Entrarono in quello che un tempo doveva essere un villaggio, le case erano distrutte e le strade ricoperte da erba infestante.
L’unica costruzione rimasta intatta era la locanda.
Emantus si avvicinò al portone, bussò con energia.
Vi era un grande silenzio e il rumore del legno percosso riecheggiò nella notte.
Si aprì lo spioncino e si sentì una voce assai acuta: – Voi!?-
La porta si aprì e finalmente entrarono.
Il locandiere era un omino assai piccolo e grassottello, con le guance rosse e un naso a patata, gli occhi vispi e molto curiosi, dava l’idea di essere una persona a cui non poteva sfuggir nulla.
– Maestà siete in pericolo!- disse a bassa voce – Le guardie di Austro vi stanno cercando! –
– Lo so Mauritius, ma ci serve un riparo per la notte –
– Oh! Qui siete i ben venuti! A patto che non vi facciate riconoscere! Vi offrirò le migliori carni, morbidi letti e dell’ottima paglia per i vostri cavalli – poi rivolgendosi con tono duro verso un ragazzino che era in piedi accanto al bancone – Cosa fai lì imbambolato! Chiudi quella bocca e vai a mettere in stalla i cavalli dei signori!- poi tornando ai suoi ospiti – accomodatevi pure, sarete stanchi ed affamati. La mia signora vi farà vedere le camere. Intanto vado a prepararvi il tavolo – e velocemente si diresse verso le fumanti cucine.

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