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All’interno delle mura del castello regnava una pace magica.
Nascosti dalle illusioni del mago i cittadini sopravvivevano col poco che riuscivano a coltivare ed allevare. I granai erano ancora pieni dell’ultimo raccolto.
Una piccola oasi in mezzo alla tempesta.

 

 

 

Araxe fu portato in una stanza secondaria adibita ad infermeria, e curato. Eos rimase al suo capezzale.
Alyah, Esperia ed Emantus furono condotti in una sala adibita alle riunioni.
Gli altri cavalieri vennero curati e rifocillati.

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– Prego accomodatevi – disse un uomo di piccola statura con barba e baffi bianchi. Indossava una veste color blu notte. Indicò ai suoi ospiti le sedie libere.
– Io sono il Mago. Voi siete le principesse di Alioth suppongo –
– Si. Volevamo ringraziarla per il suo provvidenziale aiuto – disse Esperia mantenendo la sua regalità nonostante l’aspetto dimesso.
– Di nulla, Maestà. Vedo che siete stanche e provate dalle situazioni passate, perciò il discorso che volevo farvi verrà spostato in un altro momento –
La porta dietro di lui si aprì, entrò una fanciulla dai lunghi capelli neri e ricci raccolti in una treccia, indossava un vestito color lavanda che metteva in risalto le sue prominenti forme.
– Vi presento Asteria, la principessa del castello –
– Piacere – le salutò – Prego seguitemi, vi condurrò nelle vostre camere –
Le condusse in un corridoio illuminato e molto arioso, spiegò come orientarsi all’interno delle mura e assegnò loro delle domestiche.
Le stanze erano accoglienti e ricche di arredi.
Ad attenderle vi erano delle vasche in legno colme d’acqua calda e profumate di oli essenziali.

Dopo le privazioni passate ad Alyah sembrò innaturale immergersi nella vasca, si sentiva in colpa nei confronti di tutte quelle persone che non era riuscita a salvare nel corso del loro viaggio. Per coloro che erano morti nei villaggi, per chi ancora era prigioniero nei castelli.