Con voce tremante e gutturale Alyah iniziò a parlare, sembrava faticasse molto.
– Andatevene… non vi vogliamo nel nostro territorio-
Teti, abituata alle trance della ragazza, si fece avanti e con un tono di voce molto basso ma deciso chiese:
– Chi siete? –
– Gli spiriti di questa Foresta. Abitiamo in questo territorio da secoli… non vogliamo essere disturbati! –
– Ci dispiace di essere entrati nel vostro territorio, ma noi eravamo in pericolo e non avevamo altra scelta –
– Andatevene! –
– Lo avremmo già fatto se voi non ci facevate perdere l’orientamento –
– Noi vi faremo uscire da qui solo se vi disarmerete! –
– Non possiamo. Altri uomini ci stanno seguendo e noi non potremmo difenderci senza armi!-
– Combattere… siete nuovamente in guerra umani? –
– Si. E da molti anni –
– Il tempo non è importante per noi. Il cuore di questa fanciulla è luminoso, dovreste ringraziarla, è merito suo se vi lascerò andare. In cambio però vi chiedo di seminare questa ghianda al termine della Foresta. –
Alyah si inginocchiò, senza perdere il contatto col tronco, raccolse qualcosa tra le radici dell’albero. Poi senza più forze svenne.
Michael, che si trovava vicino a lei, la prese tra le braccia. Teti si avvicinò a lui.
– Non preoccuparti sta bene. E’ normale che sia svenuta, si riprenderà presto. –
Lo aiutò a salire sul cavallo con lei in braccio.
– Andiamo – continuò Teti – Vedrete che ora usciremo da qui – e prese le redini del cavallo di Alyah.
Altea la guardò, era dubbiosa e un po’ confusa. Non aveva ben compreso l’accaduto. Era la prima volta vedeva una cosa del genere.
Ripresero il cammino. Nessuno parlò.

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