Esperia sentiva solo il battere furioso del suo cuore. Questo improvviso silenzio la spaventò. Appoggiò l’orecchio al legno ruvido per sentire meglio.
La porta si aprì così di colpo e inaspettatamente che perse l’equilibrio. Una mano sulla spalla fermò la caduta. Alzò gli occhi e incrociò quelli freddi e glaciali di Borea.
Lui non si scompose, reggeva in mano una candela e con l’altra la sosteneva ancora.
– Muoviti! – le disse prendendola per il braccio e stringendola talmente forte da farle emettere un gemito.
Camminarono per corridoi scuri e spogli.
Ad un certo punto iniziarono a scendere delle scale finché giunsero a quelle che lei riconobbe come le prigioni del castello.
– Ora rimarrai qui! Ma non ti preoccupare tra poco arriverà la tua sorellina a tenerti compagnia! Quanto siete stati stupidi a pensare di nasconderla in un modo così elementare!-
Mollò la presa al braccio ed Esperia con uno scatto cercò di scappare…
iniziò a correre salendo le scale.
Il cuore le batteva velocemente in petto.
Riuscì a salire la prima rampa di scale.
Poteva farcela.
Poi sentì il vestito tirare e cadde picchiando le ginocchia sugli scalini. Cercò di rialzarsi, ma ormai Borea troneggiava su di lei.
La schiaffeggiò.
Esperia si fermò sotto shock. Nessuno mai aveva alzato le mani su di lei.
Sentì un sapore metallico in bocca.
Sanguinava.
– Stupida! Che pensavi di fare! – le disse mentre la trascinò di peso dentro la prigione.
– Sappi che non ti ho ucciso solo perché ho ricevuto l’ordine di non ammazzarti con le mie mani. Vedremo quanto sopravviverai senz’acqua e cibo! –
E se ne andò portando con sé l’unica fonte di luce.
Esperia rimase nuovamente al buio.
Si toccò il viso, la guancia le faceva molto male e si era gonfiata.
Per distrarsi dal dolore e dalla paura iniziò a pensare alle parole di Borea: sorella?

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