Esperia rimase pietrificata per qualche secondo, accovacciata per terra. Poi  qualcosa scattò in lei e in preda al panico iniziò a correre verso il castello.
Quei giardini che l’avevano accolta fin da bambina con serenità, ora si erano trasformati in un labirinto da superare verso la salvezza.
L’innocenza dei giochi sostituita dall’istinto di sopravvivenza e dal terrore che la invadeva salendo dalle viscere.
Sentì un suono che non seppe riconoscere. Come un batter d’ali.
I capelli si mossero spostati da un vento improvviso.
Alzò il viso al cielo. L’oscurità la sovrastava.
Poi lo vide. E seppe che non c’era più speranza.

Dall’alto un’enorme creatura scese a picco verso Esperia prendendola con i suoi artigli, come un falco su un cucciolo di lepre, e la portò con sé nell’oscurità.

Il suono del corno fu udito da tutti all’interno e fuori dalle mura.
Il popolo si svegliò agitato. Persone si riversavano in strada cercando nel buio i fuochi che segnavano l’inizio di un attacco.
Altea, appena si riprese dallo stordimento causato da quel suono, diede subito l’allarme presagendo una disgrazia.
Teti si svegliò di soprassalto e andò a controllare se l’Oracolo era al sicuro. Non la trovò. Corse fuori dal tempio con la spada in mano temendo che le fosse accaduto qualcosa.
Nel regno si creò confusione e paura ovunque.

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