Alioth ψ Il Regno – 26

Rimasta sola nei propri pensieri Alyah osservava l’orizzonte. Il sole stava sorgendo.
In lontananza notò una grande massa scura in avvicinamento. Si alzò in piedi per vederla meglio. Terra.
Slegarono i cavalli dall’albero maestro. Cercarono di calmarli, e silenziosamente scesero dalla nave. Avevano attraccato vicino agli scogli, con la vana speranza che nessun nemico notasse l’imbarcazione deserta.
Emantus si propose come guida in quelle terre a lui note. Decisero di non seguire le vie conosciute ma di passare tra i boschi, camminando a piedi. Dovevano esserci degli accampamenti nemici in quei territori.
Kahel si avvicinò ad Altea che camminava accanto ad Emantus.
– Altea –
– Cosa c’è ?-
– Qualcosa. c’è troppo silenzio –
– Si l’ho notato anch’io. Non si sentono neppure gli uccelli cantare –
– C’è qualcuno ! – urlò Teti che chiudeva la fila con Danae – Ho visto qualcosa muoversi tra i cespugli, ma non era umano. Poteva anche trattarsi di qualche animale selvatico –
Altea si diresse dove le indicava Teti.
– Sono impronte di cane. E’ meglio muoversi, l’accampamento deve essere qui vicino-
Salirono sui cavalli e li spronarono. Emantus decise di passare attraverso la Foresta Viva.
Se era il nemico che li pedinava non si sarebbe mai inoltrato in quella zona. In effetti nemmeno i suoi compagni di viaggio avrebbero scelto quella via, se solo avessero saputo.
Rallentarono la corsa dei loro destrieri: erano entrati nella foresta.

Alioth ψ Il Regno – 25

Alyah si svegliò di colpo con la sensazione di cadere, non riconobbe subito dove si trovava. Il cuore le batteva forte nel petto. Poi sentì un respiro ritmato accanto e riconobbe Altea che dormiva.
Era troppo nervosa per riuscire a riposare.
Decise di uscire fuori all’aria aperta.
Faceva molto freddo e sì pentì subito di aver lasciato la mantella giù.
– Fa freddo vero? – era Aron col suo sguardo dolce e comprensivo, la sua presenza riusciva ad infondere pace e calma anche a lei che lo conosceva da poco. Era avvolto nel suo caldo mantello e faceva il suo turno con Michael. Quest’ultimo si avvicinò a loro.
Michael le faceva uno strano effetto. Completamente diverso da Aron. Un po’ la inquietava quel suo modo di studiarla e quello sguardo le trapassava l’anima.
– Già, ma non ce la facevo più a stare là sotto. Dovevo respirare. – sorrise ad Aron.
– Siete preoccupata per il viaggio – disse Michael. Voleva essere una domanda, ma gli uscì un affermazione
– Si. Ma per favore datemi del tu –
Lui le sorrise e le mise il proprio mantello sulle spalle.
– Grazie –
Annuì e poi si voltò a controllare l’altro guerriero che era vicino al timone e parlava col comandande del veliero.
Alyah cercò di ricordare il suo nome… Araxe, ma non era certa.
– Ti facciamo compagnia – le disse Aron – Se non ti disturbiamo –
– No figurati –
Michael guardò la pallida fanciulla. Lo incuriosiva il fatto che lei fosse l’Oracolo. Era in conflitto con le emozioni che le suscitava ora questa fanciulla e quelle legate ai suoi ricordi di quando andava a pregare al tempio e la vedeva.
Ora che l’aveva conosciuta come persona non riusciva proprio ad immaginare come poteva essere la sua vita. Si vergognava a porre quella domanda che trovava stupida. Ma, come gli capitava spesso, la curiosità vinse.
– Cosa fa di preciso un Oracolo? –
Alyah lo guardò in silenzio per un attimo. Temette di averla offesa e stava per chiedere scusa quando lei rispose.
– Ascolta con molta attenzione ciò che il mondo attorno a lei cerca di dire. Tutti sono così impegnati nel loro lavoro, o a rimurginare sui propri problemi, tanto da non accorgersi di quello che gli sta intorno. E spesso la risposta alle loro domande si trova proprio lì, solo che non la vedono. Noi ci impegniamo ad ascoltare ed a riferire ciò che ci viene detto alle orecchie chiuse –
– Quindi chiunque può diventare un Oracolo?-
– Mmmm… Credo di si. Con molto studio e sacrificio. Come per tutte le cose. Siamo tutti uguali dopotutto. Principesse, guerrieri, sacerdotesse, pescatori, siamo solo persone –
Michael a quel punto si voltò verso Aron e con tono ironico lo prese in giro.
– Capito amico mio? Non c’è nessuna differenza… Anche se è il tuo comandante vi potete sposare benissimo!–
Aron, visibilmente arrabbiato, si alzò di scatto e raggiunse Araxe al timone. Il quale, avendo ascoltato tutto il discorso, rideva.
– Si arrabbia sempre quando tocco questo argomento – spiegò Michael ad Alyah – Non mi tiene il muso a lungo. Lo sa che ho ragione. Si deve muovere o la perderà –
Si alzò e raggiunse i due guerrieri. Alyah lo seguì con lo sguardo. Era bello vederli così uniti, sembravano una grande famiglia. Quella che lei aveva sempre desiderato e mai avuto. Crise l’aveva allevata, ma mai aveva dimostrato affetto verso di lei. Era stato molto duro e l’aveva sottoposta a tante prove, sia fisiche che mentali. Solo Teti si era sempre dimostrata un’ottima amica. Le altre sacerdotesse erano troppo impegnate nei loro compiti per occuparsi di lei, ed infine erano stata mandate nei regni in difficoltà. Le piccole apprendiste la consideravano una Grande Sacerdotessa e perciò le portavano rispetto ed erano intimorite dalla sua presenza.
Lei era sempre stata sola.

Alioth ψ Il Regno – 24

Il sole stava tramontando dietro la fitta coltre di nebbia.
Alyah scese sotto coperta, Altea la seguì.
– Mi scuso per il comportamento di Tmolus, scherzare è il suo modo per prepararsi alla battaglia, non voleva mancarle di rispetto –
Alyah non rispose, annuì solo col capo. Si sentiva a disagio, sia per il ruolo di principessa che le era caduto addosso, sia per la compagnia dei guerrieri. Non che le fossero antipatici, ma fino a poche ore prima lei era vissuta estraniata dal mondo, dietro un velo. Nascosta e considerata eterea.
Di colpo percepiva tutta la propria materialità, compresa la propria fragilità.  Aveva scelto di procedere in quella direzione, di seguire il flusso della vita, perchè si era aperta una nuova porta sulla sua esistenza e, nonostante tutte le insicurezze, sapeva che doveva percorrerla fino in fondo.
– Principessa- la volce di Altea la riportò alla realtà – le volevo chiedere cosa avete fatto ad Eride per farle perdere conoscenza  –
– Ho utilizzato questa – Alyah estrasse una piccola cerbottana dalla sua cintura – Quando voi eravate a terra ne ho approfittato per lanciarle un dardo –
– Non ha usato la magia?-
– No. Non sono capace a fare magie. Ho semplicemente utilizzato le proprietà di alcune piante, il papavero e la valeriana, per creare un sonniffero che entra in circolo in breve tempo se si colpisce il punto esatto –
– Interessante. Quando avrò del tempo libero sarò ben lieta di apprendere queste tecniche. Possono venir utili in battaglia –
– Sarò ben lieta di insegnarti tutto quello che vuoi. Piuttosto, potreste considerarmi una vostra pari e smetterla di chiamarmi principessa. Mi fa sentire a disagio. –
Altea le sorrise. Forse l’aveva considerata male. Non era poi così sprovveduta, ma in battaglia come si sarebbe comportata? Dopotutto aveva vissuto sempre tra le mura del tempio.
Levò lo sguardo all’orizzonte. La terra ferma era ancora molto lontana. Rimanere in balia delle acque non la tranquillizzava. Ormai era notte inoltrata e non avevano ancora incontrato navi nemiche.

Alioth ψ Il Regno – 23

@ immagine presa dal web
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Con una piccola imbarcazione, adatta alla navigazione del fiume, i guerrieri erano giunti alle foci. Ora dovevano prendere la nave che li attendeva in porto e salpare senza equipaggio.
Era già pomeriggio inoltrato e la loro speranza era di raggiungere il mare aperto, dove si erano svolti gli scontri, già con l’ausilio delle tenebre.
Là tra i flutti, Alyah ed Emantus cercavano di giungere indenni ai confini estremi di quella che era chiamata la terra di Hesoid.
– Se riusciamo ad attraccare qui – Altea indicò con l’indice un punto sulla cartina, la punta estrema del continente – potremo sperare di non essere visti, ormai si è alzata la nebbia e questo dovrebbe favorirci – poi rivolgendosi ad Emantus – Voi conoscete bene questo regno, vero? –
– Si dovremmo passare le montagne per giungere nella Foresta Nera, ma il problema principale è che non conosciamo quale dei due castelli è nelle mani di Borea. Fino a poco tempo fa ci era giunta voce che il piccolo castello tra i monti resisteva ancora agli assalti… ma ora non abbiamo più loro notizie. Esperia potrebbe trovarsi lì, se questo è stato conquistato –
– No. Io credo di sapere dove si trova Esperia – disse Alyah intromettendosi nel discorso
– La notte in cui è stata rapita, ho sentito il suono di un corno. Mi ricordo che in uno dei tanti racconti di Crise si parlava di mostruose creature alate che venivano richiamate da quel particolare suono. Tali bestie hanno i loro nidi nei monti vicini al castello di Afrantus. –
– Allora sarà là che ci dirigeremo – affermò con decisione Altea
– Bisogna stare attenti al suono di quel corno – continuò Alyah – Si dice che nessuno sia in grado di ascoltarne il grido senza soffrirne –
– Principessina, noi siamo guerrieri non certo fanciulline sprovvedute e frignanti, non sarà il suono di un conro a farci paura – disse Tmolus strizzando l’occhio ai compagni e scoppiando in una fragorosa risata.

Alioth ψ Il Regno – 22

L’alba rischiarava il cielo colorandolo di rosa.
Altea nervosa e passeggiava davanti all’ingresso principale della caserma.
– Altea – un’ombra familiare le si avvicinò
– Aron che fai qui ?-
– Ho terminato di interrogare Eride. Sembra impazzita, continua a ridere. Tutto quello che sono riuscito a sapere è che la principessa è stata portata in uno dei castelli conquistati da Borea –
Altea alzò lo sguardo per guardare le due lune, una di queste era nascosta da una nuvola passeggera. Ormai avevano perso il loro splendore.
– Non ti preoccupare – disse lui cercondo il suo sguardo– Vedrai torneremo vivi –
I loro occhi si incontrarono, Altea si sentì improvvisamente più calma.
Il sole spuntava all’orizzonte.
– E’ ora – disse lei

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Tutti i cavalieri erano a cavallo nella attesa dell’ordine di partenza.
– Dov’è la principessa ? – chiese spazientita Altea
– Sono qui! – gridò lei giungendo a cavallo.
– Partiamo ! –
– Aspettate ! – Emantus spiengeva al galoppo il proprio cavallo verso di loro. – Vengo anch’io –
– Principe, voi siete ferito e debilitato – notò Altea al limite dell’esasperazione.
– E’ la donna che amo, e voglio salvarla –
Altea Sospirò. – D’ora in poi Voi ubbidirete a me come un mio guerriero, e la stessa cosa vale per voi principessa. Non voglio atti eroici. – senza aspettare alcuna risposta spronò il cavallo in direzione del porticciolo sul fiume.
Non dovevano rischiare: Arabesques era stata conquistata. Il nemico avrebbe presto attaccato anche Alioth. L’unica soluzione rimasta era quella di scendere lungo l’isola e di prendere il mare il più lontano possibile dagli scontri.
Sperando nel Fato complice.

Alioth ψ Il Regno – 21

Nello stesso istante in cui Alyah si trovava nella sala coi cavalieri, il principe Emantus veniva trovato da un pescatore svenuto e ferito su una barca.

379630Quando riaprì gli occhi si trovò in un caldo letto, accanto a lui Re Atamante e il sacerdote Crise.
Il suo paese era stato distrutto, le truppe nemiche avevano conquistato anche Arabesques. La nave sulla quale viaggiava era stata affondata.
Suo padre il Re era stato ucciso e il suo corpo appeso come trofeo all’asta della bandiera della casata.

Appoggiò la tisana che gli era stata offerta su un vassoio che prontamente venne portato via.
Aveva terminato il suo terribile racconto quando una figura a lui sconosciuta apparve sulla porta della camera.
Re Atamante guardò la figlia e le fece cenno di avvicinarsi.
– Principe Emantus, mi dispiace darvi un altro dispiacere, ma purtroppo il nemico è giunto anche nelle nostra mura e ha rapito Esperia –
– Cosa !? – si lazò di scatto dal letto trovandosi così di fronte a quella ragazza che indiettreggiò di un paio di passi.
– Lasciate che vi presenti Alyah, l’altra mia figlia –
– Esperia aveva una sorella? –
– Lasciate che vi racconti ogni cosa –

Alioth ψ Il Regno – 20

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Esperia non riusciva a credere di essere ancora viva.
Ricordava Eride, il suo viso sfigurato come un demone, poi quell’orribile suono, un dolore alle costole improvviso, e il buio.
Si affacciò ad una piccola finestra e, da quel poco che vedeva, si trovava in una torre.
Il paesaggio era assai triste e desolato, l’inverno in quelle terre era già inoltrato e gli alberi alzavano i loro rami spogli al cielo con la speranza di ricevere un po’ di sole.
Non vedeva nessun villaggio nelle vicinanze.
La porta si aprì.
Esperia spaventata si girò di scatto temendo per la propria vita.
– Vedo che vi siete svegliata –
A parlare fu un uomo molto alto e imponente. Indossava un’armatura nera con stemmi insoliti e a lei sconosciuti. Il suo mantello era anch’esso nero e giungeva fino a terra, strisciando sul pavimento per qualche centimetro. Sul lato destro dell’armatura vi era attaccata una guaina e al suo interno vi era una spada di proporzioni più grandi del normale. Era mancino.
– Chi siete? Cosa volete da me? – chiese con voce tremante. Era stata rapita, perchè?
– Povera piccola ingenua principessa. Davvero non sapete chi sono io? Io sono il sottocomandante di Caos, Io sono Borea il vento del Nord. – i suoi occhi brillavano di una luce fredda – Voi siete in uno dei castelli di Re Arge e vi rimarrete fin quando vostra sorella non uscirà allo scoperto –
Fece un inchino e se ne andò chiudendo la porta a chiave e lasciando la povera Esperia sola e confusa.
Sorella? Lei era figlia unica. Possibile che avessero rapito la persona sbagliata?
Iniziò a piangere a pregare sperando che il suo adorato Emantus la liberasse da quell’assurda prigionia.

Alioth ψ Il Regno – 19

painting-art-face-font-b-girls-b-font-fantasy-font-b-girl-b-font-women-fontTeti vide entrare l’Oracolo nella stanza e sentì una fitta al cuore.
Alyah era pallida, gli occhi spalancati ed esageratamente enormi su quel viso.
Si sentiva ancora in dovere di proteggerla, lo aveva fatto per tutti questi anni.
Ricordava con affetto quel lontano giorno in cui il sacerdote le presentò quella bimba tutta capelli e ossa. Così silenziosa ed educata. Troppo per quell’età. Una bimba in un mondo di adulti. Senza coetanee con cui giocare, destinata ad una vita solitaria.
– Sedetevi – Teti si alzò dal suo posto e la fece accomodare. Respirò il familiare profumo di vaniglia e incenso che l’accompagnava.
Alyah le sorrise.
Vederla in mezzo a quei volti sconosciuti la rassicurò.

– La nostra speranza è di penetrare nelle mura avversarie di sorpresa- Altea stava spiegando il suo piano – Siamo in pochi e senza appoggi, se ci trovano per noi è la fine. Sinceramente questa missione è un massacro. Non vi assicuro di tornare vivi. Non sappiamo cosa sta succedendo in quei territori, ormai sono mesi che non riceviamo più missive dai castelli…-
Guardò Alyah. Sospirò – Siete sicura di voler venire con noi ? –
– Si – Alyah non aveva più voce, avrebbe voluto dire tante cose.
Ma ora la sua mente era assalita da pensieri ed emozioni in subbuglio.
Stava vivendo tutto quanto come in un sogno, accadeva troppo in fretta.
Non riusciva a pensare lucidamente.
– Va bene. – Altea la fissò insistentemente negli occhi prima di riprendere a parlare – Partiremo alle prime luci dell’alba. Andate a prepararvi, ormai manca molto poco –

Alyah era stata avvisata dal paggio che il padre la invitava a dormire al Castello.
Declinò l’invito.
Aveva deciso di passare l’ultima notte al tempio, quella era stata la sua casa fino ad ora.
Non dormì.
Preferì adempire ai compiti mattutini che svolgeva da anni.
Terminò di preparare l’altare per le preghiere del mattino, accese l’incenso e spense il braciere esterno della sua camera.
Osservò il tempio silenzioso per l’ultima volta.
Il cielo si stava schiarendo quando il paggio tornò a cercarla. Il Re richiedeva urgentemente la sua presenza a palazzo.

 

Alioth ψ Il Regno – 18

Poche ore prima dell’alba.

cropped-cav-20-1Alyah, ancora sconvolta, era stata avvisata da un ancella di raggiungere i guerrieri in riunione.
Il problema era che lei non conosceva il Castello. Era cresciuta all’interno del Tempio, quasi segregata.
Quindi dovette attendere nella stanza delle udienze l’arrivo di un paggio che la potesse accompagnare.
Il paggio in questione era un bimbo poco più che decenne, con una marea di riccioli, che la fissava sbalordito.
E non faceva nulla per nascondere il suo stupore. Il suo viso non era mai stato visto fuori dal tempio, visto che l’Oracolo poteva apparire in pubblico solo velato.
Questo la mise molto a disagio.
Il bimbo la lasciò con un inchino e lei rimase a fissare la porta di legno massiccio chiusa.
Fece un profondo respiro. Cercò di calmare il tumulto del suo cuore e l’aprì.

Al centro della grande sala vi era situato un tavolo in noce dove erano seduti alcuni dei guerrieri che discutevano.
Dietro alla sedia, sulla quale vi era seduta Altea, vi era una carta geografica rappresentante i regni conosciuti.
Appesi sui muri spade e scudi di valorosi guerrieri morti in battaglia. Accanto alla porta, dalla quale era entrata, vi era un’armatura.
La riconobbe, era sui libri di storia da lei studiati.
Era stata forgiata in oricalco, incastonata di pietre preziose e con incise in oro le due onde simbolo del regno.
Era l’armatura di Re Atamante.

Oltre al comandante vi erano altre tre donne guerriere presenti alla riunione, tra cui Teti la sua guardiana.
Riconobbe solo altri due guerrireri in quella sala.
Li aveva visti quando era fuggita dal tempio poco prima.
Sembrava che fossero passati giorni dalla sua fuga, e invece erano solo poche ore.
Uno dei due guerrieri alzò il capo dalla cartina che stava guardando col suo comandande e la fissò.
Due trasparenti occhi verdi le trapassarono l’anima.
Conosceva già quell’uomo.
Forse era venuto al tempio.
– Principessa – la voce di Altea fece distogliere entrambi dal fissarsi – Vi presento i miei guerrieri: Aron – il guerriero in piedi accanto ad Altea fece un cenno col capo – Michael – l’uomo dagli occhi verdi – Kahel, Araxe e Tmolus. Accanto alla vostra guardiana Teti vi sono Demetra e Danae che erano predisposte alla guardia di Vostra sorella –
Alyah sussultò a sentir la parola “sorella”.

Alioth ψ Il Regno – 17

3132cad6889300820f69cde9fcc52edbAltea uscì dalla sala del trono a passo spedito.
Apriva e chiudeva le mani a pugno cercando di controllare la rabbia furente che provava.
Abbassare il capo davanti al sacerdote Crise le era costato molto.
Vedere il suo Re ubbidire ciecamente ai sacerdoti l’aveva ferita.
Più di quanto si sarebbe aspettata.
Si fermò nel buio della notte.
Cercando di respirare con calma.
Sperando che l’aria fresca la calmasse.
Doveva avere la mente lucida.
Sarebbero partiti all’alba in una missione suicida, perchè così era scritto.
No questi pensieri non l’aiutavano.
Vide un ombra familiare camminare poco distante.
La riconobbe subito e sorrise per questo.
L’affetto che provava per i suoi guerrieri era profondo.
Aveva fiducia in loro. Chissà forse sarebbero sopravvissuti.
– Michael! – lo chiamò scendendo le scale.
L’ombra si fermò sull’attenti, si voltò e si incammnò verso di lei.
– Avvisa tutti di venire nella sala delle riunioni –
– Si Altea – Michael mosse appena il capo in un gesto di assenso.