I turni di assistenza e di vedetta durarono fino al mattino.
– Alyah – Altea le toccò dolcemente la spalla – E’ finita la medicina. Cosa dobbiamo fare? –
Alyah si alzò dolorante e assonnata, si diresse accanto al guerriero.
Poggiò la mano sulla sua fronte.
Era fresca.
– Non ha più febbre –
– Ho fame – disse con un filo di voce Kahel aprendo gli occhi.
– Come ti senti? – Altea si inginocchiò accanto a lui.
– Mi fa male dappertutto, mi avete picchiato nel sonno? –
– Sta proprio bene! – rise Teti portandogli una ciotola della zuppa.

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– Cosa facciamo ora? – chiese preoccupato Michael guardando con la coda dell’occhio Kahel che lentamente mangiava.
– Non possiamo risalire la montagna e nemmeno scendere a valle – disse Altea – Kahel è debole, non può affrontare il freddo – poi rivolgendosi ad Emantus – Cosa facciamo? Non esiste un’altra strada? –
– Si, ma … –
– Ma cosa? – chiese esasperata.
– Ci sarebbe un passaggio che attraversa la catena. Ma è abitato dagli spiriti. –
Altea osservò incuriosita il principe. Spiriti?? Siamo braccati da esseri umani reali e armati e mi dovrei preoccupare di assurde superstizioni?
– Passeremo di lì – affermò con decisione – Spiriti! Cosa vuoi che ci facciano? –
Emantus si sentì preso in giro.
Altea non poteva capire cosa erano le Grotte degl’inferi, non le aveva mai viste.
Non aveva mai sentito le urla dei morti che vi abitavano, non aveva mai provato il senso nauseante del vuoto.
Lui sapeva bene cosa lì avrebbe attesi al di là dell’entrata: l’Inferno dei condannati.
Di coloro che non potevano morire, che erano costretti a camminare su questa terra fino all’arrivo del loro Re.

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