Peli – 18 – Draghi

Angel riaprì gli occhi. Era adagiata vicino ad un fiume. Sentiva la fronte fresca. Una stoffa umida era appoggiata sulla sua testa. Si mise a sedere.
Si sentiva sfinita, svuotata.
Poco distante, accovacciato su un masso stava Lucipher. Teneva le ali semischiuse, più che un uomo sembrava un animale ferito. Triste. Solo. Confuso.
Non era l’atteggiamento adatto ad un assassino. Per un attimo il cuore di Angel si intenerì a quella visione. Poi si ricordò del villaggio. Dei gemelli così piccoli e indifesi,  sentì qualcosa dentro di lei bruciare.
Si guardò intorno cercando un elemento familiare che potesse tranquillizzarla. Niente.
– Voglio aiutarti – ripeté Lucipher.
– E come? Uccidendomi? – Angel non riconobbe la propria voce, era gracchiate, affilata.
– No. Pensavo di accompagnarti ad un villaggio qui vicino. Un villaggio di umani.
Angel lo fissò attentamente. Non distoglieva lo sguardo, respirava regolarmente, sembrava quasi sottomesso. Non mentiva.
– E poi brucerete anche quello?
– No. Non credo, non dipende da me. Ma la battaglia è finita, dovrebbe esser tranquillo ora. Volevamo solo vendicare i nostri compagni sterminati. Adesso torniamo a casa.
– Sterminati?
– Si. Un plotone di esecuzione ha aggredito una colonia. Gli umani hanno ucciso le nostre donne e i nostri bambini.
Angel tacque. Non capiva. Non aveva la forza di capire. La sua testa era confusa. Ora vi era solo dolore e rabbia.
Lo guardò attentamente.
Non voleva farle del male, lo aveva dimostrato.
Voleva davvero aiutarla? Pulirsi la coscienza?
– Non basterà.
– Cosa? – allargò le ali e la fissò con gli occhi spalancati.
– Non basterà aiutare me per sentirti in pace con te stesso, lo sai.
Lui abbassò lo sguardo, poi tornò a fissarla.
– Si lo so, ma un inizio ci deve pur essere. Tu sei il mio inizio.
Angel si sentì spiazzata. Senza parole.
– Mi chiamo Angel – disse alzandosi e facendo un passo verso di lui.
Lucipher sorrise e Angel si stupì nel trovare piacevole quel viso.

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Indice del racconto

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