Archive for giugno, 2017


Alioth ψ Il Regno – 36

Esperia sentiva solo il battere furioso del suo cuore. Questo improvviso silenzio la spaventò. Appoggiò l’orecchio al legno ruvido per sentire meglio.
La porta si aprì così di colpo e inaspettatamente che perse l’equilibrio. Una mano sulla spalla fermò la caduta. Alzò gli occhi e incrociò quelli freddi e glaciali di Borea.
Lui non si scompose, reggeva in mano una candela e con l’altra la sosteneva ancora.
– Muoviti! – le disse prendendola per il braccio e stringendola talmente forte da farle emettere un gemito.
Camminarono per corridoi scuri e spogli.
Ad un certo punto iniziarono a scendere delle scale finché giunsero a quelle che lei riconobbe come le prigioni del castello.
– Ora rimarrai qui! Ma non ti preoccupare tra poco arriverà la tua sorellina a tenerti compagnia! Quanto siete stati stupidi a pensare di nasconderla in un modo così elementare!-
Mollò la presa al braccio ed Esperia con uno scatto cercò di scappare…
iniziò a correre salendo le scale.
Il cuore le batteva velocemente in petto.
Riuscì a salire la prima rampa di scale.
Poteva farcela.
Poi sentì il vestito tirare e cadde picchiando le ginocchia sugli scalini. Cercò di rialzarsi, ma ormai Borea troneggiava su di lei.
La schiaffeggiò.
Esperia si fermò sotto shock. Nessuno mai aveva alzato le mani su di lei.
Sentì un sapore metallico in bocca.
Sanguinava.
– Stupida! Che pensavi di fare! – le disse mentre la trascinò di peso dentro la prigione.
– Sappi che non ti ho ucciso solo perché ho ricevuto l’ordine di non ammazzarti con le mie mani. Vedremo quanto sopravviverai senz’acqua e cibo! –
E se ne andò portando con sé l’unica fonte di luce.
Esperia rimase nuovamente al buio.
Si toccò il viso, la guancia le faceva molto male e si era gonfiata.
Per distrarsi dal dolore e dalla paura iniziò a pensare alle parole di Borea: sorella?

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Alioth ψ Il Regno – 35

Esperia arrancava nel deserto. Eppure non sentiva il sole bruciare sulla pelle, ma la gola era arsa e le labbra screpolate. Qualcosa la colpì ad una spalla. Si spaventò così tanto da svegliarsi dal sogno di colpo col cuore in gola.
Dov’era? Cosa stava succedendo? Era ancora nel sogno? Poi i suoi occhi misero a fuoco la fredda camera e il viso ostile di un servo. E si ricordò di essere prigioniera di Borea.
– Venite con me –
Aveva sete. Così tanta da faticare a deglutire. E nonostante che la paura l’avvolgesse col suo manto, aveva fame.
Si alzò e titubante seguì l’uomo. Non aveva altra scelta.
Il corridoio era buio e l’unica luce era quella tremolante della candela, che creava giochi di ombre sui muri.
Il servo si fermò. Davanti a loro c’era un guerriero in armatura. L’oscurità nascondeva il suo volto, la flebile luce del cero giocava con i lineamenti del viso facendo apparire e scomparire due occhi crudeli e il sogghigno malefico della sua bocca.
– Ora ci penso io a lei, sparisci! –
Esperia venne strattonata verso una porta, spinta in uno stanzino e chiusa dentro.
Era buio, non poteva vedere niente. Rimase immobile attaccata alla porta con le lacrime che bruciavano negli occhi.
Da fuori giungevano voci di soldati, coperte da rumore di ferraglia. Da quel poco che riuscì a capire essi si preparavano per un pedinamento. Dovevano trovare ed uccidere gli intrusi del regno di Alioth, tranne la principessa. Lei doveva essere catturata viva.
La loro nave era stata trovata tra gli scogli e bruciata. Le loro tracce si erano perse all’entrata della Foresta Viva. Di sicuro ora erano diretti verso le montagne.
Rumori di passi. Silenzio.

Alioth ψ Il Regno – 34

– Mi dispiace per la scarsità della carne nei piatti, ma purtroppo ci dobbiamo arrangiare con quello che rimane – disse l’Oste mentre ritirava i piatti vuoti.
– Non si deve scusare, era tutto squisito! –  Araxe gli sorrise massaggiandosi lo stomaco.
L’omino orgoglioso si ritirò in cucina.
– Venite – fece gesto Emantus di seguirlo. Entrarono così in una stanzetta attigua, molto riservata e carina. Si accomodarono sulle poltrone presenti per discutere della situazione.
– Ora dovremmo superare le montagne. Da lì in poi il territorio mi è sconosciuto – disse Emantus sospirando.
– Non potete! – la voce stridula dell’oste li fece saltare, Altea si portò la mano sulla sinistra in cerca di una spada fantasma, avevano lasciato le armi in camera. Si tranquillizzarono quando videro il viso paonazzo dell’uomo.
– Come vi stavo dicendo: non potete attraversare i monti. Il valico è controllato dalle guardie di Borea. L’unica cosa che potete fare è scalarle, ma ora sta nevicando… –
– Dobbiamo scalarle quindi, non abbiamo altra scelta – disse Altea
– Allora vi procurerò degli abiti più pesanti … –
– Grazie lei è fin troppo gentile – disse Alyah
L’uomo annuì e uscì dalla stanza urlando comande ai suoi servi.
Stanchi i guerrieri decisero di andare nelle proprie camere e lì crollarono in un profondo sonno ristoratore.

Alioth ψ Il Regno – 33

Normalmente le sacerdotesse preferivano un’alimentazione prevalentemente vegetariana, solo in poche occasioni dell’anno era concesso loro di mangiare carne. Ma vista la situazione in cui si trovavano Alyah decise che era meglio fare uno strappo alla regola.
Si sedettero ad una tavolata accanto al camino acceso. Il posto era povero ma accogliente. Vi erano molti tavoli e panche assai rovinate. Sui muri erano appese teste di animali impagliati e un quadro raffigurante una dama che raccoglieva l’uva in un cesto.
Vi era poca gente: due vecchietti scarni, che giocavano ad un particolare solitario, e due uomini che consumavano in silenzio il loro pasto. Questi ultimi erano posti proprio di fronte alla tavolata dei guerrieri, ma gli voltavano le spalle così non era possibile vederli in viso.
Mauritius ritornò con tre grandi boccali di vino.
– Scusi – chiese Altea – Chi sono quei due uomini? –
– Non lo so. Non sono persone molto socievoli. Sono giunti qui proprio oggi, come voi. Non sembrerebbero guerrieri dal portamento… ma di sicuro non sono brave persone. Hanno detto che sarebbero rimasti qualche giorno… Vi prego non fatevi riconoscere! –
– Non si preoccupi – lo rassicurò Altea – Partiremo domani mattina all’alba –
L’omino, assai preoccupato, si diresse nuovamente verso le cucine.
Presto ritornò accompagnato dal ragazzino di prima e da una serva con dei piatti fumanti.
La fame fece tacere tutti che con avidità mangiarono quel delizioso stufato di cervo.

aquilonedipensieri

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