La notte stava già per calare e non erano ancora fuori dalla foresta.
In silenzio procedevano in fila indiana.
Gli alberi iniziarono a diradarsi, trasformandosi in rovi e cespugli per lasciare infine il posto ad una distesa di felci.
Tutti tirarono un sospiro di sollievo.
Il sole era ormai calato e nell’oscurità due lucine cercavano di brillare: era la locanda.
Emantus ritrovò un po’ di speranza.
– Dove siamo? – chiese Alyah riaprendo gli occhi.
– Fuori dalla foresta – gli occhi verde-acqua di Michael erano così vicini ai suoi. Un braccio le cingeva la vita per sostenerla. Il calore le trapassava la veste.
Non era mai stata così a contatto con un altro essere umano prima d’ora.
Ebbe un brivido lungo la schiena e sentì le guance infiammarsi.
Poi si accorse di stringere qualcosa tra le dita e si ricordò della ghianda.
– Fermati. Devo mantere la promessa fatta – e scese dal cavallo.
Cercò un buon punto nel terreno. Scavò una piccola buca e vi piantò il seme.
Rimase in silenzio, con le mani sulla terra smossa, in una muta preghiera di ringraziamento.
Altea le si avvicinò appoggiandole una mano sulla spalla.
– Possiamo andare ora? –
– Si. Certo – e risalì sul proprio cavallo.
Sentì su di sé lo sguardo di Michael mentre riprendevano il cammino.

Annunci