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I messaggeri di Hermes

I messaggeri di Hermes

<< E così sei tornata piccola Lilith. Sei bella come allora, così sensuale…>>
La sua voce era calda, con un timbro molto basso.
Le sue parole mi fecero arrossire. Sensuale? Con questo aspetto assurdo?
<< Come sono tornata?>> chiesi
<< Che peccato non ricordi ancora >> mi rispose.
<< Ora possiamo riprendere la missione >> era la voce di Marc, era una mia impressione o sembrava un po’ fredda?
<< Si scusate >> Sabbath si avvicinò a Marc e si fissarono per qualche secondo negli occhi.  A vederli dava l’impressione che avessero dei vecchi rancori in sospeso.
Elizabeth mi venne vicino e mi sussurrò << Tutto bene?>>
<< Si… non so perché ma ora che mi sono vista mi sento bene, non ho più paura…è come se sapessi di essere così da sempre…non so spiegarmi>> come sono confusa.
<< Non ti preoccupare, per noi l’importante è che tu sia riuscita ad accettarti. Avevamo così paura piccola>>
Le strinsi forte la mano, quelle parole mi avevano fatto sentire bene. Per la prima volta c’era qualcun altro oltre Simone che si preoccupava di me. Era una bella sensazione e mi cullai in questo sentimento un po’ prima di seguire i loro discorsi.
<<… siamo riusciti ad appurare che l’anomalia giunge da qui >> Sabbath stava segnando un punto su una mappa posta sull’unico tavolo della grande sala, Marc annuì con la testa.
<< Noi non siamo potute salire, non abbiamo ali e non si riesce nemmeno ad arrampicarsi su quella roccia. Jemina si è appunto ferita una gamba nel tentativo>>
Non mi ero accorta della sua gamba bendata. ero così presa dalla mia trasformazione.
<< A questo punto non ci rimane altro da fare che volare lassù, andiamo Lilith?>>
Marc mi guardò negli occhi.
<< Volare?>>
<< Beh mica le hai per bellezza quelle ali>> e così dicendo Marc mi fece un pizzicotto sull’ala.
<< Ahi!>>
<< Vedi sono parte di te, pensa di volare, spalancale e lascia che sia l’istinto a guidarti. Vieni>> mi allungò la mano.
Rimasi lì a fissarlo, era un’immagine stupenda:  con le sue ali aperte tendeva la mano verso di me e dietro di lui la luce che entrava dalla finestra lo illuminava. Sembrava davvero un angelo.
Rapita da quella visione gli presi la mano senza pensare e ci dirigemmo sul balcone.
<< Forza>> mi disse prendendo entrambe le mie mani tra le sue. Solo quel contatto fece alzare in volo una moltitudine di farfalle nel mio stomaco. Dovevo concentrarmi, si, lo sapevo. Ma era così difficile presa com’ero da tutte queste emozioni.
Chiusi gli occhi, cercai di non farmi distrarre da quello che mi accadeva intorno, e pensai alla mia immagine che si alzava in volo. Poi sentii l’aria che mi spostava i capelli. Aprii gli occhi e stavo volando!!
<< Ma…sto volando? E’ davvero così semplice?>>
<< L’istinto è un gran cosa >>
Mi accorsi che lui non mi aveva ancora lasciato le mani. Rimanemmo sospesi in aria per un po’, tanto da farmi acquisire più fiducia in me stessa. Poi mi lasciò le mani e mi fece segno di seguirlo. Fu come imparare a camminare. Naturale, immediato.

I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

Arrivammo nel punto segnato sulla mappa e atterrammo su una strana roccia quasi cilindrica.
Non c’era niente.
<< Marc io non vedo nulla>>
<< Nemmeno io. Aspettiamo un po’>>
Rimanemmo lì a guardarci intorno, il panorama era stupendo.
La sabbia aveva riflessi rossi e il cielo stava colorandosi di arancione. I soli tramontavano. In lontananza l’azzurro del mare aveva lasciato posto al viola.
<< Ci conviene tornare. Qui non c’è nulla>>
Seguii Marc in volo e ci dirigemmo verso la città. Sotto di noi solo sabbia. Poi qualcosa attirò la mia attenzione e mi fermai. Improvvisamente persi il controllo delle mie ali e iniziai a cadere. Non avevo paura, non tentai nemmeno di urlare. Qualcosa mi stava attirando e mi sentivo tranquilla.
<< Ma cos’hai!>> la voce di Marc mi svegliò di soprassalto e mi ritrovai tra le sue braccia, avevi gli occhi spalancati dallo stupore, o forse dallo spavento. Pensandoci bene mi aveva visto precipitare a terra. Ero senza ali, ecco perché non riuscivo a controllarle. Non ero più trasformata, ero “normale”.
<< Qualcosa laggiù mi chiama>> e gli indicai un luccichio nella sabbia.
<<Andiamo a vedere>>
Atterriamo lì vicino, quello che avevo visto dall’alto risultò essere una sfera luminosa.
Mi avvicinai e mi accorsi che la sfera aveva due ali luminose.
<< Che cos’è?>>
<< Incredibile! Non ne avevo mai vista una>>
<< Marc? Di cosa parli?>>
<< Questa che vedi è un’anima che non ha subito ancora un’incarnazione>>
<< Una cosa?>>
<< E’ un bimbo non ancora nato. Ma non capisco cosa fa qui… non ha senso>>
<< Magari è lui il frutto dell’anomalia. E’ solo un bimbo?>>
Mi avvicinai e la toccai, la sfera si illuminò un pochino e poi torno a brillare come prima.
<< Ma cos’ha? Sta male? >>
<< Credo di si. Non dovrebbe trovarsi qui. Andiamo. La portiamo da Dozineth, questa cosa va capita. Torniamo dagli altri>>
Presi in braccio la sfera, aveva consistenza. Le ali erano come quelle di Marc mentre il corpo, quello che emetteva luce, era gelatinoso.
Mi concentrai e riuscì a trasformarmi di nuovo, spalancai le mie ali e seguii Marc nel cielo.

<< Un non incarnato… e chi l’avrebbe detto>> Sabbath stava accarezzando la piccola sfera di luce che nel frattempo si era ripresa e volava intorno a tutti incuriosita.
<< Era lui l’anomalia dunque >> Elizabeth la toccò.
Eravamo tutti affascinati dalla sua presenza.
<< Cosa facciamo ora con lui?>> Marc guardò Dozineth che ci aveva raggiunto.
<< Secondo me è meglio dire: cosa vuole fare lui >> lo corresse Sabbath.
<< Ha ragione. Probabilmente non è ancora il suo tempo per incarnasi, ma ha voluto lo stesso acquisire conoscenza ed è partito per questo viaggio. Piccolino che cosa vuoi fare? Tornare e attendere o preferisci seguire uno di noi?>>
<< In che senso “seguire” Dozineth?>> chiese Jemina.
<< Spesso capita che le anime non incarnate decidano di seguire una persona per acquisire da questa della conoscenza prima di incarnarsi>>
<< Ma fino ad ora non ci è mai successa una cosa del genere>> disse Elizabeth.
<< Perché voi non avete ricordi delle vostre vite precedenti. Io che vivo qui da moltissime vostre incarnazioni, ricordo benissimo che una cosa del genere è già accaduta, diverse volte>> Sabbath si fermò a fissarmi.<< E’ perché lei è tornata >> e mi indicò.
<< Io? !>> possibile che tutto dipende da me?
<< Oh mia piccola Lilith, tu non possiedi ancora i tuoi vecchi ricordi, ma ogni volta che rinasci una di queste piccole anime decide di seguirti >>
<< Quindi vorresti dire che se la deve portare a casa? E dove la tiene? Come spiega la sua presenza?>>
<< Marc, le anime non incarnate possono assumere l’aspetto che vogliono. E’ solo un’illusione, però è utile.. che ne direste di portar a casa un bel gattino? >>
<< Non mi sembra giusto che siamo noi a decidere per lei. Non ci ha ancora detto che vuole fare. Dimmi piccola vuoi venire con noi o tornare a casa?>> Non passò nemmeno un secondo da quando terminai di pronunciare quella frase che la sfera mi venne in braccio.
<< Direi che ha scelto >> Mi sorrise Sabbath. Quanto mi era familiare quel viso. Non era possibile che ci fossimo conosciuti a qualche festa o alla fermato dell’autobus. No di certo. Eppure … era una sensazione così forte.
<< Va bene verrai a casa con me. Ma non creerà problemi nel nostro mondo la sua presenza?>>
<< No stai tranquilla, qui era triste e ha causato problemi per quello>>

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I messaggeri di Hermes

I messaggeri di Hermes

<< Ci fai dei caffè per tutti tesoro?>>
<< Certo! Cinque caffè giusto Simo?>>
<< Si. Per oggi ho anche finito di lavorare. Finalmente mi rilasso un po’>>
<< Ma con quella abbronzatura a chi vuoi raccontare storie! Tu ai carabi hai fatto vacanza, mica lavorare>>
<< Il sole dei carabi… che nostalgia… e poi arrivo qui e nevica>>
<< Nevica!?>>
<< Si tesoro, guarda un po’ fuori>>
Stava nevicando per davvero! Piccoli lenti fiocchi che scendono dal cielo.
Mentre osservavo il panorama imbiancarsi vedo Albert e Marc entrare insieme nel bar e mi sento lo stomaco diventare di pietra. Dovevo parlare con Albert.
<< Ciao. Ci aggiungi altri due caffè che ci sediamo con gli altri?>>
<< Si >>
<< Pago io per tutti>> mi disse Albert porgendomi i soldi.
<< Ok>> mentre gli davo il resto mi prese la mano e la tenne tra le sue. Il mio stomaco andò in subbuglio e guardai se Marc ci stava osservando. Ma perché mi preoccupavo di Marc?
<< Lily ti vengo a prendere finito il turno>>
<< Va bene >>
Li guardai seduti al tavolo, cosa avrei dato per non dover affrontare questa situazione.

Nevicava ancora, tutta la cittadina era bianca. Camminavo accanto ad Albert in silenzio. Alla fine ruppe lui la quiete della sera.
<< Ci hai pensato?>>
Mi fermai e fissai i miei piedi immersi nella neve. Non potevo dirgli la verità. Gli avrei spezzato totalmente il cuore. “A dire i vero no, non ho pensato a te nemmeno una volta”. No era troppo crudele.
<< Si Albert…>>
<< E allora?>>
<< La verità è che mi sono accorta che non ho sentito la tua mancanza come avrei dovuto, e se pensavo a te era solo un sentimento di affetto… mi spiace>>
Lui rimase in silenzio. In lontananza, dietro di lui, vedevo qualcuno correre.
Non sapevo più cosa dire.
<< Io ti amo Lily, ed è un sentimento che non posso reprimere. Quindi perdonami se non mi arrendo di fronte a questo tuo rifiuto>>
Rimasi sbalordita dalla risposta, lui si avvicinò e mi accarezzò il viso. Il suo indice indugiò sulle mie labbra.
<< Come desidero baciarti >>
Mi scostai da lui immediatamente.
<< Albert no… per me sei solo un caro amico>>
La figura che vedevo in lontananza si era avvicinata a noi e ormai potevo distinguere chi era, e il mio stomaco si contrasse.
<< Lily!!>>
Albert si girò di scatto e si trovò faccia a faccia con Marc.
<< Scusate se vi disturbo. Albert perdonami ma te la devo portar via è un’urgenza>> e mentre diceva ciò mi prese per il polso e mi tirò verso di sé.
Il mio cuore era in tumulto, non riuscivo più a pensare a nulla.
<< Ma cosa è successo?>>
Il volto di Albert era diventato serio e la sua voce dura e tagliente.
Marc non gli rispose, guardò me negli occhi e mi disse:
<< Dobbiamo andare gattina, è grave>>
E iniziò a correre tenendomi per mano. Senza capire nulla, iniziai a corrergli dietro.
Sentìì Albert dire: << Gattina!?>> e poi i suoi passi dietro di noi.
<< Marc! Fermati!>>
Ma noi svoltammo in una vietta laterale e Marc aprì le ali.

Lento come la neve

I messaggeri di Hermes

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<< Allora pasticciona come stai? Ho chiamato settimana scorsa ma la signora della pensione mi ha detto che eri ospite da Jemina perché avevi l’influenza>>
<< Ciao Simone!!! Come mi manchi!!! Si sto molto meglio, sai non hanno voluto lasciarmi qui da sola>>
<< E hanno fatto bene!>>
<< Come sono i Carabi? Ti dispiace tornare… dì la verità>>
<< Quando vedrai la mia abbronzatura rimarrai di stucco!>>
<< Immagino…. immagino. A che ora avete l’aereo? Quando sarai qui?>>
<< Se va tutto bene metterò piede in casa per le 20 di sera>>
<< Vengo a prenderti alla fermata del bus?>>
<< Ceeeeeeerto tesoro!! Ti ho comprato un vestitino che ti starà troppo bene!!>>
<< Non vedo l’ora!!>>
<< Ma dimmi: ci hai pensato?>>
<< A cosa?>>
<<…. Lily… questa tua risposta mi fa capire già molte cose. Hai conosciuto qualcuno di particolare in questo periodo?>>
<< … Albert… cavolo mi sono dimenticata di lui!!>> è vero! Non avevo pensato nemmeno una volta alla sua proposta…
<< Già…>>
<< Sinceramente Simone non ho sentito la sua mancanza, tu mi mancavi ogni giorno di più mentre lui non è mai stato nei miei pensieri. Nemmeno un giorno.>>
<< E quindi sarà “NO”>>
<< Infatti>>

I messaggeri di Hermes

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<< Puoi dormire nel mio letto in questi giorni. Io starò sul divano. Non sono abituato ad ospitare gente>>
<< Non preoccuparti, se vuoi starò io sul divano>> mi sento a disagio.
<< Non mi sembra il caso. Piuttosto ti chiedo scusa già da ora se durante la trasformazione sarò costretto a legarti. Con me hanno dovuto farlo.>>
Legarmi? Perchè ho deciso di seguirlo quel giorno? Perchè non ho detto “no” e non mi sono voltata dall’altra parte?
<< Oh! Marc..>>
<< Dimmi?>>
<< Ho paura>>
Si fermò a fissarmi con un sopracciglio alzato e poi mi sorrise con dolcezza.
<< Non preoccuparti piccola, ci sono io. Qualsiasi cosa accada ci sono passato pure io perciò so cosa fare. Non aver paura>>
Piccola? Questa confidenza improvvisa mi spiazza.
<< Ok >>
<< Ora vado a vedere cosa c’è in cucina di commestibile, pranziamo e poi ci facciamo una bella dormita tutti e due che ne abbiamo bisogno. Va bene?>>
<< Certo. Vuoi una mano in cucina?>>
<< Non ti preoccupare. Ho un panino da restituirti, ricordi?>>

Che caldo… mi sembra di soffocare… è tutto buio e sento qualcuno gridare…
<<Lilith Lilith>>
mi sembra così lontana questa voce…
Riesco ad aprire gli occhi e chi è questo ragazzo?
<< Meno male che hai ripreso conoscenza, hai la febbre altissima. Ti ho messo il ghiaccio in testa>>
<< Marc… >>
<< Ti ricordi dove sei? Ti ho portato a casa mia>>
<< Si si ora ricordo…ma ho sonno …>>
<< Dormi piccola. Ci penso io a te >>
<< Grazie >>
Alzai la mano per toccargli il viso e vidi degli artigli al posto delle mie dita…ma non poteva essere vero… mi riaddormentai.
<< Continua a perdere conoscenza?>>
Non riesco a riaprire gli occhi ma questa voce la riconosco, è Elizabeth e mi sembra preoccupata.
<< Si>>
<< Marc non puoi continuare a curarla da solo, stai iniziando a stare male di nuovo pure tu. Guarda hai di nuovo le ali!>>
Anche Marc ha ripreso a trasformarsi?
<< Per ora ce la faccio. Quando starò troppo male chiamerò Anubis>>
<< Marc non esagerare>>
Le voci si affievoliscono di nuovo… ora sono così lontane… e di nuovo il buio mi avvolge…

Ah! Che male! Un dolore atroce mi fa riprendere conoscenza….
<< Aaaaaaahhhhhhhhhh>>
la testa, la schiena…che dolore!! Sento un fuoco che mi brucia…
<< Lilith calma calma…cerca di stare calma…finirai per ferirti>>
E’ la voce di Marc, sento che mi afferra i polsi e cerca di tenermi ferma, ma il corpo non è mio… non riesco a gestirlo… e di nuovo vedo tutto nero…

Apro gli occhi a fatica… mi sembra di esser stata sotto terra fino ad ora.
<< Ciao. Come va?>>
<< Non lo so >> come suona strana la mia voce. E’ rauca.
Mi guardo le mani e le vedo normali.
<< E’ finita?>>
<< No piccola hai appena iniziato>>
Guardo Marc con profonda tristezza, mi viene da piangere. Anche il suo sguardo è triste e poi è pieno di graffi.
<< Sono stata io Marc?>>
<< Per i graffi? Beh diciamo che sei proprio una gattina>>
<< Mi dispiace. Scusa >>
<< Non preoccuparti. Tieni. Bevi questa tisana. Poi ti porto un po’ di brodo. Devi prendere almeno un po’ di forze per affrontare un viaggio>>
<< Che viaggio?>>
<< Ti porto da Anubis. Purtroppo ho iniziato la trasformazione pure io. Tu stai soffrendo molto e hai bisogno di aiuto costante…che io non riesco più a darti… perdonami>>
<< Non è colpa tua>>

<< Sei pronta?>>
Annuii con la testa, perché di colpo era divenuto difficile parlare .
Marc mi prese in braccio, spalancò le ali e ci ritrovammo nella prateria del mio primo viaggio.
Anubis ci venne incontro seguito da quelle che intuii essere donne del suo popolo.
<< Vieni piccolo demone >> e mi prese dalle braccia di Marc.
<< Non ti preoccupare rimarrà nel mio harem con le mie mogli e le mie figlie finchè non sarà finita la trasformazione>>
<< Grazie >>
<< Curati Michael >>
<< Si non preoccuparti. Ciao Lily>>
Marc mi accarezzò i capelli e scomparve. Anubis lo aveva chiamato Michael, che significava?
La testa divenne di nuovo pesante e il buio tornò a farmi compagnia.

I messaggeri di Hermes

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<< Tutto bene? >>
<< Si direi di si. Un po’ confusa>>
<< Non si possono spiegare i viaggi, per questo non ti ho detto nulla per prepararti.>>
<< Lo capisco. Se qualcuno mi chiedesse di raccontarlo non ci riuscirei… è così complicato e nello stesso modo semplice… non so spiegarmi>>
<< Non ti preoccupare so cosa vuoi dire. Dai rimettiamoci il casco e andiamo a confermare il buon esito della missione a Dozineth>>

<<…e con questo ti abbiamo detto tutto>>
Sedavamo nelle poltrone con la nostra tazza di the in mano. Arrivati alla casa c’era già Elizabeth ad attenderci. Sul monitor, identico a quello presente nell’appartamento di Marc, aveva visto il buon esito dell’operazione, l’anomalia era scomparsa.
<< E così piccola Lily hai incontrato Lui per la prima volta, e ti sei comportata bene>>
<< Solo perché c’era Marc, da sola non sarei stata capace di fare nulla>>
<< Non demoralizzarti è normale. Le prime missioni non si possono fare da soli. Oltretutto come avrai notato non è possibile spiegare cosa troverai di là…non ci sono parole adatte. Bisogna andarci di persona>>
<< Si l’ho capito>>
Sono ancora così scossa, tutto sembra irreale. Sono dibattuta tra accettare l’esperienza appena vissuta o rifiutarla relegandola, nella mia testa, ad un sogno. Magari dettato da chissà quale sostanza allucinogena.
<< Bene. Ora direi che è il caso di andare tutti a letto. Domani si lavora!>>
La voce di Elizabeth mi destò dai miei pensieri. Si avvicinò a me, mentre mi alzavo dalla poltrona, e mi toccò delicatamente il braccio.
<< Non preoccuparti, domani fai il turno del pomeriggio. Ti sentirai a pezzi. Hai bisogno di riposare>>
<< Comunque se per caso dovessi sentirti male chiamaci subito, e se ti accorgi che c’è qualcosa che non va corri subito da uno di noi. >>
<< Certo Dozineth lo farò.>>

I messaggeri di Hermes

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Panico panico,  sono agitatissima,  ho sentito la moto che arrivava e sto scendendo le scale. Il cuore sta strisciando su per la gola e presto uscirà.  L’unica volta che ho fatto un viaggio dimensionale ho vomitato su un prato e sono svenuta, direi che non è stato un bell’inizio. E poi che accade di “là”?!
Marc mi vede e mi lancia un casco, che miracolosamente prendo al volo.
<< Dai che partiamo>>

La moto vola veloce sull’asfalto, ci stiamo dirigendo verso i boschi. Ho un blocco allo stomaco.
Rallenta, frena…siamo arrivati.
Di fronte a me si apre un piccolo campo in mezzo agli alberi. È già buio ma i fanali della moto lo illuminano. Poi Marc li spegne e siamo al buio.
Rimaniamo fermi in attesa che i nostri occhi si abituino un poco all’oscurità.
<< Era la prima volta che salivi su una moto?>>
<< Si>>
<< Si vede… mi hai spaccato due costole talmente ti stringevi a me>>
Per fortuna non può vedere il mio viso, sempre se il rosso delle mie guance non sia un semaforo accesso.
<< Ti racconto due cosette prima di partire: la tua prima missione sarà nella dimensione 2, il mondo dell’acqua. Esistono due popolazioni: gli esseri sopra il mare e quelli sotto. Non ti spaventare del loro aspetto, non è gentile e pensa sempre che nemmeno tu sei bella per loro.
Ci hanno chiamato stamattina e hanno bisogno di aiuto, ci spiegheranno i dettagli quando arriveremo. Cerca di non separarti da me, siamo intesi?>>
<< Si certo >>
<< Bene… ora dammi la mano che ti aiuto io ad effettuare il passaggio>>
Presi la mano che mi porgeva e in quel momento vidi una luce scaturire dalle sue spalle, i suoi occhi divennero blu e dietro le sue spalle… no non può essere.
<< Come ti senti? Non vomitare ancora ti prego>>
<< No no sto bene. Ma io … cioè… insomma mi è sembrato di vedere due ali…>>
<< Ah si quelle…. Merito tuo>>
<< Cosa!?>>
<< Ne parliamo a casa. Girati che è arrivato l’ambasciatore>>
Mi voltai e mi accorsi solo in quel momento che l’ambiente intorno a noi era cambiato.
Un tempio di pietra, credo. La struttura è circolare. Intorno a me vedo solo colonne e un paesaggio sconosciuto.
Il cielo è di uno strano colore blu viola. C’è acqua ovunque, ma con uno sguardo più attento noto subito che in realtà è qualcosa di più solido dell’acqua, sembrerebbe metallo fuso. Il suo colore è grigio azzurro e riflette come uno specchio, visto che la superficie è piatta, le rocce circostanti.
Osservo attentamente il paesaggio, le enormi rocce che vedo e,  proprio mentre le osservo, cambiano forma e diventano un altro tempio per poi tornare ad essere roccia.
Dove c’era solo quella “non acqua” compare una roccia per poi scomparire. Il paesaggio intorno a me varia continuamente.
Marc mi fa cenno di guardare in una direzione e vedo che si avvicinano degli esseri bellissimi. Sono altissimi, la loro pelle è blu e il loro viso è perfetto. Hanno un naso piccolo, sottile e all’insù. Gli occhi sono grandi e senza ciglia. In effetti non hanno ne peli ne capelli. La loro pelle è liscia senza impurità di nessun genere. Sotto gli occhi hanno due linee azzurre, come se fossero dipinte, ma in realtà credo che siano del tutto naturali.
Non emettono alcun suono,  comunicano tra loro telepaticamente  e questo lo scopro perché anche con noi adottano la stessa tecnica. Accolgo queste novità con una naturalezza che mi sorprende.
Ci dicono che dobbiamo andare a recuperare un oggetto.
Marc mi guarda.
<< Stai tranquilla. Dopotutto è il nostro compito recuperare oggetti. La loro presenza causa problemi>>
<< Lo so. Ho letto il diario di mio padre>>

Le due creature ci accompagnano ad una specie di porticciolo e saliamo su una barca. Mi accorgo che c’è qualcosa di strano, non ondeggiamo.
Una di quelle creature capisce il mio pensiero e mi dice che la barca non tocca l’acqua ma la sorvola appena sopra la superficie.
Intorno a noi c’è un silenzio così innaturale, mi fischiano le orecchie. Gli unici suoni sono i nostri respiri.
Giungiamo ad una roccia e proprio mentre ci avviciniamo essa cambia e diventa un tempio.
<< Andiamo >>
Marc mi prende in braccio e prima che possa capire che accade gli rispuntano nuovamente due ali candide e voliamo verso la costruzione.
Ci ritroviamo in una strada cittadina.
L’ambiente intorno a noi è cambiato nuovamente. Marc mi posa a terra e mi volto per vedere l’ingresso del tempio e mi accorgo che non c’è più.
<< Come funziona qui?>>
<< Quelli che abbiamo incontrato sono i custodi dei passaggi. Le rocce che vedevi erano tutte porte, noi ne abbiamo passata una.>>
<< Marc ma che dobbiamo cercare di preciso? Io non ho capito bene>>
Nel frattempo iniziamo a camminare. Il sole è caldo, mi sembra di essere in estate, e intorno a me ci sono ville bianche coi tetti piatti e circondate da piccoli muri.
<< Dobbiamo incontrare la persona che ci fornirà i dettagli>>
Continuiamo a camminare per la via e ad un certo punto incontriamo un’altra di quelle bellissime creature blu che ci indica con la mano un piccolo giardinetto.
Appena varcato l’ingresso di questo piccolo parco il mondo circostante cambia ancora, e capisco che ci troviamo in un cubo.
<< Lo devi prendere tu Lilith. E’ la tua prima missione>>
Mi indica un oggetto posto lontano da noi. Non riesco a capire cos’è. Sembra che cambi forma.
Per terra ci sono delle spade giapponesi, messe in modo da formare un I ching:

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Per recuperare l’oggetto che loro vogliono devo passare tra queste spade senza toccarle e seguendo determinati movimenti, così mi dice la voce nella mia mente. Sembra tutto un sogno. Irreale.
Seguo tutto alla lettera e finalmente vedo comparire una sfera di luce vicino ad una spada, mi chino per raccoglierla e questa si trasforma in un kimono arancione. Lo prendo.
Mi dicono di sbrigarmi che il male mi sta raggiungendo. Guardo Marc, che mi attende fuori dal cubo, e capisco che ha ricevuto pure lui lo stesso messaggio.
<< Non possiamo uscire dalla stessa porta. Tu hai l’oggetto e io no. Cercherò di girare intorno al cubo e ti raggiungerò davanti a quell’apertura >> vedo che mi indica una porta difronte a me, prima non c’era nessuna porta!  <<Ok?>>
<< Si!>>
Esco correndo dalla parte opposta da cui ero entrata e mi trovo davanti Lui, il Male.
Lo so… lo so con una certezza che mi ferisce l’anima.
Lui è un’armatura samurai vuota, ma la sua voce mi entra nella testa e mi ipnotizza.
“Ridammelo è mio, mi appartiene. Ridammelo”
Sto male, le forze mi sembrano mancare ma stringo a me l’oggetto. Sento che è importantissimo e che lo devo dare a qualcuno.
Lui non mi tocca, non si avvicina, non tenta di ferirmi. Sta lì fermo e mi logora la mente.
Poi una luce dietro di lui. E’ Marc.

Finalmente riesco e vincere la sua malia e lo supero come se non fosse lì. Come se non fosse mai esistito.
<<Stai bene? Ti ha ferito?>>
<< No sto bene…ma cos’era di preciso?>>
<< Ti spiego tutto al ritorno. Ora andiamo>> e così dicendo apre le ali e voliamo via.
Non so come, ma mentre volavamo ci ritroviamo nel tempio circolare da cui eravamo partiti.
Non ci sono più le creature meravigliose di prima. Ma solo un essere umano molto anziano, di origine orientale, che mi sorride.
Capisco che il kimono lo devo dare a lui.
Lo consegno e lui scompare nella luce.
E noi siamo nel bosco accanto alla moto.
Rimaniamo in silenzio qualche minuto soprattutto per capire se siamo davvero tornati o no.

I messaggeri di Hermes

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Passò una settimana prima che Marc tornasse al bar a fare colazione. Io non avevo più chiesto nulla né ad Elizabeth né a Jemina, però adesso lui era lì davanti a me. Avrei finalmente saputo qualcosa?
<< Ciao … ben tornato, come stai? >> gli porsi il suo cappuccio sfoderando uno dei miei migliori sorrisi.
<< Molto meglio direi >> poi avvicinandosi al mio orecchio sussurrò << dobbiamo parlare, ci vediamo al parchetto finito il tuo turno. Ok?>>
Gli feci cenno di sì con la testa e lo guardai uscire.
Finalmente qualcuno torna a spiegarmi che cosa accade? Speriamo! Ho così tante domande!

Avevo finito il turno, però prima di raggiungerlo decisi di prepararmi un panino, dopotutto erano le 2 del pomeriggio e non avevo ancora pranzato. Mentre lo farcivo pensai che sarebbe stato carino prepararne uno anche per lui.
Arrivai al parchetto e lo vidi seduto su una panchina, osservava il cielo. Si accorse della mia presenza ma non si mosse.
<< Certo che me ne causi di problemi tu…>>
Bel modo di iniziare un discorso..
Cambiò posizione mettendo i gomiti sulle ginocchia e appoggiando il mento nei palmi delle mani, mi fissò in silenzio per un po’. Mi sentii a disagio.
<< Allora non ti siedi? Mica ti mangio>>
Pure avendo dei dubbi su quest’ultima frase, mi siedo.
<< Hai già pranzato ?>>
<< Sinceramente no…>>
<< Allora guarda che brava che è stata la tua “porta guai” che ha fatto due panini invece di uno>> e glielo porsi.
Mi sorrise. Non il solito sorriso da scherno, ma un stupendo sorriso sincero. Di quelli che illuminano il volto, quel tipo di sorriso che solo un bimbo può permettersi di fare. Mi colse alla sprovvista. Sentii le guance infiammarsi e temendo di essere diventata rossa affogai i tumulti del mio cuore nel panino che tenevo in mano.
Mangiammo in silenzio.
Lui tornò a fissare il cielo autunnale e io mi misi a giocare con le foglie cadute.
<< Mi dici che cosa ti è successo? Non mi hanno permesso di venirti a trovare sai?>>
<< Hanno fatto bene >>
Di nuovo il nodo in gola, perché ci rimango così male quando mi escludono?

La mia sofferenza doveva leggersi sul viso perché mi fissò un po’ prima di riprendere a parlare.
<< Non fraintendere. Saresti stata male anche tu, e io non ti avevo ancora raccontato tutto. Sono io che non ti ho voluto. Ho chiesto espressamente di non vederti. Ma per il tuo bene>>
Sospirò e fissò la foglia che tenevo in mano.
<< La verità è che io ho iniziato la trasformazione>>
<< Cosa intendi per “trasformazione”?>>
<< Il motivo per cui non sei rimasta qui al villaggio con noi sono “io”, o meglio:”siamo noi due insieme”. Il padre di Anubis aveva previsto che le nostre energie si sarebbero risvegliate con la pubertà e che noi due avremmo subito anche delle trasformazioni fisiche, ma questo sarebbe avvenuto solo se fossimo rimasti insieme. Perciò hanno deciso di separarci, tu avevi una zia che poteva occuparsi di te e ti diedero in affidamento a lei. Io non avevo più nessuno in vita, e rimasi qui. Non potevamo vivere vicini, se la trasformazione fosse iniziata troppo presto avremmo subito uno shock elevato, che non saremmo stati in grado di riassorbire. Ora siamo adulti e possiamo sopportare.>>
<< Confesso che mi fai paura>> mi era venuta la pelle d’oca.
<< Mi spiace. Io non ti volevo per questo>> lo disse con sincerità, senza astio, ma mi ferì lo stesso.
<< Ma ormai ci sono dentro e devo continuare, giusto?>>
<< Se non te la senti….>>
Lasciai libera la foglia. La osservai cadere e rimasi a fissarla. Avevo davvero paura. Trasformazione? In cosa mi sarei trasformata? Che voleva dire “modifiche anche nel fisico”? I dubbi erano tanti però qualcosa dentro di me diceva “è la tua vita”, non si può fuggire in eterno da se stessi.
Lo guardai negli occhi castani.
<< Ma i tuoi occhi sono castani o blu? >>
<< Castani quando sono normale, blu quando valico la soglia delle dimensioni>>
<< Questo significa “trasformazione”? Non credo che siano solo gli occhi a cambiare vero?>>
<< Già… in pratica il tuo corpo subisce delle modifiche sostanziali, prende la forma di quello che eri “prima”. Cioè  la forma che hai assunto la prima volta che ti sei incarnata in questa dimensione. Però accade solo nei viaggi. Qui sei normale….e oltretutto capita solo a noi due>>
Reincarnazioni, mutazioni, tutto questo è davvero assurdo!
<< Perché siamo stati concepiti “là”?>>
<< Si credo che sia per questo.>>
<< Io ho un sacco di domande… e voglio delle risposte>>
<< Dozineth ti risponderà a tutto…o quasi>>
<< Posso andare da lui?>>
<< Certo casa sua è sempre aperta per noi>>
Mi alzai dalla panchina e mi stirai la schiena.
<< Bene. Perché la mia curiosità è troppa…>>
<< Vuoi dire che vuoi continuare?>>
<< Si>>
Sorrise e nei suoi occhi lessi gratitudine e un senso di sollievo.
<<Perfetto! Allora stasera ti passo a prendere in moto. Faremo il nostro primo viaggio>>
<< Viaggio…quel viaggio?>>
<< Certo>> e stavolta il suo sorriso fu tagliente come un rasoio.

Il Cambiamento

I messaggeri di Hermes

I messaggeri di Hermes

Sono in una chiesa con un vescovo, però non è una chiesa normale.
Non ci sono nè panche nè altare.
Al centro vi è una vasca, piena d’acqua, recintata.
Sto parlando con questo vescovo ma non sento cosa ci diciamo.
Ad un certo punto decidiamo di uscire all’aperto e siamo accompagnati da una moltitudine di cani.
Non sono cani normali, all’inizio io li identifico come cani ma in realtà sono delle creature un po’ deformi, alcune camminano su due zampe altre a 4.
All’esterno si trova un bosco e noi stiamo seguendo il perimetro della chiesa, ad un certo punto una di queste creature mi prende in spalla.
A me fa molta dolcezza il suo gesto perchè percepisco il loro affetto nei miei confronti.
Solo che mi fa male essere trasportata.
Le sue spalle sono pungenti, cerco di sistemarmi meglio ma il dolore è molto forte.
Non voglio ferire i suoi sentimenti scendendo, ma ad un certo punto si mette a correre e il male è troppo forte.
Le chiedo di farmi scendere.
Nel momento in cui tocco il terreno sento qualcosa che mi prende e cerca di staccarmi dal mio corpo addormentato. Capisco in questo momento di star sognando, ma non sono ancora sveglia. Sono ancora nel mio sogno!
Allora cerco di tornare verso il mio corpo, perchè so che è da qualche parte,  e corro attraverso il bosco, mentre corro le foglie iniziano a coprirmi la visuale, però non capisco se sono davvero le foglie e se sono i miei capelli che si stanno trasformando…

<<Ah!>> era un incubo…solo un incubo… la mia faccia è normale… spero.
Mi alzo vado in bagno e mi guardo bene allo specchio. Ok nessuna stranezza. Sono io.
Se si può dire così dopo quello che è successo ieri.
Ritorno in camera e guardo il diario che si trova sul comodino.  Il diario di mio padre. Mio padre. Quanta forza in queste due semplici parole. Quanto dolore, quanta solitudine. Leggere la sua vita, i suoi sogni, le sue paure, tutto questo risveglia in me antichi dolori ma nello stesso tempo me lo rende così reale, così vicino, così presente.
“Hermes” contattò mio padre quando era ancora un ragazzo e viveva in un orfanotrofio. La storia familiare si ripete ciclicamente. Sempre un bimbo orfano, solo.
Lo portò nella dimensione di Anubis e venne allevato dalla loro famiglia che gli insegnò ad utilizzare i poteri latenti.
Iniziò così a servire gli Spiriti di Luce recuperando per loro gli “oggetti”.
Gli oggetti devono essere recuperati e riportati nel loro luogo di origine per ristabilire l’armonia tra le dimensioni.
Difatti tali oggetti distruggono la dimensione in cui si trovano, creando spaccature dimensionali, terremoti, inondazioni, cataclismi. Se non si agisce per tempo un intero mondo può essere cancellato.
Quando una dimensione scompare tutte le dimensioni ne risentono, per esempio se scompare la dimensione dell’acqua, sulla terra ci sarà un periodo di siccità e i deserti aumenteranno. Tutti i mondi sono collegati da fili invisibili. Siamo tutti connessi.
Gli oggetti recuperati devono essere consegnati agli uomini in bianco, che sono i servitori degli esseri di Luce. Questi sono in grado di trasformare l’energia rinchiusa in questi oggetti e di utilizzarla per creare nuove dimensioni.
Contrapposti agli uomini in bianco vi sono gli uomini in nero, che sono poi quelli che ho visto, che hanno il compito di mettere gli oggetti nelle varie dimensioni per distruggerle. Loro vivono grazie alla morte di una dimensione. Si nutrono di paura, odio, rancore e rabbia.
… Sembra di essere in un film fantasy…
Se non avessi visto Anubis non crederei ad un sola parola di ciò che sto leggendo.

I messaggeri di Hermes

I messaggeri di Hermes

Arrivammo alla villa, ci venne ad aprire Elizabeth.
<<Vi stavamo aspettando. C’è anche Anubis>>
La seguimmo nel corridoio e entrammo in un salone d’altri tempi, con gli arazzi ai muri.
Seduti sulle poltrone, attenti a sorseggiare un the vi era l’uomo della balestra, che mi venne presentato come il capo villaggio, Jemina e il dio egiziano Anubis.  Lui, non un uomo in costume. Il vero ed unico Anubis. Ci sono immagini che la nostra mente rifiuta di analizzare, per quanto siano reali, cerca di catalogarle come allucinazioni. O forse era davvero così, magari ero stata drogata.
Rimasi pietrificata sulla soglia. Marc che era dietro di me mi spinse dentro.
<<Non saluti?>>
Per un breve periodo di tempo lo avevo trovato simpatico, chissà cosa mi era passato per la testa.
<<Non ti preoccupare Lilith, siediti con noi. Anubis era un caro amico dei tuoi genitori ed è stato il tuo tutore nel periodo successivo la loro morte.>>  il capo villaggio  mi fece segno di accomodarmi.
<<Mio piccolo demone, come stai? Non mi temere. Tuo padre per me era come un fratello. Io ti ho visto nascere, le mie mogli hanno aiutato tua madre a partorire.>>
Mi sembrava tutto così assurdo. Irreale. Una parte di me voleva fuggire da tutto ciò, e l’altra parte di me invece era totalmente affascinata da questa situazione.
<<Siediti con noi>> mi fece cenno il capo villaggio <<Ti racconteremo tutto quanto>>
Non riuscii a parlare, ma ubbidii alla richiesta di sedermi. Jemina mi venne accanto e mi strinse la mano.
<<Va tutto bene Lily?>> mi chiese.
<<Non molto… sono confusa e mi sembra di non vivere nella realtà>>
<<Lo so cosa provi, anche per me è stato così. Non sono nata qui. Dozineth>> e mi indicò il capo villaggio << mi ha riconosciuta mentre ero in vacanza qui in toscana e mi ha fatto entrare nel gruppo>>
<<Così le confondiamo le idee>> mi sorrise Elizabeth passandomi una tazza di the.
<<Partiamo dall’inizio>> suggerì Dozineth <<Come ben sai io sono il capo villaggio di White. In realtà non ho sempre ricoperto questo ruolo. Ho iniziato a lavorare come modello, guadagnavo bene e decisi di aprire un’agenzia. Nel frattempo avevo conosciuto tuo padre. Lui mi aveva stregato. Era una persona fantastica, carismatica e piena di allegria. Era un archeologo, aveva pubblicato diverse ricerche ed era abbastanza riconosciuto nel mondo accademico, ma questo di sicuro tu lo sai già. Un giorno si presentò ferito a casa mia. Aveva con sé un pacco che conteneva una strana sfera. Mi chiese aiuto, dicendo che io ero l’unica persona in grado di darglielo.
Poco dopo il suo arrivo si presentarono in casa mia gli uomini in nero. Apparirono nel mio soggiorno. Così dal nulla. Senza capire cosa stava accadendo io gli scagliai contro una palla di luce. Come questa>> così dicendo fece apparire una sfera di luce nella sua mano. Per lo stupore feci cadere la mia tazza che andò in frantumi.
<<Scusate… scusate tanto>> mi piegai a raccogliere i cocci.
<<La solita pasticciona>>
Fulminai Marc con lo sguardo. Forse l’unico motivo per cui non ero ancora andata in panico era proprio la rabbia che mi provocava la sua presenza.
<<Non preoccuparti. Comunque da quel giorno iniziai a lavorare con tuo padre e a ricercare le persone come noi. Perché vedi Lilith c’è un motivo per cui noi siamo qui. Tutte le persone che vedi in questa stanza hanno un segno particolare che le identifica . Siamo stati scelti da Hermes per compiere una missione importante. Noi siamo i messaggeri>>
I Messaggeri di cosa!?
<< Tieni. Leggendo il diario di tuo padre ti sarà tutto più chiaro>>
Solo in quel momento notai che Dozineth teneva tra le mani un libro. Anzi un diario. Il diario di mio padre!

<< Come ti senti dopo i discorsi fatti?>> mi chiede Jemina mentre ci stavamo dirigendo verso la mia pensione.
Dozineth mi aveva raccontato tutto sui miei genitori, sul fatto che loro facevano parte dei Messaggeri di Hermes, che il compito dei messaggeri consiste nel trovare “oggetti” che si trovano nel posto sbagliato e che causano problemi e di consegnargli agli uomini in bianco.

I quali sono al servizio di Hermes, che altro non è che una creatura di Luce (potremmo definirla angelo? Questo non l’ho ben capito) che ci vuole aiutare.
Mentre gli uomini in nero cercano di ostacolare il recupero degli oggetti, perché loro vivono grazie ai problemi causati da essi.
Devo dire che il tutto è veramente strano…
<<Sono confusa…devo essere sincera. Se non avessi visto Anubis coi miei occhi e non mi fossero capitate quelle cose strane, vi prenderei tutti per pazzi>>
<<Ti credo, è stato così anche per me. Solo vedere le cose coi tuoi occhi ti può convincere. Comunque ora sei arrivata fai una bella dormita. A domani.>>
<<A domani Jemina. Notte>>.

magritte_paese_dei_miracoli1964

I messaggeri di Hermes

<<Che mal di testa>> dissi toccandomi la fronte. Questo sogno aveva di gran lunga battuto tutti gli altri. Aprii gli occhi e mi accorsi di non essere nella mia stanza. Non era stato un sogno?
Mi misi a sedere sul letto. La camera dove mi trovavo era arredata in stile orientale. In un angolo della stanza, che non era rettangolare ma bensì triangolare, vi era una scrivania e sopra di essa c’erano appese delle foto. Mi alzai e andai ad osservarle: una ritraeva un bambino felice con i genitori, nella foto accanto vi era lo stesso bimbo che stringeva a sé una bimba in fasce, nella successiva c’erano i miei genitori con me in braccio. Era la stessa foto che avevo anch’io.
Le altre foto ritraevano Elizabeth, l’uomo che mi aveva sparato la ventosa con la balestra, Jemina e Marc sorridenti davanti all’obbiettivo.
<<Ti sei ripresa?>> Marc era entrato nella stanza.
<<Devo dedurre che non era un sogno, vero?>>
<<Purtroppo no… mi dispiace>>
Mi voltai ad osservare di nuovo la foto dei miei genitori.
<<Mi puoi raccontare come sono morti?>>
<<In missione. Erano riusciti a recuperare un’importante pezzo quando sono stati raggiunti dagli uomini in nero di grado massimo. Non ce l’hanno fatta.>>
Mi sedetti nuovamente sul letto. Marc teneva in mano una tazza da quando era entrato. Nulla di quello che stava dicendo aveva senso per me. Missione?
<<Tieni è per te. E’ una tisana con molto miele. Quando fai i viaggi ti conviene sempre mangiarne un cucchiaino. Serve ad equilibrare le energie>>
<<Marc… io non sto capendo niente>> presi la tisana che mi offriva.
<<Lo so che tutto è strano. Se ti senti meglio possiamo raggiungere gli altri alla villa, così ti verrà spiegato tutto. Sei d’accordo?>>
Annuii mentre bevevo. Improvvisamente tutte le mi certezze erano andate in frantumi. Il mondo, come l’avevo conosciuto fino ad oggi, non esisteva più.

Antonella Lallo

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