17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

#4. Foto – Cleo&Leo

Il mondo visto attraverso la mente di due persone. Totalmente opposte.  Cleo&Leo

***

Che occhi gonfi. Sono orribile.
Persino il dentifricio sa di muffa.
Notte terribile risveglio pessimo.
La caffettiera elettrica riempe la casa col suo profumo di caffè.
Una nota positiva nella giornata appena iniziata.
Passeggio con la mia tazza di caffè tra le camere.
Guardo la cassetta della posta.
Una busta senza indirizzo.
La apro incuriosita.
Una foto.
Io e il ragazzo al bancone del bar piegati a guardare il barista morto.
La foto mi cade dalle mani.
Tremo.
Si capovolge.
Sul restro c’è il mio nome.
Cleopatra Rossi
E il mio indirizzo
Poi un altro nome
Leonardo Cascio
e un indirizzo.
Crollo a terra tremante.

Com’è possibile che sappia chi siamo?
L’assassino ci osservava!
La foto è stata scattata da un’angolazione precisa.
Vede l’interno del bar. Noi due piegati a guardare oltre il bancone.
Siamo in pericolo?
Ci sta minacciando?
Gioca con noi?

***

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#3.Insonnia – Cleo&Leo

Il mondo visto attraverso la mente di due persone. Totalmente opposte.  Cleo&Leo

***

Corro.
Corro disperata tra le vie della città.
Sono un poco brilla e sbando.
Non dovevo bere il terzo cocktail in discoteca.
Volevo prendere un taxi.
Poi dal nulla è uscito quell’uomo che mi pedina.
Mi segue dappertutto.
Lo so. So che è lui l’assassino del barista.
Sento i suoi passi dietro di me.
Il cuore in gola.
Svolto l’angolo e scivolo su una pagina del Leggo (*).
Cado rovinosamente a terra.
Mi sbuccio il ginocchio e il gomito.
Mi rialzo.
Riprendo a correre.
Ma lui è vicino.
Troppo.
Sento il suo respiro sul collo e….
Mi sveglio.
Le cinque del mattino.
Fa caldo.
Umido.
Il pigiama è appiccicato alla pelle.
Vorrei poter sprofondare in un mondo onirico rilassante.
Ma appena chiudo gli occhi il corpo del barista steso a terra mi appare.

E’ inutile.
Non riesco a prendere sonno.
Faccio il duro.
Il distaccato.
L’uomo forte.
E poi eccomi qui.
Traballante nelle mie insicurezze a guardare la luna e a fumare sigarette.
Sperando che il sonno mi venga a prendere.
Ma niente.
E il corpo del barista accasciato dietro al bancone resta nei miei pensieri.

***

* Leggo:  giornale a distribuzione gratuita.

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#2.Stazione di polizia – Cleo&Leo

Il mondo visto attraverso la mente di due persone. Totalmente opposte.  Cleo&Leo

***

Manca l’aria, mi sembra di soffocare. L’umidità mi appiccica il vestito alla pelle. Fuori meno venti gradi e qui almeno cinquanta.
Ho nausea.
Ci hanno fatto mille domande. Prima divisi, poi insieme.
Prima un uomo , poi una donna.
Ci hanno chiesto se volevamo pranzare.
Pranzare? Siamo chiusi qui dentro da così tanto tempo?
E sopratutto: come potrei mangiare qualcosa?
Quell’uomo è morto! Morto!
E non per un infarto. No!
Gli hanno sparato!
Voglio solo andarmene a casa. Mettermi nel letto e fingere che non sia vero.

Ha la faccia di una che sta male.
Dovrei fare l’uomo duro, il figo, e consolarla.
Non mi viene in mente nulla.
Quando ci hanno chiesto se volevamo pranzare stavo per ordinare una pizza, poi l’ho vista diventare verde e ho rinunciato. Questa vomita se mi vede mangiare.
E ora ho una fame boia.
Lo so che non dovrei pensare a queste cose, è morto un uomo.

Quanto ci terranno ancora qui dentro?
E’ evidente che non siamo sospettati, che bisogno c’è di fare tutta questa sceneggiata?

Se le chiedo il numero di cellulare in questo momento mi uccide, forse non è il caso di provarci. No? Si?
Lei non ha chiamato nessuno per avvisare.
Solo l’ufficio, come me.
Quindi non ha un fidanzato che l’aspetta, un marito, un uomo che potrebbe farmi un occhio nero.
No, a dire il vero ha la faccia di una che l’occhio pesto me lo fa lei se apro bocca.
Peccato.

***

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#1.Pioggia – Cleo&Leo

Il mondo visto attraverso la mente di due persone. Totalmente opposte.  Cleo&Leo

***

Un Luglio così non l’avevo mai visto.
Stamattina sono uscita di casa senza alzare il naso al cielo. 
La sveglia non è suonata, caffè al volo e  capelli arruffati. Eccomi qui ad aspettare il tram sotto questo diluvio da Noè coi sandali e il vestitino estivo.
Non c’è anima viva in giro.
Vuoi vedere che c’è l’emergenza civile e non bisogna uscire di casa?
Magari adesso il Seveso mi travolge con una piena e mi ritrovano chissà dove.
Ma dove sfocia il Seveso? Mica me lo ricordo… beata ignoranza.

Sotto questa pioggia torrenziale la moto doveva abbandonarmi. E certo. Mi sembra corretto. Perchè non ho preso l’auto stamattina? Eh lo so io perchè, cavolo. Volevo fare il figo con la nuova collega. Ecco perchè.
Un deficiente sono. La devo finire di fare il coglione.
Devo prender fiato.
Un bar.
Perfetto.
Mi scalderò un po’.

Il tram non arriva, sto gelando.
Mi prenderò un altro caffè. Almeno mi scaldo un pochino.
Certo che questo tipo è messo peggio di me. Gocciola come un Mocio Vileda non ancora strizzato.
No , non devo ridergli in faccia. Non è carino. Però è buffo.

Mi consolo. Questa tipa pensava di essere al mare. Sarà un ghiacciolo adesso.
Ma il barista dove sta?
Scusa? C’è qualcuno?
Lei mi guarda perplessa. Poi si alza in punta di piedi per sbirciare dietro al bancone.
Cosa crede che è li sdraiato a dormire?

Ho sentito qualcosa” dico al ragazzo Vileda che mi guarda come se fossi stupida. Beh di certo non devo sembrargli normale vestita così.
Mi sporgo sul bancone, lui mi imita avvicinandosi.
Le nostre spalle si toccano.
Umide e fredde.
Rabbrividisco.
Non per il freddo, o per il tocco.
Oh mio dio è morto!
Il barista ha appena esalato l’ultimo respiro.

***

Info sul racconto e indice:  Cleo&Leo

Ciao

Ciao visitatori,
chi ha seguito l’ultimo racconto (Peli – Racconti di Uomini e Draghi) si sarà accorto che è giunto alla fine.
Per il momento prenderò una sosta dai racconti lunghi. Il tempo di terminare di covare una nuova storia.
Continuerò a scrivere, figuriamoci se mi fermo. Qualche racconto breve e sopratutto le mie avventure/ pensieri sull’altro blog: CondominioFelice.
Continuate a seguirmi!

Un abbraccio
Laura – 17Lastella

Chi non ha mai versato, apertamente o in segreto, amare lacrime perché una storia meravigliosa era finita ed era venuto il momento di dire addio a tanti personaggi con i quali si erano vissute tante straordinarie avventure, a creature che si era imparato ad amare e ammirare, per le quali si era temuto e sperato e senza le quali d’improvviso la vita pareva così vuota e priva di interesse?
La Storia Infinita – Michael Ende

Peli – Uomini, Draghi – Epilogo

La guerra ci fu.
Devastante. Distruttiva.
Bruciarono le case dei draghi, morirono numerosi uomini.
Dopo l’attacco all’isola madre i Draghi, capitanati da Haziel, attaccarono vilaggi di uomini. Massacrandoli. Sterminandoli.
Haziel perse totalmente il senno.
Decise di rimanere per sempre in forma di drago e di cibarsi solo di carne umana.
Il Drago Sterminatore, fu chiamato dagli uomini.
Cavalieri e guerrieri umani si diedero come obiettivo quello di ucciderlo e di portare al loro re la sua testa come trofeo.
Al momento lo loro teste fanno da trofeo nella grotta dove vive Haziel.
Ma la speranza è una luce difficile da estinguere.
Durante la guerra molti uomini e draghi disertarono abbandonando il campo di battaglia.
Fuggirono dall’Isola Madre con le navi portando con se i bambini dei draghi.
Crearono una città. Una bolla di luce in un mondo devastato dalla rabbia e dal dolore.
Uomini e draghi insieme.
Al centro della città è stata edificata un’Università.
Lì si insegna la condivisione, la comprensione, prima di tutto.
Da ogni parte del pianeta giungono sempre nuovi studenti.
Draghi e uomini.
Pronti ad iniziare un nuovo cammino insieme.
Il rettore dell’università è il Saggio, la direttrice Lemure.
Every ha adottato tutti gli orfani e a creato , con Nanael e Garuda, una casa di accoglienza.
Le difese della città sono gestite egregiamente da Luchiper, Dagon, Top, Focalor, Samuel.
Garuda aspetta un bimbo da Dagon. Una nuova vita che crescerà in un mondo nuovo.
Un bimbo che giocherà con altri bimbi umani. E li considerà fratelli.
E Sephirot?
Una sera temporalesca una luce illuminò lo studio di Luchiper.
Una luce rossa che commentò ad alta voce
– Possibile che non riesco a trasportare anche i vestiti? – e che si copriva con le ali. Rosse.
Il cambiamento non ha mai una sola direzione. Coinvolge ogni forma esistente nell’intero Universo.
Il maestro di Sephirot, e tutta la comunità, avevano compreso il legame animico tra Lucipher e Sephirot. Non era qualcosa che si poteva ignorare.
Alla fine fu concesso a Sephirot di tornare su Peli e di dare vita ad una nuova generazione. Ora su Peli convivevano draghi, angeli e uomini.
Ma questa è un altra storia.

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***
Indice del Racconto:  Peli – Storie di Uomini e Draghi

Peli – 62 – Sephirot

- Tu non tornerai vero? – disse Luchiper.
Stupendo persino Sephirot. Parlava. Con la voce.
In quel momento i corpi di tutti erano sul pianeta, protetti dalla luce che li avvolgeva, inermi, come in coma.
Tutti quelli che aveva davanti a sé non potevano parlare con la propria voce, ma solo esprimersi col pensiero.
Perchè non avevano una voce. Erano privi di corde vocali.
Erano solo l’immagine del corpo che possedevano.
Luchiper no.
Sephirot lo guardò bene.
Lui era più solido. Il corpo non era un’immagine. Non era nemmeno materiale.
Era una via di mezzo. Possedeva una certa fisicità.
– No. Il mio compito è terminato – un dolore al petto.
Sephirot sentì le lacrime bagnarle gli occhi.
Guardò Luchiper che si avvicinava. Che saliva sulla pietra bianca.
Che la sfiorava. E lei sentiva il suo tocco.
Leggero.
Doveva lasciarlo? Dentro di lei c’era confusione.
Desiderava restare lì, a casa sua. Coi suoi genitori.
Eppure. Eppure. Non poteva lasciarlo.
Cosa doveva fare?
Come poteva?
Non vi era possibilità per loro.
Lei non poteva tornare su Peli.
– Lucipher – la voce le si spezzò – Ora dovete tornare –
Pian piano uomini e draghi iniziarono a dissolversi. A svanire.
Lucipher si piegò verso di lei. Sfiorò le labbra con le proprie e si dissolse.
Sephirot rimase a fissare il vuoto della sua presenza svanita.
– Complimenti mia cara – il suo maestro – Hai svolto magnificamente il compito assegnato –
Sephirot abbozzò un sorriso tra le lacrime che scendevano copiose.

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Peli – 61 – Sephirot

L’aria era fresca.
Profumava di lavanda.
Il cielo terso di un azzurro indescrivibile.
Il prato era verde. Si. Come dovrebbe essere.
Eppure non era della tonalità a cui Lemure era abituata.
Intorno a lei vi erano migliaia di draghi e uomini.
Insieme.
Confusi.
Si guardavano gli uni con gli altri.
Dubbiosi e incerti.
Ma senza ostilità.
Poi un brivido la scosse.
Scosse tutti.
Perchè erano ancora uniti in quella strana condivisione di sensazioni e pensieri.
Si voltarono a guardare una grande pietra bianca.
Su di essa vi stava Sephirot.
Era lei ma non lo era.
Il suo sguardo era limpido. Sicuro.
Come se tutti i pezzi che le mancavano fossero tornati al loro posto.
Indossava una veste bianca. I piedi nudi. Una mantella rosso rubino sulle spalle.
Lemure si soffermò un secondo a pensare.
Sephirot era morta. Bruciata.
Erano nella casa del Saggio.
Come mai erano tutti lì?
Insieme?
Erano tutti morti?
– No – Disse Sephirot rispondendo al suo pensiero. Non sapeva come, ma era certa che lei leggesse i cuori di tutti.
– No – continuò – non siete morti. I vostri corpi si trovano esattamente dove li avete lasciati. Questo che vedete è il mio pianeta. E’ casa mia –
Mentre apriva le mani la mantella dietro alle sue spalle si aprì seguendo il movimento delle braccia.
Non era una mantella.
Erano Ali.
Ali rosse.
Ali piumate.
– Io mi chiamo Sephirot, della tribù degli Angel. Ad ognuno di noi viene assegnato un compito che ci permette di maturare e di entrare nell’età adulta. Io ho scelto di aiutare il vostro pianeta, come voi avete scelto me. Non ne eravate consapevoli. Succede sempre così. Quando un numero sufficiente di anime si risveglia dal torpore dell’incoscienza, quando raggiungono un livello di consapevolezza superiore, esse stesse mandano un messaggio di aiuto per risolvere i problemi del loro pianeta. E’ ciò che avete fatto voi. Voi che siete qui mi avete chiamata. Uomini e Draghi. Insieme. Perchè insieme desiderate porre fine a questa guerra. Io ho solo risposto al vostro richiamo scegliendo di venire sul vostro pianeta, ma per far si che io comprenda totalmente il vostro animo, nel momento stesso in cui ho toccato il suolo di Peli, ho scordato tutto. Chi ero, qual’era il mio compito. Ho dovuto ricominciare tutto entrando nei vostri panni. Sono stata un essere umano tra gli uomini e un drago tra i draghi. Il momento stesso del mio risveglio coincide col completamento della vostra preparazione. Siete voi gli artefici del vero cambiamento che avverrà da oggi in poi. Voi che mi avete chiamato, voi che mi avete accolto, voi che ora siete qui e state già desiderando di tornare indietro per mettervi all’opera. Vi sento – Sephirot sorrise.
Tutti annuirono.
Era vero. Pensò Lemure. Stava già pensando ad un futuro in comunione con gli esseri umani. Un futuro di pace, di crescita, di speranza.
Tra la folla un drago si fece avanti.
Un drago con due possenti ali nere.

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Peli – 60 – Sephirot

- Sephirot! Sephirot! – Lemure spalancò la porta della camera.
Il sole stava sorgendo e filtrava attraverso le tende tirate.
Non vi era bisogno di luci ad illuminare la stanza.
Lemure, Garuda e Nanael brillavano come stelle.
Sephirot era seduta sul letto.
I capelli sciolti.
Le mani in grembo.
Intorno a lei un aureola di luce rossa.
Pulsante.
Alzò il viso.
I suoi occhi si incrociarono con quelli delle tre donne drago.
Sorrise.
La luce rossa si espanse.
– Ora so perchè sono qui –
Lemure, Gauruda e Nanael non si erano accorte di piangere.
Eppure le lacrime rigavano il loro viso.
Sapevano e non sapevano.
Era una sensazione strana.
Era come se percepissero delle emozioni, delle immagini, non loro. Ed erano certe di condividerle. Lemure SAPEVA che anche Nanael e sua figlia stavano provando la stessa cosa.
Come se potesse leggere nelle loro menti.
E poi la percezione si espanse.
Ancora.
Ancora.
Sentì Lucipher. Lo vide.
Sentì Dagon. Il Saggio. Suo figlio.
E non si fermava.
Percepiva tutti quei draghi.
Tutti quanti.
E loro sentivano lei.
Di nuovo.
Ancora altri pensieri.
Non di draghi.
Di uomini.
Lemure sentiva gli uomini.
Gli uomini sentivano lei.
Tutti insieme.
Lo stupore.
La comprensione.
Tutti come un’unica cellula pulsante.
E poi accadde.
Sephirot si alzò in piedi.
E prese fuoco.
Le fiamme si alzavano alte fino al soffitto.
Tutti.
Tutti quanti connessi.
Tutti quanti vedevano ciò.
Il letto non prese fuoco.
Nulla.
Solo Sephirot che sorrideva e bruciava.
Poi spalancò le braccia.
E divenne cenere.

Peli – 59 – Uomini

Erano tutti ammassati in quel caldo. La stiva della nave era buia. Puzzava.
Samuel non ricordava quando fosse stata l’ultima volta che si era permesso un bagno.
Toccò l’anello che portava legato al collo.
La fede di sua madre.  Dolores.
L’aveva tolta al cadavere che aveva trovato in piazza.
Un essere senza vita. Freddo. Vuoto. Un guscio che nulla aveva in comune con sua madre.
Erano morti tutti.
Tranne lui.
La sua vita non aveva più importanza.
Voleva solo morire dando sfogo a tutta quella rabbia dentro di se.
Per questo si era imbarcato su quella nave diretta verso l’isola dei draghi.
Il buio della stiva si illuminò.
Da principio non capì cosa stava accadendo.
Alcune luci in lontananza.
C’erano persone che brillavano come fuochi.
Era come alla festa delle luci, quando nel buio dell’inverno si accendevano le candele e pian piano la notte si illuminava.
Stava avvenendo la stessa cosa.
I soldati si illuminavano come tanti piccoli fari.
Non riusciva a smettere di fissare quella meraviglia.
Per la prima volta il suo cuore lasciò spazio ad altri sentimenti, escludendo rabbia e dolore.
Fu così che si accorse di essere anche lui una di quelle luci.

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….Sono stupendi i trent’anni... Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perchè siamo lucidi, finalmente, a trant’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.é viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna… O. Fallaci

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