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– Dovremmo passare per questo villaggio – disse Altea indicando un punto sulla cartina.
Il sole doveva già essere alto dietro le nubi, oscure presenze su una terra di lacrime.
– Così rischieremo di trovare dei soldati nemici – fece notare Kahel.
– Si. Ma ormai siamo giunti al castello di Afrantus, volenti o nolenti dobbiamo affrontare il nemico – poi rivolgendo lo sguardo a Tmolus – Tuo fratello faceva parte dell’esercito del castello, vero? Se non è stato preso prigioniero possiamo sperare in un suo appoggio –
– Se è ancora vivo – disse Tmolus. Il dubbio sulle sorti di suo fratello lo attanagliava da un anno. Cioè da quando non aveva più ricevuto sue notizie, nell’ultima lettera gli aveva scritto di aver raggiunto finalmente l’ambito grado di capitano delle guardie reali.
Si allontanò dal gruppo. Il suo sguardo era assente e preoccupato.
Aron si avvicinò all’amico e gli mise una mano sulla spalla.
– E’ l’unico rimasto vivo della mia famiglia. Mia sorella e i miei genitori sono morti durante l’ultimo attacco dei mercenari all’isola… molti anni fa. Io ero ancora un bimbo, Fides mi prese sulle sue spalle e mi portò fino al castello. Mi ricordo ancora… Il padre di Altea ci prese con sé ed iniziò ad educarci –
– Vedrai – cercò di consolarlo – Sicuramente è sano e salvo. Fides è un grande combattente-

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