17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

Piramidi – quattordici (parte 4)

La sera era calata. Anara rientrava, in quel momento, in casa per la cena.
-Hai salutato Elio?-
-Si, ha il primo turno di guardia. C’era anche tuo fratello. Mi ha detto di salutarti. E’ da tanto che non ti vede-
Effettivamente dopo il mio scontro con Dracma non avevo avuto il coraggio di andare a cercare nessuno dei due. Erano miei fratelli di sangue, ma non avevamo potuto costruire nessun legame essendo cresciuti divisi. E poi mi sentivo a disagio in loro presenza, io non c’ero quando la mamma era ammalata. Proprio io che avrei saputo come curarla. A che serve avere questi Doni se non si possono aiutare le persone che si amano?

Terminato di mangiare sedemmo tutte quante a parlare della giornata trascorsa.
Nel frattempo cambiai la medicazione alla ferita che Aelia si era procurata allenandosi.
-E’ solo un graffio e non si infetterà neanche. Però stai più attenta-
-Sei molto allegra in questi giorni Aelia- notò Nel mentre mi aiutava con la medicazione.
-Si perché fra qualche giorno riceverò in regalo la mia prima e vera spada!-
E iniziò a raccontare alle sue amiche gli incontri combattuti durante la giornata.
Io in silenzio le osservavo. Stavano crescendo.

Un rumore dall’esterno attirò la mia attenzione.
-Dafne cos’hai?- mi chiese Rowan –Sei strana, c’è qualcosa che non va?-
-No… – quel rumore era lo scalpitare degli zoccoli,  il cambio della guardia. Un nodo in gola mi bloccò la voce che suonò soffocata alle mie orecchie –Sono nervosa, ma non ne conosco il motivo- ho la sensazione che stia per accadere qualcosa. Ma cosa?

Sdraiata nel mio letto aspettavo con ansia l’ora di alzarmi per andare all’appuntamento. Il tempo sembrava non passare mai.
Cercai di capire se le mie compagne dormivano, ascoltai il loro respiro. Si dormivano.
Mi alzai e silenziosamente uscii dalla mia stanza con la mantella tra le braccia.
Me la misi sulle spalle e mi incamminai al buio.
Ero in anticipo, mi misi ad osservare le stelle.
Il mio cuore palpitava, ma dentro di me cresceva l’ansia. Non capivo questa mia sensazione.
L’aria iniziava ad essere più fresca, non erano ancora iniziato il periodo delle piogge.
Iniziai a camminare, non riuscivo a stare ferma. Perché ero così nervosa?
Rumore di zoccoli, mi nascosi d’istinto dietro un albero.
I cavalieri mi passarono vicino senza vedermi. A chiudere la fila vi era Nicodemus.
Fermò il suo cavallo, disse agli altri di procedere e scese da sella.
-Dafne?-
Uscii dall’ombra. Qualcosa non andava. Lo fissai perplessa e solo allora mi accorsi che mancava una spalla all’armatura e che il petto di questa era sfondato.
-Cos’è successo?-
-Niente, Tranquilla. Aiutami soltanto a toglierla, non riesco a respirare bene – e mi sorrise.
Lo aiutai. Con attenzione esaminai le sue costole e controllai se c’era qualche ferita. Notai solo qualche livido sotto la maglia. Niente di più.

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Nicodemus la osservava con tenerezza. Vedeva i suoi occhi attenti attraverso le ciglia. Muoveva le dita sul suo petto per controllare le ferite, non era consapevole di provocare in lui una marea di emozioni a quel tocco. Gli mancò il respiro e stava ormai bruciando quando si accorse di una lacrima luccicare sulla sua guancia.
-Dafne sto bene-
-Ma cosa…-
-Ci hanno aggredito degli Uomini della Sabbia, ma nessuno di noi è rimasto ferito. Dafne sto bene non piangere-

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Piangere? Io non sto piangendo! Mi passai una mano sulla guancia e mi accorsi che era bagnata. Mi stupii. Stavo piangendo. Ero così agitata e piena di ansia da prima di cena. Ed era per lui.  Ora tutte quelle emozioni che mi schiacciavano il petto si erano sciolte nel vederlo sano e salvo. Si erano sciolte in lacrime.
Nicodemus mi accarezzò la guancia fino a sovrapporre la sua mano alla mia. Poi la prese e la fece scivolare sui suoi fianchi. Mentre le sue braccia si aprivano in un caldo abbraccio.
Alzai il viso per guardarlo negli occhi e trovai le sue labbra. Questa volta non fu un bacio leggero come un soffio, no questo fu un vero bacio. Come quelli che ci descriveva Anara. Il mio corpo si sciolse e inizò ad ardere e a reagire al suo contatto in modo totalmente istintivo. Gli passai le braccia intorno a collo e infilai le mie mani nei suoi capelli, mi misi in punta di piedi e mi strinsi a lui come se volessi fondermi.

Si,forse lo amavo.

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Un pensiero su “Piramidi – quattordici (parte 4)

  1. Come “Forse l’amavo”? Cotta a puntino è Dafne! Non inganna nessuno. trepida per Nicodemus, è strana, è veramente innamorata.
    Vediamo cosa ci riservano le prossime puntate.

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Fin dai tempi delle scuole medie, ho adottato un modo di alzarmi da letto la mattina senza che il peso del risveglio mi annientasse. Si tratta di una cosa semplicissima: come prima cosa al risveglio, penso a qualcosa di positivo che mi attende per la giornata. Niente di impegnativo, il pensiero può anche essere banale, ciò che conta è che mi dia il buonumore! Ho pensato di raccogliere i miei pensieri giornalieri in questo blog, un piccolo riassunto di piccole cose belle, a cui magari attingere nei periodi di affanno…

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