Peli – 17 – Draghi

– Come sei bella. E’ incredibile che tu non sia un drago –
Una mano le accarezzò la guancia, Angel aprì di scatto gli occhi.
– Come ti senti? – due occhi azzurri preoccupati la fissavano.
Angel si spaventò.
– No no non temere. Non ti faccio nulla –
Il suo sguardo era sincero. Non stava mentendo. Angel si guardò attorno. Non riconobbe il luogo.
– Cos’è successo? – erano in un bosco. Non riusciva ad orientarsi. Tornò a fissare il viso dello sconosciuto – Il villaggio? –
– Sono morti tutti, mi dispiace – abbassò gli occhi. Non riusciva a sostenere quello sguardo.

Le labbra erano diventate due fessure. La mascella si era contratta. Tristezza e rabbia, dedusse Angel.
– Morti – ripetendo quella parola ne comprese il significato. Morti. Dolores non c’era più. Samuel non c’era più. Le lacrime iniziarono scendere copiose. La vista le si annebbiò. Credette che il cuore si spezzasse tanto le faceva male.  Le sembrò che qualcosa si muovesse dietro a quell’uomo dai capelli corvini. Qualcosa di scuro e grande.
– Ali!! Sei uno di loro! Sei tu che li hai uccisi! – gridò con tutto il fiato che aveva in corpo, scalciò, lo prese a pugni e gli graffiò il viso.
Lui non reagì.
Il sangue gli colava da una guancia. La lasciò fare.
– Assassino!  – Cercò di allontanarsi. Fece qualche passo e cadde.
– Mi dispiace – disse lui avvicinandosi lentamente – non voglio farti male.
– Bugiardo! Hai ucciso tutti!!
– Hai ragione. Il mio popolo, i miei compagni ed io abbiamo ucciso tutti. Non vado fiero di ciò che ho fatto. Ma ti prego fatti aiutare. Quando ti ho visto ho creduto che fossi un drago. Ora vedo che non lo sei ma questo non cambia le cose. – si fermò e la fissò con occhi tristi – ti voglio aiutare per davvero. Perchè farlo mi farebbe sentire meglio, perchè aiutando te mi illudo di potermi redimere almeno un poco. So che è ridicolo, superficiale e infantile. Ma ti prego lascia che io ti aiuti.
Angel continuava a singhiozzare. Tremava.
Lui aveva ucciso le persone che amava. Lo doveva detestare. Era questo il sentimento corretto. Era ciò che le avevano insegnato.
Eppure non ci riuscì.
– Io mi chiamo Lucipher, e tu? – rimase seduto lontano da lei. Senza avvicinarsi. Temendola.
Angel lo fissò. Poi si alzò di scatto ed iniziò a correre.
Non percorse molta strada, le forze le mancarono e le gambe cedettero.
Mentre scivolava nel buio sentì due braccia cingerle la vita e una voce carica di dolore dirle all’orecchio
– Mi dispiace

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