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Alioth ψ Il Regno – 40

Esperia aprì gli occhi, di fronte a sé vi era una graziosa fanciulla dai capelli biondo oro e gli occhi azzurri. Nonostante l’apparente tristezza del suo sguardo, vi vide un’infinita dolcezza.
Indossava una veste color rosa, assai leggera per le rigide temperature del posto. In mano teneva un vassoio con del cibo e un bicchiere d’acqua.
Timidamente si rivolse a lei.
– Voi siete la principessa Esperia ?-
– Si –
– Tenete – fece passare tra le sbarre il vassoio – Non dite a nessuno che vi ho portato da mangiare. Altrimenti mi uccideranno –
– Come avete fatto a passare la sorveglianza delle due guardie? –
– Conosco i passaggi segreti del castello –
Avrà avuto circa sedici anni eppure aveva trovato la forza di disubbidire ai suoi padroni per soccorrere un’estranea.
– Tornerò appena mi sarà possibile – sorrise leggermente e il suo volto si illuminò
– Come vi chiamate? – la presenza di quella fanciulla era come un raggio di speranza per Esperia.
– Mi chiamo Eos ed ero la dama di compagnia della principessina di questo castello – il suo viso si oscurò e calde lacrime scesero sulle sue guance – Aveva solo sei anni… ed è morta proprio qui… di polmonite… io ho tentato di salvarla – iniziò a piangere
– Non fare così – Esperia cercò di rincuorarla – Vedrai che tutto finirà per il meglio. Vedi ho sentito dire dai soldati che il mio principe è partito per venir in mio soccorso. Se riuscirò ad uscir di qui tu verrai con noi –
– Dite davvero? Finalmente potrò scappare da questo inferno? – poi guardandosi attorno
– Ora devo ritornare nelle cucine. Se si accorgono della mia assenza mi puniranno –
Se ne andò, sparendo come un folletto proprio come era arrivata, lasciando nuovamente sola Esperia nella propria prigione.
Aveva solo sei anni quella bambina ed era morta dove si trovava lei ora.
Così piccola ed innocente. La immaginò correre felice in quel castello, le sue risate echeggiare per i corridoi. La vide amata e coccolata da tutti.
Che crudeltà che possedevano questi uomini, chi era veramente questo Re Arge che permetteva cose così orribili?

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Alioth ψ Il Regno – 39

Era già pomeriggio quando smise di piovere.
Alyah sentiva il freddo dei vestiti bagnati trafiggerle la pelle.
Non era abiutata ad andare a cavallo per così tante ore, sopratutto se inseguiti.
Aveva dolori ovunque, persino in muscoli che non pensava di avere.
Altea decise di fermarsi.
Erano tutti stanchi e i segugi li avrebbero rintracciati comuque seguendo il loro odore.
Probabilmente li avevano distanziati parecchio e la pioggia doveva avergli fatto perdere la pista da seguire, pertanto potevano concedersi una sosta.
Si tolsero gli indumenti bagnati, regalo di Mauritius, e li stesero.
Alyah costatò che i sacchi legati ai cavalli erano ben impermeabilizzati perchè la sua veste era perfettamente asciutta.
Uscì dagli alberi dove si era nascosta per cambiarsi e raggiunse gli altri seduti al sole.
Michael e Teti le fecero spazio su un tronco e si sedette tra di loro chiudendo gli occhi e volgendo lo sguardo al sole.
In perfetto silenzio tutti assaporavano questo momento di pace.

Le montagne erano assai vicine, prima di sera le avrebbero raggiunte.
Altea aveva pensato di passare la notte ai piedi dei monti per poi ripartire all’alba, riposati e rinfocillati.
Non poteva sapere che i nemici erano più vicini di quanto pensasse.

Alioth ψ Il Regno – 38

Mauritius bussò alla camera di Altea con tale violenza da svegliare tutti quanti.
– Cosa è successo? – gli chiese mentre apriva la porta coi capelli scompigliati.
– Se ne sono andati! I due uomini sono spariti! Presto vi ho già fatto preparare i cavalli, dovete scappare prima che sia troppo tardi! –

Il sole non era ancora sorto. L’aria era assai fredda ma i vestiti di Mauritius, nonostante pungessero, facevano egregiamente il loro compito.
Nubi minacciose solcavano il cielo, presto sarebbe piovuto.
– Grazie di tutto – disse Emantus salendo sul cavallo
– Di niente Maestà. Se non ci aiutiamo tra di noi in questi tempi è la fine –

Iniziò a piovere.
Uscirono dalle strade convenzionali, troppo pericolose, e si inoltrarono nei campi desolati e poi nei boschi circostanti.
Si era alzato il vento e tutto era diventato buio anche se il sole doveva esser ormai alto dietro alle nubi.
I tuoni iniziarono a spaventare i cavalli al punto che i guerrieri furono costretti a proseguire a piedi, tenendoli per le briglie.
L’acqua aveva inzuppato i vestiti persino sotto le armature.
Sembrava penetrare nelle ossa.
Si sentirono degli ululati.
I cavalli si imbizzarrirono e ci volle molto tempo per calmarli.
Le ringhia si erano avvicinate.
– Lupi! – urlò Demetra che chiudeva la fila.
– A cerchio! – ordinò Altea sfoderando la spada.
Le belve non lì attaccarono subito.
Giravano attorno studiando il nemico e mostrando i loro denti accuminati.
– Non sono lupi, hanno dei collari – notò Danae.
Proprio in quell’istante due lupi si scagliarono contro i soldati, ma caddero trafitti dalle spade.
I rimanenti iniziarono a indietreggiare.
Sparirono nel fitto fogliame del bosco.
– Dovevano essere i segugi del nemico, sui cavalli presto! – urlò Altea
Iniziarono una folle corsa.

Alioth ψ Il Regno – 37

Sorella.
Qualcosa nella mente di Esperia stava cercando di riaffiorare.
Un ricordo dimenticato.
Sepolto.
Avvolto nella nebbia.
Aveva cancellato i ricordi riferiti a sua madre perché erano troppo dolorosi.
Sapeva che era morta di una malattia incurabile.
Quel periodo di lutto fu devastante per lei, suo padre era carico di tristezza e lei lo sentiva così lontano, perso nel suo dolore.
Si era sentita sola.
Poi ad un tratto ricordò.
Le fece male il petto tanto fu forte il farsi strada del ricordo nella sua piccola anima.
Stava piangendo.
Non aveva più che tre o forse quattro anni.
Sua mamma urlava e tutti correvano fuori e dentro dalla sua stanza.
Era giunto anche il Sacerdote Crise con due Sacerdotesse.
Poi il silenzio rotto soltanto da un vagito e dal pianto sommesso di donne.
Si ricordò di essersi affacciata alla camera e di aver visto Crise stringere un bimbo tra le braccia. Poi un’ancella in lacrime l’aveva portata in camera sua.
Aveva una sorella?
Sua madre era morta dando alla luce sua sorella?
Perché suo padre non glielo aveva mai detto?
Non era figlia sua? Era illegittima?
Dov’era stata in tutto questo tempo sua sorella?
Dove l’aveva portata Crise?
E perchè ora volevano catturarle entrambe?

Alioth ψ Il Regno – 36

Esperia sentiva solo il battere furioso del suo cuore. Questo improvviso silenzio la spaventò. Appoggiò l’orecchio al legno ruvido per sentire meglio.
La porta si aprì così di colpo e inaspettatamente che perse l’equilibrio. Una mano sulla spalla fermò la caduta. Alzò gli occhi e incrociò quelli freddi e glaciali di Borea.
Lui non si scompose, reggeva in mano una candela e con l’altra la sosteneva ancora.
– Muoviti! – le disse prendendola per il braccio e stringendola talmente forte da farle emettere un gemito.
Camminarono per corridoi scuri e spogli.
Ad un certo punto iniziarono a scendere delle scale finché giunsero a quelle che lei riconobbe come le prigioni del castello.
– Ora rimarrai qui! Ma non ti preoccupare tra poco arriverà la tua sorellina a tenerti compagnia! Quanto siete stati stupidi a pensare di nasconderla in un modo così elementare!-
Mollò la presa al braccio ed Esperia con uno scatto cercò di scappare…
iniziò a correre salendo le scale.
Il cuore le batteva velocemente in petto.
Riuscì a salire la prima rampa di scale.
Poteva farcela.
Poi sentì il vestito tirare e cadde picchiando le ginocchia sugli scalini. Cercò di rialzarsi, ma ormai Borea troneggiava su di lei.
La schiaffeggiò.
Esperia si fermò sotto shock. Nessuno mai aveva alzato le mani su di lei.
Sentì un sapore metallico in bocca.
Sanguinava.
– Stupida! Che pensavi di fare! – le disse mentre la trascinò di peso dentro la prigione.
– Sappi che non ti ho ucciso solo perché ho ricevuto l’ordine di non ammazzarti con le mie mani. Vedremo quanto sopravviverai senz’acqua e cibo! –
E se ne andò portando con sé l’unica fonte di luce.
Esperia rimase nuovamente al buio.
Si toccò il viso, la guancia le faceva molto male e si era gonfiata.
Per distrarsi dal dolore e dalla paura iniziò a pensare alle parole di Borea: sorella?

Alioth ψ Il Regno – 35

Esperia arrancava nel deserto. Eppure non sentiva il sole bruciare sulla pelle, ma la gola era arsa e le labbra screpolate. Qualcosa la colpì ad una spalla. Si spaventò così tanto da svegliarsi dal sogno di colpo col cuore in gola.
Dov’era? Cosa stava succedendo? Era ancora nel sogno? Poi i suoi occhi misero a fuoco la fredda camera e il viso ostile di un servo. E si ricordò di essere prigioniera di Borea.
– Venite con me –
Aveva sete. Così tanta da faticare a deglutire. E nonostante che la paura l’avvolgesse col suo manto, aveva fame.
Si alzò e titubante seguì l’uomo. Non aveva altra scelta.
Il corridoio era buio e l’unica luce era quella tremolante della candela, che creava giochi di ombre sui muri.
Il servo si fermò. Davanti a loro c’era un guerriero in armatura. L’oscurità nascondeva il suo volto, la flebile luce del cero giocava con i lineamenti del viso facendo apparire e scomparire due occhi crudeli e il sogghigno malefico della sua bocca.
– Ora ci penso io a lei, sparisci! –
Esperia venne strattonata verso una porta, spinta in uno stanzino e chiusa dentro.
Era buio, non poteva vedere niente. Rimase immobile attaccata alla porta con le lacrime che bruciavano negli occhi.
Da fuori giungevano voci di soldati, coperte da rumore di ferraglia. Da quel poco che riuscì a capire essi si preparavano per un pedinamento. Dovevano trovare ed uccidere gli intrusi del regno di Alioth, tranne la principessa. Lei doveva essere catturata viva.
La loro nave era stata trovata tra gli scogli e bruciata. Le loro tracce si erano perse all’entrata della Foresta Viva. Di sicuro ora erano diretti verso le montagne.
Rumori di passi. Silenzio.

Alioth ψ Il Regno – 34

– Mi dispiace per la scarsità della carne nei piatti, ma purtroppo ci dobbiamo arrangiare con quello che rimane – disse l’Oste mentre ritirava i piatti vuoti.
– Non si deve scusare, era tutto squisito! –  Araxe gli sorrise massaggiandosi lo stomaco.
L’omino orgoglioso si ritirò in cucina.
– Venite – fece gesto Emantus di seguirlo. Entrarono così in una stanzetta attigua, molto riservata e carina. Si accomodarono sulle poltrone presenti per discutere della situazione.
– Ora dovremmo superare le montagne. Da lì in poi il territorio mi è sconosciuto – disse Emantus sospirando.
– Non potete! – la voce stridula dell’oste li fece saltare, Altea si portò la mano sulla sinistra in cerca di una spada fantasma, avevano lasciato le armi in camera. Si tranquillizzarono quando videro il viso paonazzo dell’uomo.
– Come vi stavo dicendo: non potete attraversare i monti. Il valico è controllato dalle guardie di Borea. L’unica cosa che potete fare è scalarle, ma ora sta nevicando… –
– Dobbiamo scalarle quindi, non abbiamo altra scelta – disse Altea
– Allora vi procurerò degli abiti più pesanti … –
– Grazie lei è fin troppo gentile – disse Alyah
L’uomo annuì e uscì dalla stanza urlando comande ai suoi servi.
Stanchi i guerrieri decisero di andare nelle proprie camere e lì crollarono in un profondo sonno ristoratore.

Alioth ψ Il Regno – 33

Normalmente le sacerdotesse preferivano un’alimentazione prevalentemente vegetariana, solo in poche occasioni dell’anno era concesso loro di mangiare carne. Ma vista la situazione in cui si trovavano Alyah decise che era meglio fare uno strappo alla regola.
Si sedettero ad una tavolata accanto al camino acceso. Il posto era povero ma accogliente. Vi erano molti tavoli e panche assai rovinate. Sui muri erano appese teste di animali impagliati e un quadro raffigurante una dama che raccoglieva l’uva in un cesto.
Vi era poca gente: due vecchietti scarni, che giocavano ad un particolare solitario, e due uomini che consumavano in silenzio il loro pasto. Questi ultimi erano posti proprio di fronte alla tavolata dei guerrieri, ma gli voltavano le spalle così non era possibile vederli in viso.
Mauritius ritornò con tre grandi boccali di vino.
– Scusi – chiese Altea – Chi sono quei due uomini? –
– Non lo so. Non sono persone molto socievoli. Sono giunti qui proprio oggi, come voi. Non sembrerebbero guerrieri dal portamento… ma di sicuro non sono brave persone. Hanno detto che sarebbero rimasti qualche giorno… Vi prego non fatevi riconoscere! –
– Non si preoccupi – lo rassicurò Altea – Partiremo domani mattina all’alba –
L’omino, assai preoccupato, si diresse nuovamente verso le cucine.
Presto ritornò accompagnato dal ragazzino di prima e da una serva con dei piatti fumanti.
La fame fece tacere tutti che con avidità mangiarono quel delizioso stufato di cervo.

Alioth ψ Il Regno – 32

Entrarono in quello che un tempo doveva essere un villaggio, le case erano distrutte e le strade ricoperte da erba infestante.
L’unica costruzione rimasta intatta era la locanda.
Emantus si avvicinò al portone, bussò con energia.
Vi era un grande silenzio e il rumore del legno percosso riecheggiò nella notte.
Si aprì lo spioncino e si sentì una voce assai acuta: – Voi!?-
La porta si aprì e finalmente entrarono.
Il locandiere era un omino assai piccolo e grassottello, con le guance rosse e un naso a patata, gli occhi vispi e molto curiosi, dava l’idea di essere una persona a cui non poteva sfuggir nulla.
– Maestà siete in pericolo!- disse a bassa voce – Le guardie di Austro vi stanno cercando! –
– Lo so Mauritius, ma ci serve un riparo per la notte –
– Oh! Qui siete i ben venuti! A patto che non vi facciate riconoscere! Vi offrirò le migliori carni, morbidi letti e dell’ottima paglia per i vostri cavalli – poi rivolgendosi con tono duro verso un ragazzino che era in piedi accanto al bancone – Cosa fai lì imbambolato! Chiudi quella bocca e vai a mettere in stalla i cavalli dei signori!- poi tornando ai suoi ospiti – accomodatevi pure, sarete stanchi ed affamati. La mia signora vi farà vedere le camere. Intanto vado a prepararvi il tavolo – e velocemente si diresse verso le fumanti cucine.

Alioth ψ Il Regno – 31

La notte stava già per calare e non erano ancora fuori dalla foresta.
In silenzio procedevano in fila indiana.
Gli alberi iniziarono a diradarsi, trasformandosi in rovi e cespugli per lasciare infine il posto ad una distesa di felci.
Tutti tirarono un sospiro di sollievo.
Il sole era ormai calato e nell’oscurità due lucine cercavano di brillare: era la locanda.
Emantus ritrovò un po’ di speranza.
– Dove siamo? – chiese Alyah riaprendo gli occhi.
– Fuori dalla foresta – gli occhi verde-acqua di Michael erano così vicini ai suoi. Un braccio le cingeva la vita per sostenerla. Il calore le trapassava la veste.
Non era mai stata così a contatto con un altro essere umano prima d’ora.
Ebbe un brivido lungo la schiena e sentì le guance infiammarsi.
Poi si accorse di stringere qualcosa tra le dita e si ricordò della ghianda.
– Fermati. Devo mantere la promessa fatta – e scese dal cavallo.
Cercò un buon punto nel terreno. Scavò una piccola buca e vi piantò il seme.
Rimase in silenzio, con le mani sulla terra smossa, in una muta preghiera di ringraziamento.
Altea le si avvicinò appoggiandole una mano sulla spalla.
– Possiamo andare ora? –
– Si. Certo – e risalì sul proprio cavallo.
Sentì su di sé lo sguardo di Michael mentre riprendevano il cammino.

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