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Il drago sorvolò nuovamente il gruppo. I cavalli si stavano agitando.
I soldati avanzavano spediti e loro gli stavano andando incontro. Diretti verso la morte.
Uno di questi alzò la spada ed urlò:
– Altea! –
Era Tmolus e i soldati dietro di lui erano i guerrieri del Mago. Il buon Tmolus ce l’aveva fatta!
Fermò il proprio cavallo accanto a quello di Altea e lo fece voltare.
I soldati gli passarono accanto correndo verso il nemico da fronteggiare.
– Seguitemi! Vi condurrò al castello. Abbiamo già incontrato Alyah strada facendo ed ora si trova là al sicuro. Sbrighiamoci! Siamo pochi e dobbiamo già battere in ritirata! –
Detto ciò tutti seguirono l’amico.
Cavalcarono tra i boschi e superarono il fiume guadandolo in un punto meno profondo.
Giunsero ai monti.
Notarono che non vi era un passaggio dove Tmolus li aveva condotti, ma solo rocce.
Tmolus fermò il cavallo a dedita distanza e fece segno agli altri di fare lo stesso.
– Tmolus. E il castello? – chiese Altea
– E qui – disse lui sfoderando il suo sorriso migliore.
Nello stesso momento in cui lui rispose la roccia scomparve ed al suo posto un ponte levatoio si aprì.
Entrarono sconcertati guardandosi attorno.
Era il castello del Mago.


Alyah uscì correndo da una porta secondaria del palazzo.
Si fermò vicino al cavallo di Emantus.
Esperia la guardò negli occhi. Scese da cavallo ed aprì le braccia per stringerla.
– Sorella?! – disse con un filo di voce – Non ero sicura… cioè non credevo… invece… –
Non riuscirono a parlarsi.
Iniziarono a piangere dalla felicità.
Avevano tante cose da dirsi.
Tanti dubbi da condividere.
Ma in quel momento per loro era più importante distruggere quel muro che gli altri avevano creato con le loro bugie.
E il pianto era la miglior cura per i loro cuori.