Le onde si infrangevano contro gli scogli bagnando con i loro spruzzi un granchio immobile.
Un urlo risuò nel castello.
La Seconda Luna piena era sorta e, come avevano previsto i sacerdoti, la Regina Silice aveva iniziato le doglie.
Con tutta la forza che aveva, nel suo piccolo e delicato corpo, spingeva. Il viso rosso per lo sforzo, gli occhi pieni di lacrime.
Era sospesa nel limbo del parto. Dentro di lei lottavano la voglia di lasciar uscire questa nuova vita e quella di tenerla al sicuro dentro di sè, nel proprio grembo.
Sapeva che le sarebbe stata tolta, il Sacerdote l’avrebbe presa.
Il Re, nel buio della sala del trono, si stringeva le tempie e attendeva la nascita … e pregava…
La Regina era malata da giorni, nonostante la gravidanza aveva perso peso.

Nel buio del corridoio una torcia rischiarava dei capelli color cannella e un viso paffutello e rigato di lacrime.
La piccola principessina era in piedi davanti alla stanza della madre, osservava quello che accadeva senza capire.
Le ancelle erano tutte attorno a Silice, una di queste si staccò dal gruppo ed uscì dalla camera. Aveva la veste intrisa di sangue. La piccola si spaventò.

Un vagito, la piccola principessina vide il Sacerdote Crise stringere tra le braccia un bimbo in fasce. Guardò sua madre, non si muoveva. Tutti intorno a lei piangevano.
Lei rimase immobile nel buio.

Quella sera la regina morì nel dare alla luce la sua seconda figlia.

@ immagine presa dal web

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Indice del Racconto

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