Questo racconto fa parte di un progetto a cui ho partecipato per il blog multiautore Apiumani, che ora ha chiuso. Ogni week end riporterò uno di quei racconti su questo blog specificando la traccia che era stata specificata.

Traccia: nessuna.

Se volete leggere gli altri racconti li trovate nella categoria: Racconti Brevi

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La prima volta che ti notai pioveva. Me lo ricordo bene.
Aspettavo l’autobus e la pensilina era gremita di persone, così me ne stavo in piedi sotto al mio ombrello e guardavo le gocce rimbalzare sull’asfalto.
Poi ho alzato lo sguardo e ti ho visto. Mi fissavi.
Fissavi me. No, non era possibile.
Non sono bella, ho qualche kilo di troppo. Non sono una donna che si nota. Per strada non si voltano a guardarmi.
Sono un tipo che passa inosservato, insignificante.
Eppure guardavi me.
Mi sono voltata per vedere se ero in errore.
C’ero solo io sotto alla pioggia.
Io e te.
Il tuo sguardo fisso nei miei occhi, ammiccante.
Lo sguardo di un uomo che sa fantasticare, che sogna ad occhi aperti e che sembra dirti “che ti farei”.
Un brivido lungo la schiena.
Il risveglio di sentimenti ed emozioni ormai sepolte che non credevi più di saper provare.
Un subbuglio nell’anima.
Poi è arrivato l’autobus.

Il mattino dopo non pioveva più, ma tu eri lì ancora.
Mi feci un po’ di coraggio e ti sorrisi.

Svegliarsi al mattino col batticuore, la gioia di sapere che alla fermata ti avrei visto ancora, sorridere senza motivo, ero come una ragazzina di diciassette anni. Il mondo da conquistare, tutti i sogni da realizzare e la forza dell’adolescenza che ti fa credere che tutto è possibile. Hai tutto a portata di mano e il mondo gira intorno a te.

Poi una mattina sono arrivata alla fermata e tu non c’eri più.
Il cartellone pubblicitario era stato sostituito, ora reclamizzava una crociera.

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