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Alioth ψ Il Regno – 44

I turni di assistenza e di vedetta durarono fino al mattino.
– Alyah – Altea le toccò dolcemente la spalla – E’ finita la medicina. Cosa dobbiamo fare? –
Alyah si alzò dolorante e assonnata, si diresse accanto al guerriero.
Poggiò la mano sulla sua fronte.
Era fresca.
– Non ha più febbre –
– Ho fame – disse con un filo di voce Kahel aprendo gli occhi.
– Come ti senti? – Altea si inginocchiò accanto a lui.
– Mi fa male dappertutto, mi avete picchiato nel sonno? –
– Sta proprio bene! – rise Teti portandogli una ciotola della zuppa.

@nationalgeographic

– Cosa facciamo ora? – chiese preoccupato Michael guardando con la coda dell’occhio Kahel che lentamente mangiava.
– Non possiamo risalire la montagna e nemmeno scendere a valle – disse Altea – Kahel è debole, non può affrontare il freddo – poi rivolgendosi ad Emantus – Cosa facciamo? Non esiste un’altra strada? –
– Si, ma … –
– Ma cosa? – chiese esasperata.
– Ci sarebbe un passaggio che attraversa la catena. Ma è abitato dagli spiriti. –
Altea osservò incuriosita il principe. Spiriti?? Siamo braccati da esseri umani reali e armati e mi dovrei preoccupare di assurde superstizioni?
– Passeremo di lì – affermò con decisione – Spiriti! Cosa vuoi che ci facciano? –
Emantus si sentì preso in giro.
Altea non poteva capire cosa erano le Grotte degl’inferi, non le aveva mai viste.
Non aveva mai sentito le urla dei morti che vi abitavano, non aveva mai provato il senso nauseante del vuoto.
Lui sapeva bene cosa lì avrebbe attesi al di là dell’entrata: l’Inferno dei condannati.
Di coloro che non potevano morire, che erano costretti a camminare su questa terra fino all’arrivo del loro Re.

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Alioth ψ Il Regno – 43

Aron, Araxe e Michael cercarono di accendere del fuoco con quello che avevano a disposizione nelle loro sacche. Tmolus ed Emantus prepararono qualcosa con le provviste.
Presto Alyah fece ritorno reggendo tra le mani delle piantine gelate.
Il fuoco era già acceso e su di esso vi era una pentola che ribollendo emetteva un delicato profumo di zuppa di patate.
Prese una ciotola ed iniziò a pestare le foglie raccolte, vi unì delle bacche nere che teneva nella sua sacca appesa alla cintola. Amalgamò il tutto. Prese poi delle altre foglie secche e le mise a bollire sul fuoco con un po’ d’acqua. Lo diede ad Altea che lo fece bere a Kahel, il quale non aveva ancora aperto gli occhi.
Alyah si strappò un pezzo di stoffa dai suoi abiti di cambio e chiese ad Aron di mettere l’amico a torso nudo. Poi con l’impasto che aveva preparato lo medicò.
– Starà meglio? – chiese preoccupata Altea.
– Si. E’ di costituzione robusta. Passata al notte la febbre dovrebbe scendere. Si risveglierà un po’ dolorante. – la rassicurò.
Seduti in circolo al fuoco, i guerrieri mangiarono la zuppa in silenzio temendo le sorti della missione.
Stanchi si addormentarono tutti, tranne Alyah che vegliava sul malato, Michael ed Araxe che facevano il turno di guardia.
Alyah stava cambiando la benda bagnata sulla fronte di Kahel. Prese nuovamente la ciotola e gli preparò un nuovo composto da bere. Doveva somministrargliene una certa dose ogni ora.
Michael le si avvicinò: – Come va? – chiese sottovoce.
– Bene la febbre e scesa. – soffiò sulla ciotola bollente e gli fece scivolare qualche goccia del liquido tra le labbra dischiuse.
– Dove hai imparato a preparare medicinali? –
– Al tempio. Fa parte dell’educazione di una sacerdotessa conoscere le piante e le loro capacità – soffiò nuovamente sulla ciotola.
– Devi riposarti. Non sei abituata a certi sforzi – notò Michael osservando le occhiaie bluastre della ragazza.
– Hai ragione – in quel momento Aron le si avvicinò e allungò la mano per prendere la ciotola – Tieni.- gli sorrise Alyah – Dagli qualche goccia di questo ogni ora, fin quando sarà terminato. Poi chiamami – e si andò a sdraiare accanto a Teti.
La guerriera aprì gli occhi e dolcemente l’avvolse nella sua mantella per riscaldarla.
Si addormentò subito.

Alioth ψ Il Regno – 42

@nationalgeographic

Alyah scese da cavallo, sentì come tanti piccoli aghi infilarsi nella pelle mentre camminava nella neve. Si morse il labbro.
Si avvicinò a Kahel disteso per terra. Gli toccò la fronte: buciava.
Cercò di controllare la ferita, mentre fiocchi di nevene ghiacciati le ferivano il viso.
– Era avvelenata – alzò lo sguardo e incontrò gli occhi di Altea.
Cosa potevano fare? Era braccati come animali dal nemico. Non potevano scalare il monte e nemmeno scendere. La bufera peggiorava, già non riuscivano più a vedersi a vicenda. Altea cercò di calmarsi. Chiuse gli occhi. Trovò il suo centro. Lì riaprì e guardò Alyah.
– Puoi curarlo? –
– Dobbiamo scendere – disse Lei – Ho bisogno di aclune erbe medicinali che non ho con me, ma sono di uso comune e le posso trovare. Ma non a questa altezza –
Altea aveva gli occhi lucidi, non poteva permettersi che i sentimenti offuscassero i suoi pensieri.
– Come facciamo? Se scendiamo finiamo nelle loro mani – disse Tmolus.
– Non possiamo lasciarlo morire – Michael le toccò il braccio.
– Andiamo. Cammineremo per qualche ora orizzontalmente, poi scenderemo di qualche metro. La neve coprirà le nostre tracce. – disse Aron mettendo Kahel sul proprio cavallo.
Altea annuì col capo, il nemico si aspettava che procedessero verso il passo. Questo depistaggio li avrebbe forse salvati.
Araxe camminava avanti in avanscoperta, facendosi strada fra la neve che gli giungeva ormai alle ginocchia.
Ad Alyah sembrava di essere pugnalata al petto ogni volta che ispirava.
Finalmente si iniziò a scendere e la bufera smise di imperversare.
– Una gotta! – indico Teti.
Gli Dei li stavano proteggendo.

Alioth ψ Il Regno – 41

Coi vestiti asciutti ed abbastanza riposati i guerrieri ripresero il cammino.
Il cielo si era nuovamente oscurato ed un nuovo temporale stava per avvolgerli.
Le cime dei monti svanivano nascoste dalle nubi.
Sicuramente lassù stava nevicando.
Alyah ebbe un brivido. Si voltò a fissare gli alberi.
Una strana sensazione l’avvolse ma non riuscì a definirla. Tornò a guardare la strada davanti a sé.

Si fermarono a consultare la cartina.
Avevano scelto il passo più basso della catena da attraversare. Sarebbe stato meno complicato, visto quanto erano stremati, almeno così sperava Altea.
Purtroppo dietro loro un gruppo di guardie nemiche li stava raggiungendo a passo spedito, guidate da un cane ululante.
Danae, appostata di vedetta, se ne accorse e galoppò verso Altea per avvisare i compagni.
Salirono sui loro cavalli ed iniziarono a correre verso i monti, iniziando così la salita.
Altea era rimasta indietro rispetto ai suoi guerrieri per esaminare meglio la direzione da prendere e dare indicazioni.
Un’avanguardia nemica la notò e scoccò dal proprio arco una delle sue frecce.
Kahel si mise tra la freccia e il suo comandante, rimanendo così ferito nella parte scoperta dall’armatura, vicino alla spalla.
Il gruppo iniziò una folle corsa spingendo al massimo le capacità dei loro destrieri nell’arrampicarsi sul quel terreno instabile.
Uno scontro frontale col nemico sarebbe stata la loro fine.
Riuscirono, grazie ad una improvvisa bufera di neve, ad ottenere un ottimo distacco.
Proprio quando stavano per rallentare il passo  Kahel cadde a terra.

Alioth ψ Il Regno – 40

Esperia aprì gli occhi, di fronte a sé vi era una graziosa fanciulla dai capelli biondo oro e gli occhi azzurri. Nonostante l’apparente tristezza del suo sguardo, vi vide un’infinita dolcezza.
Indossava una veste color rosa, assai leggera per le rigide temperature del posto. In mano teneva un vassoio con del cibo e un bicchiere d’acqua.
Timidamente si rivolse a lei.
– Voi siete la principessa Esperia ?-
– Si –
– Tenete – fece passare tra le sbarre il vassoio – Non dite a nessuno che vi ho portato da mangiare. Altrimenti mi uccideranno –
– Come avete fatto a passare la sorveglianza delle due guardie? –
– Conosco i passaggi segreti del castello –
Avrà avuto circa sedici anni eppure aveva trovato la forza di disubbidire ai suoi padroni per soccorrere un’estranea.
– Tornerò appena mi sarà possibile – sorrise leggermente e il suo volto si illuminò
– Come vi chiamate? – la presenza di quella fanciulla era come un raggio di speranza per Esperia.
– Mi chiamo Eos ed ero la dama di compagnia della principessina di questo castello – il suo viso si oscurò e calde lacrime scesero sulle sue guance – Aveva solo sei anni… ed è morta proprio qui… di polmonite… io ho tentato di salvarla – iniziò a piangere
– Non fare così – Esperia cercò di rincuorarla – Vedrai che tutto finirà per il meglio. Vedi ho sentito dire dai soldati che il mio principe è partito per venir in mio soccorso. Se riuscirò ad uscir di qui tu verrai con noi –
– Dite davvero? Finalmente potrò scappare da questo inferno? – poi guardandosi attorno
– Ora devo ritornare nelle cucine. Se si accorgono della mia assenza mi puniranno –
Se ne andò, sparendo come un folletto proprio come era arrivata, lasciando nuovamente sola Esperia nella propria prigione.
Aveva solo sei anni quella bambina ed era morta dove si trovava lei ora.
Così piccola ed innocente. La immaginò correre felice in quel castello, le sue risate echeggiare per i corridoi. La vide amata e coccolata da tutti.
Che crudeltà che possedevano questi uomini, chi era veramente questo Re Arge che permetteva cose così orribili?

Il blog sta per andare in vacanza! Era ora!
I racconti riprenderanno a settembre, come le scuole!
Nel frattempo, se vi annoiate, potete leggere l’altro mio blog.
Buone ferie a tutti!

Il Condominio Felice e Altre Storie

Da sabato sono ufficialmente in ferie, ma il mio unico neurione ha deciso di scioperare per sfruttamento.
Non riesce più a tenere a mente nulla e nemmeno a sopportare i colleghi di ufficio.
I soliti difetti comportamentali, che durante l’anno vengono egregiamente ignorati e accettati con un sorriso, ora sono diventati insopportabili.
Appena si avvicina qualcuno alla scrivania il mio senso di fastidio e disagio sale ai massimi livelli.
Non vi dico la gioia di fare riunioni su riunioni per organizzarsi i lavori di settembre. Sto in estasi ogni volta. Mi sveglio ogni mattina pensando “che bello! anche oggi una riunione! Evvai!”
Sono proprio felice quando suona il telefono.
Ogni volta che arriva una mail faccio la ola e mi alzo in piedi eseguendo la danza della vittoria.
Mi commuovo quando timbro l’ingresso al mattino.
Adoro poi condividere il mio viaggio coi pendolari.
Insomma sono proprio serena, felice e rilassata…

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Alioth ψ Il Regno – 39

Era già pomeriggio quando smise di piovere.
Alyah sentiva il freddo dei vestiti bagnati trafiggerle la pelle.
Non era abiutata ad andare a cavallo per così tante ore, sopratutto se inseguiti.
Aveva dolori ovunque, persino in muscoli che non pensava di avere.
Altea decise di fermarsi.
Erano tutti stanchi e i segugi li avrebbero rintracciati comuque seguendo il loro odore.
Probabilmente li avevano distanziati parecchio e la pioggia doveva avergli fatto perdere la pista da seguire, pertanto potevano concedersi una sosta.
Si tolsero gli indumenti bagnati, regalo di Mauritius, e li stesero.
Alyah costatò che i sacchi legati ai cavalli erano ben impermeabilizzati perchè la sua veste era perfettamente asciutta.
Uscì dagli alberi dove si era nascosta per cambiarsi e raggiunse gli altri seduti al sole.
Michael e Teti le fecero spazio su un tronco e si sedette tra di loro chiudendo gli occhi e volgendo lo sguardo al sole.
In perfetto silenzio tutti assaporavano questo momento di pace.

Le montagne erano assai vicine, prima di sera le avrebbero raggiunte.
Altea aveva pensato di passare la notte ai piedi dei monti per poi ripartire all’alba, riposati e rinfocillati.
Non poteva sapere che i nemici erano più vicini di quanto pensasse.

Alioth ψ Il Regno – 38

Mauritius bussò alla camera di Altea con tale violenza da svegliare tutti quanti.
– Cosa è successo? – gli chiese mentre apriva la porta coi capelli scompigliati.
– Se ne sono andati! I due uomini sono spariti! Presto vi ho già fatto preparare i cavalli, dovete scappare prima che sia troppo tardi! –

Il sole non era ancora sorto. L’aria era assai fredda ma i vestiti di Mauritius, nonostante pungessero, facevano egregiamente il loro compito.
Nubi minacciose solcavano il cielo, presto sarebbe piovuto.
– Grazie di tutto – disse Emantus salendo sul cavallo
– Di niente Maestà. Se non ci aiutiamo tra di noi in questi tempi è la fine –

Iniziò a piovere.
Uscirono dalle strade convenzionali, troppo pericolose, e si inoltrarono nei campi desolati e poi nei boschi circostanti.
Si era alzato il vento e tutto era diventato buio anche se il sole doveva esser ormai alto dietro alle nubi.
I tuoni iniziarono a spaventare i cavalli al punto che i guerrieri furono costretti a proseguire a piedi, tenendoli per le briglie.
L’acqua aveva inzuppato i vestiti persino sotto le armature.
Sembrava penetrare nelle ossa.
Si sentirono degli ululati.
I cavalli si imbizzarrirono e ci volle molto tempo per calmarli.
Le ringhia si erano avvicinate.
– Lupi! – urlò Demetra che chiudeva la fila.
– A cerchio! – ordinò Altea sfoderando la spada.
Le belve non lì attaccarono subito.
Giravano attorno studiando il nemico e mostrando i loro denti accuminati.
– Non sono lupi, hanno dei collari – notò Danae.
Proprio in quell’istante due lupi si scagliarono contro i soldati, ma caddero trafitti dalle spade.
I rimanenti iniziarono a indietreggiare.
Sparirono nel fitto fogliame del bosco.
– Dovevano essere i segugi del nemico, sui cavalli presto! – urlò Altea
Iniziarono una folle corsa.

Alioth ψ Il Regno – 37

Sorella.
Qualcosa nella mente di Esperia stava cercando di riaffiorare.
Un ricordo dimenticato.
Sepolto.
Avvolto nella nebbia.
Aveva cancellato i ricordi riferiti a sua madre perché erano troppo dolorosi.
Sapeva che era morta di una malattia incurabile.
Quel periodo di lutto fu devastante per lei, suo padre era carico di tristezza e lei lo sentiva così lontano, perso nel suo dolore.
Si era sentita sola.
Poi ad un tratto ricordò.
Le fece male il petto tanto fu forte il farsi strada del ricordo nella sua piccola anima.
Stava piangendo.
Non aveva più che tre o forse quattro anni.
Sua mamma urlava e tutti correvano fuori e dentro dalla sua stanza.
Era giunto anche il Sacerdote Crise con due Sacerdotesse.
Poi il silenzio rotto soltanto da un vagito e dal pianto sommesso di donne.
Si ricordò di essersi affacciata alla camera e di aver visto Crise stringere un bimbo tra le braccia. Poi un’ancella in lacrime l’aveva portata in camera sua.
Aveva una sorella?
Sua madre era morta dando alla luce sua sorella?
Perché suo padre non glielo aveva mai detto?
Non era figlia sua? Era illegittima?
Dov’era stata in tutto questo tempo sua sorella?
Dove l’aveva portata Crise?
E perchè ora volevano catturarle entrambe?

Alioth ψ Il Regno – 36

Esperia sentiva solo il battere furioso del suo cuore. Questo improvviso silenzio la spaventò. Appoggiò l’orecchio al legno ruvido per sentire meglio.
La porta si aprì così di colpo e inaspettatamente che perse l’equilibrio. Una mano sulla spalla fermò la caduta. Alzò gli occhi e incrociò quelli freddi e glaciali di Borea.
Lui non si scompose, reggeva in mano una candela e con l’altra la sosteneva ancora.
– Muoviti! – le disse prendendola per il braccio e stringendola talmente forte da farle emettere un gemito.
Camminarono per corridoi scuri e spogli.
Ad un certo punto iniziarono a scendere delle scale finché giunsero a quelle che lei riconobbe come le prigioni del castello.
– Ora rimarrai qui! Ma non ti preoccupare tra poco arriverà la tua sorellina a tenerti compagnia! Quanto siete stati stupidi a pensare di nasconderla in un modo così elementare!-
Mollò la presa al braccio ed Esperia con uno scatto cercò di scappare…
iniziò a correre salendo le scale.
Il cuore le batteva velocemente in petto.
Riuscì a salire la prima rampa di scale.
Poteva farcela.
Poi sentì il vestito tirare e cadde picchiando le ginocchia sugli scalini. Cercò di rialzarsi, ma ormai Borea troneggiava su di lei.
La schiaffeggiò.
Esperia si fermò sotto shock. Nessuno mai aveva alzato le mani su di lei.
Sentì un sapore metallico in bocca.
Sanguinava.
– Stupida! Che pensavi di fare! – le disse mentre la trascinò di peso dentro la prigione.
– Sappi che non ti ho ucciso solo perché ho ricevuto l’ordine di non ammazzarti con le mie mani. Vedremo quanto sopravviverai senz’acqua e cibo! –
E se ne andò portando con sé l’unica fonte di luce.
Esperia rimase nuovamente al buio.
Si toccò il viso, la guancia le faceva molto male e si era gonfiata.
Per distrarsi dal dolore e dalla paura iniziò a pensare alle parole di Borea: sorella?

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