Aiutai Nicodemus a rialzarsi. Si appoggiò a me e cercai di caricarlo sul cavallo.
Riuscii a spingerlo sul suo dorso e in quel momento qualcosa mi prese la caviglia e venni buttata a terra.
-Dafne!-
Una creatura della sabbia mi bloccava con i suoi artigli nella mia pelle. La guardai e di colpo si mise ad urlare. La sua mano deformata ora era carbonizzata.
Gli altri si allontanarono da noi.
Mi misi a camminare verso le rocce che vedevo in lontananza tenendo la briglia del cavallo e senza mai smettere di sussurargli all’orecchio che andava tutto bene.
Dietro di noi le creature ci seguivano tenendosi a debita distanza.
Nicodemus aveva perso ancora conoscenza.

Giungemmo alle rocce senza subire altri attacchi.
Iniziai a salire su queste tirandomi dietro il cavallo, per quanto era possibile.
Finalmente intravidi quello che speravo di trovare: una grotta.
A fatica trascinai il cavallo su per la salita.
Era abbastanza grande per starci tutti e tre.
Feci scendere Nicodemus, che aveva riacquistato i sensi e lo lasciai sdraiato per terra.
Mi inginocchiai e iniziai la preghiera di protezione. In questo modo saremmo stati invisibili ad occhi estranei. Nascosti al sicuro nella grotta.
Svestii del tutto Nicodemus e iniziai a controllare la gravità delle ferite. Aveva perso ancora conoscenza. Non era grave: due costole rotte e una brutta ferita ad un fianco che non aveva intaccato gli organi interni. Aveva perso molto sangue ed era ricoperto da numerosi graffi, più o meno profondi.
Dovevo trovare dell’acqua.
Chiusi gli occhi e cercai di concentrarmi. Iniziai a sondare il territorio circostante alla ricerca delle vibrazioni emesse dall’acqua. Una sorgente, vicino a noi c’era una sorgente! Ringraziai la Dea per tanta fortuna.
Uscii dalla grotta lasciandolo protetto dalla mia invocazione, e proseguii il cammino in salita sulla roccia.
Non percorsi molta strada prima di trovare la fonte. Riempii la borraccia che avevo trovato attaccata alla sella del cavallo e ridiscesi.
Feci bere un po’ d’acqua a Nicodemus e iniziai a pulirgli le ferite. Fatto ciò chiusi gli occhi e invocai la Luce per guarirlo. Al mio ritorno sarei stata di nuovo punita per questo, ma non mi interessava.
Esausta mi sdraiai accanto a lui.

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