Il mondo visto attraverso la mente di due persone. Totalmente opposte.  Cleo&Leo

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Manca l’aria, mi sembra di soffocare. L’umidità mi appiccica il vestito alla pelle. Fuori meno venti gradi e qui almeno cinquanta.
Ho nausea.
Ci hanno fatto mille domande. Prima divisi, poi insieme.
Prima un uomo , poi una donna.
Ci hanno chiesto se volevamo pranzare.
Pranzare? Siamo chiusi qui dentro da così tanto tempo?
E sopratutto: come potrei mangiare qualcosa?
Quell’uomo è morto! Morto!
E non per un infarto. No!
Gli hanno sparato!
Voglio solo andarmene a casa. Mettermi nel letto e fingere che non sia vero.

Ha la faccia di una che sta male.
Dovrei fare l’uomo duro, il figo, e consolarla.
Non mi viene in mente nulla.
Quando ci hanno chiesto se volevamo pranzare stavo per ordinare una pizza, poi l’ho vista diventare verde e ho rinunciato. Questa vomita se mi vede mangiare.
E ora ho una fame boia.
Lo so che non dovrei pensare a queste cose, è morto un uomo.

Quanto ci terranno ancora qui dentro?
E’ evidente che non siamo sospettati, che bisogno c’è di fare tutta questa sceneggiata?

Se le chiedo il numero di cellulare in questo momento mi uccide, forse non è il caso di provarci. No? Si?
Lei non ha chiamato nessuno per avvisare.
Solo l’ufficio, come me.
Quindi non ha un fidanzato che l’aspetta, un marito, un uomo che potrebbe farmi un occhio nero.
No, a dire il vero ha la faccia di una che l’occhio pesto me lo fa lei se apro bocca.
Peccato.

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Info sul racconto e indice:  Cleo&Leo

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