17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

Piramidi – sedici (parte 1)

Era tutto buio. Sentivo una dolce nenia ma non riuscivo ad identificarne la provenienza.
Poi di colpo ci fu la luce. Calda, forte, bruciante. Un fuoco. Era la Fiamma?
“Dafne…Dafne…Dafne ascolta”

Mi svegliai di colpo, col cuore che batteva forte nel petto. Era solo un sogno o la Fiamma mi aveva parlato?

L’inverno iniziò nel peggiore dei modi.
La guerra persa, la totale mancanza di zucchero e sale, le rigide temperature e i raccolti scarsi, causarono numerose morti infantili per denutrizione e aumentò lo scontento della popolazione verso la Regina.
Persino le Sacerdotesse dovevano essere scortate dalle guardie per andare a curare i malati del villaggio.
-Hai preso tutto Dafne?- mi chiese Anara aprendo la porta per uscire.
-Si, bende,medicinali… credo ci sia tutto- e chiusi bene il sacco e prima di uscire sotto la neve che continuava a cadere incessantemente, rabbrividì e sollevai il  cappuccio.
Ci incamminammo verso il muretto, dove due guardie ci attendevano.
Erano Fortunato e Sirio, il fratello di Rowan.
Sospirai, avevo tanto sperato di vedere Nicodemus. Dall’ultimo appuntamento prima dell’inverno non ci eravamo più rivisti.

-Vi aspettiamo qui?- la voce di Sirio mi ridestò dai miei pensieri, eravamo già al villaggio.
Feci cenno di sì con la testa e seguii Anara all’interno di una casa.
Il malato era una donna incinta, ormai prossima al parto. La febbre la stava consumando. Se non fossimo riuscite ad abbassargliela sarebbe sicuramente morta.
Ci prodigammo al suo capezzale fino a notte inoltrata ma non ci furono miglioramenti.
Alle prime luci dell’alba decidemmo di indurla al parto, almeno per cercare di salvare il piccolo.

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Iniziarono così le doglie e la povera donna urlava talmente forte da destare le curiosità degli altri abitanti.
-Che stanno facendo!- gridò un uomo dietro a Sirio.
-Assassine! Altro che Sacerdotesse!- urlò una donna.
-Ci vogliono morti!-
-La situazione sta degenerando Sirio- affermò Fortunato fermando il passo ad un uomo che cercava di entrare in casa.

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All’interno Anara stava aiutando il piccolo di uscire. La donna perse i sensi.
-Non può morire così!- singhiozzai mentre Anara prendeva fra le braccia il piccolo dopo aver tagliato il cordone ombelicale. Non è giusto! Non posso stare a guardare. Io posso salvarla…e senza nemmeno pensarci due volte iniziai la preghiera Sacra per chiamare a me la Luce.

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Anara guardò stupita Dafne, sapeva cosa stava facendo. Sapeva anche che era proibito. Ma una volta iniziata la preghiera non poteva più fermarla. Quello che stava facendo avrebbe avuto ripercussioni su tutte loro. Ne era certa.

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Terminai la preghiera e riaprii gli occhi. La donna respirava normalmente, la febbre era scomparsa. Era viva. Mi sentì felice. Per la prima volta ero davvero stata utile, avevo salvato una vita.
Anara si mise accanto a lei e le passò il piccolo, la mamma sorrise e lo strinse al petto. Non mi disse nulla. Non osò alzare gli occhi su di me ne incontrare il mio sguardo. Sentì una fitta al cuore.
La porta della casa si aprì con un tonfo ed entrò, come una furia, Dracma.
-Che sta succedendo qui!-
-Nulla è nato un bimbo- le fece notare Anara.
Quasi seccata Dracma ci voltò le spalle e si rivolse alla folla fuori dalla porta.
-E’ tutto a posto qui! E’ nato un bambino! E Giulia sta bene!-
Senza salutare rientrò in casa e ci fece cenno di andarcene, prendemmo le nostre cose e uscimmo, lei chiuse la porta dietro alle nostre spalle. Non mi rivolse nemmeno una parola. Un saluto speciale. Un segno che mi dicesse che era felice di vedermi. Niente. Alzai il viso, smettendo di guardare le mie mani e vidi cosa era accaduto fuori dalla casa. Pezzi di legno per terra, pietre.
-Ma che è successo qui?- chiesi mentre notavo le ferite di Fortunato e Sirio. Nulla di preoccupante, solo qualche graffio, ma era assurdo. Noi proteggevamo il popolo, perchè ci attaccavano con tanto odio?
-Un piccolo tumulto. Ma non avete sentito nulla?-
-No- risposi –Fammi vedere le ferite che te le medico-
-Non è nulla ed è meglio che andiamo via da qui- e si guardò intorno con circospezione. eravamo a questo punto? Avevamo paura dei nostri fratelli?

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2 pensieri su “Piramidi – sedici (parte 1)

  1. Una puntata drammatica. La fame, le malattie trasformano l’uomo in una belva.
    Hai saputo gestire col giusto tono tutto questo

tiZ On the trAin

(perché un pendolare napoletano sa quando parte, ma non sa quando arriva)

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