Peli – 26 – Draghi

Dagon entrò nella stanza, la porta venne immediatamente richiusa dietro di lui dalla guardia in postazione nel corridoio.
– Mi dispiace che tu sia agli arresti domiciliari –
Lucipher non rispose. Era seduto davanti alla finestra chiusa e osservava le onde infrangersi contro la scogliera.
– Hanno deciso le tue sorti. Non ti permetteranno di diventare capitano. Dovrai rispondere davanti al seggio per le tue azioni. – Dagon spostò una sedia dal tavolo e si sedette.
-Cosa ti è saltato in mente? Perchè hai abbandonato la battaglia per quella ragazza? –
Lucipher non si voltò.
– All’inizio l’avevo scambiata per un drago –
– Capisco, anch’io all’inizio ci sono cascato. Ma era evidente che non lo fosse. –
– Si. Ho sentito subito che non aveva il nostro profumo. Lei non è vento e salsedine. No. Sapeva di fiori e prati, muschio e ossigeno. Quell’ossigeno puro che respiro quando volo a grandi altezze. No. Non era un drago. Ma neppure un essere umano. Lei non profumava di terra e acqua dolce. E quegli occhi. Sono stati loro che mi hanno fatto desiderare di proteggerla. Occhi limpidi, profondi. Di chi ti guarda e ti legge dentro. Da quegli occhi non si può scappare –
Dagon si alzò e si fermò alle spalle dell’amico.
– Lucipher… ti sei innamorato di lei –

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