Mauritius bussò alla camera di Altea con tale violenza da svegliare tutti quanti.
– Cosa è successo? – gli chiese mentre apriva la porta coi capelli scompigliati.
– Se ne sono andati! I due uomini sono spariti! Presto vi ho già fatto preparare i cavalli, dovete scappare prima che sia troppo tardi! –

Il sole non era ancora sorto. L’aria era assai fredda ma i vestiti di Mauritius, nonostante pungessero, facevano egregiamente il loro compito.
Nubi minacciose solcavano il cielo, presto sarebbe piovuto.
– Grazie di tutto – disse Emantus salendo sul cavallo
– Di niente Maestà. Se non ci aiutiamo tra di noi in questi tempi è la fine –

Iniziò a piovere.
Uscirono dalle strade convenzionali, troppo pericolose, e si inoltrarono nei campi desolati e poi nei boschi circostanti.
Si era alzato il vento e tutto era diventato buio anche se il sole doveva esser ormai alto dietro alle nubi.
I tuoni iniziarono a spaventare i cavalli al punto che i guerrieri furono costretti a proseguire a piedi, tenendoli per le briglie.
L’acqua aveva inzuppato i vestiti persino sotto le armature.
Sembrava penetrare nelle ossa.
Si sentirono degli ululati.
I cavalli si imbizzarrirono e ci volle molto tempo per calmarli.
Le ringhia si erano avvicinate.
– Lupi! – urlò Demetra che chiudeva la fila.
– A cerchio! – ordinò Altea sfoderando la spada.
Le belve non lì attaccarono subito.
Giravano attorno studiando il nemico e mostrando i loro denti accuminati.
– Non sono lupi, hanno dei collari – notò Danae.
Proprio in quell’istante due lupi si scagliarono contro i soldati, ma caddero trafitti dalle spade.
I rimanenti iniziarono a indietreggiare.
Sparirono nel fitto fogliame del bosco.
– Dovevano essere i segugi del nemico, sui cavalli presto! – urlò Altea
Iniziarono una folle corsa.

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