Peli – 60 – Sephirot

– Sephirot! Sephirot! – Lemure spalancò la porta della camera.
Il sole stava sorgendo e filtrava attraverso le tende tirate.
Non vi era bisogno di luci ad illuminare la stanza.
Lemure, Garuda e Nanael brillavano come stelle.
Sephirot era seduta sul letto.
I capelli sciolti.
Le mani in grembo.
Intorno a lei un aureola di luce rossa.
Pulsante.
Alzò il viso.
I suoi occhi si incrociarono con quelli delle tre donne drago.
Sorrise.
La luce rossa si espanse.
– Ora so perchè sono qui –
Lemure, Gauruda e Nanael non si erano accorte di piangere.
Eppure le lacrime rigavano il loro viso.
Sapevano e non sapevano.
Era una sensazione strana.
Era come se percepissero delle emozioni, delle immagini, non loro. Ed erano certe di condividerle. Lemure SAPEVA che anche Nanael e sua figlia stavano provando la stessa cosa.
Come se potesse leggere nelle loro menti.
E poi la percezione si espanse.
Ancora.
Ancora.
Sentì Lucipher. Lo vide.
Sentì Dagon. Il Saggio. Suo figlio.
E non si fermava.
Percepiva tutti quei draghi.
Tutti quanti.
E loro sentivano lei.
Di nuovo.
Ancora altri pensieri.
Non di draghi.
Di uomini.
Lemure sentiva gli uomini.
Gli uomini sentivano lei.
Tutti insieme.
Lo stupore.
La comprensione.
Tutti come un’unica cellula pulsante.
E poi accadde.
Sephirot si alzò in piedi.
E prese fuoco.
Le fiamme si alzavano alte fino al soffitto.
Tutti.
Tutti quanti connessi.
Tutti quanti vedevano ciò.
Il letto non prese fuoco.
Nulla.
Solo Sephirot che sorrideva e bruciava.
Poi spalancò le braccia.
E divenne cenere.

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