Alyah curava i feriti.
Cercava di pulire e disinfettare le ferite, ma le condizioni di vita di quelle persone erano al limite.
Molti guerrieri erano assai gravi, mentre il popolo era affamato e sconsolato.
Trovò anche bambini gravemente ustionati, cercò di applicare un unguento per lenire il dolore. Ma tali ferite necessitavano di un’ambiente più igenico.
Non si diede pervinta e continuò il suo lavoro sorridendo aiutata da Teti.
Alcuni soldati nel giro di una notte stettero molto meglio e già al mattino si erano alzati. Solo tre di loro non ce la fecero.
Seppe che vennero seppelliti nei cunicoli più bassi, già pieni di morti.
Presto si sarebbero ammalati tutti, anche i più sani, se continuavano a vivere in un ambiente del genere.
Aveva finito le erbe curative ed ora cercava di porre rimedio alle febbri con delle pezze bagnate.
– Poveri noi! – Fides si inginocchiò accanto a lei.
Una tristezza infinita traspariva dal suo sguardo fiero. Poi la sua attenzione cadde su qualcosa che brillava: era una fedina d’oro che lui portava al collo infilata su di una catenina.
Fides notò ciò che guardava la fanciulla e la prese tra le mani, stringendole a pugno.
– Era della mia ragazza. L’hanno portata via mentre ero in battaglia… Dopo due settimane l’ho trovata nel fiume… era morta… L’anello è tutto ciò che mi rimane di lei. Dovevi vederla! Aveva i capelli rossi ricci e quando sorrideva le si formavano due fossettine proprio qui! – ed indicò un punto vicino al viso. Stava piangendo. Silenziose lacrime gli scivolavano sulle guance.
Doveva amarla tantissimo, pensò Alyah.
Dietro di loro alcuni bambini si misero a giocare a cavalluccio con Ematus. Nel vederli anche a Fides scappò un sorriso.
Anche in mezzo al dolore e alla morte la vita non si arrendeva mai, quei bambini ne erano la prova.
Fece per alzarsi ma il mondo diventò tutto nero.
Il suo corpo aveva esaurito le energie.
Crollò sfinita.