Piramidi – ventuno (parte 1)

I tre giorni di isolamento erano trascorsi. Le fanciulle avevano superato la prova.
Oggi ci preparavamo all’inizio della grande festa dove vi partecipavano tutti gli abitanti interni della Seconda Mura: Sacerdotesse, Sacerdoti, Guerrieri, servi di corte e la Regina stessa.
Il santuario era gremito di persone venute ad assistere al giuramento delle nuove Sacerdotesse.
“Giuro di non rivelare ad alcun profano nulla di quanto vedrò in questo santuario né alcuna delle cognizioni che mi saranno comunicate: chiamo in testimonio di quanto giuro gli Dei del Cielo, della Terra e degl’Inferi, e chiamo la loro vendetta sulla mia testa, se sarò tanto disgraziato da divenire spergiuro”
Questa frase fu ripetuta dalle tre fanciulle inginocchiate, che furono fatte alzare in piedi dalla Sacerdotessa Madre e da lei stessa furono vestite da Sacerdotesse.
Ora anche sulla loro fronte brillava la mezzaluna d’argento.
-Che la festa abbia inizio!- gridò la Regina.
Le Sacerdotesse portavano sul capo una corona di biancospino, i guerrieri invece indossavano abiti decorati con foglie.
Iniziammo così le danze, per la prima volta Fianna, Aelia e Nel partecipavano alla festa di Primavera.
La danza è contagiosa e presto tutti iniziarono a saltare i fuochi, benedicendoli con fertilità, creatività e buona fortuna, noi incoraggiammo i presenti a saltare le fiamme per ricevere la benedizione. Poi le saltammo quando fu il nostro turno.
Molte coppie scomparirono nella foresta per accoppiarsi sotto la luna in un rito di fertilità. Elio e Anara si appartarono nel bosco.

Vidi che le mie, ormai non più piccole, fanciulle riscuotevano molto successo tra i giovani guerrieri, e a turno questi le invitavano a ballare.
Iniziò la benedizione delle api che davano il miele, terminato di benedire anche gli animali vidi avvicinarsi Nicodemus.
Si inginocchiò davanti a me e pronunciò la frase rituale:
“A te Regina di Primavera, mia Dea, il tuo Principe dei Boschi si concede”
Mi baciò la mano e alzò il suo sguardo pieno d’aspettativa per fissarmi negli occhi.
“A te Principe dei Boschi, mio Dio, io mi concedo”
Ora non eravamo più un uomo e una donna, con tali parole noi eravamo la Dea e il Dio. La nostra era l’unione sacra.

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