Galopparono per giorni, attraversando praterie e campi bruciati.
Tutto era scuro. La terra aveva assunto un cupo colore nero pece.
Non vi erano uccelli allegri in quel territorio e persino il fiume era sbiadito.
Ecco causava il regno di Re Arge: morte ovunque.
Al sesto giorno di viaggio giunsero in un villaggio con la speranza di ricevere un pasto caldo ed un soffice letto. Trovarono solo corpi di uomini e di vecchi in decomposizione.
Il sole stava già tramontando. Cercarono un riparo all’esterno del villaggio. Decisero di accamparsi in quello che rimaneva di una fattoria.
La notte calò velocemente e il gelo divenne ancora più pungente. Uniti intorno al fuoco i guerrieri cenavano.
– Avete notato? – disse Alyah – Non ci sono cadaveri di donne e bambini –
– E’ normale – gli rispose Tmolus –Le donne vengono prese come schiave mentre i bimbi più forti vengono scelti per l’esercito. Gli altri muoiono – e riabbassò lo sguardo fingendosi interessato a ciò che mangiava.
Michael guardò la principessina che aveva passato la sua ciotola mezza piena a Teti. Aveva gli occhi cerchiati di nero.
– Appena liberata la principessa Esperia, dobbiamo organizzare la liberazione di questo continente dalla tirannia di Re Arge – disse Altea.
Emantus la fissò dubbioso. Ora non credeva più di giungere salvo dalla sua adorata e di riuscire a salvarla. Per aumentare il suo sconforto gli bastava alzare lo sguardo ed osservare il villaggio deserto.
Alyah si avvicinò a Teti. Si sentiva stanca. Non era abituata a cavalcare così tanto, era piena di lividi ed escoriazioni, le faceva male persino respirare. La guerriera l’abbracciò avvolgendola nel suo mantello e così si addormentarono.
Michael e Kahel rimasero a guardarle provando un forte senso di impotenza. Poi chiusero gli occhi e si addormentarono anch’essi.
Persino Emantus ed Altea, addetti al primo turno di guardia, non riuscirono a tenere aperti gli occhi e crollarono in un profondo sonno privo di sogni.

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