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Alioth ψ Il Regno – 59

Approfittando del buio Alyah, con i soldati più deboli, i feriti, i bambini, le donne e i vecchi iniziava il suo cammino verso il castello del Mago.
Con la speranza che Tmolus vi fosse giunto e che qualcuno gli andasse incontro.
Camminavano silenzio nelle tenebre. Una piccola carovana indifesa che pregava nell’unica speranza rimasta.

Altea ed Emantus uscirono dal nascondiglio presso le mura del castello, furtivi si avvicinarono al passaggio segreto.

Fides cercò la luna nel cielo e pregò la sua amata che gli venisse incontro lungo il cammino sul ponte delle anime, rivolse lo sguardo ai suoi soldati. Il loro attacco suicida per distrarre gli uomini del castello era l’unica speranza per salvare la principessa. Annuì col capo e il soldato accanto alzò il braccio.
La catapulta scagliò la prima pietra.

Araxe combatteva con la guardia rimasta in vita, altre due giungevano in appoggio ad essa.
Altea con i suoi guerrieri era entrata nei passaggi sotterranei del castello.
Eos li attendeva atterrita davanti alle sbarre della prigione di Esperia.
Araxe cadde a terra ferito, teneva tra le mani la chiave.
A tradimento un guerriero nemico lo stava colpendo alle spalle.
Cadde decapitato e la sua testa rotolò fino ai piedi di Eos, che emise un urlo.
Esperia si coprì la bocca e voltò lo sguardo.
Altea era giunta appena in tempo per soccorrere l’amico ferito.
Kahel con l’aiuto di Eos lo riportò all’esterno attraverso il passaggio appena percorso.
Altri due guerrieri nemici giungevano nelle prigioni.
Emantus si lanciò con tutta la rabbia che aveva contro di loro e li disarmò.
Altea gli lanciò le chiavi e rimase sulla cima della scala in compagnia di Teti per controllare il corridoio.
Non giungevano altre guardie.
Non erano riuscite a dare l’allarme.
Emantus aprì la cella.
Esperia in lacrime, come in un sogno, riuscì ad abbracciare il suo amore.
Non parlava, i singhiozzi la soffocavano.
Emantus la strinse forte.
Si sentì male a vederla così sofferente. La baciò dolcemente e le guardò il viso rigato di lacrime: era sempre bellissima. Ed era la sua Esperia, sana e salva.
– Dobbiamo andare! – urlò Altea.
Michael ed Aron erano rimasti di guardia all’ingresso.
Poco distanti, tra la boscaglia, Kahel, Araxe ed Eos li attendevano sui cavalli.

Alioth ψ Il Regno – 52

Il gruppo si diresse verso una casa diroccata in quello che una volta doveva essere il centro della città. Fides bussò tre colpi su di una parete. Si sentirono dei rumori ed i mattoni vennero appartati uno ad uno, finché si aprì un varco. Due soldati fecero strada ai guerrieri attraverso una fitta rete di cunicoli. Infine giunsero in una stanza principale dalla quale partivano altri due cunicoli più larghi rispetto ai precedenti. Da essi spuntavano i visi magri di bambini e vecchi.
Nel centro della grande sala vi erano numerosi guerrieri dell’esercito di Afrantus e qualche donna che medicava i feriti.
– Abbiamo ricevuto un altro attacco dalle truppe del castello. Ci hanno scoperto mentre eravamo all’esterno per raccogliere delle provviste. Molti sono morti. I feriti più gravi sono nel cunicolo – ed indicò quello di destra.
Altea guardò Alyah con uno sguardo d’intesa.
– Posso aiutare a curarli – disse infine la principessa – Ma non ho abbastanza erbe. Dovrei uscire a racc…-
– No. Mi dispiace ma non ce ne sono più per miglia e miglia. Io ero proprio in cerca di quelle quando vi ho incontrato– la interruppe il contadino.
– Allora farò bastare queste – sospirò tirando fuori dalla sua sacca dei pacchettini – Non vi assicuro nulla. – doveva trovare il modo di fare nuove provviste, i medicinali che aveva portato con sè ormai stavano finendo.
Seguendo le istruzioni di Alyah le donne prepararono le tisane per alleviare il dolore e le febbri. Cambiava bendaggi e suturava ferite con l’ago.
Nel frattempo Fides raccontava ai guerrieri dell’uccisione del Re e della Regina ed della morte della principessina nelle segrete del castello, poi raccontò del rapimento delle fanciulle del villaggio, del loro ritrovamento affogate nel fiume,  della decapitazione degli uomini del villaggio e altre crudeltà fatte in nome di Re Arge.

Alioth ψ Il Regno – 48

Galopparono per giorni, attraversando praterie e campi bruciati.
Tutto era scuro. La terra aveva assunto un cupo colore nero pece.
Non vi erano uccelli allegri in quel territorio e persino il fiume era sbiadito.
Ecco causava il regno di Re Arge: morte ovunque.
Al sesto giorno di viaggio giunsero in un villaggio con la speranza di ricevere un pasto caldo ed un soffice letto. Trovarono solo corpi di uomini e di vecchi in decomposizione.
Il sole stava già tramontando. Cercarono un riparo all’esterno del villaggio. Decisero di accamparsi in quello che rimaneva di una fattoria.
La notte calò velocemente e il gelo divenne ancora più pungente. Uniti intorno al fuoco i guerrieri cenavano.
– Avete notato? – disse Alyah – Non ci sono cadaveri di donne e bambini –
– E’ normale – gli rispose Tmolus –Le donne vengono prese come schiave mentre i bimbi più forti vengono scelti per l’esercito. Gli altri muoiono – e riabbassò lo sguardo fingendosi interessato a ciò che mangiava.
Michael guardò la principessina che aveva passato la sua ciotola mezza piena a Teti. Aveva gli occhi cerchiati di nero.
– Appena liberata la principessa Esperia, dobbiamo organizzare la liberazione di questo continente dalla tirannia di Re Arge – disse Altea.
Emantus la fissò dubbioso. Ora non credeva più di giungere salvo dalla sua adorata e di riuscire a salvarla. Per aumentare il suo sconforto gli bastava alzare lo sguardo ed osservare il villaggio deserto.
Alyah si avvicinò a Teti. Si sentiva stanca. Non era abituata a cavalcare così tanto, era piena di lividi ed escoriazioni, le faceva male persino respirare. La guerriera l’abbracciò avvolgendola nel suo mantello e così si addormentarono.
Michael e Kahel rimasero a guardarle provando un forte senso di impotenza. Poi chiusero gli occhi e si addormentarono anch’essi.
Persino Emantus ed Altea, addetti al primo turno di guardia, non riuscirono a tenere aperti gli occhi e crollarono in un profondo sonno privo di sogni.

Alioth ψ Il Regno – 47

“Cosa facciamo? Dove sono tutti?” Alyah guardò con gli occhi sbarrati Altea.
Dove era la grotta? Come avevano fatto ad uscire se non c’era più? Altea si sentiva la mente annebbiata e i movimenti goffi e lenti. Guardò la giovane sacerdotessa che toccava la parete di roccia cercando di capire che magia le avesse trasportate lì. I vestiti erano sporchi e bagnati. I capelli arruffati. Erano sfinite.
Alyah si fermò e voltandosi rimase a bocca aperta. Non aveva notato subito il prato pieno di fiori sconosciuti. Così luminosi sotto il sole che stava tramontando dietro ai monti.
Si lasciò scivolare a terra sull’erba umida. Altea le si avvicinò e si sedette anche lei ad osservare quello spettacolo. I raggi del sole si riflettevano sui petali rinfrangendosi nei colori dell’arcobaleno. Non sembravano fiori reali. Forse era un sogno?
Di colpo i loro occhi si fecero pesanti, non riuscirono a resistere e si addormentarono.

– Altea! Altea! –
– Alyah! Ma cos’hanno! Rispondete! Altea! Alyah! –
Le ragazze a fatica riaprirono gli occhi e videro i volti preoccupati dei guerrieri.
– Meno male! – sospirò Aron vedendole destarsi. Aiutò Altea a mettersi a sedere e istintivamente le accarezzò i rossi capelli.
– Cosa è successo? – chiese Altea.
– Non lo sappiamo. Vi abbiamo visto uscire davanti a noi, e quando vi abbiamo raggiunto eravate scomparse. Vi abbiamo cercato per tutta la notte, poi esausti siamo tornati qui. E vi abbiamo trovate addormentate! – spiegò Kahel.
Alyah si guardò attorno. Quello non era il luogo dove lei e Altea erano uscite. Che senso aveva quello che le era accaduto?
Altea non volle perder tempo a pensare a ciò. Ordinò a tutti di mettersi in cammino. Il nemico li stava ancora pedinando, non potevano perdere tempo.
Emantus sapeva cos’era successo.
Non voleva però parlarne con le due fanciulle.
Poi non era tanto sicuro di quella leggenda, non voleva spaventarle inutilmente.
Si voltò un’ultima volta per osservare la grotta.
Poi guardò i capelli mossi dal vento della sorellina della sua Esperia.
No. Non ci doveva pensare.
Se la leggenda diceva la verità…
Guardò i rossi capelli scompigliati di Altea…
Se era vero loro due sarebbero morte.

Alioth ψ Il Regno – 46

Il terreno si fece sdrucciolevole, Alyah ebbe la sensazione di scendere.
L’eco si era raddoppiato, da ciò dedusse che la grotta doveva essere più grande rispetto a prima.
Altea si sentì i piedi bagnati, e l’inconfondibile rumore dell’acqua la disorientò.
Cercò un passaggio asciutto. Si dovette arrendere.
Così il gruppo iniziò a camminare nelle acque gelide.
Era orribile. Il buio e l’acqua fino alle ginocchia. Senza avere idea di dove stessero appogginado i piedi. Senza sapere se l’acqua sarebbe salita e se ci fosse qualche pesce pericoloso che gli nuotava intorno.
Alyah non sapeva più dove mettere i piedi. Si fermò totalmente disorientata. L’unica cosa che le dava coraggio era la mano calda di Michael sulla propria schiena. Riprese il cammino cercando di raggiungere i compagni poco più avanti ma perse l’equilibrio a causa di una pietra liscia, almeno sperò che fosse una pietra, moracolosamente Michael la sorresse per il vestito impedendole di cadere in acqua.
Finalmente l’acqua iniziò a scendere fino alle caviglie e poi scomparve.
Ora camminavano sull’asciutto, ma il rumore di zoccoli estranei era tornato.
Iniziarono a sentirsi dei singolari nitriti.
Ognuno controllò il proprio cavallo.
Niente.
Si sentì un cavallo al trotto.
Corse accanto ad ogni guerriero, fino a superare la comitiva.
Silenzio.
Altea si trovò a dover decidere quale cammino seguire, si trovavano ad un bivio.
Il silenzio che ora li avvolgeva sembrava perforargli le tempie.
Il comandante decise di affidarsi al Fato e scelse la strada di destra.
I rumori di zoccoli e di armature ripresero a seguirli.
La curiosità e la paura albergavano nelle menti dei guerrieri.
Dovevano lottare contro sé stessi per non cedere alla tentazione di voltarsi.
Emantus temeva di aver fatto la scelta sbagliata portandoli in quelle grotte. Ma avevano avuto scelta?
La luce del sole!
Alyah ed Altea furono le prime ad uscire. L’aria fresca le avvolse e gli sfiorò dolcemente il viso.
Credettero di rinascere a nuova vita.
Si voltarono per vedere le facce sollevate dei compagni.
Dietro loro il vuoto.
Non esisteva più l’uscita della grotta.
Iniziarono a chiamare i compagni.
Niente.
Erano sole.

Alioth ψ Il Regno – 45

Cavalcavano ormai da ore, il sole era tornato ad emettere i suoi pallidi raggi. Il nemico sembrava scomparso.
Altea osservava Kahel, era molto pallido e la spalla doveva dolergli ancora molto, anche se lui non lo dava a vedere.
I cavalieri erano stanchi ed avevano bisogno di riposare nel calore confortevole di un letto.
Emantus fermò il proprio cavallo.
– Cosa c’è?- chiese Altea
– Non capisco. Dovremmo essere arrivati –
Davanti a loro c’era solamente la nuda roccia e qualche cespuglio.
Proprio su uno di questi cadde l’attenzione di Emantus, era forse il più grande.
Iniziò a spostare gli intricati e pungenti rami.
– E’ qui! – gridò.
I soldati scesero da cavallo e si avvicinarono, era un passaggio assai stretto ed alto. Gli animali ci passarono a fatica.
Il sole illuminò il tragitto solo per un breve tratto, la strettoia si allargò dolcemente.
I cavalieri piombarono nella più nera oscurità.
Camminavano uno vicino all’altro, toccandosi ogni tanto per aver la certezza di non esser soli. Riuscivano a scorgere a malapena la torcia di legno costruita da Altea. Sembrava che l’oscurità ingoiasse tutto ciò che tentava di brillare al suo interno.
Un nauseante odore di putrefazione avvolse la compagnia. Danae e Teti si fermarono perché ebbero dei conati di vomito. Alyah si bloccò dietro Teti, fermando la fila. Michael le posò una mano sulla schiena ed avvicinò il viso all’orecchio di lei.
– Qualcosa non va? – chiese
– Se ti dicessi di no, sarebbe una bugia – rispose.
Teti si sentì meglio e ripresero a camminare.
Tmolus ed Araxe chiudevano la fila. Ogni tanto si voltavano di scatto cercando di scorgere delle ombre nel buio. Niente. Eppure udivano chiaramente dei passi dietro di loro.
– Non vi conviene voltarvi. Non so cosa potrebbe accadervi – disse Emantus che era vicino a loro.
Da quel momento in poi nessuno osò più voltarsi, anche se dietro di loro i rumori aumentavano considerevolmente col passare del tempo.
Zoccoli di cavalli ed armature. Si era il loro suono, lo riconoscevano.

Alioth ψ Il Regno – 44

I turni di assistenza e di vedetta durarono fino al mattino.
– Alyah – Altea le toccò dolcemente la spalla – E’ finita la medicina. Cosa dobbiamo fare? –
Alyah si alzò dolorante e assonnata, si diresse accanto al guerriero.
Poggiò la mano sulla sua fronte.
Era fresca.
– Non ha più febbre –
– Ho fame – disse con un filo di voce Kahel aprendo gli occhi.
– Come ti senti? – Altea si inginocchiò accanto a lui.
– Mi fa male dappertutto, mi avete picchiato nel sonno? –
– Sta proprio bene! – rise Teti portandogli una ciotola della zuppa.

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– Cosa facciamo ora? – chiese preoccupato Michael guardando con la coda dell’occhio Kahel che lentamente mangiava.
– Non possiamo risalire la montagna e nemmeno scendere a valle – disse Altea – Kahel è debole, non può affrontare il freddo – poi rivolgendosi ad Emantus – Cosa facciamo? Non esiste un’altra strada? –
– Si, ma … –
– Ma cosa? – chiese esasperata.
– Ci sarebbe un passaggio che attraversa la catena. Ma è abitato dagli spiriti. –
Altea osservò incuriosita il principe. Spiriti?? Siamo braccati da esseri umani reali e armati e mi dovrei preoccupare di assurde superstizioni?
– Passeremo di lì – affermò con decisione – Spiriti! Cosa vuoi che ci facciano? –
Emantus si sentì preso in giro.
Altea non poteva capire cosa erano le Grotte degl’inferi, non le aveva mai viste.
Non aveva mai sentito le urla dei morti che vi abitavano, non aveva mai provato il senso nauseante del vuoto.
Lui sapeva bene cosa lì avrebbe attesi al di là dell’entrata: l’Inferno dei condannati.
Di coloro che non potevano morire, che erano costretti a camminare su questa terra fino all’arrivo del loro Re.

Alioth ψ Il Regno – 43

Aron, Araxe e Michael cercarono di accendere del fuoco con quello che avevano a disposizione nelle loro sacche. Tmolus ed Emantus prepararono qualcosa con le provviste.
Presto Alyah fece ritorno reggendo tra le mani delle piantine gelate.
Il fuoco era già acceso e su di esso vi era una pentola che ribollendo emetteva un delicato profumo di zuppa di patate.
Prese una ciotola ed iniziò a pestare le foglie raccolte, vi unì delle bacche nere che teneva nella sua sacca appesa alla cintola. Amalgamò il tutto. Prese poi delle altre foglie secche e le mise a bollire sul fuoco con un po’ d’acqua. Lo diede ad Altea che lo fece bere a Kahel, il quale non aveva ancora aperto gli occhi.
Alyah si strappò un pezzo di stoffa dai suoi abiti di cambio e chiese ad Aron di mettere l’amico a torso nudo. Poi con l’impasto che aveva preparato lo medicò.
– Starà meglio? – chiese preoccupata Altea.
– Si. E’ di costituzione robusta. Passata al notte la febbre dovrebbe scendere. Si risveglierà un po’ dolorante. – la rassicurò.
Seduti in circolo al fuoco, i guerrieri mangiarono la zuppa in silenzio temendo le sorti della missione.
Stanchi si addormentarono tutti, tranne Alyah che vegliava sul malato, Michael ed Araxe che facevano il turno di guardia.
Alyah stava cambiando la benda bagnata sulla fronte di Kahel. Prese nuovamente la ciotola e gli preparò un nuovo composto da bere. Doveva somministrargliene una certa dose ogni ora.
Michael le si avvicinò: – Come va? – chiese sottovoce.
– Bene la febbre e scesa. – soffiò sulla ciotola bollente e gli fece scivolare qualche goccia del liquido tra le labbra dischiuse.
– Dove hai imparato a preparare medicinali? –
– Al tempio. Fa parte dell’educazione di una sacerdotessa conoscere le piante e le loro capacità – soffiò nuovamente sulla ciotola.
– Devi riposarti. Non sei abituata a certi sforzi – notò Michael osservando le occhiaie bluastre della ragazza.
– Hai ragione – in quel momento Aron le si avvicinò e allungò la mano per prendere la ciotola – Tieni.- gli sorrise Alyah – Dagli qualche goccia di questo ogni ora, fin quando sarà terminato. Poi chiamami – e si andò a sdraiare accanto a Teti.
La guerriera aprì gli occhi e dolcemente l’avvolse nella sua mantella per riscaldarla.
Si addormentò subito.

Alioth ψ Il Regno – 42

@nationalgeographic

Alyah scese da cavallo, sentì come tanti piccoli aghi infilarsi nella pelle mentre camminava nella neve. Si morse il labbro.
Si avvicinò a Kahel disteso per terra. Gli toccò la fronte: buciava.
Cercò di controllare la ferita, mentre fiocchi di nevene ghiacciati le ferivano il viso.
– Era avvelenata – alzò lo sguardo e incontrò gli occhi di Altea.
Cosa potevano fare? Era braccati come animali dal nemico. Non potevano scalare il monte e nemmeno scendere. La bufera peggiorava, già non riuscivano più a vedersi a vicenda. Altea cercò di calmarsi. Chiuse gli occhi. Trovò il suo centro. Lì riaprì e guardò Alyah.
– Puoi curarlo? –
– Dobbiamo scendere – disse Lei – Ho bisogno di aclune erbe medicinali che non ho con me, ma sono di uso comune e le posso trovare. Ma non a questa altezza –
Altea aveva gli occhi lucidi, non poteva permettersi che i sentimenti offuscassero i suoi pensieri.
– Come facciamo? Se scendiamo finiamo nelle loro mani – disse Tmolus.
– Non possiamo lasciarlo morire – Michael le toccò il braccio.
– Andiamo. Cammineremo per qualche ora orizzontalmente, poi scenderemo di qualche metro. La neve coprirà le nostre tracce. – disse Aron mettendo Kahel sul proprio cavallo.
Altea annuì col capo, il nemico si aspettava che procedessero verso il passo. Questo depistaggio li avrebbe forse salvati.
Araxe camminava avanti in avanscoperta, facendosi strada fra la neve che gli giungeva ormai alle ginocchia.
Ad Alyah sembrava di essere pugnalata al petto ogni volta che ispirava.
Finalmente si iniziò a scendere e la bufera smise di imperversare.
– Una gotta! – indico Teti.
Gli Dei li stavano proteggendo.

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