17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

Alioth ψ Il Regno – 06

Snella, aggraziata, grandi occhi scuri e lucenti. Capelli folti e lunghi, castani con sfumature dorate. Una voce dolcissima e quasi musicale : questa era la principessa Esperia.

I lunghi, candidi e profumati tendaggi disegnavano un arco di pizzo sul vetro della finestra della sua camera. Delicatamente li teneva scostati con una mano, permettendosi così di godere della deliziosa vista dei giardini.
Non indossava una veste particolarmente elegante, anzi era piuttosto sobria, e portava dei guanti in camoscio.
Era piuttosto impaziente e si notava. Con la mano libera prendeva una ciocca di capelli e se la passava tra le dita, muovendola a cerchio.
Finalmente bussarono alla porta.
– Avanti – con voce impostata.
– Maestà il cavallo è pronto – disse la dama che era venuta a chiamarla.
– Arrivo – “finalmente esco!”, suo padre era divenuto così oppressivo, le mancava il respiro rinchiusa nelle sue stanze.
Si diresse verso le stalle, l’attendevano già le sue due guardie : Danae e Demetra. Di fianco a loro ne vide una nuova, dai capelli ramati raccolti in una treccia. Si fermò immediatamente e la indicò col dito:
– Chi è costei ? –
– Principessa – disse Eride chinandosi – sono stata mandata da vostro padre, che teme per la vostra incolumità –
– Perché due guerriere non sono sufficienti? – disse sbuffando.
– Vostro padre …-
– Si, si ho capito. Va bene così. Non ti scusare per qualcosa di cui non è tua la colpa – poi voltandosi e prendendo le redini del cavallo – Andiamo ? –

Spronò il suo cavallo e lo diresse verso i cancelli, per trottare nella pianura che si estendiva oltre le mura.
– Maestà, non si diriga verso i cancelli.Per un po’ di tempo Sua Maestà il Re ha deliberatamente espresso il desiderio di farvi passeggiare solo all’interno delle mura –
Esperia non protestò più, capì che era inutile.

D’estate i profumi delle piante e dei fiori esotici, che si trovano all’interno del giardino, inebriano l’aria di un delicato profumo. Ora, invece, i giardini erano spogli della loro bellezza. L’inverno era vicino e presto sarebbe nevicato.
– Non capisco – affermò Esperia –perché mio padre diviene ogni giorno più apprensivo, presto mi chiuderà nelle mie camere – da tempo si sentiva prigioniera di quella vita: gli obblighi di corte, le noiose assemblee, i ricevimenti dei nobili e dei commercianti. Le noiose ore di matematica e di gestione finanziaria la stressavano.
– Maestà bisogna capirlo – cercò di difenderlo Danae – è preoccupato per la sua unica figlia, siamo in un periodo di guerra ed è afflitto da molti problemi… –
– Capisco, ma non può impedirmi di vivere-
Spronarono i cavalli ed attraversarono il tratto di fiume che passava all’interno delle mura. Eride taciturna, le seguiva tenendosi a dedita distanza.
– Si è fatto tardi – disse Demetra – e voi vi dovete preparare per stasera –
– Hai ragione – le rispose sorridendo. Ora Esperia non pensava più a suo padre, alle restrizioni imposte o agli obblighi di corte, nella sua mente albergava solamente l’immagine del suo adorato Emantus.

@immagine presa dal web

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Alioth ψ Il Regno – 05

Una figura attraversava a passo spedito i corridoi della reggia.
I capelli color fuoco riflettevano il chiarore delle torcie.
Le guardie, poste a sorveglianza della sala del trono, piegaro il capo in segno di rispetto mentre lei, fiera, le superava e si inginocchiava davanti al suo Re.

Altea era una donna assai bella, di carattere forte ed altero. Aveva ereditato dal padre non solo gli occhi color cenere ma anche l’aggressività e la determinazione necessarie al comando.
Erano lontani i tempi in cui prendeva lezioni da spadaccina mentre suo padre combatteva in mare. Non l’avrebbe ammesso mai, ma gli mancava. Erano dieci anni che era morto in battaglia.
Alzò il viso e fissò sua Maestà con sguardo penetrante.
– Comandante, vi ho fatto chiamare perché desidero aumentare la sorveglianza di mia figlia –
– Maestà, la principessa possiede già due ottime guardiane – rispose Altea contraendo i muscoli della mascella.
– Lo so, non ho nulla da dire sul loro operato. Ho ricevuto notizie che mi fanno temere per la sua incolumità. Notizie allarmanti di un traditore al castello –
– Sarà fatto come volete – Altea abbassò il capo in segno di ubbidienza, le nocche divenerro bianche tanto strinse le ginocchia.
Attese il congedo di sua Maestà e si diresse verso la caserma.

Fece chiamare i suoi sottocomandanti da un servo.
– Nonostante la guerra che ci attanaglia sua Maestà vuole che io rinunci ad uno dei miei uomini per aumentare la scorta della principessa! – aveva compreso la preoccupazione del suo Re, ma non riusciva ad accettare la perdita di due braccia valorose per una principessina che lei riteneva superficiale e viziata.
– Comandante – irruppe Eride – Capisco il vostro risentimento, ma dopotutto lei è la nostra futura regina le dobbiamo rispetto ed ubbidienza. Se è in pericolo la dobbiamo difendere ad ogni costo. Io momentaneamente non sono assegnata a nessuna missione, se volete mi offro come volontaria –
– Se non sorgono obiezioni per me va bene – qualcosa nella mente di Altea le diceva di non fidarsi, che Eride non era sincera. Ma l’orgoglio prevalse su quel pensiero. I suoi cavalieri erano fidati. Li aveva scelti lei personalmente.

I cavalieri uscirono dalla sala lasciando soli Altea ed Aron, il suo braccio destro.
– Eride non è sincera. A lei è sempre piaciuto combattere, scagliarsi sul nemico. Non è adatta a fare da cagnolino alla principessa –
– Altea, cosa vorresti insinuare ? –
– E’ solo che… sua Maestà ha accennato ad un traditore – non voleva credere a quello che stava dicendo, era impossibile. Erano i suoi fidati guerrieri, avrebbe lasciato la sua vita nelle loro mani tranquillamente, sapendo di essere al sicuro. Erano la sua famiglia, i suoi amici e fratelli. No, non poteva esserci un traditore tra loro. Era assurdo.
– Altea, come puoi dubitare di uno di noi? – i suoi occhi scuri la fissavano con infinita dolcezza. Le parve di vedere una strana scintilla nel suo sguardo, no doveva essere un’illusione. La stanchezza e il bisogno di sentirsi rasserenata.
La presenza di Aron le era stata sempre di grande conforto, lui le era rimasto accanto dopo la morte del padre e l’aveva incoraggiata ad allenarsi e studiare per acquistare il grado di comandante. Era l’amico più caro che aveva, anche se non l’avrebbe ammesso mai. Si era sempre imposta di amare tutti i suoi guerrieri indistintamente, e lui di certo non avrebbe fatto eccezione.

Aelia

Alioth ψ Il Regno – 04

I primi raggi del sole illuminavano il magnifico castello color avorio dal quale proveniva una carismatica figura.
Camminava spedito, seguito da due guardie. Scese il viale che lo conduceva al piccolo tempio privato del castello, dove spesso si soffermava a pregare e a pensare. Re Atamante aveva ricevuto un messaggio dal Sacerdote Crise che lo stava portando a consultare l’Oracolo.
Non amava le premonizioni. La prima gli aveva portato via la moglie, la seconda aveva diviso le sue figlie.

Giunse alle colonne del Tempio. Sospirò, come faceva sempre, prima di varcare la soglia.
Attese che i suoi occhi si abituassero a quella semioscurità, e poi procedette sino ai cuscini per inginocchiarsi in attesa.
Dai vetri colorati iniziava ad entrare una flebile luce.
L’Oracolo apparve accanto ad un braciere che fumava espandendo profumi di incensi provenienti da terre lontane.
Giocò con la spirale che saliva alla volta della cupola.
Il velo bianco lasciava intravedere i suoi lineamenti. Era proibito guardare in volto l’Oracolo. Solo le sacerdotesse e i guardiani del tempio conoscevano il suo viso.

L’Oracolo si rivolse a lui :
– Le Due Onde, simbolo della vostra forza non più d’oro brilleranno, ma di rosso cupo! Maestà state attento, la Vostra fanciulla nella notte griderà!-
Scese i gradini dell’altare sollevando delicatamente la veste bianca scoprendo i piedi nudi.
Si avvicinò al Re e gli sussurrò all’orecchio:
– State attento. Sono sandali di amici quelli che calpestano lo stendardo. Qualcuno vi tradirà – si voltò, tornò sui suoi passi, e scomparve tra i drappi color porpora.
Atamante rimase solo nel Tempio, accese un rametto d’incenso e iniziò a pregare la Dea per un cosiglio.

@ Lodoss War

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***
Indice del Racconto

Alioth ψ Il Regno – 03

Una leggera brezza muoveva le fiamme nei braceri dell’ingresso, facendo crepitare il carbone.
La notte era stranamente calda, dato che la stagione autunnale volgeva al termine, e molto silenziosa.
Solo un gufo osava disturbare il sonno.
Una nube coprì momentaneamente la splendente luminosità della Prima Luna.
Teti, la guardiana del tempio, si era appena assopita accanto al braciere.
Tutto era tranquillo, coperta nel suo caldo manto blu attendeva l’ora di staccare la guardia.
Erano passati diciotto anni dal triste giorno in cui la Regina era morta.

Le due piccole abitazioni adibite alle Sacerdotesse erano deserte da mesi, solo le piccole apprendiste erano rimaste ad Alioth con l’Oracolo, le altre erano state mandate in aiuto dalle consorelle nei regni in guerra.
Nella stanza interna, situata dietro all’altare, una snella figura dormiva nel suo letto.
I capelli biondi, sciolti, scendevano dolcemente sulle sue spalle e si adagiavano sulle coperte.
Il suo petto si abbassava e si alzava regolarmente, segno di un sonno profondo.

Buio. Una luce rossa illumina un cavaliere senza volto con la spada sguainata. Un grido di fanciulla.
Buio. Un’ombra scura che vola in cielo. Lo stendardo con le due onde d’oro rosso di sangue e caplestato.

Due occhi color creta si spalancarono terrorizzati. La sacerdotessa chiuse gli occhi nuovamente. Ispira ed Espira. Cerca di calmare il suo cuore che romba nelle orecchie.
Sta sudando freddo, si prende la testa fra le mani.
Una premonizione.
Bisognava avvertire sua Maestà.
Aveva riconosciuto la fanciulla del sogno: era sua figlia, la principessa Esperia.

@Lodoss War

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Alioth ψ Il Regno – 02

Le onde coprono il duro granito con la bianca schiuma. In questa notte lugubre d’autunno gemono sulla scogliera irta di punte i gabbiani.
Il pescatore al largo getta la rete pregando la Dea per una pesca fruttuosa e volge lo sguardo alla sua terra.
Ode intorno a sé il mormorio delle onde, non scorge nulla. Osserva in cielo le stelle per orientarsi. Poi torna a guardare un punto nel buio.
Poi d’improvviso, ecco una luce che appare tra le nebbie: è il faro del porto dell’Isola Madre.
Alioth è un arcipelago di isole. L’Isola Madre è la più grande ed è circondata, come un’aureola, da dieci isole di diversa dimensione.
L’isola principale è stata singolarmente favorita dalla Dea, ricca di ogni sostanza minerale e in più possedeva un metallo che solo lì si poteva estrarre: oricalco.
La sua capitale era rinomata per le sue ricchezze, frutto di scambi commerciali coi popoli attraverso il mare.
Pellegrini venivano ai suoi templi per pregare e rendere omaggi alla Dea.

Da anni il Regno era in guerra col tiranno Re Arge. Molti regni erano caduti sotto il suo dominio. In pochi ormai resistevano ai suoi attacchi.
Il regno di Alioth aveva stretto un alleanza col regno vicino per poter resistere alla conquista.

Il pescatore tirò a sè le reti e rovesciò il suo prezioso carico sulla barca.
Era ora di tornare verso casa. Oggi al mercato avrebbero guadagnato bene con questa buona pesca.
Al porto gli altri pescatori erano già rientrati e fumavano chiacchierando sul pontile.
Tutti parlavano della guerra. Chi con paura, chi con rabbia e un pizzico di curiosità.
I nomi dei terribili comandanti di Re Arge venivano nominati quasi sottovoce, bisbigliando. Temevano che Chimera la maga, che aveva conquistato il castello di Whok ed ucciso tutti i suoi abitanti, potesse ascoltarli con qualche incantesimo.
Giorni prima si erano viste partire le navi della flotta e si vociferava che fossero dirette verso l’isola più esterna dopo che il sottocomandante di Caos, Borea, l’aveva posta sotto assedio.
Il pescatore non amava partecipare a queste chiacchiere da pontile, sul suo cuore pesava un macigno freddo.
Come altri abitanti del Regno, anche lui aveva parenti a Whok.

immagine presa dal web

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Alioth ψ Il Regno – 01

Le onde si infrangevano contro gli scogli bagnando con i loro spruzzi un granchio immobile.
Un urlo risuò nel castello.
La Seconda Luna piena era sorta e, come avevano previsto i sacerdoti, la Regina Silice aveva iniziato le doglie.
Con tutta la forza che aveva, nel suo piccolo e delicato corpo, spingeva. Il viso rosso per lo sforzo, gli occhi pieni di lacrime.
Era sospesa nel limbo del parto. Dentro di lei lottavano la voglia di lasciar uscire questa nuova vita e quella di tenerla al sicuro dentro di sè, nel proprio grembo.
Sapeva che le sarebbe stata tolta, il Sacerdote l’avrebbe presa.
Il Re, nel buio della sala del trono, si stringeva le tempie e attendeva la nascita … e pregava…
La Regina era malata da giorni, nonostante la gravidanza aveva perso peso.

Nel buio del corridoio una torcia rischiarava dei capelli color cannella e un viso paffutello e rigato di lacrime.
La piccola principessina era in piedi davanti alla stanza della madre, osservava quello che accadeva senza capire.
Le ancelle erano tutte attorno a Silice, una di queste si staccò dal gruppo ed uscì dalla camera. Aveva la veste intrisa di sangue. La piccola si spaventò.

Un vagito, la piccola principessina vide il Sacerdote Crise stringere tra le braccia un bimbo in fasce. Guardò sua madre, non si muoveva. Tutti intorno a lei piangevano.
Lei rimase immobile nel buio.

Quella sera la regina morì nel dare alla luce la sua seconda figlia.

@ immagine presa dal web

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Indice del Racconto

Alioth ψ Il Regno – 00

Il lento ritmare delle onde riesce a giungere alle orecchie nonostante i fragori della battaglia.
Deve essere così quando si muore.
Il respiro della terra diventa più udibile e i suoni che in vita davi per scontanti, e non ascoltavi mai, diventano così forti che non ti è più possibile non udirli.
Con essi il cuore. Il lento ritmare del cuore che si spegne e urla.
Il respiro che rallenta.
I ricordi che si affollano nella tua mente come se stessero uscendo da una porticina aperta.
E il rimorso di ciò che hai fatto che torna in superficie e chiede di esser definitivamente affrontato.
Solo così le generazioni future saranno libere.
Solo se il Re accetta il suo passato, le proprie azioni e scelte.
Per questo l’ultimo sospiro è così importante.

< Ora che sto morendo e lascio il Regno nelle mani delle mie figlie… Vi prego di perdonarmi… Ho distrutto la felicità delle mie fanciulle. Le ho divise quando la loro madre è morta. Ho creduto nella Leggenda , negli Oracoli e l’ho fatto per il bene del Regno. Ho scelto il Regno e non la loro felicità. Perdonatemi. >

ψ ψ ψ

Sulla colonna di oricalco, dinanzi al Tempio della Dea :
Nell’isola in mezzo alle onde, dov’è l’ombelico del mare:
isola ricca di boschi, una Dea v’ha dimora,
la figlia del terribile Atlante, il quale del mare tutto conosce,
regge le grandi colonne che terra e cielo sostengono da una parte e dall’altra

La Profezia:
Le due lune saranno UNA,
le grandi colonne si creperanno, la luce del sole non più brillerà.
Quand’ecco che da un unico fiore cresceranno piante diverse:
un Alloro e un Giglio
Innalzeranno il Canto dell’Unità e la pace tra le terre del mar tornerà

ψ ψ ψ

@ Record of Lodoss War

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Indice del Racconto

Si torna

Si torna a scrivere, sospendendo il thriller per un po’
Perchè la mente a volte non ce la fa ad intricare storie.
La primavera ci lascia intorpiditi e sognanti.
Pertanto si aprirà un sipario da fiaba per i prossimi mesi.
In sintonia con la Terra che si prepara alla calda estate.

Buona lettura.

Questa è la mia guerra

Guardo i suoi occhi neri come la notte senza luna.
Le sue labbra senza sangue.
Questa è la nostra guerra.

Il Condominio Felice e Altre Storie

immagine presa dal web immagine presa dal web

Mentre salgo le scale della torre cerco di ricordare chi mi ha recapitato l’invito a questa cena e stranamente è tutto confuso.
Le immagini e e le sensazioni sfumano via, lasciandomi perplessa.
Entro nella sala e trovo già apparecchiato un lungo tavolo rettangolare e gli ospiti sono fermi agli angoli della stanza a chiacchierare a gruppetti.
Mi guardano sospettosi.
Deduco che anche loro hanno ricevuto lo stesso invito e si domandano perchè hanno accettato.
Mi sistemo la gonna nera a balze.
Un uomo alto, castano, si sistema meglio il monocolo per mettermi a fuoco.
Indossa un elegante frac nero. Nella mano ,che si appoggia al bastone, tiene il cappello.
Non conosco nessuno.
Il mio sguardo passa su ogni ospite fino a vedere LEI.

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Il sangue smette di scorrermi nelle vene. Sento la pelle delle braccia nude diventare fredda.
Un senso di gelo…

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Buon anno #Auguri

Buon 2016

Il Condominio Felice e Altre Storie

Mentre vedo i vostri post di saluti al 2015, che se ne va, e aspettative per il 2016, in arrivo, non posso fare altro che sorridere.
Per me questo è un nuovo inizio.
Il 2016 segna la svolta della mia vita.
Non ho aspettative. Non so che accadrà d’ora in poi.
Tutto è nuovo e da inventare.
Perchè si sa che la vita è così, una tela da pasticciare di colori ma il pennello e le tempere ce le mettiamo noi su quel dipinto in creazione.

Buona vita a voi.

scritta sul muro di casa mia scritta sul muro di casa mia

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