Alioth ψ Il Regno – 32

Entrarono in quello che un tempo doveva essere un villaggio, le case erano distrutte e le strade ricoperte da erba infestante.
L’unica costruzione rimasta intatta era la locanda.
Emantus si avvicinò al portone, bussò con energia.
Vi era un grande silenzio e il rumore del legno percosso riecheggiò nella notte.
Si aprì lo spioncino e si sentì una voce assai acuta: – Voi!?-
La porta si aprì e finalmente entrarono.
Il locandiere era un omino assai piccolo e grassottello, con le guance rosse e un naso a patata, gli occhi vispi e molto curiosi, dava l’idea di essere una persona a cui non poteva sfuggir nulla.
– Maestà siete in pericolo!- disse a bassa voce – Le guardie di Austro vi stanno cercando! –
– Lo so Mauritius, ma ci serve un riparo per la notte –
– Oh! Qui siete i ben venuti! A patto che non vi facciate riconoscere! Vi offrirò le migliori carni, morbidi letti e dell’ottima paglia per i vostri cavalli – poi rivolgendosi con tono duro verso un ragazzino che era in piedi accanto al bancone – Cosa fai lì imbambolato! Chiudi quella bocca e vai a mettere in stalla i cavalli dei signori!- poi tornando ai suoi ospiti – accomodatevi pure, sarete stanchi ed affamati. La mia signora vi farà vedere le camere. Intanto vado a prepararvi il tavolo – e velocemente si diresse verso le fumanti cucine.

Buongiorno

Causa disastri e inciampi di vita (potete rimanere aggiornati seguendo l’altro mio blog: condominioFelice ) rallenterò la pubblicazione del racconto.
Purtroppo il mio cervellino non riesce più ad elaborare dati, il caro (ed unico) neurone ha bisogno di ferie.
Il racconto non si fermerà, su questo state certi, ma non riuscirò più a rispettare la pubblicazione di un capitolo per settimana.

Restate connessi!
Pubblicherò a sorpresa 😀

Alioth ψ Il Regno – 31

La notte stava già per calare e non erano ancora fuori dalla foresta.
In silenzio procedevano in fila indiana.
Gli alberi iniziarono a diradarsi, trasformandosi in rovi e cespugli per lasciare infine il posto ad una distesa di felci.
Tutti tirarono un sospiro di sollievo.
Il sole era ormai calato e nell’oscurità due lucine cercavano di brillare: era la locanda.
Emantus ritrovò un po’ di speranza.
– Dove siamo? – chiese Alyah riaprendo gli occhi.
– Fuori dalla foresta – gli occhi verde-acqua di Michael erano così vicini ai suoi. Un braccio le cingeva la vita per sostenerla. Il calore le trapassava la veste.
Non era mai stata così a contatto con un altro essere umano prima d’ora.
Ebbe un brivido lungo la schiena e sentì le guance infiammarsi.
Poi si accorse di stringere qualcosa tra le dita e si ricordò della ghianda.
– Fermati. Devo mantere la promessa fatta – e scese dal cavallo.
Cercò un buon punto nel terreno. Scavò una piccola buca e vi piantò il seme.
Rimase in silenzio, con le mani sulla terra smossa, in una muta preghiera di ringraziamento.
Altea le si avvicinò appoggiandole una mano sulla spalla.
– Possiamo andare ora? –
– Si. Certo – e risalì sul proprio cavallo.
Sentì su di sé lo sguardo di Michael mentre riprendevano il cammino.

Alioth ψ Il Regno – 30

Con voce tremante e gutturale Alyah iniziò a parlare, sembrava faticasse molto.
– Andatevene… non vi vogliamo nel nostro territorio-
Teti, abituata alle trance della ragazza, si fece avanti e con un tono di voce molto basso ma deciso chiese:
– Chi siete? –
– Gli spiriti di questa Foresta. Abitiamo in questo territorio da secoli… non vogliamo essere disturbati! –
– Ci dispiace di essere entrati nel vostro territorio, ma noi eravamo in pericolo e non avevamo altra scelta –
– Andatevene! –
– Lo avremmo già fatto se voi non ci facevate perdere l’orientamento –
– Noi vi faremo uscire da qui solo se vi disarmerete! –
– Non possiamo. Altri uomini ci stanno seguendo e noi non potremmo difenderci senza armi!-
– Combattere… siete nuovamente in guerra umani? –
– Si. E da molti anni –
– Il tempo non è importante per noi. Il cuore di questa fanciulla è luminoso, dovreste ringraziarla, è merito suo se vi lascerò andare. In cambio però vi chiedo di seminare questa ghianda al termine della Foresta. –
Alyah si inginocchiò, senza perdere il contatto col tronco, raccolse qualcosa tra le radici dell’albero. Poi senza più forze svenne.
Michael, che si trovava vicino a lei, la prese tra le braccia. Teti si avvicinò a lui.
– Non preoccuparti sta bene. E’ normale che sia svenuta, si riprenderà presto. –
Lo aiutò a salire sul cavallo con lei in braccio.
– Andiamo – continuò Teti – Vedrete che ora usciremo da qui – e prese le redini del cavallo di Alyah.
Altea la guardò, era dubbiosa e un po’ confusa. Non aveva ben compreso l’accaduto. Era la prima volta vedeva una cosa del genere.
Ripresero il cammino. Nessuno parlò.

Alioth ψ Il Regno – 29

– Kahel – Michael spronò il suo cavallo avvicinandosi – Mi sembra che siamo già passati di qui. Quell’albero dal tronco nodoso che sembra un volto, sono sicuro è già la terza volta che lo vedo. –
– Hai ragione, meglio se avviso Altea –
Si avvicinò al suo capitano, che pensieroso osservava il terreno.
– Altea… stiamo girando nello stesso punto da molto tempo –
– Lo so. Ho provato a prendere diverse strade, segni di zoccoli sul terreno non ce ne sono. Siamo già passati da qui eppure è come se non fosse così –
Alyah udì il discorso dei due guerrieri. Fermò il proprio cavallo e scese. Si guardò intorno finchè non sentì il conosciuto brivido sulla pelle. Individuò la grande quercia segnalata da Michael poco prima, era lei che le trasmetteva quella sensazione.
Si avvicinò, sospirò lentamente e appoggiò la mano sul tronco. Percepiva come una lieve vibrazione sotto il palmo. Il solletico aumentò di intensità e iniziò a risalire sul braccio fino a giungere alla spina dorsale, un sapore metallico le invase la bocca, chiuse gli occhi.
– Fermatevi e state zitti – li avvertì Teti.
Tutti si fermarono osservando Alyah. Non capivano cosa stava accadendo.
Fu allora che Alyah si voltò, senza staccare la mano dal tronco. I suoi occhi da castani erano diventati verdi, la pupilla era del tutto scomparsa e il suo viso era bianco.
Michael istintivamente scese da cavallo e fece per avvicinarsi, Teti lo bloccò.

Alioth ψ Il Regno – 28

Emantus accarezzò il collo del suo destriero, poi ritornò a guardare Alyah che osservava la foresta.
Era molto diversa dalla sua Esperia. I suoi capelli erano più chiari ed era più minuta. Esperia era solo di qualche anno più grande e, sia fisicamente che mentalmente, era già una donna. Alyah in confronto sembrava una fragile fanciullina. Eppure aveva qualcosa che ad Emantus sfuggiva. Dietro a quello sguardo si nascondeva una donna completamente diversa da come gli appariva, era una sensazione troppo forte per essere solo frutto di fantasie.
I cavalli iniziarono a nitrire e scalciare. Erano nervosi.
– Non mi piace – disse Teti avvicinandosi a Tmolus – Sembra quasi che qualcuno ci stia spiando –
Lui si guardò attorno. Era vero: qualcuno, certamente non umano, li stava spiando.
Emantus si accorse dell’apprensione del gruppo e cercò di distoglierli dal racconto della foresta.
– Prima di sera dovremmo essere usciti di qui. Ci riposeremo in un piccolo ostello gestito da un mio caro amico –
– Sei sicuro che ci sia da fidarsi? – chiese Altea a bassa voce per non farsi sentire anche dagli altri
– Si. Mi sono sempre recato da lui durante le mie escursioni. Preferivo passare inosservato e lui, anche se mi aveva riconosciuto, non ha mai tradito il mio segreto. L’unico problema è che la locanda potrebbe esser stata abbattuta –
Più distante Alyah trottava in silenzio cercando di recepire i loro discorsi. Dietro di lei, Kahel e Michael preoccupati osservavano il paesaggio che si era fatto assai cupo e silenzioso.
Era di nuovo calata la nebbia. Presto sarebbe scesa la notte e quel posto li metteva in agitazione.

Alioth ψ Il Regno – 27

I raggi del sole quasi non filtravano tra gli altissimi alberi.
Sul sentiero che stavano percorrendo vi erano numerosi funghetti e qualche fiorellino autunnale. Il bosco stava già iniziando il suo riposo invernale.
Alyah spronò il proprio cavallo e si avvicinò ad Emantus.
– Come mai conoscete così bene questi territori? –
– Mia madre era nativa di Hesoid e spesso noi due venivamo qui in visita. Ci sono tornato per qualche anno ancora dopo la sua morte. Questi luoghi mi ricordano moltissimo la mia infanzia –
Alyah lo osservò attentamente. Sperava che conoscendo qualcosa sul futuro marito di sua sorella potesse scoprire qualcosa di lei. In effetti Esperia era una perfetta sconosciuta, tutto quello che poteva sapere lo aveva ascoltato dai racconti delle fanciulline del tempio. Esperia veniva raramente al tempio e in tutti quei rari casi non si erano mai parlate.
Un passero prese il volo proprio sopra le loro teste.
– Come mai questa foresta viene chiamata Foresta Viva? –
– Voci di popolo dicono che questi alberi si muovano, che siano in grado di disperdere i viandanti e che abbiano rapito delle persone che tentavano di avventurarsi nel loro piccolo regno. Ma è solo una leggenda –
– Sai, credo che sia meglio ascoltare queste leggende. Guarda cosa ha fatto una di queste a me ed Esperia –
Emantus la fissò sgomento per un attimo. Era vero.
Prima di partire per la missione di salvataggio il Re gli raccontato la verità sulle due sorelline.
Lo stupiva il fatto che Re Atamante si fosse fatto portar via una figlia per inseguire una chimera.
Eppure Sua Maestà era un uomo intelligente e saggio. Aveva partecipato a molte guerre… doveva esserci una base di verità in quella leggenda, altrimenti lui non le avrebbe mai divise. Sopratutto dopo la morte dell’amata consorte.

Alioth ψ Il Regno – 26

Rimasta sola nei propri pensieri Alyah osservava l’orizzonte. Il sole stava sorgendo.
In lontananza notò una grande massa scura in avvicinamento. Si alzò in piedi per vederla meglio. Terra.
Slegarono i cavalli dall’albero maestro. Cercarono di calmarli, e silenziosamente scesero dalla nave. Avevano attraccato vicino agli scogli, con la vana speranza che nessun nemico notasse l’imbarcazione deserta.
Emantus si propose come guida in quelle terre a lui note. Decisero di non seguire le vie conosciute ma di passare tra i boschi, camminando a piedi. Dovevano esserci degli accampamenti nemici in quei territori.
Kahel si avvicinò ad Altea che camminava accanto ad Emantus.
– Altea –
– Cosa c’è ?-
– Qualcosa. c’è troppo silenzio –
– Si l’ho notato anch’io. Non si sentono neppure gli uccelli cantare –
– C’è qualcuno ! – urlò Teti che chiudeva la fila con Danae – Ho visto qualcosa muoversi tra i cespugli, ma non era umano. Poteva anche trattarsi di qualche animale selvatico –
Altea si diresse dove le indicava Teti.
– Sono impronte di cane. E’ meglio muoversi, l’accampamento deve essere qui vicino-
Salirono sui cavalli e li spronarono. Emantus decise di passare attraverso la Foresta Viva.
Se era il nemico che li pedinava non si sarebbe mai inoltrato in quella zona. In effetti nemmeno i suoi compagni di viaggio avrebbero scelto quella via, se solo avessero saputo.
Rallentarono la corsa dei loro destrieri: erano entrati nella foresta.

Alioth ψ Il Regno – 25

Alyah si svegliò di colpo con la sensazione di cadere, non riconobbe subito dove si trovava. Il cuore le batteva forte nel petto. Poi sentì un respiro ritmato accanto e riconobbe Altea che dormiva.
Era troppo nervosa per riuscire a riposare.
Decise di uscire fuori all’aria aperta.
Faceva molto freddo e sì pentì subito di aver lasciato la mantella giù.
– Fa freddo vero? – era Aron col suo sguardo dolce e comprensivo, la sua presenza riusciva ad infondere pace e calma anche a lei che lo conosceva da poco. Era avvolto nel suo caldo mantello e faceva il suo turno con Michael. Quest’ultimo si avvicinò a loro.
Michael le faceva uno strano effetto. Completamente diverso da Aron. Un po’ la inquietava quel suo modo di studiarla e quello sguardo le trapassava l’anima.
– Già, ma non ce la facevo più a stare là sotto. Dovevo respirare. – sorrise ad Aron.
– Siete preoccupata per il viaggio – disse Michael. Voleva essere una domanda, ma gli uscì un affermazione
– Si. Ma per favore datemi del tu –
Lui le sorrise e le mise il proprio mantello sulle spalle.
– Grazie –
Annuì e poi si voltò a controllare l’altro guerriero che era vicino al timone e parlava col comandande del veliero.
Alyah cercò di ricordare il suo nome… Araxe, ma non era certa.
– Ti facciamo compagnia – le disse Aron – Se non ti disturbiamo –
– No figurati –
Michael guardò la pallida fanciulla. Lo incuriosiva il fatto che lei fosse l’Oracolo. Era in conflitto con le emozioni che le suscitava ora questa fanciulla e quelle legate ai suoi ricordi di quando andava a pregare al tempio e la vedeva.
Ora che l’aveva conosciuta come persona non riusciva proprio ad immaginare come poteva essere la sua vita. Si vergognava a porre quella domanda che trovava stupida. Ma, come gli capitava spesso, la curiosità vinse.
– Cosa fa di preciso un Oracolo? –
Alyah lo guardò in silenzio per un attimo. Temette di averla offesa e stava per chiedere scusa quando lei rispose.
– Ascolta con molta attenzione ciò che il mondo attorno a lei cerca di dire. Tutti sono così impegnati nel loro lavoro, o a rimurginare sui propri problemi, tanto da non accorgersi di quello che gli sta intorno. E spesso la risposta alle loro domande si trova proprio lì, solo che non la vedono. Noi ci impegniamo ad ascoltare ed a riferire ciò che ci viene detto alle orecchie chiuse –
– Quindi chiunque può diventare un Oracolo?-
– Mmmm… Credo di si. Con molto studio e sacrificio. Come per tutte le cose. Siamo tutti uguali dopotutto. Principesse, guerrieri, sacerdotesse, pescatori, siamo solo persone –
Michael a quel punto si voltò verso Aron e con tono ironico lo prese in giro.
– Capito amico mio? Non c’è nessuna differenza… Anche se è il tuo comandante vi potete sposare benissimo!–
Aron, visibilmente arrabbiato, si alzò di scatto e raggiunse Araxe al timone. Il quale, avendo ascoltato tutto il discorso, rideva.
– Si arrabbia sempre quando tocco questo argomento – spiegò Michael ad Alyah – Non mi tiene il muso a lungo. Lo sa che ho ragione. Si deve muovere o la perderà –
Si alzò e raggiunse i due guerrieri. Alyah lo seguì con lo sguardo. Era bello vederli così uniti, sembravano una grande famiglia. Quella che lei aveva sempre desiderato e mai avuto. Crise l’aveva allevata, ma mai aveva dimostrato affetto verso di lei. Era stato molto duro e l’aveva sottoposta a tante prove, sia fisiche che mentali. Solo Teti si era sempre dimostrata un’ottima amica. Le altre sacerdotesse erano troppo impegnate nei loro compiti per occuparsi di lei, ed infine erano stata mandate nei regni in difficoltà. Le piccole apprendiste la consideravano una Grande Sacerdotessa e perciò le portavano rispetto ed erano intimorite dalla sua presenza.
Lei era sempre stata sola.

Alioth ψ Il Regno – 24

Il sole stava tramontando dietro la fitta coltre di nebbia.
Alyah scese sotto coperta, Altea la seguì.
– Mi scuso per il comportamento di Tmolus, scherzare è il suo modo per prepararsi alla battaglia, non voleva mancarle di rispetto –
Alyah non rispose, annuì solo col capo. Si sentiva a disagio, sia per il ruolo di principessa che le era caduto addosso, sia per la compagnia dei guerrieri. Non che le fossero antipatici, ma fino a poche ore prima lei era vissuta estraniata dal mondo, dietro un velo. Nascosta e considerata eterea.
Di colpo percepiva tutta la propria materialità, compresa la propria fragilità.  Aveva scelto di procedere in quella direzione, di seguire il flusso della vita, perchè si era aperta una nuova porta sulla sua esistenza e, nonostante tutte le insicurezze, sapeva che doveva percorrerla fino in fondo.
– Principessa- la volce di Altea la riportò alla realtà – le volevo chiedere cosa avete fatto ad Eride per farle perdere conoscenza  –
– Ho utilizzato questa – Alyah estrasse una piccola cerbottana dalla sua cintura – Quando voi eravate a terra ne ho approfittato per lanciarle un dardo –
– Non ha usato la magia?-
– No. Non sono capace a fare magie. Ho semplicemente utilizzato le proprietà di alcune piante, il papavero e la valeriana, per creare un sonniffero che entra in circolo in breve tempo se si colpisce il punto esatto –
– Interessante. Quando avrò del tempo libero sarò ben lieta di apprendere queste tecniche. Possono venir utili in battaglia –
– Sarò ben lieta di insegnarti tutto quello che vuoi. Piuttosto, potreste considerarmi una vostra pari e smetterla di chiamarmi principessa. Mi fa sentire a disagio. –
Altea le sorrise. Forse l’aveva considerata male. Non era poi così sprovveduta, ma in battaglia come si sarebbe comportata? Dopotutto aveva vissuto sempre tra le mura del tempio.
Levò lo sguardo all’orizzonte. La terra ferma era ancora molto lontana. Rimanere in balia delle acque non la tranquillizzava. Ormai era notte inoltrata e non avevano ancora incontrato navi nemiche.