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#7. Reazioni

Il mondo visto attraverso la mente di due persone. Totalmente opposte. Cleo&Leo

***

Senti ho un’idea.
Mi soffia nell’orecchio.
Incredibilmente riesce a calmare i miei nervi.
Ci serve un posto dove possiamo parlare. Sicuro
Le nostre case sono da escludere. Dove possiamo andare?
Poi un’immagine nella mia mente.

Gli metto una mano sulla spalla e, in punta di piedi, mi avvicino al suo orecchio.
Così il killer non potrà sentirmi. Nascondo un po’ il viso coi capelli.
E nemmeno può leggere il labiale.
Senti ho un’idea
Sussurro.
Sento le sue spalle rilassarsi sotto la mia mano.
Ha capito.
Poi il suo viso si illumina.
Si volta di colpo.
Quasi cado dallo spavento.
E mi dice:
Prepara una borsa da viaggio piccola. Vestiti comoda. So dove andare

***

Info sul racconto e indice: Cleo&Leo

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I messaggeri di Hermes

I messaggeri di Hermes

Panico panico,  sono agitatissima,  ho sentito la moto che arrivava e sto scendendo le scale. Il cuore sta strisciando su per la gola e presto uscirà.  L’unica volta che ho fatto un viaggio dimensionale ho vomitato su un prato e sono svenuta, direi che non è stato un bell’inizio. E poi che accade di “là”?!
Marc mi vede e mi lancia un casco, che miracolosamente prendo al volo.
<< Dai che partiamo>>

La moto vola veloce sull’asfalto, ci stiamo dirigendo verso i boschi. Ho un blocco allo stomaco.
Rallenta, frena…siamo arrivati.
Di fronte a me si apre un piccolo campo in mezzo agli alberi. È già buio ma i fanali della moto lo illuminano. Poi Marc li spegne e siamo al buio.
Rimaniamo fermi in attesa che i nostri occhi si abituino un poco all’oscurità.
<< Era la prima volta che salivi su una moto?>>
<< Si>>
<< Si vede… mi hai spaccato due costole talmente ti stringevi a me>>
Per fortuna non può vedere il mio viso, sempre se il rosso delle mie guance non sia un semaforo accesso.
<< Ti racconto due cosette prima di partire: la tua prima missione sarà nella dimensione 2, il mondo dell’acqua. Esistono due popolazioni: gli esseri sopra il mare e quelli sotto. Non ti spaventare del loro aspetto, non è gentile e pensa sempre che nemmeno tu sei bella per loro.
Ci hanno chiamato stamattina e hanno bisogno di aiuto, ci spiegheranno i dettagli quando arriveremo. Cerca di non separarti da me, siamo intesi?>>
<< Si certo >>
<< Bene… ora dammi la mano che ti aiuto io ad effettuare il passaggio>>
Presi la mano che mi porgeva e in quel momento vidi una luce scaturire dalle sue spalle, i suoi occhi divennero blu e dietro le sue spalle… no non può essere.
<< Come ti senti? Non vomitare ancora ti prego>>
<< No no sto bene. Ma io … cioè… insomma mi è sembrato di vedere due ali…>>
<< Ah si quelle…. Merito tuo>>
<< Cosa!?>>
<< Ne parliamo a casa. Girati che è arrivato l’ambasciatore>>
Mi voltai e mi accorsi solo in quel momento che l’ambiente intorno a noi era cambiato.
Un tempio di pietra, credo. La struttura è circolare. Intorno a me vedo solo colonne e un paesaggio sconosciuto.
Il cielo è di uno strano colore blu viola. C’è acqua ovunque, ma con uno sguardo più attento noto subito che in realtà è qualcosa di più solido dell’acqua, sembrerebbe metallo fuso. Il suo colore è grigio azzurro e riflette come uno specchio, visto che la superficie è piatta, le rocce circostanti.
Osservo attentamente il paesaggio, le enormi rocce che vedo e,  proprio mentre le osservo, cambiano forma e diventano un altro tempio per poi tornare ad essere roccia.
Dove c’era solo quella “non acqua” compare una roccia per poi scomparire. Il paesaggio intorno a me varia continuamente.
Marc mi fa cenno di guardare in una direzione e vedo che si avvicinano degli esseri bellissimi. Sono altissimi, la loro pelle è blu e il loro viso è perfetto. Hanno un naso piccolo, sottile e all’insù. Gli occhi sono grandi e senza ciglia. In effetti non hanno ne peli ne capelli. La loro pelle è liscia senza impurità di nessun genere. Sotto gli occhi hanno due linee azzurre, come se fossero dipinte, ma in realtà credo che siano del tutto naturali.
Non emettono alcun suono,  comunicano tra loro telepaticamente  e questo lo scopro perché anche con noi adottano la stessa tecnica. Accolgo queste novità con una naturalezza che mi sorprende.
Ci dicono che dobbiamo andare a recuperare un oggetto.
Marc mi guarda.
<< Stai tranquilla. Dopotutto è il nostro compito recuperare oggetti. La loro presenza causa problemi>>
<< Lo so. Ho letto il diario di mio padre>>

Le due creature ci accompagnano ad una specie di porticciolo e saliamo su una barca. Mi accorgo che c’è qualcosa di strano, non ondeggiamo.
Una di quelle creature capisce il mio pensiero e mi dice che la barca non tocca l’acqua ma la sorvola appena sopra la superficie.
Intorno a noi c’è un silenzio così innaturale, mi fischiano le orecchie. Gli unici suoni sono i nostri respiri.
Giungiamo ad una roccia e proprio mentre ci avviciniamo essa cambia e diventa un tempio.
<< Andiamo >>
Marc mi prende in braccio e prima che possa capire che accade gli rispuntano nuovamente due ali candide e voliamo verso la costruzione.
Ci ritroviamo in una strada cittadina.
L’ambiente intorno a noi è cambiato nuovamente. Marc mi posa a terra e mi volto per vedere l’ingresso del tempio e mi accorgo che non c’è più.
<< Come funziona qui?>>
<< Quelli che abbiamo incontrato sono i custodi dei passaggi. Le rocce che vedevi erano tutte porte, noi ne abbiamo passata una.>>
<< Marc ma che dobbiamo cercare di preciso? Io non ho capito bene>>
Nel frattempo iniziamo a camminare. Il sole è caldo, mi sembra di essere in estate, e intorno a me ci sono ville bianche coi tetti piatti e circondate da piccoli muri.
<< Dobbiamo incontrare la persona che ci fornirà i dettagli>>
Continuiamo a camminare per la via e ad un certo punto incontriamo un’altra di quelle bellissime creature blu che ci indica con la mano un piccolo giardinetto.
Appena varcato l’ingresso di questo piccolo parco il mondo circostante cambia ancora, e capisco che ci troviamo in un cubo.
<< Lo devi prendere tu Lilith. E’ la tua prima missione>>
Mi indica un oggetto posto lontano da noi. Non riesco a capire cos’è. Sembra che cambi forma.
Per terra ci sono delle spade giapponesi, messe in modo da formare un I ching:

___________
____ ____
___________

Per recuperare l’oggetto che loro vogliono devo passare tra queste spade senza toccarle e seguendo determinati movimenti, così mi dice la voce nella mia mente. Sembra tutto un sogno. Irreale.
Seguo tutto alla lettera e finalmente vedo comparire una sfera di luce vicino ad una spada, mi chino per raccoglierla e questa si trasforma in un kimono arancione. Lo prendo.
Mi dicono di sbrigarmi che il male mi sta raggiungendo. Guardo Marc, che mi attende fuori dal cubo, e capisco che ha ricevuto pure lui lo stesso messaggio.
<< Non possiamo uscire dalla stessa porta. Tu hai l’oggetto e io no. Cercherò di girare intorno al cubo e ti raggiungerò davanti a quell’apertura >> vedo che mi indica una porta difronte a me, prima non c’era nessuna porta!  <<Ok?>>
<< Si!>>
Esco correndo dalla parte opposta da cui ero entrata e mi trovo davanti Lui, il Male.
Lo so… lo so con una certezza che mi ferisce l’anima.
Lui è un’armatura samurai vuota, ma la sua voce mi entra nella testa e mi ipnotizza.
“Ridammelo è mio, mi appartiene. Ridammelo”
Sto male, le forze mi sembrano mancare ma stringo a me l’oggetto. Sento che è importantissimo e che lo devo dare a qualcuno.
Lui non mi tocca, non si avvicina, non tenta di ferirmi. Sta lì fermo e mi logora la mente.
Poi una luce dietro di lui. E’ Marc.

Finalmente riesco e vincere la sua malia e lo supero come se non fosse lì. Come se non fosse mai esistito.
<<Stai bene? Ti ha ferito?>>
<< No sto bene…ma cos’era di preciso?>>
<< Ti spiego tutto al ritorno. Ora andiamo>> e così dicendo apre le ali e voliamo via.
Non so come, ma mentre volavamo ci ritroviamo nel tempio circolare da cui eravamo partiti.
Non ci sono più le creature meravigliose di prima. Ma solo un essere umano molto anziano, di origine orientale, che mi sorride.
Capisco che il kimono lo devo dare a lui.
Lo consegno e lui scompare nella luce.
E noi siamo nel bosco accanto alla moto.
Rimaniamo in silenzio qualche minuto soprattutto per capire se siamo davvero tornati o no.

I messaggeri di Hermes

I messaggeri di Hermes

Passò una settimana prima che Marc tornasse al bar a fare colazione. Io non avevo più chiesto nulla né ad Elizabeth né a Jemina, però adesso lui era lì davanti a me. Avrei finalmente saputo qualcosa?
<< Ciao … ben tornato, come stai? >> gli porsi il suo cappuccio sfoderando uno dei miei migliori sorrisi.
<< Molto meglio direi >> poi avvicinandosi al mio orecchio sussurrò << dobbiamo parlare, ci vediamo al parchetto finito il tuo turno. Ok?>>
Gli feci cenno di sì con la testa e lo guardai uscire.
Finalmente qualcuno torna a spiegarmi che cosa accade? Speriamo! Ho così tante domande!

Avevo finito il turno, però prima di raggiungerlo decisi di prepararmi un panino, dopotutto erano le 2 del pomeriggio e non avevo ancora pranzato. Mentre lo farcivo pensai che sarebbe stato carino prepararne uno anche per lui.
Arrivai al parchetto e lo vidi seduto su una panchina, osservava il cielo. Si accorse della mia presenza ma non si mosse.
<< Certo che me ne causi di problemi tu…>>
Bel modo di iniziare un discorso..
Cambiò posizione mettendo i gomiti sulle ginocchia e appoggiando il mento nei palmi delle mani, mi fissò in silenzio per un po’. Mi sentii a disagio.
<< Allora non ti siedi? Mica ti mangio>>
Pure avendo dei dubbi su quest’ultima frase, mi siedo.
<< Hai già pranzato ?>>
<< Sinceramente no…>>
<< Allora guarda che brava che è stata la tua “porta guai” che ha fatto due panini invece di uno>> e glielo porsi.
Mi sorrise. Non il solito sorriso da scherno, ma un stupendo sorriso sincero. Di quelli che illuminano il volto, quel tipo di sorriso che solo un bimbo può permettersi di fare. Mi colse alla sprovvista. Sentii le guance infiammarsi e temendo di essere diventata rossa affogai i tumulti del mio cuore nel panino che tenevo in mano.
Mangiammo in silenzio.
Lui tornò a fissare il cielo autunnale e io mi misi a giocare con le foglie cadute.
<< Mi dici che cosa ti è successo? Non mi hanno permesso di venirti a trovare sai?>>
<< Hanno fatto bene >>
Di nuovo il nodo in gola, perché ci rimango così male quando mi escludono?

La mia sofferenza doveva leggersi sul viso perché mi fissò un po’ prima di riprendere a parlare.
<< Non fraintendere. Saresti stata male anche tu, e io non ti avevo ancora raccontato tutto. Sono io che non ti ho voluto. Ho chiesto espressamente di non vederti. Ma per il tuo bene>>
Sospirò e fissò la foglia che tenevo in mano.
<< La verità è che io ho iniziato la trasformazione>>
<< Cosa intendi per “trasformazione”?>>
<< Il motivo per cui non sei rimasta qui al villaggio con noi sono “io”, o meglio:”siamo noi due insieme”. Il padre di Anubis aveva previsto che le nostre energie si sarebbero risvegliate con la pubertà e che noi due avremmo subito anche delle trasformazioni fisiche, ma questo sarebbe avvenuto solo se fossimo rimasti insieme. Perciò hanno deciso di separarci, tu avevi una zia che poteva occuparsi di te e ti diedero in affidamento a lei. Io non avevo più nessuno in vita, e rimasi qui. Non potevamo vivere vicini, se la trasformazione fosse iniziata troppo presto avremmo subito uno shock elevato, che non saremmo stati in grado di riassorbire. Ora siamo adulti e possiamo sopportare.>>
<< Confesso che mi fai paura>> mi era venuta la pelle d’oca.
<< Mi spiace. Io non ti volevo per questo>> lo disse con sincerità, senza astio, ma mi ferì lo stesso.
<< Ma ormai ci sono dentro e devo continuare, giusto?>>
<< Se non te la senti….>>
Lasciai libera la foglia. La osservai cadere e rimasi a fissarla. Avevo davvero paura. Trasformazione? In cosa mi sarei trasformata? Che voleva dire “modifiche anche nel fisico”? I dubbi erano tanti però qualcosa dentro di me diceva “è la tua vita”, non si può fuggire in eterno da se stessi.
Lo guardai negli occhi castani.
<< Ma i tuoi occhi sono castani o blu? >>
<< Castani quando sono normale, blu quando valico la soglia delle dimensioni>>
<< Questo significa “trasformazione”? Non credo che siano solo gli occhi a cambiare vero?>>
<< Già… in pratica il tuo corpo subisce delle modifiche sostanziali, prende la forma di quello che eri “prima”. Cioè  la forma che hai assunto la prima volta che ti sei incarnata in questa dimensione. Però accade solo nei viaggi. Qui sei normale….e oltretutto capita solo a noi due>>
Reincarnazioni, mutazioni, tutto questo è davvero assurdo!
<< Perché siamo stati concepiti “là”?>>
<< Si credo che sia per questo.>>
<< Io ho un sacco di domande… e voglio delle risposte>>
<< Dozineth ti risponderà a tutto…o quasi>>
<< Posso andare da lui?>>
<< Certo casa sua è sempre aperta per noi>>
Mi alzai dalla panchina e mi stirai la schiena.
<< Bene. Perché la mia curiosità è troppa…>>
<< Vuoi dire che vuoi continuare?>>
<< Si>>
Sorrise e nei suoi occhi lessi gratitudine e un senso di sollievo.
<<Perfetto! Allora stasera ti passo a prendere in moto. Faremo il nostro primo viaggio>>
<< Viaggio…quel viaggio?>>
<< Certo>> e stavolta il suo sorriso fu tagliente come un rasoio.

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