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Alioth ψ Il Regno – 61

L’indice del racconto lo trovate qui.
***

Il drago sorvolò nuovamente il gruppo. I cavalli si stavano agitando.
I soldati avanzavano spediti e loro gli stavano andando incontro. Diretti verso la morte.
Uno di questi alzò la spada ed urlò:
– Altea! –
Era Tmolus e i soldati dietro di lui erano i guerrieri del Mago. Il buon Tmolus ce l’aveva fatta!
Fermò il proprio cavallo accanto a quello di Altea e lo fece voltare.
I soldati gli passarono accanto correndo verso il nemico da fronteggiare.
– Seguitemi! Vi condurrò al castello. Abbiamo già incontrato Alyah strada facendo ed ora si trova là al sicuro. Sbrighiamoci! Siamo pochi e dobbiamo già battere in ritirata! –
Detto ciò tutti seguirono l’amico.
Cavalcarono tra i boschi e superarono il fiume guadandolo in un punto meno profondo.
Giunsero ai monti.
Notarono che non vi era un passaggio dove Tmolus li aveva condotti, ma solo rocce.
Tmolus fermò il cavallo a dedita distanza e fece segno agli altri di fare lo stesso.
– Tmolus. E il castello? – chiese Altea
– E qui – disse lui sfoderando il suo sorriso migliore.
Nello stesso momento in cui lui rispose la roccia scomparve ed al suo posto un ponte levatoio si aprì.
Entrarono sconcertati guardandosi attorno.
Era il castello del Mago.


Alyah uscì correndo da una porta secondaria del palazzo.
Si fermò vicino al cavallo di Emantus.
Esperia la guardò negli occhi. Scese da cavallo ed aprì le braccia per stringerla.
– Sorella?! – disse con un filo di voce – Non ero sicura… cioè non credevo… invece… –
Non riuscirono a parlarsi.
Iniziarono a piangere dalla felicità.
Avevano tante cose da dirsi.
Tanti dubbi da condividere.
Ma in quel momento per loro era più importante distruggere quel muro che gli altri avevano creato con le loro bugie.
E il pianto era la miglior cura per i loro cuori.

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Alioth ψ Il Regno – 56

Fides l’accompagnò all’interno del nascondiglio fino ad una camera dove erano tenuti vari oggetti accatastati e diversi bauli. Ne aprì uno di questi e ne tolse una pergamena.
Era riportato quanto segue:

“ Due cuori per un Re
che fu e che tornerà
per amor di due fanciulle
che da lui vorran pietà “

– Non capisco –
– Questa leggenda- continuò lui – è legata ad un tempio sotterraneo. Vedi esisterebbe un
passaggio in un’altra dimensione, dove questo Re è stato esiliato e si narra che due fanculle riusciranno a risvegliarlo dal suo lungo sonno per chiedere aiuto –
Alyah abbassò lo sguardo e fissò la pergamena che teneva tra le mani. Era molto antica e ben conservata.
Come mai sapevano tutti di loro due? Ma era veramente possibile che tutte le leggende parlassero realmente di loro? O frose, semplicemente, quando il tuo mondo viene devastato da una tale forza distruttrice non ti resta altro che credere in una forza superiore che ti possa aiutare. Perchè è impossibile per una mente umana accettare tali orrori. Questo erano diventate lei e sua sorella per tutti quanti, erano la speranza.
Un peso enorme da portare.
– Alyah! – la chiamò Michael apparso sulla soglia.
Alyah lo guardò incuriosita per l’apprensione con cui aveva pronuciato il suo nome. Che fosse successo qualcosa? Il suo sguardo era cupo, preoccupato.
– Noi stiamo partendo – continuò lui – Andiamo a studiare le difese del nemico. –
Le sembrò che volesse dire qualcos’altro.
Lo seguirono fino all’uscita dei cunicoli in silenzio.
Quando si chinarono per uscire le loro braccia si sfiorarono e una scossa elettrica la scosse.
Lui si voltò a guardarla. La luce della luna rischiarò il suo volto e gli illuminò lo sguardo.
Quegli occhi verdi la trapassarono nuovamente. Come quel giorno, quando nascosta nel cespuglio del castello lo vide per la prima volta.
O forse no. Improvvisamente ricordò di averlo visto spesso recarsi al santuario.
Altea li chiamò e quella sensazione che l’avvolgeva si dissolse portando via il ricordo che pian piano stava riaffiorando.
I guerrieri sparirono nella notte.
Alyah rimase in piedi con lo sguardo fisso nel vuoto.
Sua sorella era là, in quel castello.
A pochi metri da lei.
Guardò la luna alta in cielo e la pregò di proteggerli tutti, poi ritornò all’interno del rifugio dai suoi malati.

Alioth ψ Il Regno – 55

– Siamo troppo pochi! – sospirando Altea lo fece presente ai guerrieri – Ammesso che riusciamo ed entrare poi come faremo a scappare? E dove poi? –
– Un posto sicuro ci sarebbe. Il castello del Mago resiste ancora agli assalti. – disse Fides.
– Davvero? Noi non avevamo più loro notizie da tempo –
– Si. Perché sono assediati. –
– E come facciamo? Per raggiungerlo dovremmo passare prorpio l’assedio –
– Uno di noi può farcela, passando per il torrente che alimenta le risorse idriche del castello. Così raggiungerà il Mago e gli chiederà di venir in nostro soccorso –
– Comandante lasci fare a me – chiese Tmolus.
– E sia. Tentiamo – acconsentì Altea – Partirai al tramonto. Dobbiamo avvisare anche il nostro Re, abbiamo bisogno di una nave che ci venga in aiuto. Altrimenti non torneremo mai a casa –
– I Falchi – suggerì uno delle guardie del castello – Il nostro falconiere si è ritirato nei boschi, vive vicino ai monti in solitudine. Tra i suoi animali ci sono anche i falchi utilizzati dalle sacerdotesse per comunicare col vostro regno –
– Altea, ci pensiamo noi. Partiremo subito in cerca del falconiere – si offrirono Danae e Demetra.
– Sapete benissimo a cosa andate incontro, vero? – Altea era veramente orgogliosa dei suoi guerrieri – Partite. Noi invece cercheremo di studiare questo castello –

L’oscurità stava nuovamente calando.
Eos si nascose in una mantella nera. Attraverso un passaggio si addentò nei cunicoli.
– Speriamo di non perdermi –
Purtroppo si erano rovinati, delle travi erano crollate e in alcuni punti trovò dell’acqua che filtrava dal soffitto. Questo era per lei un buon segno, se c’era l’acqua significava che stava camminando sotto il fossato del castello.
In poco tempo fu all’esterno del castello.

– Tmolus stai attento! – lo salutò il fratello prima che il guerriero partisse al galoppo.
Alyah si avvicinò a Fides.
– Come mai non vi assomigliate? –
– Nostro padre era un gran rubacuori – rispose lui facendole l’occhiolino.
– Voglio farti vedere una cosa – continuò lui. Le mise una mano sulla schiena e la guidò verso un vicolo cieco.
– Voglio farti conoscere la nostra leggenda –
– Cosa? –
– Conosci la leggenda di Alioth Alyah? –

Alioth ψ Il Regno – 53

Alyah curava i feriti.
Cercava di pulire e disinfettare le ferite, ma le condizioni di vita di quelle persone erano al limite.
Molti guerrieri erano assai gravi, mentre il popolo era affamato e sconsolato.
Trovò anche bambini gravemente ustionati, cercò di applicare un unguento per lenire il dolore. Ma tali ferite necessitavano di un’ambiente più igenico.
Non si diede pervinta e continuò il suo lavoro sorridendo aiutata da Teti.
Alcuni soldati nel giro di una notte stettero molto meglio e già al mattino si erano alzati. Solo tre di loro non ce la fecero.
Seppe che vennero seppelliti nei cunicoli più bassi, già pieni di morti.
Presto si sarebbero ammalati tutti, anche i più sani, se continuavano a vivere in un ambiente del genere.
Aveva finito le erbe curative ed ora cercava di porre rimedio alle febbri con delle pezze bagnate.
– Poveri noi! – Fides si inginocchiò accanto a lei.
Una tristezza infinita traspariva dal suo sguardo fiero. Poi la sua attenzione cadde su qualcosa che brillava: era una fedina d’oro che lui portava al collo infilata su di una catenina.
Fides notò ciò che guardava la fanciulla e la prese tra le mani, stringendole a pugno.
– Era della mia ragazza. L’hanno portata via mentre ero in battaglia… Dopo due settimane l’ho trovata nel fiume… era morta… L’anello è tutto ciò che mi rimane di lei. Dovevi vederla! Aveva i capelli rossi ricci e quando sorrideva le si formavano due fossettine proprio qui! – ed indicò un punto vicino al viso. Stava piangendo. Silenziose lacrime gli scivolavano sulle guance.
Doveva amarla tantissimo, pensò Alyah.
Dietro di loro alcuni bambini si misero a giocare a cavalluccio con Ematus. Nel vederli anche a Fides scappò un sorriso.
Anche in mezzo al dolore e alla morte la vita non si arrendeva mai, quei bambini ne erano la prova.
Fece per alzarsi ma il mondo diventò tutto nero.
Il suo corpo aveva esaurito le energie.
Crollò sfinita.

Alioth ψ Il Regno – 42

@nationalgeographic

Alyah scese da cavallo, sentì come tanti piccoli aghi infilarsi nella pelle mentre camminava nella neve. Si morse il labbro.
Si avvicinò a Kahel disteso per terra. Gli toccò la fronte: buciava.
Cercò di controllare la ferita, mentre fiocchi di nevene ghiacciati le ferivano il viso.
– Era avvelenata – alzò lo sguardo e incontrò gli occhi di Altea.
Cosa potevano fare? Era braccati come animali dal nemico. Non potevano scalare il monte e nemmeno scendere. La bufera peggiorava, già non riuscivano più a vedersi a vicenda. Altea cercò di calmarsi. Chiuse gli occhi. Trovò il suo centro. Lì riaprì e guardò Alyah.
– Puoi curarlo? –
– Dobbiamo scendere – disse Lei – Ho bisogno di aclune erbe medicinali che non ho con me, ma sono di uso comune e le posso trovare. Ma non a questa altezza –
Altea aveva gli occhi lucidi, non poteva permettersi che i sentimenti offuscassero i suoi pensieri.
– Come facciamo? Se scendiamo finiamo nelle loro mani – disse Tmolus.
– Non possiamo lasciarlo morire – Michael le toccò il braccio.
– Andiamo. Cammineremo per qualche ora orizzontalmente, poi scenderemo di qualche metro. La neve coprirà le nostre tracce. – disse Aron mettendo Kahel sul proprio cavallo.
Altea annuì col capo, il nemico si aspettava che procedessero verso il passo. Questo depistaggio li avrebbe forse salvati.
Araxe camminava avanti in avanscoperta, facendosi strada fra la neve che gli giungeva ormai alle ginocchia.
Ad Alyah sembrava di essere pugnalata al petto ogni volta che ispirava.
Finalmente si iniziò a scendere e la bufera smise di imperversare.
– Una gotta! – indico Teti.
Gli Dei li stavano proteggendo.

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