzò il viso.
I suoi occhi si incrociarono con quelli delle tre donne drago.
Sorrise.
La luce rossa si espanse.
– Ora so perchè sono qui –
Lemure, Gauruda e Nanael non si erano accorte di piangere.
Eppure le lacrime rigavano il loro viso.
Sapevano e non sapevano.
Era una sensazione strana.
Era come se percepissero delle emozioni, delle immagini, non loro. Ed erano certe di condividerle. Lemure SAPEVA che anche Nanael e sua figlia stavano provando la stessa cosa.
Come se potesse leggere nelle loro menti.
E poi la percezione si espanse.
Ancora.
Ancora.
Sentì Lucipher. Lo vide.
Sentì Dagon. Il Saggio. Suo figlio.
E non si fermava.
Percepiva tutti quei draghi.
Tutti quanti.
E loro sentivano lei.
Di nuovo.
Ancora altri pensieri.
Non di draghi.
Di uomini.
Lemure sentiva gli uomini.
Gli uomini sentivano lei.
Tutti insieme.
Lo stupore.
La comprensione.
Tutti come un’unica cellula pulsante.
E poi accadde.
Sephirot si alzò in piedi.
E prese fuoco.
Le fiamme si alzavano alte fino al soffitto.
Tutti.
Tutti quanti connessi.
Tutti quanti vedevano ciò.
Il letto non prese fuoco.
Nulla.
Solo Sephirot che sorrideva e bruciava.
Poi spalancò le braccia.
E divenne cenere.

Peli – 59 – Uomini

Erano tutti ammassati in quel caldo. La stiva della nave era buia. Puzzava.
Samuel non ricordava quando fosse stata l’ultima volta che si era permesso un bagno.
Toccò l’anello che portava legato al collo.
La fede di sua madre.  Dolores.
L’aveva tolta al cadavere che aveva trovato in piazza.
Un essere senza vita. Freddo. Vuoto. Un guscio che nulla aveva in comune con sua madre.
Erano morti tutti.
Tranne lui.
La sua vita non aveva più importanza.
Voleva solo morire dando sfogo a tutta quella rabbia dentro di se.
Per questo si era imbarcato su quella nave diretta verso l’isola dei draghi.
Il buio della stiva si illuminò.
Da principio non capì cosa stava accadendo.
Alcune luci in lontananza.
C’erano persone che brillavano come fuochi.
Era come alla festa delle luci, quando nel buio dell’inverno si accendevano le candele e pian piano la notte si illuminava.
Stava avvenendo la stessa cosa.
I soldati si illuminavano come tanti piccoli fari.
Non riusciva a smettere di fissare quella meraviglia.
Per la prima volta il suo cuore lasciò spazio ad altri sentimenti, escludendo rabbia e dolore.
Fu così che si accorse di essere anche lui una di quelle luci.

Peli – 58 – Draghi

– Saggio – Dagon entrò nella tenda del Saggio. Erano all’accampamento.
– Lo so – Disse alzando lo sguardo dalle proprie mani che emettevano luce.
Dagon lo guardò.
– Anche tu. Ma cosa….cosa sta succedendo? Alcuni draghi brillano, altri no. E poi…questa sensazione…questo calore –  Anche lui brillava.
– E’ Sephirot –
– Cosa? –
– E’ lei. Si è risvegliata –
– Ma cosa. Cosa significa? –
– Ogni anima che lei ha sfiorato ora le risponde –
– Ma ci sono draghi qui che non l’hanno mai conosciuta eppure … –
– E’ come un cerino acceso nel buio. Ha iniziato ad accendere le prime candele che trovava vicino, e queste a loro volta hanno acceso altre candele…e così via … –
– Ma un cerino brucia in fretta – Luchiper entrò nella tenda seguito da Haziel.
– Si –

Peli – 57 – Lucipher

Haziel e Lucipher stavano sorvolando il porto a grandi altezze. In modo da non esser scorti dagli umani.
Avevano attraccato.
Il mare era pieno di navi. Una flotta immensa.
Scendevano come un’onda nera sul pontile. Tanti. Sembravano formiche.
Lucipher virò per tornare verso il campo situato più all’interno.
Haziel in silenzio lo seguì.
Osservò ancora una volta le navi.
Troppi.
Tornò a guardare Lucipher e urlò.
Lucipher si bloccò in aria sbattendo le ali.
– Che succede Haziel? –
– Stai brillando! Guardati! –
Lo fece.
Il suo corpo emetteva una luce color oro. Pulsante.
Non era come il pulviscolo che i draghi rilasciano dopo la trasformazione.
No.
Ricordava il pulsare di una stella.
Lucipher stava illuminando il cielo notturno come una seconda luna.

Indice del racconto : Peli – storie di draghi e di uomini

 

 

Peli – 56 – Every

Di nuovo.
Le tengono ferme le braccia.
La sbattono a terra.
E’ un sogno Every.
Svegliati.
Non sta succedendo di nuovo.
Every svegliati.
Il dolore.
La violenza.
La colpa.
Angel non si è salvata.
Il bambino non è nato.
“L’ho perso.”
Odio quegli uomini.
“L’ho perso perchè non riuscivo ad amarlo.”
Vittima innocente della violenza.

Every si sveglia.
Piangendo.
Come sempre.
Coi lividi, ormai svaniti, che le fanno male.
Si stringe nelle braccia.
Piange singhiozzando in silenzio, per non svegliare i fratelli.
E pensa ad Angel. A cosa avranno fatto a lei.
Tra le lacrime vede una luce.
Verde.
Si asciuga gli occhi.
La luce tremolante volteggia per la camera.
Una lucciola?
La luce si duplica.
Ancora.
E poi ancora.
Ancora.
Ancora.
La camera è piena di lucine verdi.
Le si appoggiano sulla pelle.
La ricoprono totalmente.
Every non si sente più triste.
Non sente più i sensi di colpa.
La rabbia.
Un calore l’avvolge.
Un calore verde.

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Peli – 55 – Garuda

Un fiore.
Un fiore sospeso nel buio.
Un fiore brillante.
Luminoso.
Accecante.
Si schiude lentamente.
Petalo dopo petalo
Il polline illumina tutto il buio.
Come tanti piccoli cristalli.
Luce.
Il polline si posa sulle mani.
E’ caldo.
Profumato.
Lo avvicina alle labbra.
Il sapore è dolce.
Un tepore tranquillizzante le scalda il corpo.

Si sveglia.
Un sogno?
Garuda si siede sul letto.
La camera è illuminata.
Il camino  è spento.
Fuori è buio.
Cosa crea tutta questa luce?
Si guarda le mani.
Brillano.
Si toglie le coperte con un calcio.
Le sue gambe sono illuminate.
La sua pelle irradia luce.
Rimane così.
Ferma.
Muta.
A fissare un sogno che sogno non è.

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Peli – 54 – Sephirot

Il sole rifletteva i raggi sulla superficie del lago accendendo i colori dell’arcobaleno in esso racchiusi.
Sephirot era seduta sui sassolini colorati, i piedi immersi nelle fresche acque.
Era il suo compleanno. Aveva compiuto tredici anni.
Era un’età importante per la tribù alla quale apparteneva.
La Tribù degli Angel.
Era arrivato il momento della Scelta.

Sephirot si svegliò.
Fece fatica a riconoscere la camera in cui si trovava.
Era alla reggia del Saggio.
Pian piano ricordò cosa era accaduto negli ultimi giorni.
Il ballo delle debuttanti.
Gli uomini che avanzavano verso l’Isola Madre.
Tutti i draghi che si alzavano in battaglia.
Il primo giorno si erano radunate tutte a casa di Lemure.
Poi una sera si era presentato il Saggio alla porta suggerendo di trasferirsi da lui, sarebbe stato più sicuro. Le sue guardie le avrebbero protette.
Gli uomini erano sbarcati sull’isola.
Da quel giorno aveva avuto poche occasioni di incontrarlo.
Rientrava a tarda sera e al mattino era già sparito.
Non aveva notizie di Lucipher, come Lemure non aveva notizie di suo figlio.
Vivevano in un costante clima di tensione.

E ora quel sogno.
Sephirot avrebbe voluto parlarne col Saggio.
Nella sua mente stavano raffiorando tanti ricordi.
Prese tra le mani il ciondolo e sfiorò col dito la scritta.
– Angel –
La sua tribù.
Faceva parte della terza gerarchia.
Nella prima gerarchia vi erano le tribù dei serafini, dei cherubini, dei troni. Nella seconda le tribù dominazioni, virtù, potestà. La terza gerarchia con le tribù dei principati,degli arcangeli,e infine la sua: gli angeli.
Il suo pianeta era un lontano puntino nella galassia. Ora ricordava sua madre, suo padre. I suoi amici. La scuola.
E poi…
Una fitta alla testa.
Si piegò in due dal dolore.
Cos’era la Scelta?

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