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Sabbath il Creatore

I Messaggeri di Hermes

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Mi muovo…ma perchè mi muovo?
E poi..ma cos’ho? Io penso…
Perchè continuo a seguire loro? Perchè nessuno di loro mi vede?
E chi sono loro?
Perchè continuo a muovermi in cerchio?
Mi fermo.
Cos’è quella luce?
E lui chi è?
Mi guarda…mi sorride… mi attrae..
“Vieni”

E’ caldo qui, c’è luce… e poi mi sento.
Che strana sensazione…ma cosa sono le sensazioni?
Una luce abbagliante…
Io ero lì dentro? E’ un uovo, ma se lo tocco non è solido…
Ma cosa significa toccare? E solido?
Cos’è questa cosa?
Cosa sono queste cose lunghe? Sono parte di me?
Non capisco…
“Sono dita”
La stessa voce.
Mi volto… voltarmi? Io sono confusa…
“Ti ho dato un corpo. Vieni piccola ora ti mostro che cosa sei diventata”
Mi guardo. Questo è un corpo?
Sono simile a lui, però in qualcosa sono diversa…
“Tu sei femminile, io maschile”
Lo guardo… ora non sono più quella di prima…ma cos’ero prima? E cosa sono adesso?

Buio.

“Lilith vieni, guarda che bel fiore”
Ho imparato a camminare, è passato del tempo. Così mi ha detto lui. Ma questo concetto di “Tempo” non riesco a comprenderlo.
Ho capito che sono un essere femminile, il suo opposto.
Lui è maschile.
“Vieni Lilith, vieni…ti piace?”
Non capisco ancora cosa intende per “piacere”… io lo seguo perchè lui è il mio creatore…io non so cosa sono nè chi sono…

Buio.

<< Perchè fai tutte queste cose? Questi fiori, come li chiami>>
<< Perchè servono al popolo laggiù Lilith>>
<< Chi è il popolo?>>
<< Sono delle persone che vivono giù dal monte. Hanno bisogno di questi fiori per sopravvivere>>
<< Ci sono altre persone? E come sono? Come me o come te?>>
<< Lilith tu sei come me>>
<< No. Tu fai cose, tu capisci, sai tutto. Io non so niente e non ho poteri come te>>
<< Lilith tu sei più simile a me di quanto tu creda >>

Buio.

<< Voglio andare >>
<< Vuoi entrare nel ciclo delle vite?>>
<< Si. Voglio imparare >>
<< Ma Lilith puoi imparare anche se rimani con me >>
<< No. Sono troppo inferiore a te. Ho bisogno di capire. Lasciami andare>>
<< Oh Lilith che sofferenza… mi lasci >>

Apro gli occhi. Sono nel mio letto. Ho ricordato…. ho ricordato… Sabbath quanto male ti ho fatto!
Piango un po’ stringendo Sfera a me.

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La nuova dimensione

I messaggeri di Hermes

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<< Oh mia piccola Lilith, mio piccolo e delicato fiore del deserto, non sai come sono felice di poterti riabbracciare sapendo che stai bene>> mi disse Sabbath mentre mi baciava su entrambe le guance e mi stringeva in un abbraccio. Ero sempre a disagio in sua presenza, capivo che lui mi conosceva nel profondo avendo vissuto con me in una delle mie vite precedenti, ma io non ricordavo nulla. Oltretutto non ricambiavo i suoi sentimenti, almeno non con la stessa intensità. Gli ero affezionata, come se facesse parte della mia famiglia, ma nulla più.
<< Grazie per avermi mandato i fiori>> gli risposi con un sorriso forzato divincolandomi dal suo abbraccio.
Ci trovavamo nella sua dimensione perché aveva scoperto la nascita di un nuovo mondo. Dozineth, visto che mi ero ripresa e la missione sembrava tranquilla, aveva deciso di mandarmi in esplorazione con Pan e Bast, la figlia di Anubis.
<<Quindi siamo i primi ad entrare in contatto con gli abitanti. Dovremo scegliere un contatto>> fece presente Bast con la sua voce vellutata e i suoi stupendi occhi da felino.
Eravamo nella casa-roccia di Sabbath e stavamo guardando la piantina del luogo che lui aveva già redatto. Su di essa vi erano dei cerchietti colorati. Mi spiegò che corrispondevano ai passaggi sicuri tra le dimensioni.

Il cerchietto rosso indicava la nostra dimensione, quello giallo la sua. Mi misi a leggere le note, che stranamente erano state scritte nella mia lingua, sul bordo della pergamena. Dunque se partivo dal parchetto mi sarei trovata in acqua. Interessante e…umido!
Questo lavoro di analisi era molto utile, se per caso si sbagliava luogo di partenza si poteva finire in un vulcano o in un precipizio… entrambe le possibilità non erano allettanti.
<< Bene>> disse Bast << Se partiamo da qui ci verremmo a trovare…. ma Sabbath!? In questa dimensione c’è solo acqua?>>
La fissai incuriosita sentendo che soffiava proprio come un gatto, certo che non doveva esser la sua dimensione preferita.
<< Infatti>> affermò lui
<< Quindi dovremmo tuffarci in un oceano infinito?>> chiesi dubbiosa, nemmeno a me piaceva l’idea di nuotare in un mare sconosciuto e abitato da creature mai viste prima.
<< Io vi consiglierei questo: Pan e Bast dovranno per forza finire in acqua, ma viste le tue ali tu potresti sorvolarle e analizzare la zona dall’alto>>
<< A questo punto non mi converrebbe andare da sola? Non fraintendetemi ma il pensiero di saperle in quelle acque non mi tranquillizza>> mi sfregai una mano sul braccio sentendo un brivido freddo percorrermi.
<< No, è meglio se andate insieme. Prima di tutto non conosciamo gli abitanti e magari potresti spaventarli volando. Mentre Pan e Bast, in acqua come loro, potrebbero aver più possibilità di contattarli senza sconvolgerli>>
Avevo pensato solo ai miei timori, senza prendere in considerazione il fatto che noi eravamo creature di altre dimensioni che sarebbero apparse dal nulla davanti ad esseri che non sapevano della nostra esistenza. Che reazione avrebbero avuto? Se io assumessi l’aspetto della trasformazione in pieno centro di una città terrestre, come reagirebbero le persone?
<< Dunque non abbiamo altra scelta>> concordai con lui a malavoglia.
<< Direi di no>>
<< Va bene Lily, dai andiamo >> Bast mi toccò la spalla soffiando di nuovo stizzita. La guardai e le feci cenno di sì con la testa. Non ero sicura di riuscire a parlare senza ridere delle sue reazioni tipicamente feline.

I messaggeri di Hermes

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Vidi sfumare l’immagine di Sabbath mentre tornavamo indietro nel nostro mondo. Ci ritrovammo nel giardino di Dozineth sotto un temporale.
<< La neve è diventata acqua>> dissi
<< Abbiamo risolto anche questo problema>> Marc alzò il viso al cielo per lavarsi la faccia dalla sabbia che lo ricopriva. Io rimasi a fissarlo come un’ebete per qualche secondo, prima di accorgermi di quello che stavo facendo.
<< E’ rimasta una sfera con le ali, che faccio?>>
<< Devi pensare ad un gatto, lui capirà e ne prenderà la forma>> mi suggerì Dozineth.
Non so perché ma pensai al gatto della mia infanzia e magicamente me lo ritrovai tra le braccia.
<< Un bel gatto nero…>> Jemina gli accarezzò la testa.
<< Bene ora possiamo tornare a casa>> mi disse Marc aprendo il cancelletto.
<< Ma Elizabeth e Jemina?>>
<< Rimaniamo qui ancora un po’, giusto per controllare la ferita di Jemina>>
Le salutai e uscìì in strada. Marc era fermo sul marciapiede e guardava verso la mia pensione.
<< Cosa c’è?>> chiesi stringendo il gattino.
Ma capii da sola cosa lo aveva bloccato. Albert ci stava venendo incontro e la sua faccia era una maschera di rabbia.
<< Io non so cosa è accaduto tra di voi mentre ero ai Caraibi. Ma sappi una cosa Marc: io non rinuncerò facilmente a lei>>
<< Fai come credi. Ma puoi dormire sonni tranquilli perché tra di noi non è successo niente>>
Così dicendo Marc si incamminò verso casa senza nemmeno salutarmi. Le sue parole mi fecero male, il dolore fu così acuto che non mi accorsi nemmeno che Albert se ne era andato.
Rimasi lì sotto la pioggia un po’ prima di ricordarmi che avevo un corpo e che lo sapevo muovere,  risalii in camera. Per fortuna Simone era già tornata.
<< Cosa ti è successo? Anzi no…aspetta. Prima vai a farti una doccia, poi mi racconti tutto. Io scendo nella cucina della pensione a prendere un po’ di latte per il nostro nuovo convivente>> adoravo Simone.

<< … ma quando lui gli ha risposto così…io… >>
Avevo raccontato a Simone cosa era successo al parco con Albert e poi davanti alla nostra pensione, tralasciando ovviamente il viaggio. Nel racconto Marc mi era venuto a prendere perché Jemina si era ferita ad un gamba, dopotutto questo era vero…
<< Insomma mia cara ti sei innamorata>>
<< Cosa!?>>
<< Oh cielo Lily! Si vede lontano un miglio che sei cotta di Marc! Dai al bar quando Albert ti ha preso la mano tu non hai guardato lui, hai cercato Marc con lo sguardo!>>
<< Mi hai visto allora….>>
<< Cosa credi che non ti conosca? Mi ero accorta già del tuo interesse per lui durante le telefonate quando ero via. Per questo non mi sono stupita quando non avevi pensato alla proposta di Albert>>
Rimasi in silenzio a riflettere, in effetti quando ero con lui mi batteva forte il cuore ed ero sempre emozionantissima…
<< Mi sono presa una bella cotta…questo è vero. Ma non so se è amore>>
<< C’è sempre un inizio in tutte le storie>>

I messaggeri di Hermes

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<< E così sei tornata piccola Lilith. Sei bella come allora, così sensuale…>>
La sua voce era calda, con un timbro molto basso.
Le sue parole mi fecero arrossire. Sensuale? Con questo aspetto assurdo?
<< Come sono tornata?>> chiesi
<< Che peccato non ricordi ancora >> mi rispose.
<< Ora possiamo riprendere la missione >> era la voce di Marc, era una mia impressione o sembrava un po’ fredda?
<< Si scusate >> Sabbath si avvicinò a Marc e si fissarono per qualche secondo negli occhi.  A vederli dava l’impressione che avessero dei vecchi rancori in sospeso.
Elizabeth mi venne vicino e mi sussurrò << Tutto bene?>>
<< Si… non so perché ma ora che mi sono vista mi sento bene, non ho più paura…è come se sapessi di essere così da sempre…non so spiegarmi>> come sono confusa.
<< Non ti preoccupare, per noi l’importante è che tu sia riuscita ad accettarti. Avevamo così paura piccola>>
Le strinsi forte la mano, quelle parole mi avevano fatto sentire bene. Per la prima volta c’era qualcun altro oltre Simone che si preoccupava di me. Era una bella sensazione e mi cullai in questo sentimento un po’ prima di seguire i loro discorsi.
<<… siamo riusciti ad appurare che l’anomalia giunge da qui >> Sabbath stava segnando un punto su una mappa posta sull’unico tavolo della grande sala, Marc annuì con la testa.
<< Noi non siamo potute salire, non abbiamo ali e non si riesce nemmeno ad arrampicarsi su quella roccia. Jemina si è appunto ferita una gamba nel tentativo>>
Non mi ero accorta della sua gamba bendata. ero così presa dalla mia trasformazione.
<< A questo punto non ci rimane altro da fare che volare lassù, andiamo Lilith?>>
Marc mi guardò negli occhi.
<< Volare?>>
<< Beh mica le hai per bellezza quelle ali>> e così dicendo Marc mi fece un pizzicotto sull’ala.
<< Ahi!>>
<< Vedi sono parte di te, pensa di volare, spalancale e lascia che sia l’istinto a guidarti. Vieni>> mi allungò la mano.
Rimasi lì a fissarlo, era un’immagine stupenda:  con le sue ali aperte tendeva la mano verso di me e dietro di lui la luce che entrava dalla finestra lo illuminava. Sembrava davvero un angelo.
Rapita da quella visione gli presi la mano senza pensare e ci dirigemmo sul balcone.
<< Forza>> mi disse prendendo entrambe le mie mani tra le sue. Solo quel contatto fece alzare in volo una moltitudine di farfalle nel mio stomaco. Dovevo concentrarmi, si, lo sapevo. Ma era così difficile presa com’ero da tutte queste emozioni.
Chiusi gli occhi, cercai di non farmi distrarre da quello che mi accadeva intorno, e pensai alla mia immagine che si alzava in volo. Poi sentii l’aria che mi spostava i capelli. Aprii gli occhi e stavo volando!!
<< Ma…sto volando? E’ davvero così semplice?>>
<< L’istinto è un gran cosa >>
Mi accorsi che lui non mi aveva ancora lasciato le mani. Rimanemmo sospesi in aria per un po’, tanto da farmi acquisire più fiducia in me stessa. Poi mi lasciò le mani e mi fece segno di seguirlo. Fu come imparare a camminare. Naturale, immediato.

I Messaggeri di Hermes

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Arrivammo nel punto segnato sulla mappa e atterrammo su una strana roccia quasi cilindrica.
Non c’era niente.
<< Marc io non vedo nulla>>
<< Nemmeno io. Aspettiamo un po’>>
Rimanemmo lì a guardarci intorno, il panorama era stupendo.
La sabbia aveva riflessi rossi e il cielo stava colorandosi di arancione. I soli tramontavano. In lontananza l’azzurro del mare aveva lasciato posto al viola.
<< Ci conviene tornare. Qui non c’è nulla>>
Seguii Marc in volo e ci dirigemmo verso la città. Sotto di noi solo sabbia. Poi qualcosa attirò la mia attenzione e mi fermai. Improvvisamente persi il controllo delle mie ali e iniziai a cadere. Non avevo paura, non tentai nemmeno di urlare. Qualcosa mi stava attirando e mi sentivo tranquilla.
<< Ma cos’hai!>> la voce di Marc mi svegliò di soprassalto e mi ritrovai tra le sue braccia, avevi gli occhi spalancati dallo stupore, o forse dallo spavento. Pensandoci bene mi aveva visto precipitare a terra. Ero senza ali, ecco perché non riuscivo a controllarle. Non ero più trasformata, ero “normale”.
<< Qualcosa laggiù mi chiama>> e gli indicai un luccichio nella sabbia.
<<Andiamo a vedere>>
Atterriamo lì vicino, quello che avevo visto dall’alto risultò essere una sfera luminosa.
Mi avvicinai e mi accorsi che la sfera aveva due ali luminose.
<< Che cos’è?>>
<< Incredibile! Non ne avevo mai vista una>>
<< Marc? Di cosa parli?>>
<< Questa che vedi è un’anima che non ha subito ancora un’incarnazione>>
<< Una cosa?>>
<< E’ un bimbo non ancora nato. Ma non capisco cosa fa qui… non ha senso>>
<< Magari è lui il frutto dell’anomalia. E’ solo un bimbo?>>
Mi avvicinai e la toccai, la sfera si illuminò un pochino e poi torno a brillare come prima.
<< Ma cos’ha? Sta male? >>
<< Credo di si. Non dovrebbe trovarsi qui. Andiamo. La portiamo da Dozineth, questa cosa va capita. Torniamo dagli altri>>
Presi in braccio la sfera, aveva consistenza. Le ali erano come quelle di Marc mentre il corpo, quello che emetteva luce, era gelatinoso.
Mi concentrai e riuscì a trasformarmi di nuovo, spalancai le mie ali e seguii Marc nel cielo.

<< Un non incarnato… e chi l’avrebbe detto>> Sabbath stava accarezzando la piccola sfera di luce che nel frattempo si era ripresa e volava intorno a tutti incuriosita.
<< Era lui l’anomalia dunque >> Elizabeth la toccò.
Eravamo tutti affascinati dalla sua presenza.
<< Cosa facciamo ora con lui?>> Marc guardò Dozineth che ci aveva raggiunto.
<< Secondo me è meglio dire: cosa vuole fare lui >> lo corresse Sabbath.
<< Ha ragione. Probabilmente non è ancora il suo tempo per incarnasi, ma ha voluto lo stesso acquisire conoscenza ed è partito per questo viaggio. Piccolino che cosa vuoi fare? Tornare e attendere o preferisci seguire uno di noi?>>
<< In che senso “seguire” Dozineth?>> chiese Jemina.
<< Spesso capita che le anime non incarnate decidano di seguire una persona per acquisire da questa della conoscenza prima di incarnarsi>>
<< Ma fino ad ora non ci è mai successa una cosa del genere>> disse Elizabeth.
<< Perché voi non avete ricordi delle vostre vite precedenti. Io che vivo qui da moltissime vostre incarnazioni, ricordo benissimo che una cosa del genere è già accaduta, diverse volte>> Sabbath si fermò a fissarmi.<< E’ perché lei è tornata >> e mi indicò.
<< Io? !>> possibile che tutto dipende da me?
<< Oh mia piccola Lilith, tu non possiedi ancora i tuoi vecchi ricordi, ma ogni volta che rinasci una di queste piccole anime decide di seguirti >>
<< Quindi vorresti dire che se la deve portare a casa? E dove la tiene? Come spiega la sua presenza?>>
<< Marc, le anime non incarnate possono assumere l’aspetto che vogliono. E’ solo un’illusione, però è utile.. che ne direste di portar a casa un bel gattino? >>
<< Non mi sembra giusto che siamo noi a decidere per lei. Non ci ha ancora detto che vuole fare. Dimmi piccola vuoi venire con noi o tornare a casa?>> Non passò nemmeno un secondo da quando terminai di pronunciare quella frase che la sfera mi venne in braccio.
<< Direi che ha scelto >> Mi sorrise Sabbath. Quanto mi era familiare quel viso. Non era possibile che ci fossimo conosciuti a qualche festa o alla fermato dell’autobus. No di certo. Eppure … era una sensazione così forte.
<< Va bene verrai a casa con me. Ma non creerà problemi nel nostro mondo la sua presenza?>>
<< No stai tranquilla, qui era triste e ha causato problemi per quello>>

I messaggeri di Hermes

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Corsi ancora qualche passo sulla sabbia prima di fermarmi ad osservare dove eravamo finiti.
Era una spiaggia immensa, nel cielo vi stavano 3 soli: uno grande come il nostro e due piccolini. Faceva veramente caldo. Sentii Marc lasciarmi la mano e mi accorsi solo in quel momento che gliela stavo stringendo ancora. Mi sentii avvampare.
Non avendo il coraggio di guardarlo fissai le mie mani e mi accorsi che c’era qualcosa di strano.
Le braccia erano scoperte, e io prima indossavo la giacca.
Mi guardai i piedi e vidi due zampe..zampe? Come quelle di una pantera!
Mi girai di scatto verso Marc e presi con le mie mani la sua maglietta.
<< Cosa sono! Marc cosa sono?>>
Ero in panico, tremavo …avevo così paura.
<< Partiamo da un piccolo dettaglio: qui hai gli occhi gialli, con le pupille simili a quelle dei gatti>>
<< Marc ho le zampe al posto dei piedi!>> sentii qualcosa sfiorarmi il braccio
<< …e ho una coda!! Marc!!>> scoppiai a piangere, con grossi singhiozzi come non facevo da anni.
<< Calmati piccola calmati >> Marc mi abbracciò a sé e mi cullò un po’ finchè non smisi di singhiozzare e tremare, ma le lacrime non si fermavano.
<< Mi dispiace interrompervi ma dobbiamo andare>>
Conoscevo questa voce.
<< Elizabeth…>>
Lei era normale, nessuna trasformazione.
<< Lily …>> Marc cercò il mio sguardo << Se vuoi puoi anche assumere le tue sembianze normali, basta solo concentrarti un po’. Guarda me: ora ho le ali… ora no>>
<< Ho capito. Ma voglio vedere cosa sono>>
Avevo ritrovato il controllo di me stessa.
<< Perfetto. Allora andiamo, sicuramente nelle città-grotta di Sabbath ci sarà uno specchio>>
Mi incamminai con loro verso delle rocce che vedevo in lontananza. Cercavo di non pensare a ciò che ero diventata, così iniziai a fare domande sulla missione.
<< Ma che è successo?>>
Fu Elizabeth a rispondermi.
<< Qui siamo nella dimensione 4, quella della sabbia. Come avrai notato fin dove si posa il tuo sguardo c’è roccia e sabbia. Gli abitanti di questo mondo assomigliano ai beduini del nostro, vivono in costruzioni scavate nella pietra. E in questo periodo di solito si nascondono in caverne predisposte ad affrontare la tempesta di sabbia rossa, che distrugge tutto quello che incontra.>>
<< Però stavolta la tempesta non è arrivata, e questo ha influito anche nel nostro mondo. Hai visto come nevica?>> continuò Marc.
<<  E questo è causato da qualche oggetto?>>
<< Pensiamo di si, ma non siamo riusciti ad identificare bene dove si trova. Per questo abbiamo deciso di portare te con noi. Magari tu e Marc potete rilevarlo più facilmente di me e Jemina>>
<< C’è anche Jemina?>>
<< Si è con Sabbath ora, ci stanno aspettando>>
Involontariamente mossi qualche muscolo della mia schiena e sentii qualcosa di grosso spostarsi. Mi girai per vedere ma non scorsi nulla. Cercai di muovere ancora i muscoli della schiena e senza capire bene come spalancai due ali.
Mi ritrovai a fissarle con la bocca aperta.
<< E tu che invidiavi le mie alette da piccione>>
<< Ma… Marc sono ali di… cioè non sono come le tue…sembrano>>
<< Quelle di un drago>> continuò lui << e se vuoi saperlo le orecchie da gatto non le hai >>
<< Mi sento così confusa>>

I Messaggeri di Hermes

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<< Marc! Lily!!>> era la voce di Jemina che ci stava salutando dal balcone di una casa scavata nella roccia. Anzi c’era un intero villaggio costruito così. Accanto a lei vi era un uomo alto, coi capelli scuri.
Entrammo nella costruzione e delle persone ci vennero incontro, si inchinarono per salutarci. Noi facemmo lo stesso. Mi ricordavano i beduini, proprio come aveva detto Elizabeth. Iniziammo a salire delle scale e ci trovammo in una stanza luminosa.
Al centro vi era un tavolo rotondo, c’erano tappeti ovunque e arazzi sui muri. E molti cuscini per terra. Non esistevano sedie né divani.
Jemina mi venne incontro e mi abbracciò.
<< E così questa è la tua trasformazione>>
<< Scusa Sabbath se mi permetto di interrompere un secondo la missione, ma non potresti darle il tempo di vedersi allo specchio?>>
Fu Marc a parlare, le sue parole mi fecero immensamente piacere. Ma quando Sabbath scostò un tappeto appeso al muro, e vidi la mia immagine riflessa in una parete di specchi, rimasi sconvolta.
Il mio corpo era della stessa dimensione di prima, ma al posto dei piedi avevo due zampe identiche a quelle di una pantera, nere. Tale “modifica” giungeva fino appena sopra il mio ginocchio. Mi toccai la pelle ed era ricoperta di peli di animale, morbidi come seta. Al posto dei jeans avevo dei pantaloncini neri cortissimi che sembravano continuare il disegno delle mie zampe, ma per fortuna erano di stoffa. Avevo una coda lunghissima e due ali viola scuro, come quelle dei draghi dei film fantasy.
Non indossavo più il maglione ma un top nero, della stessa stoffa dei pantaloncini, cortissimo e attillatissimo (mi vergognai un po’). Il mio viso era identico a prima, solo che avevo gli occhi gialli e le pupille come quelle dei gatti. Che si allargavano e stringevano a seconda della luce. I miei capelli non erano più castani ma rossi!
Di un rosso acceso con due ciocche, del tutto naturali, nere.
Ero lì in piedi cercando di accettare che quella che vedevo riflessa ero realmente io.
Sentii qualcuno avvicinarsi e osservai il suo riflesso, accanto al mio, nello specchio.
Era un uomo maturo, con gli occhi azzurri e i capelli neri, anche lui possedeva due ciocche di color diverso: bianco latte. Aveva un portamento regale ed era un uomo bellissimo, di forte carisma. Mi sorrise e mi sembrò di ricordare qualcosa. Come se un ricordo tentasse di riaffiorare nella mia mente. Quest’uomo io lo conoscevo, ne ero certa.

I messaggeri di Hermes

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<< Ci fai dei caffè per tutti tesoro?>>
<< Certo! Cinque caffè giusto Simo?>>
<< Si. Per oggi ho anche finito di lavorare. Finalmente mi rilasso un po’>>
<< Ma con quella abbronzatura a chi vuoi raccontare storie! Tu ai carabi hai fatto vacanza, mica lavorare>>
<< Il sole dei carabi… che nostalgia… e poi arrivo qui e nevica>>
<< Nevica!?>>
<< Si tesoro, guarda un po’ fuori>>
Stava nevicando per davvero! Piccoli lenti fiocchi che scendono dal cielo.
Mentre osservavo il panorama imbiancarsi vedo Albert e Marc entrare insieme nel bar e mi sento lo stomaco diventare di pietra. Dovevo parlare con Albert.
<< Ciao. Ci aggiungi altri due caffè che ci sediamo con gli altri?>>
<< Si >>
<< Pago io per tutti>> mi disse Albert porgendomi i soldi.
<< Ok>> mentre gli davo il resto mi prese la mano e la tenne tra le sue. Il mio stomaco andò in subbuglio e guardai se Marc ci stava osservando. Ma perché mi preoccupavo di Marc?
<< Lily ti vengo a prendere finito il turno>>
<< Va bene >>
Li guardai seduti al tavolo, cosa avrei dato per non dover affrontare questa situazione.

Nevicava ancora, tutta la cittadina era bianca. Camminavo accanto ad Albert in silenzio. Alla fine ruppe lui la quiete della sera.
<< Ci hai pensato?>>
Mi fermai e fissai i miei piedi immersi nella neve. Non potevo dirgli la verità. Gli avrei spezzato totalmente il cuore. “A dire i vero no, non ho pensato a te nemmeno una volta”. No era troppo crudele.
<< Si Albert…>>
<< E allora?>>
<< La verità è che mi sono accorta che non ho sentito la tua mancanza come avrei dovuto, e se pensavo a te era solo un sentimento di affetto… mi spiace>>
Lui rimase in silenzio. In lontananza, dietro di lui, vedevo qualcuno correre.
Non sapevo più cosa dire.
<< Io ti amo Lily, ed è un sentimento che non posso reprimere. Quindi perdonami se non mi arrendo di fronte a questo tuo rifiuto>>
Rimasi sbalordita dalla risposta, lui si avvicinò e mi accarezzò il viso. Il suo indice indugiò sulle mie labbra.
<< Come desidero baciarti >>
Mi scostai da lui immediatamente.
<< Albert no… per me sei solo un caro amico>>
La figura che vedevo in lontananza si era avvicinata a noi e ormai potevo distinguere chi era, e il mio stomaco si contrasse.
<< Lily!!>>
Albert si girò di scatto e si trovò faccia a faccia con Marc.
<< Scusate se vi disturbo. Albert perdonami ma te la devo portar via è un’urgenza>> e mentre diceva ciò mi prese per il polso e mi tirò verso di sé.
Il mio cuore era in tumulto, non riuscivo più a pensare a nulla.
<< Ma cosa è successo?>>
Il volto di Albert era diventato serio e la sua voce dura e tagliente.
Marc non gli rispose, guardò me negli occhi e mi disse:
<< Dobbiamo andare gattina, è grave>>
E iniziò a correre tenendomi per mano. Senza capire nulla, iniziai a corrergli dietro.
Sentìì Albert dire: << Gattina!?>> e poi i suoi passi dietro di noi.
<< Marc! Fermati!>>
Ma noi svoltammo in una vietta laterale e Marc aprì le ali.

I messaggeri di Hermes

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Sono in un palazzo che non conosco e sto scappando perchè tutte le persone vengono prese e “trasformate”.
In pratica gli staccano l’anima per mettergliene dentro una simile a quella degli insetti.
Mi sto nascondendo per non farmi prendere. Sono insieme ad un altra ragazza coi capelli biondi e ricci.
E’ notte e il posto è veramente pieno di questi esseri.
Fuggendo decidiamo di nasconderci nei tubi dell’aerazione dei locali.
Però quegli esseri percepiscono la nostra forza vitale, quindi riescono a trovarci.
La ragazza che è con me viene contaminata subito. Io mi infilo più in fondo al tubo e assisto alla sua contaminazione. Sono terrorizzata e spaventata.  Non riesco a muovermi.
I due che ci hanno preso decidono di divertirsi un po’ e vogliono che sia la ragazza a contaminarmi.
Lei entra nel tubo e mi trascina fuori tenendomi per un piede. Scalcio, lotto, è tutto inutile. Una volta contaminati si diventa molto forti.
Mi sbatte per terra con violenza, mi manca l’aria, cerco qualcosa per difendermi e mi guardo attorno. Sono davanti ad un camino e prendo un legno accatastato per il fuoco.
Abbraccio la ragazza da dietro e me la stringo al petto, prendo il legno e lo configgo nel suo petto divenuto incredibilmente morbido, cercando di farlo arrivare fino al mio. Ho deciso di morire piuttosto che essere trasformata.
Ma non riesco a morire.
Gli esseri a questo punto mi catturano ma non mi trasformano,  mi portano via.
La cosa più triste e dolorosa è che mi portano nel regno delle fate, e lì vedo la distruzione.
Rivedo il regno come lo ricordavo, pieno di fiori, con cascate e le fate ovunque.
Ora è tutto distrutto, passo in mezzo alle macerie e mi fa male il petto… un dolore atroce.
Vedo le fatine sopravvissute che sbirciano ma hanno paura ad uscire.
Vengo trasportata in una specie di lager e sbattuta dentro ad un recinto.
Lì ritrovo i miei genitori, che sono ancora vivi ma apatici, privi di vitalità,  come zombie. Provo a scuoterli, a chiamarli, piango aggrappandomi a loro, ma non serve a nulla. Rimangono fermi a fissare il vuoto.
Mi siedo sconsolata, priva di energie, stanca, sfiduciata e triste. Rimango lì, ferma abbracciandomi le gambe,  a guardare la luna che è diventata brutta, cerchiata di grigio…
Sto andando in depressione, me ne rendo conto, ma non ho la forza di reagire. Per chi? Per che cosa?
Un dolore improvviso  alla gamba.
Non vedo nulla. “Ahi!” ancora! Comprendo che qualcuno cerca di farmi svegliare. Svegliare? Sto sognando?
Qualcosa mi punge il piede. Come dei pizzicotti.

Alla fine mi sveglio dal sogno e mi accorgo che davvero delle manine piccole mi stanno facendo dei pizzicotti.
E che male!
Mi siedo sul letto col cuore che mi martella nelle orecchie e vedo un’ombra piccola che fugge via.
Che mi abbia salvato da quel sogno? Oppure era un sogno anche lei?
Ultimamente non faccio altro che fare sogni davvero strani.
Che ore saranno? Le cinque del mattino!?
Ormai sono sveglia, alziamoci…tanto non mi riaddormenterò.
Finalmente oggi Simone torna a casa e per fortuna è da una settimana che non succedono più cose strane. Mi sembra di aver vissuto solo un sogno. E’ tutto tornato alla normalità, lavoro, casa.
Ma ho vissuto davvero quelle esperienze?
Qualcosa dentro di me è cambiato, lo sento…ma non saprei dire di preciso cosa. Però mi dà la certezza che tutto quello che è accaduto è reale.

Lento come la neve

I messaggeri di Hermes

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<< Allora pasticciona come stai? Ho chiamato settimana scorsa ma la signora della pensione mi ha detto che eri ospite da Jemina perché avevi l’influenza>>
<< Ciao Simone!!! Come mi manchi!!! Si sto molto meglio, sai non hanno voluto lasciarmi qui da sola>>
<< E hanno fatto bene!>>
<< Come sono i Carabi? Ti dispiace tornare… dì la verità>>
<< Quando vedrai la mia abbronzatura rimarrai di stucco!>>
<< Immagino…. immagino. A che ora avete l’aereo? Quando sarai qui?>>
<< Se va tutto bene metterò piede in casa per le 20 di sera>>
<< Vengo a prenderti alla fermata del bus?>>
<< Ceeeeeeerto tesoro!! Ti ho comprato un vestitino che ti starà troppo bene!!>>
<< Non vedo l’ora!!>>
<< Ma dimmi: ci hai pensato?>>
<< A cosa?>>
<<…. Lily… questa tua risposta mi fa capire già molte cose. Hai conosciuto qualcuno di particolare in questo periodo?>>
<< … Albert… cavolo mi sono dimenticata di lui!!>> è vero! Non avevo pensato nemmeno una volta alla sua proposta…
<< Già…>>
<< Sinceramente Simone non ho sentito la sua mancanza, tu mi mancavi ogni giorno di più mentre lui non è mai stato nei miei pensieri. Nemmeno un giorno.>>
<< E quindi sarà “NO”>>
<< Infatti>>

I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

Nel periodo che passai nell’harem di Anubis rimasi quasi sempre priva di conoscenza, quando riuscivo ad aprire gli occhi vedevo accanto a me sempre persone diverse e una lenta litania accompagnava il mio dormiveglia, costantemente.
Sentivo quando mi lavavano e mi cambiavano gli abiti ma non riuscivo a muovere un solo muscolo del mio corpo. Ero un manichino nelle loro mani.
Poi un giorno finalmente sentii dentro di me un calore piacevole. Partì dallo stomaco e andò intensificandosi in tutto il corpo, mi sembrò addirittura che uscisse da me e invadesse il mondo circostante. Poi mi sentii bene. Aprii gli occhi.
<<Ben tornata tra di noi>>
Anubis, con la sua tranquillizzante faccia da cane, mi sorrise nel suo modo particolare e mi sentii come a casa.
Cercai di mettermi a sedere e ci riuscii.
Accanto a lui c’erano diverse persone, che gli egiziani un tempo chiamavano divinità, una donna bellissima col volto da gatto, altre due donne con lo stesso volto di Anubis e una bimba leone.
<< Mi sento bene finalmente>>
<< Si vede>> disse la ragazza con la faccia da gatto.
<< Lei è mia figlia Bastet >> me la presentò Anubis.
Non poteva avere un nome diverso, scommetto che la bimba si chiama Sekhmet.
<< Piacere e grazie di cuore a tutti. Sentivo le vostre litanie nel mio sonno>>
<< E’ il canto che utilizziamo per alleviare il dolore fisico. Vieni cerca di alzarti che ora hai bisogno di uscire da qui e stare all’aria aperta. Per riprendere energia.>>
Così feci e accompagnata da loro uscii all’esterno della strana costruzione e…
Dall’interno mi sembrava di stare davvero in un harem, come quelli che ho visto nelle fotografie. Una costruzione enorme, con una vasca per i bagni, moltissime stanze.  Cuscini colorati ovunque, tappeti, arazzi. Uscita all’esterno invece la costruzione altro non era che una semplicissima tenda, come quelle dei pellerossa. Piccola!
Rimasi a bocca aperta ad osservarla.
<< Non fidarti mai dei tuoi occhi. Niente è come appare>>
Guardai Anubis ancora incredula e vidi il loro accampamento.
C’erano milioni di tende su quella pianura verde senza sole, eppure illuminata a giorno. Tutte posizionate ordinatamente. Tutte che richiamavano i colori della terra dove viveva quel popolo straordinario, ocra, verde, marrone, era impossibile contarle.
<< Vieni passeggiamo un po’. Devi rifarti la muscolatura>>
<< Quanto tempo sono rimasta senza conoscenza?>>
<< Quasi due settimane terrestri>>
Iniziammo a passeggiare tra le tende. Vivevano realmente come i pellerossa. Alcuni di loro erano vestiti come gli dei egiziani, altri invece come i pellerossa che avevo visto dipinti nei quadri.
Sembrava che le due culture si fossero fuse in una mantenendo intatte però le loro caratteristiche.
<< Ora piccolo demone dovrai rimanere qui con noi ancora tre giorni. In modo tale che impari il necessario per utilizzare ciò che hai acquisito con la trasformazione>>
Mi guardai le mani. Erano normali. Mi toccai la testa e le orecchie non c’erano.
<< Ma ora sono normale>>
<< Si. Ma la prossima volta che varcherai le soglie acquisterai il tuo vero aspetto>>
Chissà cosa sono diventata. Ho un po’ paura di vedere cosa sono.

I messaggeri di Hermes

I messaggeri di Hermes

<< Puoi dormire nel mio letto in questi giorni. Io starò sul divano. Non sono abituato ad ospitare gente>>
<< Non preoccuparti, se vuoi starò io sul divano>> mi sento a disagio.
<< Non mi sembra il caso. Piuttosto ti chiedo scusa già da ora se durante la trasformazione sarò costretto a legarti. Con me hanno dovuto farlo.>>
Legarmi? Perchè ho deciso di seguirlo quel giorno? Perchè non ho detto “no” e non mi sono voltata dall’altra parte?
<< Oh! Marc..>>
<< Dimmi?>>
<< Ho paura>>
Si fermò a fissarmi con un sopracciglio alzato e poi mi sorrise con dolcezza.
<< Non preoccuparti piccola, ci sono io. Qualsiasi cosa accada ci sono passato pure io perciò so cosa fare. Non aver paura>>
Piccola? Questa confidenza improvvisa mi spiazza.
<< Ok >>
<< Ora vado a vedere cosa c’è in cucina di commestibile, pranziamo e poi ci facciamo una bella dormita tutti e due che ne abbiamo bisogno. Va bene?>>
<< Certo. Vuoi una mano in cucina?>>
<< Non ti preoccupare. Ho un panino da restituirti, ricordi?>>

Che caldo… mi sembra di soffocare… è tutto buio e sento qualcuno gridare…
<<Lilith Lilith>>
mi sembra così lontana questa voce…
Riesco ad aprire gli occhi e chi è questo ragazzo?
<< Meno male che hai ripreso conoscenza, hai la febbre altissima. Ti ho messo il ghiaccio in testa>>
<< Marc… >>
<< Ti ricordi dove sei? Ti ho portato a casa mia>>
<< Si si ora ricordo…ma ho sonno …>>
<< Dormi piccola. Ci penso io a te >>
<< Grazie >>
Alzai la mano per toccargli il viso e vidi degli artigli al posto delle mie dita…ma non poteva essere vero… mi riaddormentai.
<< Continua a perdere conoscenza?>>
Non riesco a riaprire gli occhi ma questa voce la riconosco, è Elizabeth e mi sembra preoccupata.
<< Si>>
<< Marc non puoi continuare a curarla da solo, stai iniziando a stare male di nuovo pure tu. Guarda hai di nuovo le ali!>>
Anche Marc ha ripreso a trasformarsi?
<< Per ora ce la faccio. Quando starò troppo male chiamerò Anubis>>
<< Marc non esagerare>>
Le voci si affievoliscono di nuovo… ora sono così lontane… e di nuovo il buio mi avvolge…

Ah! Che male! Un dolore atroce mi fa riprendere conoscenza….
<< Aaaaaaahhhhhhhhhh>>
la testa, la schiena…che dolore!! Sento un fuoco che mi brucia…
<< Lilith calma calma…cerca di stare calma…finirai per ferirti>>
E’ la voce di Marc, sento che mi afferra i polsi e cerca di tenermi ferma, ma il corpo non è mio… non riesco a gestirlo… e di nuovo vedo tutto nero…

Apro gli occhi a fatica… mi sembra di esser stata sotto terra fino ad ora.
<< Ciao. Come va?>>
<< Non lo so >> come suona strana la mia voce. E’ rauca.
Mi guardo le mani e le vedo normali.
<< E’ finita?>>
<< No piccola hai appena iniziato>>
Guardo Marc con profonda tristezza, mi viene da piangere. Anche il suo sguardo è triste e poi è pieno di graffi.
<< Sono stata io Marc?>>
<< Per i graffi? Beh diciamo che sei proprio una gattina>>
<< Mi dispiace. Scusa >>
<< Non preoccuparti. Tieni. Bevi questa tisana. Poi ti porto un po’ di brodo. Devi prendere almeno un po’ di forze per affrontare un viaggio>>
<< Che viaggio?>>
<< Ti porto da Anubis. Purtroppo ho iniziato la trasformazione pure io. Tu stai soffrendo molto e hai bisogno di aiuto costante…che io non riesco più a darti… perdonami>>
<< Non è colpa tua>>

<< Sei pronta?>>
Annuii con la testa, perché di colpo era divenuto difficile parlare .
Marc mi prese in braccio, spalancò le ali e ci ritrovammo nella prateria del mio primo viaggio.
Anubis ci venne incontro seguito da quelle che intuii essere donne del suo popolo.
<< Vieni piccolo demone >> e mi prese dalle braccia di Marc.
<< Non ti preoccupare rimarrà nel mio harem con le mie mogli e le mie figlie finchè non sarà finita la trasformazione>>
<< Grazie >>
<< Curati Michael >>
<< Si non preoccuparti. Ciao Lily>>
Marc mi accarezzò i capelli e scomparve. Anubis lo aveva chiamato Michael, che significava?
La testa divenne di nuovo pesante e il buio tornò a farmi compagnia.

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