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Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

Alioth ψ Il Regno – 14

– Teti – una voce calda e profonda giunse dall’oscurità del vialetto. La guardiana del Tempio si inginocchiò in segno di rispetto mentre una figura si faceva sempre più distinta.
– Non punirò mai il nostro Oracolo per aver disubbedito ad una legge che non gli appartiene. In quanto Principessa del regno, figlia di Re Atamante e della Regina Silice – il sacerdote Crise fece un inchino, prese la mano di Alyah e la baciò in segno di rispetto.
-Io cosa? -Alyah osservava confusa il sacerdote. Principessa ? No, non è possibile. Lei era un’orfana, era stata educata per vivere nel tempio. Non aveva sangue reale. Le avevano sempre detto che sua madre era una sacerdotessa e che era morta quando lei era venuta al mondo.
– Non potevo, piccola mia, dirti la verità per proteggere voi e il Regno stesso. Ma ora gli avvenimenti si sono succeduti in una maniera tale che non possiamo più mentire. Il Fato ha deciso per noi –
I guerrieri non parlavano, erano rimasti in piedi attoniti ad ascoltare il Sacerdote. Infine Altea comprese che le parole erano sincere. Si inginocchiò ai piedi della principessa Alyah, dietro di lei i suoi guerrieri fecero la stessa cosa.
Alyah li fissava incredula. Non riusciva ad accettare quella verità.

***
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Alioth ψ Il Regno – 13

Fuoco contro fuoco. La belva contro la ragione. Alyah rivide il sogno premonitore nelle due donne che lottavano senza esclusione di colpi. Rimase lì ferma vicino ad un albero. Affascinata dai loro sguardi e anche intimorita dal fragore delle spade. Prese un bel respiro. Doveva intervenire. Altrimenti tutto sarebbe stato vano.
– Dov’è la principessa ? – chiese furiosa Altea
– Sta raggiungendo il suo inferno, nelle prigioni di Borea piangerà sangue ! – e si scagliò con rabbia verso il suo comandante. Altea respinse la spada ma non fu tanto agile da deviare il pugnale. Eride approfittò della ferita per attaccarla, sicura di finirla.
Altea osservava la lama dell’arma avvicinarsi, raccolse la spada cadutagli, sapeva di essere impacciata nel movimento ma sperava di riuscire a limitare la gravità delle ferite.
Eride cadde a terra.
Altea confusa osservava il corpo inerme dell’avversaria.
– Stai bene?- chiese una figura uscendo dall’ombra. Si guardarono negli occhi.
– Sei stata tu?– era una fanciulla, poco più giovane di lei. I capelli lunghi le scendevano lungo i fianchi. Indossava una sottoveste chiara. Sembrava uno spirito. La pella bianca rifletteva i raggi lunari. – Tu chi sei? Non ti ho mai visto al castello –
– Si sono stata io. E’ solo svenuta. Lasciala vivere, non è in sè. E’ stata manipolata. Se non la uccidi ci potrà essere utile. –
– Una traditrice merita solo di morire. Tu chi sei per chiedermi di risparmiarle la vita? –
– Una semplice sacerdotessa del tempio – sapeva che non poteva rivelare la sua vera identità, ma forse ora era troppo tardi. Crise avrebbe saputo certamente della sua disobbedienza.
Giunsero anche le guardie, Aron e Kahel si avvicinarono al loro capitano. Michael si inginocchiò accanto alla traditrice. Respirava lentamente, alzò lo sguardo e con un gesto del capo confermò al suo capitano che era viva.
– Oracolo! Cosa fai qui!- Teti, giunta di corsa, prese Alyah per un braccio – Non dovevi uscire dal tempio, che ne sarà di te ora –
Alyah la guardò senza parlare. Non conosceva i metodi che Crise utilizzava per punire chi disubbidiva alle leggi. Sapeva solamente che l’Oracolo precedente non era stato mai più visto ad Avallon.
Era intimorita da quel pensiero, tanto da non accorgersi degli sguardi stupiti dei guerrieri.

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Alioth ψ Il Regno – 12

Le torce illuminavano i giardini del castello.
L’aria pungente della notte pizzicava il viso sudato di Altea.
Correva. Correva verso l’origine di quel suono.
Esperia non era stata trovata nelle sue stanze.
Altea sapeva. Lo sapeva con una certezza che faceva male. La cassa toracica schiacciata da quel peso.
Lo sapeva. L’aveva sempre saputo. Era Eride la traditrice. Eppure l’aveva negato.
Per orgoglio. Perchè non poteva accettare che i suoi cavalieri potessero tradirla.
Un rumore.
Altea si bloccò. Lentamente sguainò la spada.
Eccola.
Eride usciva dall’ombra di una siepe camminando a testa bassa. I capelli ramati arruffati scendevano fino ai suoi fianchi.
Spada in mano, con la punta verso terra.
– Perchè? Eride perché ci hai tradito ? Il Giuramento di Fedeltà non ha alcun valore per te ? – disse con tono duro Altea.
Eride alzò la testa. Lentamente.
– Lui è il più forte. Mi darà potere e gloria –
– Non meriti il grado che porti traditrice ! – Altea si scagliò su di lei ferendola ad un braccio. Ma nonostante il dolore Eride si batteva bene. Troppo per lei. Altea si allenava giornalmente coi suoi soldati. Conosceva tutti i loro punti di forza e anche le loro debolezze. Eppure la donna che aveva davanti la stava sorprendendo. Era Eride, ma non era lei. I suoi occhi erano assetati di odio. E brillavano al buio. Come gli occhi di un predatore notturno.

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Alioth ψ Il Regno – 11

Esperia rimase pietrificata per qualche secondo, accovacciata per terra. Poi  qualcosa scattò in lei e in preda al panico iniziò a correre verso il castello.
Quei giardini che l’avevano accolta fin da bambina con serenità, ora si erano trasformati in un labirinto da superare verso la salvezza.
L’innocenza dei giochi sostituita dall’istinto di sopravvivenza e dal terrore che la invadeva salendo dalle viscere.
Sentì un suono che non seppe riconoscere. Come un batter d’ali.
I capelli si mossero spostati da un vento improvviso.
Alzò il viso al cielo. L’oscurità la sovrastava.
Poi lo vide. E seppe che non c’era più speranza.

Dall’alto un’enorme creatura scese a picco verso Esperia prendendola con i suoi artigli, come un falco su un cucciolo di lepre, e la portò con sé nell’oscurità.

Il suono del corno fu udito da tutti all’interno e fuori dalle mura.
Il popolo si svegliò agitato. Persone si riversavano in strada cercando nel buio i fuochi che segnavano l’inizio di un attacco.
Altea, appena si riprese dallo stordimento causato da quel suono, diede subito l’allarme presagendo una disgrazia.
Teti si svegliò di soprassalto e andò a controllare se l’Oracolo era al sicuro. Non la trovò. Corse fuori dal tempio con la spada in mano temendo che le fosse accaduto qualcosa.
Nel regno si creò confusione e paura ovunque.

Alioth ψ Il Regno – 10

All’interno delle mura del castello vi era un desolato silenzio, tutti dormivano, o almeno così credeva Esperia. Lei stava in piedi con la schiena appoggiata alla grande finestra, che dava sui giardini, ed osservava l’oscurità. Temeva per Emantus, un peso al petto le rendeva faticoso ispirare ed espirare. Aveva la certezza di non poterlo più vedere per molto tempo.

Le guardie fuori dalla porta si erano date il cambio, ora era Eride che si occupava della sicurezza della principessa.
Bussò alla porta.
Esperia si asciugò gli occhi bagnati da calde lacrime.
– Avanti –
– Maestà scusi la mia intrusione… ma voi state piangendo ? –
– Non è niente Eride, non preoccuparti –
– Eppure Maestà mi sembrate così pallida… forse un po’ d’aria fresca vi farebbe bene –
– Hai ragione, verrei volentieri a fare una passeggiata nei giardini. Accompagnami per favore-

All’esterno l’aria era assai pungente.
Esperia si incamminò in direzione del ruscello con l’intenzione di rinfrescarsi il viso con quell’acqua limpida e pulita.
Eride si fermò, cercò di prendere una certa distanza da lei. Esperia si voltò temendo che fosse successo qualcosa. Vide Eride ferma vicino ad una quercia, nel buio della notte i suoi occhi brillavano di un rosso cupo. Gli occhi di un predatore.
Esperia ne fu terrorizzata
-Eride …Eride … qualcosa non va?-
Non rispose. Esperia vide che cercava qualcosa all’interno del mantello e ne estrasse un corno. Il suono che ne uscì fu terribile, agghiacciante, sembrava il grido di dolore di centinaia di persone.
Esperia si tappò le orecchie gridando.
Eride spezzò in due l’oggetto e sparì nella notte.

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Alioth ψ Il Regno – 09

Si nascose tra i cespugli, trattenne il fiato. Aveva sentito dei rumori. Passi.
Non doveva farsi scoprire prima di raggiungere il capitano delle guardie. Sapeva che era una donna, al tempio non era mai venuta. Non aveva idea del suo aspetto.
Dal buio spuntò un guerriero che si fermò a pochi passi dal nascondiglio. Il suo sguardo si fermò proprio nella sua direzione, facendola fremere. Forse l’aveva vista?
Lui rimase immobile. Il cuore di Alyah si fermò. C’era qualcosa di familiare in quell’uomo, qualcosa che le fece scorrere una live scossa su per la spina dorsale.
Giunse un altro guerriero e si voltò a salutarlo. Alyah respirò.
-Michael ti stai addormentando? –
-No Aron…. ho una strana senzasione. Come se mi sentissi osservato e … ma no dai, sono solo idiozie! – e rise
-Sensazioni o no, Altea ci ha fatto chiamare – e se ne andarono entrambi dalla direzione da cui erano venuti.
-Altea? E’ lei il comandante delle guardie del castello – disse sottovoce Alyah prima di seguirli senza farsi vedere.

– Ci hai fatto chiamare Altea ? –
-Si Michael – seduta a capo tavola, con un’espressione preoccupata, le mani unite e le dita incrociate – La guerra ha preso la piega negativa che noi tutti ci aspettavamo … sedetevi –
Aron e Michael si sedettero uno accanto all’altro, come facevano sempre, alla destra del loro comandante. Di fronte a loro stavano Kahel, Tmolus ed Araxe.
– Dicevi – disse Aron
– Ci è giunta voce che la flotta di Austro ha appena iniziato l’attacco ad Arabesques. Non possiamo mandargli soccorsi perché noi siamo impiegati a fronteggiare le navi di Borea. Se le nostre truppe non resisteranno presto toccherà a noi andare in prima fila, per difendere il castello –

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***
Indice del Racconto

Alioth ψ Il Regno – 08

Teti, la guardiana del tempio, dormiva tranquillamente avendo staccato il suo turno di guardia.
Alyah nascosta dalle ombre, la osservava. I lunghi capelli neri, che di giorno erano sempre legati in una rigida treccia, ora erano sciolti e le ricadevano sulla schiena coprendola fino ai fianchi. Dormiva a pancia in giù. Un braccio ciodolava fuori dal letto. Il viso rilassato. Le folte ciglia si muovevano appena. Stava sognando. Profondamente addormentata, stanca della giornata passata.
Alyah impresse ogni singolo dettaglio di quell’immagine nella sua mente. Per creare il ricordo di una quotidianità che ora avrebbe perso. Aveva deciso di uscire dalle mura del tempio, disubbidendo alle leggi. Sarebbe stata punita per questo. Severamente. In tutti questi anni aveva vissuto al suo interno. Il suo volto, da quando era divenuta Oracolo, non era stato visto da nessuno. Esclusi Teti e il sacerdote Crise.
Coperta da un mantello blu scuro scappò da quella che era stata la sua casa per tutti questi anni. Nel cuore aveva la speranza di trovare il comandante delle guardie e di avvisarlo dell’incombente pericolo: aveva avuto nuovamente una premonizione, ora sapeva con certezza chi era il traditore. Sapeva che tutto stava per accadere. Aveva poco tempo a disposizione. Doveva affrettarsi.

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Alioth ψ Il Regno – 07

Capelli neri e occhi chiari , carnagione olivastra.
Emantus assisteva il padre a governare il feudo a loro assegnato da Re Atamante. Era considerato un ottimo spadaccino, anche se non aveva partecipato a nessuna battaglia.
Esperia ed Emantus erano fidanzati da quasi un anno, e i due Re sperano in un imminente matrimonio.

Il principe venne alla reggia col padre per discutere di importanti questioni militari. Indossava l’abito da cerimonia di colore blu scuro e uno stupendo mantello con riflessi violacei.
Esperia in silenzio ascoltava la discussione tra suo padre e il sovrano di Arabesques, parlavano di truppe e flotte e di problemi alle frontiere marittime. Non le interessava quel discorso. Fingeva attenzione ma con la coda dell’occhio osservava il suo principe. Il blu era il suo colore. Gli stava così bene. Esalatava i suoi occhi. Sospirò.

Emantus non si fece sfuggire la sua insofferenza, innalzò un sopracciglio e prontamente trovò una scusa per abbandonare con lei la sala.
Uscirono sulla terrazza che dava sul bosco. Esperia per l’occasione indossava un vestito color cielo che faceva risaltare in modo particolare la sua pelle chiarissima.
Gli occhi celesti del principe fissavano i delicati lineamenti della fanciulla. Il viso illuminato dal chiarore lunare era meraviglioso, in quel momento desiderava più di ogni altra cosa prenderlo tra le mani e baciarlo. Cercò di distrarsi e fissò le due lune.
-Amore… mi dispiace tanto, ma non potremo rimanere insieme a lungo – Emantus interruppe il silenzio creatosi
– Come mai ?- la sua espressione solare mutò come il cielo in tempesta.
– Non posso allontanarmi dal regno. Sono giunte voci… Si dice che il nemico voglia attaccare la nostra isola –
Gli occhi di Esperia si riempirono di lacrime. La guerra era così vicina e reale. Si voltò per non farsi vedere piangere. Attaccare la sua isola ? Ed Emantus poteva essere in pericolo?
Lui le guardò la schiena scoperta dal vestito, le passò l’indice sulla spina dorsale seguendone il percorso fino alla chiusura a “V”. Lei ebbe un fremito e si voltò. La fissò negli occhi, le accarezzò il volto e la strinse a sé. Rimasero a lungo abbracciati guardando il cielo stellato e sognando un futuro insieme.

Nel frattempo il sovrano di Arabesques, con tono preoccupato, discuteva con Re Atamante.
– Siamo agli estremi, sei proprio sicuro di non potermi appoggiare con altre truppe ?-
– Mi dispiace, ma purtroppo abbiamo perso le due navi mandate in aiuto a Whok e le rimanenti sono impegnate a difendere gli altri confini… non so proprio come aiutarti –

Quella notte stessa il sovrano di Arabesques fece ritorno col figlio al proprio regno.

@immagine presa dal web

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Alioth ψ Il Regno – 06

Snella, aggraziata, grandi occhi scuri e lucenti. Capelli folti e lunghi, castani con sfumature dorate. Una voce dolcissima e quasi musicale : questa era la principessa Esperia.

I lunghi, candidi e profumati tendaggi disegnavano un arco di pizzo sul vetro della finestra della sua camera. Delicatamente li teneva scostati con una mano, permettendosi così di godere della deliziosa vista dei giardini.
Non indossava una veste particolarmente elegante, anzi era piuttosto sobria, e portava dei guanti in camoscio.
Era piuttosto impaziente e si notava. Con la mano libera prendeva una ciocca di capelli e se la passava tra le dita, muovendola a cerchio.
Finalmente bussarono alla porta.
– Avanti – con voce impostata.
– Maestà il cavallo è pronto – disse la dama che era venuta a chiamarla.
– Arrivo – “finalmente esco!”, suo padre era divenuto così oppressivo, le mancava il respiro rinchiusa nelle sue stanze.
Si diresse verso le stalle, l’attendevano già le sue due guardie : Danae e Demetra. Di fianco a loro ne vide una nuova, dai capelli ramati raccolti in una treccia. Si fermò immediatamente e la indicò col dito:
– Chi è costei ? –
– Principessa – disse Eride chinandosi – sono stata mandata da vostro padre, che teme per la vostra incolumità –
– Perché due guerriere non sono sufficienti? – disse sbuffando.
– Vostro padre …-
– Si, si ho capito. Va bene così. Non ti scusare per qualcosa di cui non è tua la colpa – poi voltandosi e prendendo le redini del cavallo – Andiamo ? –

Spronò il suo cavallo e lo diresse verso i cancelli, per trottare nella pianura che si estendiva oltre le mura.
– Maestà, non si diriga verso i cancelli.Per un po’ di tempo Sua Maestà il Re ha deliberatamente espresso il desiderio di farvi passeggiare solo all’interno delle mura –
Esperia non protestò più, capì che era inutile.

D’estate i profumi delle piante e dei fiori esotici, che si trovano all’interno del giardino, inebriano l’aria di un delicato profumo. Ora, invece, i giardini erano spogli della loro bellezza. L’inverno era vicino e presto sarebbe nevicato.
– Non capisco – affermò Esperia –perché mio padre diviene ogni giorno più apprensivo, presto mi chiuderà nelle mie camere – da tempo si sentiva prigioniera di quella vita: gli obblighi di corte, le noiose assemblee, i ricevimenti dei nobili e dei commercianti. Le noiose ore di matematica e di gestione finanziaria la stressavano.
– Maestà bisogna capirlo – cercò di difenderlo Danae – è preoccupato per la sua unica figlia, siamo in un periodo di guerra ed è afflitto da molti problemi… –
– Capisco, ma non può impedirmi di vivere-
Spronarono i cavalli ed attraversarono il tratto di fiume che passava all’interno delle mura. Eride taciturna, le seguiva tenendosi a dedita distanza.
– Si è fatto tardi – disse Demetra – e voi vi dovete preparare per stasera –
– Hai ragione – le rispose sorridendo. Ora Esperia non pensava più a suo padre, alle restrizioni imposte o agli obblighi di corte, nella sua mente albergava solamente l’immagine del suo adorato Emantus.

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Alioth ψ Il Regno – 05

Una figura attraversava a passo spedito i corridoi della reggia.
I capelli color fuoco riflettevano il chiarore delle torcie.
Le guardie, poste a sorveglianza della sala del trono, piegaro il capo in segno di rispetto mentre lei, fiera, le superava e si inginocchiava davanti al suo Re.

Altea era una donna assai bella, di carattere forte ed altero. Aveva ereditato dal padre non solo gli occhi color cenere ma anche l’aggressività e la determinazione necessarie al comando.
Erano lontani i tempi in cui prendeva lezioni da spadaccina mentre suo padre combatteva in mare. Non l’avrebbe ammesso mai, ma gli mancava. Erano dieci anni che era morto in battaglia.
Alzò il viso e fissò sua Maestà con sguardo penetrante.
– Comandante, vi ho fatto chiamare perché desidero aumentare la sorveglianza di mia figlia –
– Maestà, la principessa possiede già due ottime guardiane – rispose Altea contraendo i muscoli della mascella.
– Lo so, non ho nulla da dire sul loro operato. Ho ricevuto notizie che mi fanno temere per la sua incolumità. Notizie allarmanti di un traditore al castello –
– Sarà fatto come volete – Altea abbassò il capo in segno di ubbidienza, le nocche divenerro bianche tanto strinse le ginocchia.
Attese il congedo di sua Maestà e si diresse verso la caserma.

Fece chiamare i suoi sottocomandanti da un servo.
– Nonostante la guerra che ci attanaglia sua Maestà vuole che io rinunci ad uno dei miei uomini per aumentare la scorta della principessa! – aveva compreso la preoccupazione del suo Re, ma non riusciva ad accettare la perdita di due braccia valorose per una principessina che lei riteneva superficiale e viziata.
– Comandante – irruppe Eride – Capisco il vostro risentimento, ma dopotutto lei è la nostra futura regina le dobbiamo rispetto ed ubbidienza. Se è in pericolo la dobbiamo difendere ad ogni costo. Io momentaneamente non sono assegnata a nessuna missione, se volete mi offro come volontaria –
– Se non sorgono obiezioni per me va bene – qualcosa nella mente di Altea le diceva di non fidarsi, che Eride non era sincera. Ma l’orgoglio prevalse su quel pensiero. I suoi cavalieri erano fidati. Li aveva scelti lei personalmente.

I cavalieri uscirono dalla sala lasciando soli Altea ed Aron, il suo braccio destro.
– Eride non è sincera. A lei è sempre piaciuto combattere, scagliarsi sul nemico. Non è adatta a fare da cagnolino alla principessa –
– Altea, cosa vorresti insinuare ? –
– E’ solo che… sua Maestà ha accennato ad un traditore – non voleva credere a quello che stava dicendo, era impossibile. Erano i suoi fidati guerrieri, avrebbe lasciato la sua vita nelle loro mani tranquillamente, sapendo di essere al sicuro. Erano la sua famiglia, i suoi amici e fratelli. No, non poteva esserci un traditore tra loro. Era assurdo.
– Altea, come puoi dubitare di uno di noi? – i suoi occhi scuri la fissavano con infinita dolcezza. Le parve di vedere una strana scintilla nel suo sguardo, no doveva essere un’illusione. La stanchezza e il bisogno di sentirsi rasserenata.
La presenza di Aron le era stata sempre di grande conforto, lui le era rimasto accanto dopo la morte del padre e l’aveva incoraggiata ad allenarsi e studiare per acquistare il grado di comandante. Era l’amico più caro che aveva, anche se non l’avrebbe ammesso mai. Si era sempre imposta di amare tutti i suoi guerrieri indistintamente, e lui di certo non avrebbe fatto eccezione.

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Fin dai tempi delle scuole medie, ho adottato un modo di alzarmi da letto la mattina senza che il peso del risveglio mi annientasse. Si tratta di una cosa semplicissima: come prima cosa al risveglio, penso a qualcosa di positivo che mi attende per la giornata. Niente di impegnativo, il pensiero può anche essere banale, ciò che conta è che mi dia il buonumore! Ho pensato di raccogliere i miei pensieri giornalieri in questo blog, un piccolo riassunto di piccole cose belle, a cui magari attingere nei periodi di affanno…

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by Riccardo Moschetti