Archive for maggio, 2017


Alioth ψ Il Regno – 32

Entrarono in quello che un tempo doveva essere un villaggio, le case erano distrutte e le strade ricoperte da erba infestante.
L’unica costruzione rimasta intatta era la locanda.
Emantus si avvicinò al portone, bussò con energia.
Vi era un grande silenzio e il rumore del legno percosso riecheggiò nella notte.
Si aprì lo spioncino e si sentì una voce assai acuta: – Voi!?-
La porta si aprì e finalmente entrarono.
Il locandiere era un omino assai piccolo e grassottello, con le guance rosse e un naso a patata, gli occhi vispi e molto curiosi, dava l’idea di essere una persona a cui non poteva sfuggir nulla.
– Maestà siete in pericolo!- disse a bassa voce – Le guardie di Austro vi stanno cercando! –
– Lo so Mauritius, ma ci serve un riparo per la notte –
– Oh! Qui siete i ben venuti! A patto che non vi facciate riconoscere! Vi offrirò le migliori carni, morbidi letti e dell’ottima paglia per i vostri cavalli – poi rivolgendosi con tono duro verso un ragazzino che era in piedi accanto al bancone – Cosa fai lì imbambolato! Chiudi quella bocca e vai a mettere in stalla i cavalli dei signori!- poi tornando ai suoi ospiti – accomodatevi pure, sarete stanchi ed affamati. La mia signora vi farà vedere le camere. Intanto vado a prepararvi il tavolo – e velocemente si diresse verso le fumanti cucine.

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Buongiorno

Causa disastri e inciampi di vita (potete rimanere aggiornati seguendo l’altro mio blog: condominioFelice ) rallenterò la pubblicazione del racconto.
Purtroppo il mio cervellino non riesce più ad elaborare dati, il caro (ed unico) neurone ha bisogno di ferie.
Il racconto non si fermerà, su questo state certi, ma non riuscirò più a rispettare la pubblicazione di un capitolo per settimana.

Restate connessi!
Pubblicherò a sorpresa 😀

Alioth ψ Il Regno – 31

La notte stava già per calare e non erano ancora fuori dalla foresta.
In silenzio procedevano in fila indiana.
Gli alberi iniziarono a diradarsi, trasformandosi in rovi e cespugli per lasciare infine il posto ad una distesa di felci.
Tutti tirarono un sospiro di sollievo.
Il sole era ormai calato e nell’oscurità due lucine cercavano di brillare: era la locanda.
Emantus ritrovò un po’ di speranza.
– Dove siamo? – chiese Alyah riaprendo gli occhi.
– Fuori dalla foresta – gli occhi verde-acqua di Michael erano così vicini ai suoi. Un braccio le cingeva la vita per sostenerla. Il calore le trapassava la veste.
Non era mai stata così a contatto con un altro essere umano prima d’ora.
Ebbe un brivido lungo la schiena e sentì le guance infiammarsi.
Poi si accorse di stringere qualcosa tra le dita e si ricordò della ghianda.
– Fermati. Devo mantere la promessa fatta – e scese dal cavallo.
Cercò un buon punto nel terreno. Scavò una piccola buca e vi piantò il seme.
Rimase in silenzio, con le mani sulla terra smossa, in una muta preghiera di ringraziamento.
Altea le si avvicinò appoggiandole una mano sulla spalla.
– Possiamo andare ora? –
– Si. Certo – e risalì sul proprio cavallo.
Sentì su di sé lo sguardo di Michael mentre riprendevano il cammino.

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