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#sogni #Estate

Le colonne sono rosso carminio, il color preferito del Patrigno.
Corro per le scale rischiarate del fuoco delle torce accese.
Sono rossa in volto, col fiato corto.
Lui mi insegue.
Dalla Torre son fuggita.
E giù nei sotterranei sto andando.
Sempre più vicino. Sempre più vicino.
Sento la sua mano sfiorarmi i capelli sciolti.
Gli sfuggo.
Al centro della sala una colonna spezzata con la mia corona.
Di cristallo è fatta. Azzurra risplende, nel rosso e nel nero.
La prendo, mi volto.
Lui è lì.
Col suo mantello rosso.
La spada sguainata.
Gli occhi iniettati di sangue.
Il viso una maschera di furore e pazzia.
Il Gargoyle di pietra, che di pietra non è, lo scaraventa lontano.
Il lupo mannannaro, che invece di pietra è, lo atterra.
Al mignolino porta un anello di rame, enorme, con una sfera che racchiude un cielo stellato.
Mi guarda, l’uomo lupo, e mi incita a fuggire.
Così scappo.
Risalgo alla luce diurna.
Tutto è colore.
Bianco, azzurro, rosa.
Un auto mi aspetta.
Il Lupo la guida, ma lupo non è.
E’ un uomo.
Mi porta alla casa della nonna di Cappuccetto Rosso.
E lì ritrovo i miei tre fratellini, i tre porcellini che maialini non sono.
Finalmente mi addormento in una camera bianca e lontano sento il mare.

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I messaggeri di Hermes

I messaggeri di Hermes

<< Ecco qua>> dissi appoggiando il cappuccino sul bancone.
<< Grazie >> mi risponde sbadigliando Marc.
<< Non dormi bene ultimamente?>>
<< No sogni strani >>
<< Anch’io … e mi sveglio sempre presto>>
<< Oggi torna la tua amica Simone, vero?>>
<< Si, mi è mancata tantissimo>>
<< Lo sai che non devi…>>
<< Lo so lo so. Non dirò nulla.>>
<< Brava gattina brava>> mi sorride prendendo il suo cappuccino e andando a sedersi ai tavolini di fuori.

<< Simone!!>> le corro incontro e le salto praticamente addosso abbracciandola e respirando il suo profumo vanigliato, che per me significa “casa”.
<< Sei felice che sono tornata eh?>>
<< Non hai idea di come mi sei mancata!>>
<< Che concorrenza spietata>>
Lascio libera Simone dal mio abbraccio per guardare David che ci passa accanto.
<< Cosa intendi dire?>>
<< Beh è difficile per un ragazzo concorrere al tuo affetto se ne dai così tanto a lei>>
<< Simone è la mia famiglia, è tutto quello che ho>>
La mia risposta lo spiazzò del tutto. David rimase lì a bocca aperta per un po’. Poi si riprese e ci sorrise ad entrambe.
<< Ciao famigliola, io vado finalmente a casa!>>
E lo guardammo andare via.
<< Allora? Hai combinato qualcosa con lui?>> aspettai che si fu allontanato abbastanza da non sentirci.
<< Si e no… ti racconterò meglio a casa>>
<< Ah sei la solita! Sempre sulle spine mi lasci!>>
E così dicendo presi una valigia di Simone e ci incamminammo. Non feci in tempo a fare due passi che una mano mi sfiorò il braccio.
<< Ciao Lily>>
<< Ciao Albert >> mi augurai che il tono della mia voce fosse il più possibile normale, tanto da non far trasparire il mio disagio <<E’ andato tutto bene ai Carabi? Non eri su questo pullman, vero? Non ti ho visto scendere>>
<< Si il servizio fotografico è andato bene e no ero su quello dopo>>
Si mise a giocare coi miei capelli e avvicinò pericolosamente il viso al mio.
<< Oggi ti lascio stare. Faccio il bravo ragazzo, ma domani dobbiamo parlare io e te. Ti ricordi Lily?>>
<< Si. A domani>> e mi incamminai dietro Simone sentendomi terribilmente angosciata e preoccupata.

I messaggeri di Hermes

I messaggeri di Hermes

<< Dormigliona io vado in agenzia>>
<< Come? Ma sei tornata ieri>> le risposi sbadigliando.
<< Lo so ma devo sistemare alcune cose, tu vai pomeriggio al lavoro?>>
<< Si. Dalle 14 alle 20>>
<< Allora ci vediamo al bar per le 15>>
<< Ok>>
Ormai sono sveglia, l’unica notte senza sogni e vengo svegliata presto comunque… meglio così, non mi sento più sola.
Mi feci una bella doccia per svegliarmi del tutto e scesi a far colazione.
Fuori il cielo era coperto di nubi.
<< Mi sa che nevicherà>> disse la signora guardando fuori dalla vetrata della sala.
<< Di già? Siamo solo a novembre>>
<< Quelle nubi lì sanno proprio di neve>>
Mi coprii bene, perché faceva freddo, e uscii a fare due compere.
Un rumore di freni alle mie spalle, un brivido lungo la schiena.
<< Ciao>> mi disse Marc mentre si toglieva il casco.
<< Buongiorno, già in giro?>>
<< Sono andato a fare un servizio fotografico presto stamattina e ora sono di ritorno. Senti oggi pranzi con me che ti devo presentare uno del gruppo che non conosci?>>
<< Per me non c’è problema, però inizio il turno alle 14>>
<< Pranzeremo presto. A dopo>> si rimise il casco e partì.
Già a dopo…non mi ha detto dove ci dobbiamo incontrare…

Verso mezzogiorno mi diressi verso l’agenzia di stampa sperando di trovarlo  e infatti fu così. Era lì fuori a chiacchierare con un ragazzo biondo, che non conoscevo.
<< Certo che le donne le sai proprio invitare tu>>
<< Perché mi sono dimenticato di dirti dove ci trovavamo?>>
<< Si >>
<< Beh mi hai trovato lo stesso. >>
Ma sentilo!! Che sbruffone!! Io proprio non lo sopporto.
<< Piacere io sono Seth>> disse il ragazzo allungandomi la mano.
Fu una bella stretta di mano, delicata e calda.
<< Piacere, Lily. Come sei abbronzato>>
<< Ero ai Caraibi con gli altri. Hanno preferito mandare me come fotografo e lasciare qui Marc>>
<< Anche tu un fotografo, lavorate insieme allora>>
<< Si. Anche per l’altro>> e mi strizzò l’occhio.
<< Ho capito >> e gli sorrisi. Mi metteva a mio agio. Sapeva trasmettere tranquillità.
<< Bene le presentazioni sono finite e possiamo andare a mangiare ora. Andiamo alla trattoria di Mary?>>
Potrei definire Seth l’esatto opposto di Marc.
<< Ottima idea. Tu non ci sei ancora stata?>> mi chiese Seth mentre ci incamminavamo.
<< Sinceramente no>>
Pranzammo in un locale tranquillo, così potemmo chiacchierare liberamente senza orecchie indiscrete e raccontai a Seth dei miei primi viaggi e del periodo che avevo trascorso da Anubis. Seth si rivelò un ottimo ascoltatore.

Alle due puntuale ero al bar.

I messaggeri di Hermes

I messaggeri di Hermes

Sono in un palazzo che non conosco e sto scappando perchè tutte le persone vengono prese e “trasformate”.
In pratica gli staccano l’anima per mettergliene dentro una simile a quella degli insetti.
Mi sto nascondendo per non farmi prendere. Sono insieme ad un altra ragazza coi capelli biondi e ricci.
E’ notte e il posto è veramente pieno di questi esseri.
Fuggendo decidiamo di nasconderci nei tubi dell’aerazione dei locali.
Però quegli esseri percepiscono la nostra forza vitale, quindi riescono a trovarci.
La ragazza che è con me viene contaminata subito. Io mi infilo più in fondo al tubo e assisto alla sua contaminazione. Sono terrorizzata e spaventata.  Non riesco a muovermi.
I due che ci hanno preso decidono di divertirsi un po’ e vogliono che sia la ragazza a contaminarmi.
Lei entra nel tubo e mi trascina fuori tenendomi per un piede. Scalcio, lotto, è tutto inutile. Una volta contaminati si diventa molto forti.
Mi sbatte per terra con violenza, mi manca l’aria, cerco qualcosa per difendermi e mi guardo attorno. Sono davanti ad un camino e prendo un legno accatastato per il fuoco.
Abbraccio la ragazza da dietro e me la stringo al petto, prendo il legno e lo configgo nel suo petto divenuto incredibilmente morbido, cercando di farlo arrivare fino al mio. Ho deciso di morire piuttosto che essere trasformata.
Ma non riesco a morire.
Gli esseri a questo punto mi catturano ma non mi trasformano,  mi portano via.
La cosa più triste e dolorosa è che mi portano nel regno delle fate, e lì vedo la distruzione.
Rivedo il regno come lo ricordavo, pieno di fiori, con cascate e le fate ovunque.
Ora è tutto distrutto, passo in mezzo alle macerie e mi fa male il petto… un dolore atroce.
Vedo le fatine sopravvissute che sbirciano ma hanno paura ad uscire.
Vengo trasportata in una specie di lager e sbattuta dentro ad un recinto.
Lì ritrovo i miei genitori, che sono ancora vivi ma apatici, privi di vitalità,  come zombie. Provo a scuoterli, a chiamarli, piango aggrappandomi a loro, ma non serve a nulla. Rimangono fermi a fissare il vuoto.
Mi siedo sconsolata, priva di energie, stanca, sfiduciata e triste. Rimango lì, ferma abbracciandomi le gambe,  a guardare la luna che è diventata brutta, cerchiata di grigio…
Sto andando in depressione, me ne rendo conto, ma non ho la forza di reagire. Per chi? Per che cosa?
Un dolore improvviso  alla gamba.
Non vedo nulla. “Ahi!” ancora! Comprendo che qualcuno cerca di farmi svegliare. Svegliare? Sto sognando?
Qualcosa mi punge il piede. Come dei pizzicotti.

Alla fine mi sveglio dal sogno e mi accorgo che davvero delle manine piccole mi stanno facendo dei pizzicotti.
E che male!
Mi siedo sul letto col cuore che mi martella nelle orecchie e vedo un’ombra piccola che fugge via.
Che mi abbia salvato da quel sogno? Oppure era un sogno anche lei?
Ultimamente non faccio altro che fare sogni davvero strani.
Che ore saranno? Le cinque del mattino!?
Ormai sono sveglia, alziamoci…tanto non mi riaddormenterò.
Finalmente oggi Simone torna a casa e per fortuna è da una settimana che non succedono più cose strane. Mi sembra di aver vissuto solo un sogno. E’ tutto tornato alla normalità, lavoro, casa.
Ma ho vissuto davvero quelle esperienze?
Qualcosa dentro di me è cambiato, lo sento…ma non saprei dire di preciso cosa. Però mi dà la certezza che tutto quello che è accaduto è reale.

I messaggeri di Hermes

I messaggeri di Hermes

Passò una settimana prima che Marc tornasse al bar a fare colazione. Io non avevo più chiesto nulla né ad Elizabeth né a Jemina, però adesso lui era lì davanti a me. Avrei finalmente saputo qualcosa?
<< Ciao … ben tornato, come stai? >> gli porsi il suo cappuccio sfoderando uno dei miei migliori sorrisi.
<< Molto meglio direi >> poi avvicinandosi al mio orecchio sussurrò << dobbiamo parlare, ci vediamo al parchetto finito il tuo turno. Ok?>>
Gli feci cenno di sì con la testa e lo guardai uscire.
Finalmente qualcuno torna a spiegarmi che cosa accade? Speriamo! Ho così tante domande!

Avevo finito il turno, però prima di raggiungerlo decisi di prepararmi un panino, dopotutto erano le 2 del pomeriggio e non avevo ancora pranzato. Mentre lo farcivo pensai che sarebbe stato carino prepararne uno anche per lui.
Arrivai al parchetto e lo vidi seduto su una panchina, osservava il cielo. Si accorse della mia presenza ma non si mosse.
<< Certo che me ne causi di problemi tu…>>
Bel modo di iniziare un discorso..
Cambiò posizione mettendo i gomiti sulle ginocchia e appoggiando il mento nei palmi delle mani, mi fissò in silenzio per un po’. Mi sentii a disagio.
<< Allora non ti siedi? Mica ti mangio>>
Pure avendo dei dubbi su quest’ultima frase, mi siedo.
<< Hai già pranzato ?>>
<< Sinceramente no…>>
<< Allora guarda che brava che è stata la tua “porta guai” che ha fatto due panini invece di uno>> e glielo porsi.
Mi sorrise. Non il solito sorriso da scherno, ma un stupendo sorriso sincero. Di quelli che illuminano il volto, quel tipo di sorriso che solo un bimbo può permettersi di fare. Mi colse alla sprovvista. Sentii le guance infiammarsi e temendo di essere diventata rossa affogai i tumulti del mio cuore nel panino che tenevo in mano.
Mangiammo in silenzio.
Lui tornò a fissare il cielo autunnale e io mi misi a giocare con le foglie cadute.
<< Mi dici che cosa ti è successo? Non mi hanno permesso di venirti a trovare sai?>>
<< Hanno fatto bene >>
Di nuovo il nodo in gola, perché ci rimango così male quando mi escludono?

La mia sofferenza doveva leggersi sul viso perché mi fissò un po’ prima di riprendere a parlare.
<< Non fraintendere. Saresti stata male anche tu, e io non ti avevo ancora raccontato tutto. Sono io che non ti ho voluto. Ho chiesto espressamente di non vederti. Ma per il tuo bene>>
Sospirò e fissò la foglia che tenevo in mano.
<< La verità è che io ho iniziato la trasformazione>>
<< Cosa intendi per “trasformazione”?>>
<< Il motivo per cui non sei rimasta qui al villaggio con noi sono “io”, o meglio:”siamo noi due insieme”. Il padre di Anubis aveva previsto che le nostre energie si sarebbero risvegliate con la pubertà e che noi due avremmo subito anche delle trasformazioni fisiche, ma questo sarebbe avvenuto solo se fossimo rimasti insieme. Perciò hanno deciso di separarci, tu avevi una zia che poteva occuparsi di te e ti diedero in affidamento a lei. Io non avevo più nessuno in vita, e rimasi qui. Non potevamo vivere vicini, se la trasformazione fosse iniziata troppo presto avremmo subito uno shock elevato, che non saremmo stati in grado di riassorbire. Ora siamo adulti e possiamo sopportare.>>
<< Confesso che mi fai paura>> mi era venuta la pelle d’oca.
<< Mi spiace. Io non ti volevo per questo>> lo disse con sincerità, senza astio, ma mi ferì lo stesso.
<< Ma ormai ci sono dentro e devo continuare, giusto?>>
<< Se non te la senti….>>
Lasciai libera la foglia. La osservai cadere e rimasi a fissarla. Avevo davvero paura. Trasformazione? In cosa mi sarei trasformata? Che voleva dire “modifiche anche nel fisico”? I dubbi erano tanti però qualcosa dentro di me diceva “è la tua vita”, non si può fuggire in eterno da se stessi.
Lo guardai negli occhi castani.
<< Ma i tuoi occhi sono castani o blu? >>
<< Castani quando sono normale, blu quando valico la soglia delle dimensioni>>
<< Questo significa “trasformazione”? Non credo che siano solo gli occhi a cambiare vero?>>
<< Già… in pratica il tuo corpo subisce delle modifiche sostanziali, prende la forma di quello che eri “prima”. Cioè  la forma che hai assunto la prima volta che ti sei incarnata in questa dimensione. Però accade solo nei viaggi. Qui sei normale….e oltretutto capita solo a noi due>>
Reincarnazioni, mutazioni, tutto questo è davvero assurdo!
<< Perché siamo stati concepiti “là”?>>
<< Si credo che sia per questo.>>
<< Io ho un sacco di domande… e voglio delle risposte>>
<< Dozineth ti risponderà a tutto…o quasi>>
<< Posso andare da lui?>>
<< Certo casa sua è sempre aperta per noi>>
Mi alzai dalla panchina e mi stirai la schiena.
<< Bene. Perché la mia curiosità è troppa…>>
<< Vuoi dire che vuoi continuare?>>
<< Si>>
Sorrise e nei suoi occhi lessi gratitudine e un senso di sollievo.
<<Perfetto! Allora stasera ti passo a prendere in moto. Faremo il nostro primo viaggio>>
<< Viaggio…quel viaggio?>>
<< Certo>> e stavolta il suo sorriso fu tagliente come un rasoio.

I Messaggeri di Hermes

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Qualcuno bussa alla porta della mia camera.
<<Lily? Lily sei sveglia? Sono Jemina>>
<<Si si… arrivo>> Questi sogni assurdi mi stancano, fatico a svegliarmi al mattino, è come se viaggiassi in chissà quali mondi.
<< Come mai sei venuta a prendermi? >>chiusi la porta e mi incamminai con lei verso il bar.
<< Elizabeth mi ha chiesto di controllare se stavi bene, dopo quanto successo ieri eravamo un po’ preoccupati>>
<< Grazie. A parte i sogni sto benissimo>>

La mattinata passò come se non fosse successo nulla. Nessuno parlò dell’incontro della sera prima e Marc non si fece nemmeno vedere a colazione.
Terminai il mio turno nel primo pomeriggio e passai il resto della giornata in camera a leggere il diario di mio padre.
Fuori pioveva, ormai l’autunno aveva scacciato l’estate.
Verso sera decisi di concedermi una passeggiata e approfittai del cielo divenuto nuovamente limpido.
Stavo camminando senza meta, respirando l’aria fresca, quando incontrai Elizabeth in piazza.
<<Ciao>>
<< Ciao Lily, tutto bene?>>
<< Si , perché me lo chiedete in continuazione?>>
<< Marc non sta bene, e volevo sapere se tu hai avuto qualche problema dopo quello che è successo…>>
<< No io sto benissimo. Ma come “non sta bene”? Cosa gli è successo?>>
<< Niente di grave, non preoccuparti. Ora sto andando a dare il cambio a Jemina>>
<< Scusa dici che non è niente di grave e fate i turni per non lasciarlo solo?>>
Non mi rispose.
<< Vengo anch’io a trovarlo>>
<< No è meglio che tu non lo veda finchè non sarà guarito>>
<< Ah! Va bene… allora ciao, non ti trattengo oltre>>
Ci rimasi male, molto male per quella frase. La guardai dirigersi verso la redazione con un nodo in gola.
Mi dicono che sono una di loro, che mi stavano aspettando…e poi mi trattano così?
Ok che non sarò simpatica a Marc però mi sembrava educato andarlo a trovare… oh come mi manca Simone. Mi sento così sola.

<< Come sta?>>
<< Oh Elisabeth ben arrivata. Lo abbiamo dovuto legare, soffre molto. Non pensavo che subisse la trasformazione già dal primo viaggio di Lilith.>>
<< Nemmeno noi lo pensavamo. Oltretutto lei non ha ancora niente>>

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I messaggeri di Hermes

<<… mio >>
<<mmmmh….>> mi rigirai nel letto.
<<… demonio>>
<<Chi è!>> aprì gli occhi di scatto e mi misi a sedere sul letto. La stanza era buia ma nell’oscurità riuscivo a distinguere i contorni di una figura ai piedi del letto. Due occhi brillavano al buio.
<<Mio piccolo demonio come stai?>> disse una voce.
Non riuscivo più a respirare. La figura si mosse e riuscii a distinguere due strane forme nere accanto alla testa.
Poi di colpo svanì tutto.
Un gufo fuori dalla finestra cantò.
Presi coraggio e accesi la luce. La camera era deserta.

<<Lily stai attenta! La panna sta uscendo!>>
<<Oh scusa!>>
Elizabeth pulì subito la panna sbordata.
<<Scusami ma in queste notti non dormo troppo bene. Faccio dei sogni così vividi>>
Jemina prese i caffé che avevo preparato e li servì ai tavoli.
Fuori pioveva.
Da quel giorno a Pisa non avevo avuto il coraggio di parlare di quello che era accaduto con Elizabeth. Nemmeno lei aveva cercato di parlarne con me.
<<Che sogni fai?>> mi chiese.
<<Sempre lo stesso incubo. Dove una strana creatura mi chiama “mio demonio”>>
<<E che c’è di strano? A me sembra proprio azzeccato>>
Ecco l’antipatico Marc!
<<Un cappuccio demone… grazie…>>
Come lo detesto! In testa gli darei il cappuccio!!!
<<Dai non fare quella faccia. Non è negativo l’appellativo di demonio. Deriva dal greco daimon e indica uno spirito interposto fra il mondo divino e quello delle esperienze sensibili, il paranormale.>>
<<Ma allora non indica qualcosa di negativo?>> gli servii il cappuccio con la spolveratina di cacao, come chiedeva sempre.
<<No sono stupide superstizioni>>
Un cliente entrò nel bar.
<<Incredibile>> dissi avvicinando il mio viso a quello di Marc <<Io ti credevo solo uno stupido fotografo>> e mi diressi verso il nuovo arrivato con un caffé e una brioches.

Jemina si avvicinò a Marc e iniziò a parlargli sottovoce.
Da dove mi trovavo non potevo sentire nulla. Mi avvicinai un po’ fingendo di pulire il bancone e percepii solo qualche frase.
<<Perché Anubis è andato da lei?>> chiese Jemina.
<<Non lo so. Indagherò.>> rispose lui finendo il cappuccio <<Ci vediamo stasera alla villa>> e così dicendo uscì dal bar.
Bene stasera ci sarò anch’io alla villa.

Altalena

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<<Quel cafone!>> urlai  sbattendo la porta della camera.
<<Ma cosa ti è successo?>> mi chiese Simone.
<<Niente… ma tu che ci fai a casa?>>
<<Stamattina ci hanno detto che dobbiamo fare un servizio fotografico ai Caraibi! Ci pensi? Staremo via per un mese!>> sorridendo continuò a preparare la valigia.
<<Ah…>> mi sedetti sul letto a osservarla.
<<Che c’è?>> si fermò a guardarmi.
<<Mi sentirò sola>>
<<Oh Lily!>> mi abbracciò <<Ti telefonerò quasi tutti i giorni e ti porterò un bel regalo!>>

<<Sei sicura di aver preso tutto?>>
<<Si almeno credo>>
<<Lily?>> Albert mi raggiunse e mi passò il braccio dietro al collo. <<Prima di partire volevo dirti una cosa… in privato>>
Eravamo alla fermata dell’autobus dal quale tre mesi fa io e Simone eravamo scese per iniziare la nostra nuova vita.
Mi incamminai verso il giardinetto vicino alla fermata e mi sedetti su un’altalena.
Albert era in piedi accanto a me e osservava la via, per vedere se arrivava l’autobus che li avrebbe portati all’aeroporto.
Iniziai a dondolarmi lentamente. Giocai un po’ con le prime foglie cadute, ormai eravamo quasi in autunno.
<<Lily>> Albert si mise davanti a me obbligandomi a guardarlo negli occhi. <<Non so se te ne sei accorta e preferisci far finta di niente o… non so nemmeno io cosa pensare… ma vedi io mi sono innamorato di te. No aspetta! Non rispondermi subito. Preferisco che tu ci pensi seriamente in questo periodo che sarò lontano. Pensaci seriamente perché io per te abbandonerei tutto quanto, rinuncerei anche a diventare famoso.>>
In lontananza si sentì il motore dell’autobus che si avvicinava.
<<Promettimi che ci penserai>> Albert si inginocchiò davanti a me e mi mise le mani sulle ginocchia.
<<Ci penserò… e ti darò una risposta>>
Albert nell’alzarsi mi diede un leggero bacio sulle labbra.

Poco distante Marc aveva ascoltato il loro discorso, Donzineth gli era accanto.
<<Perché li mandi ai Caraibi?>>
<<Perché così potrai parlare tranquillamente con lei, visto che è sotto la tua tutela>>
<<Io non la voglio tra i piedi>>
<<Marc smettila! Ora lei deve sapere la verità. Non possiamo più tacere.>>

villetta_bianca

I messaggeri di Hermes

<<Lily? Lily sei in casa?>> Albert stava bussando alla mia porta.
<<Entra è aperta>> gli risposi distrattamente.
Ero sul balcone, in pantaloncini e top, fissavo il giardino della villa.
<<Ciao>> Albert mi fu accanto <<Sei strana oggi. La signora della pensione mi ha detto che non sei scesa a fare colazione. E’ successo qualcosa ieri sera?>>
<<Come sta Elizabeth?>>
<<Bene. Aveva solo un braccio rotto. Il viaggio a Pisa come è andato? Tutto bene?>>
Mi voltai sorridendogli e l’abbracciai dalla gioia.
<<Allora non era un sogno!>>
<<Lily ma ti senti bene? Vuoi dirmi cosa è successo?>> adesso si stava preoccupando.
<<Di tutto. Il pacco l’ho consegnato. Sai che a Pisa ho trovato Marc? Il tipo della redazione, credo che mi abbia accompagnato a casa lui>>
<<Che significa “credo”?>> ora era seriamente preoccupato.
<<Significa che non mi ricordo come sono tornata>>
<<Cosa!? Non è che ti hanno somministrato qualche droga?>> e così dicendo mi guardò gli occhi e le braccia.
<<No non credo proprio. Mi ricordo di essere svenuta>>
<<Come sei svenuta!? Ma adesso come stai?>>
<<Sto bene sto bene!>>
Rientrai in camera seguita da Albert.
<<Sai dove abita Elizabeth? Voglio andarla a trovare>>
<<Certo ti accompagno. E strada facendo mi racconti un po’ di cose.>>

Albert mi accompagnò fino alla casa di Elizabeth ma fu costretto da un impegno di lavoro improvviso a lasciarmi sola.
La casa era naturalmente bianca, possedeva un giardino orientale con tanto di vasca con le carpe e canne di bambù.
Il cancelletto era aperto, entrai e suonai il campanello.
Sentii qualcuno che si muoveva all’interno, il rumore di una sedia spostata. La porta venne aperta e mi ritrovai davanti un ragazzo in maglietta azzurra e jeans.
<<E tu cosa fai qui?>>
Allora sa fare solo questo genere di domande? E che TU cosa ci fa qui Marc?
<<Sono venuta a trovare Elizabeth>>
<<Non sono affari tuoi>>
Cosa!? Ma come si permette questo cafone!! Ispira ed espira. Calmati.
<<Visto che si è fatta male e mi ha chiesto un favore la cosa mi riguarda>>
<<E’ meglio che tu te ne vada.>>
<<Incredibile! Adesso me ne devo andare? La cosa non mi riguarda!? Ma se mi ha spedito fino a Pisa!! Vi vado bene per fare i vostri porci comodi e stop eh!?>> ok avevo perso definitivamente la pazienza.
<<Smettila!>> urlò Marc
Mi fermai di colpo, con le lacrime agli occhi, lacrime di rabbia e frustrazione.
<<Credimi>> il suo tono divenne all’improvviso dolce <<Per il tuo bene è meglio che ti dimentichi tutto quanto>> così dicendo mi chiuse la porta sul naso.

<<Marc?>>
<<Elizabeth è meglio che torni a letto. Non stai ancora bene>>
<<Ma Marc perché la tratti così? Lei ha diritto di sapere la verità>>
<<Non voglio che lei sappia>>
<<Non possiamo mentirgli ancora, prima o poi lo scoprirà da sola chi è>>
<<La decisione aspetta solo a me… solo a me>>

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