Archive for dicembre, 2017


Alioth ψ Il Regno – 48

Galopparono per giorni, attraversando praterie e campi bruciati.
Tutto era scuro. La terra aveva assunto un cupo colore nero pece.
Non vi erano uccelli allegri in quel territorio e persino il fiume era sbiadito.
Ecco causava il regno di Re Arge: morte ovunque.
Al sesto giorno di viaggio giunsero in un villaggio con la speranza di ricevere un pasto caldo ed un soffice letto. Trovarono solo corpi di uomini e di vecchi in decomposizione.
Il sole stava già tramontando. Cercarono un riparo all’esterno del villaggio. Decisero di accamparsi in quello che rimaneva di una fattoria.
La notte calò velocemente e il gelo divenne ancora più pungente. Uniti intorno al fuoco i guerrieri cenavano.
– Avete notato? – disse Alyah – Non ci sono cadaveri di donne e bambini –
– E’ normale – gli rispose Tmolus –Le donne vengono prese come schiave mentre i bimbi più forti vengono scelti per l’esercito. Gli altri muoiono – e riabbassò lo sguardo fingendosi interessato a ciò che mangiava.
Michael guardò la principessina che aveva passato la sua ciotola mezza piena a Teti. Aveva gli occhi cerchiati di nero.
– Appena liberata la principessa Esperia, dobbiamo organizzare la liberazione di questo continente dalla tirannia di Re Arge – disse Altea.
Emantus la fissò dubbioso. Ora non credeva più di giungere salvo dalla sua adorata e di riuscire a salvarla. Per aumentare il suo sconforto gli bastava alzare lo sguardo ed osservare il villaggio deserto.
Alyah si avvicinò a Teti. Si sentiva stanca. Non era abituata a cavalcare così tanto, era piena di lividi ed escoriazioni, le faceva male persino respirare. La guerriera l’abbracciò avvolgendola nel suo mantello e così si addormentarono.
Michael e Kahel rimasero a guardarle provando un forte senso di impotenza. Poi chiusero gli occhi e si addormentarono anch’essi.
Persino Emantus ed Altea, addetti al primo turno di guardia, non riuscirono a tenere aperti gli occhi e crollarono in un profondo sonno privo di sogni.

Annunci

Alioth ψ Il Regno – 47

“Cosa facciamo? Dove sono tutti?” Alyah guardò con gli occhi sbarrati Altea.
Dove era la grotta? Come avevano fatto ad uscire se non c’era più? Altea si sentiva la mente annebbiata e i movimenti goffi e lenti. Guardò la giovane sacerdotessa che toccava la parete di roccia cercando di capire che magia le avesse trasportate lì. I vestiti erano sporchi e bagnati. I capelli arruffati. Erano sfinite.
Alyah si fermò e voltandosi rimase a bocca aperta. Non aveva notato subito il prato pieno di fiori sconosciuti. Così luminosi sotto il sole che stava tramontando dietro ai monti.
Si lasciò scivolare a terra sull’erba umida. Altea le si avvicinò e si sedette anche lei ad osservare quello spettacolo. I raggi del sole si riflettevano sui petali rinfrangendosi nei colori dell’arcobaleno. Non sembravano fiori reali. Forse era un sogno?
Di colpo i loro occhi si fecero pesanti, non riuscirono a resistere e si addormentarono.

– Altea! Altea! –
– Alyah! Ma cos’hanno! Rispondete! Altea! Alyah! –
Le ragazze a fatica riaprirono gli occhi e videro i volti preoccupati dei guerrieri.
– Meno male! – sospirò Aron vedendole destarsi. Aiutò Altea a mettersi a sedere e istintivamente le accarezzò i rossi capelli.
– Cosa è successo? – chiese Altea.
– Non lo sappiamo. Vi abbiamo visto uscire davanti a noi, e quando vi abbiamo raggiunto eravate scomparse. Vi abbiamo cercato per tutta la notte, poi esausti siamo tornati qui. E vi abbiamo trovate addormentate! – spiegò Kahel.
Alyah si guardò attorno. Quello non era il luogo dove lei e Altea erano uscite. Che senso aveva quello che le era accaduto?
Altea non volle perder tempo a pensare a ciò. Ordinò a tutti di mettersi in cammino. Il nemico li stava ancora pedinando, non potevano perdere tempo.
Emantus sapeva cos’era successo.
Non voleva però parlarne con le due fanciulle.
Poi non era tanto sicuro di quella leggenda, non voleva spaventarle inutilmente.
Si voltò un’ultima volta per osservare la grotta.
Poi guardò i capelli mossi dal vento della sorellina della sua Esperia.
No. Non ci doveva pensare.
Se la leggenda diceva la verità…
Guardò i rossi capelli scompigliati di Altea…
Se era vero loro due sarebbero morte.

Alioth ψ Il Regno – 46

Il terreno si fece sdrucciolevole, Alyah ebbe la sensazione di scendere.
L’eco si era raddoppiato, da ciò dedusse che la grotta doveva essere più grande rispetto a prima.
Altea si sentì i piedi bagnati, e l’inconfondibile rumore dell’acqua la disorientò.
Cercò un passaggio asciutto. Si dovette arrendere.
Così il gruppo iniziò a camminare nelle acque gelide.
Era orribile. Il buio e l’acqua fino alle ginocchia. Senza avere idea di dove stessero appogginado i piedi. Senza sapere se l’acqua sarebbe salita e se ci fosse qualche pesce pericoloso che gli nuotava intorno.
Alyah non sapeva più dove mettere i piedi. Si fermò totalmente disorientata. L’unica cosa che le dava coraggio era la mano calda di Michael sulla propria schiena. Riprese il cammino cercando di raggiungere i compagni poco più avanti ma perse l’equilibrio a causa di una pietra liscia, almeno sperò che fosse una pietra, moracolosamente Michael la sorresse per il vestito impedendole di cadere in acqua.
Finalmente l’acqua iniziò a scendere fino alle caviglie e poi scomparve.
Ora camminavano sull’asciutto, ma il rumore di zoccoli estranei era tornato.
Iniziarono a sentirsi dei singolari nitriti.
Ognuno controllò il proprio cavallo.
Niente.
Si sentì un cavallo al trotto.
Corse accanto ad ogni guerriero, fino a superare la comitiva.
Silenzio.
Altea si trovò a dover decidere quale cammino seguire, si trovavano ad un bivio.
Il silenzio che ora li avvolgeva sembrava perforargli le tempie.
Il comandante decise di affidarsi al Fato e scelse la strada di destra.
I rumori di zoccoli e di armature ripresero a seguirli.
La curiosità e la paura albergavano nelle menti dei guerrieri.
Dovevano lottare contro sé stessi per non cedere alla tentazione di voltarsi.
Emantus temeva di aver fatto la scelta sbagliata portandoli in quelle grotte. Ma avevano avuto scelta?
La luce del sole!
Alyah ed Altea furono le prime ad uscire. L’aria fresca le avvolse e gli sfiorò dolcemente il viso.
Credettero di rinascere a nuova vita.
Si voltarono per vedere le facce sollevate dei compagni.
Dietro loro il vuoto.
Non esisteva più l’uscita della grotta.
Iniziarono a chiamare i compagni.
Niente.
Erano sole.

La poesia porta lontano - Poetry goes far away - 🇮🇹

Marco Vasselli's blog from 2006 - Powered by Sabina , Laura Lena Forgia, Alexis Ghidoni , Anna Guarraia, Carlo Gori, Giusy Brescianini♥ Dodicesimo anno ♥

Life and Office

riflessioni da ufficio .. e non ...

ROSLIE'S

"Quel che importa è non mancare la propria vita"

TANTI SECONDI MESSI INSIEME FANNO UNA VITA INTERA....

RossAHO in Tenerife Diario da "Al di qua del mare"

Un bosco nella mente

Sogna sempre in grande

Doduck

Lo stagismo è il primo passo per la conquista del mondo.

cook&comics

cucina a fumetti!

FOTO E POEMA

meus poemas e pensamentos

VADE RETRO SEITAN!

A chi tocca nun se ngrugna.

Opera Uno

Poeti e Scrittori alla ribalta

Mangiare bene a casa con Max

Cucina con gusto e semplicità