Aron era rimasto nella propria stanza e dalla finestra che dava sul giardino osservava il suo comandante timoroso di rivelarle i propri sentimenti.
– Aron! – un urlo da dietro le spalle.
– Oh, Michael sei tu ! – si era voltato di scatto e reagendo istintivamente si era messo in posizione di difesa. Si rilassò vedendo l’amico appoggiato allo stipite della porta. Gli passò davanti ed uscì dalla camera.
– Dove stai andando?- gli chiese Michael.
– Nei giardini –
– Vediamo se indovino – si schiarì la voce – ”Altea amore mio sono qui!” E lei ti abbraccia e finalmente vediamo finita questa epopea – disse ridendo.
Aron si scaldò. Michael riconobbe quello sguardo: lo aveva colpito in pieno petto anche stavolta.
– Smettila di prendermi in giro, dopotutto anche tu… – e non terminò la frase, preferì lasciarla in sospeso.
I due amici si guardarono negli occhi. Michael diede una pacca ad Aron sulla schiena e gli sorrise. Rimase a guardarlo mentre andava incontro ad Altea.
Vide che si incontravano, lei era appoggiata ad un albero, si parlavano… Ridendo fra sé Michael uscì dal palazzo e si diresse verso l’infermeria.

Altea vide Aron camminare verso di lei. Il cuore le salì in gola. Quanto lo amava, perché era stata così crudele con sé stessa da nascondere una cosa così evidente?
– Ciao – la sua voce calda – Dove stai andando? – le chiese.
Lei lo guardò in quei occhi profondi che conosceva bene, fin da quando era bimba. Sentì la terra mancarle sotto i piedi, e vincendo il muro che lei stessa aveva costruito, disse tutto di un fiato : – Ti amo –
Aron rimase intontito. Non credeva alle sue orecchie. No forse era stata la sua fantasia. Aveva desiderato per così tanto tempo di sentirsi dire quelle parole, di abbracciarla, di sapere che lei era sua.
Si accorse in quell’istante che gli occhi di lei brillavano. Si era vero! Le cinse la vita con le sue muscolose braccia. Lei non tentò di divincolarsi. Non tentò di fuggire. Lo amava! I loro visi si avvicinarono. Altea chiuse gli occhi, le labbra si sfiorarono…
– Ciao Aron! –
Si staccarono di scatto, allontanandosi l’uno dall’altra. Sentendosi colpevoli. Come bambini colti con le mani nella marmellata.
Solo in quell’istante Kahel e Teti si accorsero di “cosa” era accaduto e che “cosa” avevano appena interrotto.
Aron per togliersi da quell’imbarazzo si mise a chiacchierare con l’amico, proponendo alla comitiva di dirigersi verso l’infermeria.
Teti e Altea non parlarono durante tutto il viaggio. Teti si sforzò di non scoppiare a ridere.

Ben presto un’infermiera chiese ai guerrieri di uscire dalla camera perché così tanta gente al capezzale di un malato creava seri problemi, non solo alla sua salute ma anche al loro lavoro.
Fides decise di rimanere accanto ad Araxe, lo aveva promesso ad Eos.
Michael decise di approfittare della situazione e si avvicinò ad Alyah, la toccò per un braccio attirando così la sua attenzione. Rimase ammutolito vedendo lo sguardo incuriosito di lei che attendeva una parola. Lui le prese la mano e l’espressione di lei si mutò in stupore. La fissò negli occhi. Deglutì e si preparò a parlarle…
In quell’istante il ponte levatoio si aprì e rientrò il Mago, il quale spronò la sua cavalcatura e si avvicinò alla Principessa.
– Venite. Ora dobbiamo parlare – scese da cavallo e si incamminò con Alyah all’interno del palazzo.