Alioth ψ Il Regno – 35

Esperia arrancava nel deserto. Eppure non sentiva il sole bruciare sulla pelle, ma la gola era arsa e le labbra screpolate. Qualcosa la colpì ad una spalla. Si spaventò così tanto da svegliarsi dal sogno di colpo col cuore in gola.
Dov’era? Cosa stava succedendo? Era ancora nel sogno? Poi i suoi occhi misero a fuoco la fredda camera e il viso ostile di un servo. E si ricordò di essere prigioniera di Borea.
– Venite con me –
Aveva sete. Così tanta da faticare a deglutire. E nonostante che la paura l’avvolgesse col suo manto, aveva fame.
Si alzò e titubante seguì l’uomo. Non aveva altra scelta.
Il corridoio era buio e l’unica luce era quella tremolante della candela, che creava giochi di ombre sui muri.
Il servo si fermò. Davanti a loro c’era un guerriero in armatura. L’oscurità nascondeva il suo volto, la flebile luce del cero giocava con i lineamenti del viso facendo apparire e scomparire due occhi crudeli e il sogghigno malefico della sua bocca.
– Ora ci penso io a lei, sparisci! –
Esperia venne strattonata verso una porta, spinta in uno stanzino e chiusa dentro.
Era buio, non poteva vedere niente. Rimase immobile attaccata alla porta con le lacrime che bruciavano negli occhi.
Da fuori giungevano voci di soldati, coperte da rumore di ferraglia. Da quel poco che riuscì a capire essi si preparavano per un pedinamento. Dovevano trovare ed uccidere gli intrusi del regno di Alioth, tranne la principessa. Lei doveva essere catturata viva.
La loro nave era stata trovata tra gli scogli e bruciata. Le loro tracce si erano perse all’entrata della Foresta Viva. Di sicuro ora erano diretti verso le montagne.
Rumori di passi. Silenzio.

Alioth ψ Il Regno – 34

– Mi dispiace per la scarsità della carne nei piatti, ma purtroppo ci dobbiamo arrangiare con quello che rimane – disse l’Oste mentre ritirava i piatti vuoti.
– Non si deve scusare, era tutto squisito! –  Araxe gli sorrise massaggiandosi lo stomaco.
L’omino orgoglioso si ritirò in cucina.
– Venite – fece gesto Emantus di seguirlo. Entrarono così in una stanzetta attigua, molto riservata e carina. Si accomodarono sulle poltrone presenti per discutere della situazione.
– Ora dovremmo superare le montagne. Da lì in poi il territorio mi è sconosciuto – disse Emantus sospirando.
– Non potete! – la voce stridula dell’oste li fece saltare, Altea si portò la mano sulla sinistra in cerca di una spada fantasma, avevano lasciato le armi in camera. Si tranquillizzarono quando videro il viso paonazzo dell’uomo.
– Come vi stavo dicendo: non potete attraversare i monti. Il valico è controllato dalle guardie di Borea. L’unica cosa che potete fare è scalarle, ma ora sta nevicando… –
– Dobbiamo scalarle quindi, non abbiamo altra scelta – disse Altea
– Allora vi procurerò degli abiti più pesanti … –
– Grazie lei è fin troppo gentile – disse Alyah
L’uomo annuì e uscì dalla stanza urlando comande ai suoi servi.
Stanchi i guerrieri decisero di andare nelle proprie camere e lì crollarono in un profondo sonno ristoratore.

Alioth ψ Il Regno – 33

Normalmente le sacerdotesse preferivano un’alimentazione prevalentemente vegetariana, solo in poche occasioni dell’anno era concesso loro di mangiare carne. Ma vista la situazione in cui si trovavano Alyah decise che era meglio fare uno strappo alla regola.
Si sedettero ad una tavolata accanto al camino acceso. Il posto era povero ma accogliente. Vi erano molti tavoli e panche assai rovinate. Sui muri erano appese teste di animali impagliati e un quadro raffigurante una dama che raccoglieva l’uva in un cesto.
Vi era poca gente: due vecchietti scarni, che giocavano ad un particolare solitario, e due uomini che consumavano in silenzio il loro pasto. Questi ultimi erano posti proprio di fronte alla tavolata dei guerrieri, ma gli voltavano le spalle così non era possibile vederli in viso.
Mauritius ritornò con tre grandi boccali di vino.
– Scusi – chiese Altea – Chi sono quei due uomini? –
– Non lo so. Non sono persone molto socievoli. Sono giunti qui proprio oggi, come voi. Non sembrerebbero guerrieri dal portamento… ma di sicuro non sono brave persone. Hanno detto che sarebbero rimasti qualche giorno… Vi prego non fatevi riconoscere! –
– Non si preoccupi – lo rassicurò Altea – Partiremo domani mattina all’alba –
L’omino, assai preoccupato, si diresse nuovamente verso le cucine.
Presto ritornò accompagnato dal ragazzino di prima e da una serva con dei piatti fumanti.
La fame fece tacere tutti che con avidità mangiarono quel delizioso stufato di cervo.

Alioth ψ Il Regno – 32

Entrarono in quello che un tempo doveva essere un villaggio, le case erano distrutte e le strade ricoperte da erba infestante.
L’unica costruzione rimasta intatta era la locanda.
Emantus si avvicinò al portone, bussò con energia.
Vi era un grande silenzio e il rumore del legno percosso riecheggiò nella notte.
Si aprì lo spioncino e si sentì una voce assai acuta: – Voi!?-
La porta si aprì e finalmente entrarono.
Il locandiere era un omino assai piccolo e grassottello, con le guance rosse e un naso a patata, gli occhi vispi e molto curiosi, dava l’idea di essere una persona a cui non poteva sfuggir nulla.
– Maestà siete in pericolo!- disse a bassa voce – Le guardie di Austro vi stanno cercando! –
– Lo so Mauritius, ma ci serve un riparo per la notte –
– Oh! Qui siete i ben venuti! A patto che non vi facciate riconoscere! Vi offrirò le migliori carni, morbidi letti e dell’ottima paglia per i vostri cavalli – poi rivolgendosi con tono duro verso un ragazzino che era in piedi accanto al bancone – Cosa fai lì imbambolato! Chiudi quella bocca e vai a mettere in stalla i cavalli dei signori!- poi tornando ai suoi ospiti – accomodatevi pure, sarete stanchi ed affamati. La mia signora vi farà vedere le camere. Intanto vado a prepararvi il tavolo – e velocemente si diresse verso le fumanti cucine.

Buongiorno

Causa disastri e inciampi di vita (potete rimanere aggiornati seguendo l’altro mio blog: condominioFelice ) rallenterò la pubblicazione del racconto.
Purtroppo il mio cervellino non riesce più ad elaborare dati, il caro (ed unico) neurone ha bisogno di ferie.
Il racconto non si fermerà, su questo state certi, ma non riuscirò più a rispettare la pubblicazione di un capitolo per settimana.

Restate connessi!
Pubblicherò a sorpresa 😀

Alioth ψ Il Regno – 31

La notte stava già per calare e non erano ancora fuori dalla foresta.
In silenzio procedevano in fila indiana.
Gli alberi iniziarono a diradarsi, trasformandosi in rovi e cespugli per lasciare infine il posto ad una distesa di felci.
Tutti tirarono un sospiro di sollievo.
Il sole era ormai calato e nell’oscurità due lucine cercavano di brillare: era la locanda.
Emantus ritrovò un po’ di speranza.
– Dove siamo? – chiese Alyah riaprendo gli occhi.
– Fuori dalla foresta – gli occhi verde-acqua di Michael erano così vicini ai suoi. Un braccio le cingeva la vita per sostenerla. Il calore le trapassava la veste.
Non era mai stata così a contatto con un altro essere umano prima d’ora.
Ebbe un brivido lungo la schiena e sentì le guance infiammarsi.
Poi si accorse di stringere qualcosa tra le dita e si ricordò della ghianda.
– Fermati. Devo mantere la promessa fatta – e scese dal cavallo.
Cercò un buon punto nel terreno. Scavò una piccola buca e vi piantò il seme.
Rimase in silenzio, con le mani sulla terra smossa, in una muta preghiera di ringraziamento.
Altea le si avvicinò appoggiandole una mano sulla spalla.
– Possiamo andare ora? –
– Si. Certo – e risalì sul proprio cavallo.
Sentì su di sé lo sguardo di Michael mentre riprendevano il cammino.

Alioth ψ Il Regno – 30

Con voce tremante e gutturale Alyah iniziò a parlare, sembrava faticasse molto.
– Andatevene… non vi vogliamo nel nostro territorio-
Teti, abituata alle trance della ragazza, si fece avanti e con un tono di voce molto basso ma deciso chiese:
– Chi siete? –
– Gli spiriti di questa Foresta. Abitiamo in questo territorio da secoli… non vogliamo essere disturbati! –
– Ci dispiace di essere entrati nel vostro territorio, ma noi eravamo in pericolo e non avevamo altra scelta –
– Andatevene! –
– Lo avremmo già fatto se voi non ci facevate perdere l’orientamento –
– Noi vi faremo uscire da qui solo se vi disarmerete! –
– Non possiamo. Altri uomini ci stanno seguendo e noi non potremmo difenderci senza armi!-
– Combattere… siete nuovamente in guerra umani? –
– Si. E da molti anni –
– Il tempo non è importante per noi. Il cuore di questa fanciulla è luminoso, dovreste ringraziarla, è merito suo se vi lascerò andare. In cambio però vi chiedo di seminare questa ghianda al termine della Foresta. –
Alyah si inginocchiò, senza perdere il contatto col tronco, raccolse qualcosa tra le radici dell’albero. Poi senza più forze svenne.
Michael, che si trovava vicino a lei, la prese tra le braccia. Teti si avvicinò a lui.
– Non preoccuparti sta bene. E’ normale che sia svenuta, si riprenderà presto. –
Lo aiutò a salire sul cavallo con lei in braccio.
– Andiamo – continuò Teti – Vedrete che ora usciremo da qui – e prese le redini del cavallo di Alyah.
Altea la guardò, era dubbiosa e un po’ confusa. Non aveva ben compreso l’accaduto. Era la prima volta vedeva una cosa del genere.
Ripresero il cammino. Nessuno parlò.

Alioth ψ Il Regno – 29

– Kahel – Michael spronò il suo cavallo avvicinandosi – Mi sembra che siamo già passati di qui. Quell’albero dal tronco nodoso che sembra un volto, sono sicuro è già la terza volta che lo vedo. –
– Hai ragione, meglio se avviso Altea –
Si avvicinò al suo capitano, che pensieroso osservava il terreno.
– Altea… stiamo girando nello stesso punto da molto tempo –
– Lo so. Ho provato a prendere diverse strade, segni di zoccoli sul terreno non ce ne sono. Siamo già passati da qui eppure è come se non fosse così –
Alyah udì il discorso dei due guerrieri. Fermò il proprio cavallo e scese. Si guardò intorno finchè non sentì il conosciuto brivido sulla pelle. Individuò la grande quercia segnalata da Michael poco prima, era lei che le trasmetteva quella sensazione.
Si avvicinò, sospirò lentamente e appoggiò la mano sul tronco. Percepiva come una lieve vibrazione sotto il palmo. Il solletico aumentò di intensità e iniziò a risalire sul braccio fino a giungere alla spina dorsale, un sapore metallico le invase la bocca, chiuse gli occhi.
– Fermatevi e state zitti – li avvertì Teti.
Tutti si fermarono osservando Alyah. Non capivano cosa stava accadendo.
Fu allora che Alyah si voltò, senza staccare la mano dal tronco. I suoi occhi da castani erano diventati verdi, la pupilla era del tutto scomparsa e il suo viso era bianco.
Michael istintivamente scese da cavallo e fece per avvicinarsi, Teti lo bloccò.

Alioth ψ Il Regno – 28

Emantus accarezzò il collo del suo destriero, poi ritornò a guardare Alyah che osservava la foresta.
Era molto diversa dalla sua Esperia. I suoi capelli erano più chiari ed era più minuta. Esperia era solo di qualche anno più grande e, sia fisicamente che mentalmente, era già una donna. Alyah in confronto sembrava una fragile fanciullina. Eppure aveva qualcosa che ad Emantus sfuggiva. Dietro a quello sguardo si nascondeva una donna completamente diversa da come gli appariva, era una sensazione troppo forte per essere solo frutto di fantasie.
I cavalli iniziarono a nitrire e scalciare. Erano nervosi.
– Non mi piace – disse Teti avvicinandosi a Tmolus – Sembra quasi che qualcuno ci stia spiando –
Lui si guardò attorno. Era vero: qualcuno, certamente non umano, li stava spiando.
Emantus si accorse dell’apprensione del gruppo e cercò di distoglierli dal racconto della foresta.
– Prima di sera dovremmo essere usciti di qui. Ci riposeremo in un piccolo ostello gestito da un mio caro amico –
– Sei sicuro che ci sia da fidarsi? – chiese Altea a bassa voce per non farsi sentire anche dagli altri
– Si. Mi sono sempre recato da lui durante le mie escursioni. Preferivo passare inosservato e lui, anche se mi aveva riconosciuto, non ha mai tradito il mio segreto. L’unico problema è che la locanda potrebbe esser stata abbattuta –
Più distante Alyah trottava in silenzio cercando di recepire i loro discorsi. Dietro di lei, Kahel e Michael preoccupati osservavano il paesaggio che si era fatto assai cupo e silenzioso.
Era di nuovo calata la nebbia. Presto sarebbe scesa la notte e quel posto li metteva in agitazione.

Alioth ψ Il Regno – 27

I raggi del sole quasi non filtravano tra gli altissimi alberi.
Sul sentiero che stavano percorrendo vi erano numerosi funghetti e qualche fiorellino autunnale. Il bosco stava già iniziando il suo riposo invernale.
Alyah spronò il proprio cavallo e si avvicinò ad Emantus.
– Come mai conoscete così bene questi territori? –
– Mia madre era nativa di Hesoid e spesso noi due venivamo qui in visita. Ci sono tornato per qualche anno ancora dopo la sua morte. Questi luoghi mi ricordano moltissimo la mia infanzia –
Alyah lo osservò attentamente. Sperava che conoscendo qualcosa sul futuro marito di sua sorella potesse scoprire qualcosa di lei. In effetti Esperia era una perfetta sconosciuta, tutto quello che poteva sapere lo aveva ascoltato dai racconti delle fanciulline del tempio. Esperia veniva raramente al tempio e in tutti quei rari casi non si erano mai parlate.
Un passero prese il volo proprio sopra le loro teste.
– Come mai questa foresta viene chiamata Foresta Viva? –
– Voci di popolo dicono che questi alberi si muovano, che siano in grado di disperdere i viandanti e che abbiano rapito delle persone che tentavano di avventurarsi nel loro piccolo regno. Ma è solo una leggenda –
– Sai, credo che sia meglio ascoltare queste leggende. Guarda cosa ha fatto una di queste a me ed Esperia –
Emantus la fissò sgomento per un attimo. Era vero.
Prima di partire per la missione di salvataggio il Re gli raccontato la verità sulle due sorelline.
Lo stupiva il fatto che Re Atamante si fosse fatto portar via una figlia per inseguire una chimera.
Eppure Sua Maestà era un uomo intelligente e saggio. Aveva partecipato a molte guerre… doveva esserci una base di verità in quella leggenda, altrimenti lui non le avrebbe mai divise. Sopratutto dopo la morte dell’amata consorte.