17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

Piramidi – quattordici (parte 3)

La tintura della lana procedeva bene e velocemente, tanto veloce che oltre ai soliti canti avevamo anche il tempo di ballare, di giocare e di ammirare la natura in risveglio.
A metà pomeriggio iniziammo a stendere le stoffe tinte.
Una Sacerdotessa anziana si sedette su un tronco e iniziò a raccontare una storia molto antica. La storia di un Dio che si innamorò di una Sacerdotessa, figlia del Re.
-A quel tempo gli dei vennero sulla Terra. Samirza Roucatl Héliohim era il loro capo. Essi vennero dai paesi lontani per insegnare agli uomini. Quando il loro tempo fu trascorso essi ripartirono. Samirza non era ripartito perché aveva ottenuto l’amore di Ophala, la figlia del padrone di tutte le terre abitate. Ed ecco: Ophala gli dette un figlio. Egli non aveva le ali come il suo glorioso padre.
Ed ecco: Samirza, il grande iniziatore dell’altra razza, si unì alla figlia degli uomini perché era bella e rinnegò la terra delle lontane regioni del cielo, ed alcuni suoi compagni restarono con lui. Egli divenne padrone di tutta la terra abitata.
Fu lui che fece costruire la grande piramide che conteneva il tempio del sole e la chiamò La Rocca che Domina.
In quei tempi lontani, due razze umane si dividevano il mondo: quella dei Figli del Sole, pura e divina, ma in declino; quella degli uomini, logorati dalla carne, accecati nello spirito. A quel tempo i figli degli dei entrarono in agonia, il sole attenuò il suo splendore, limitò i suoi benefici. Ecco era apparso il segno della bestia.
Erano un popolo di nobile razza, poco numeroso. La parte privilegiata del mondo era stata la loro culla e divenne la loro tomba nel giorno prescritto dal destino.
Le figlie degli uomini usarono gli incanti della carne nel letto dei figli degli dei dettero ai figli del sole dei figli di razza ancora bella e buona, giganti famosi, belli come il sole finché non li seppellì una coltre d’acqua.
Allora i figli dell’empia razza votarono i divini figli del sole allo sterminio, allora apparve l’odio e la luce declinò. L’astro padre divenne giallo, le messi appassirono, il lavoro degradante fu la condizione generale. Allora sulla terra degli Dei crebbero in abbondanza i cardi selvatici e i rovi, il loglio soffocò il grano sacro. Vi furono alberi sterili, piante senza fiori, vi furono il veleno ed il male. Ed ecco… la Specie Reale si spegneva nella decadenza dei suoi divini costumi, gravava su di essa l’ombra della morte ed i suoi giorni si accorciarono, mentre la linfa vitale gonfiava la carne dei figli degli uomini. Allora la voce di Samirza portò la speranza della resurrezione, nell’ora scritta in cui ogni cosa estinta risorge sotto il sole nella gioia della vita. Perché il Divino Monarca della Luce restituisce sempre a tutti, a ciascuno, le ossa e la carne e il soffio della vita. Ma i figli degli Dei si abbandonarono alle lamentazioni davanti alle muraglie: non si abbeverarono affatto alle sorgenti pure della consolazione e la loro anima si torse nei tormenti dell’agonia. Allora i templi sacri furono abbandonati nelle mani della razza perversa, le loro figlie vi adorarono l’immagine dell’uomo e dell’iniquità. Allora il grasso immondo dei sacrifici contaminò i sacri vestiboli col sangue delle pecore e dei montoni.
Allora i padroni della razza maledetta temettero che le figlie del sole non potessero sfuggire alla morte che colpisce tutti i popoli attraverso il tempo e si riunirono nel tempio della città inferiore con i giovani e le donne, e prolungarono la legge per cui le figlie del loro sangue, tenute lontane dai figli degli dei, furono punite nei loro figli maschi, immediatamente condannati a morte. Allora si levò un grido di rivolta e l’uomo divenne nemico dell’uomo, e vi furono bambini maschi con la gola tagliata, innocenti massacrati dappertutto nel regno della razza perversa, perché quegli innocenti erano nati dall’amore con gli Dei. Le figlie degli uomini si lacerarono il volto con le unghie in preda al loro grande dolore e piansero e gemettero davanti ai templi e Samirza venne a placare i loro tormenti con le parole della consolazione. Ma nulla fu vendicato, né le madri né i figli. Loro non forgiavamo il metallo impuro, non commettavano alcun delitto, i Loro costumi erano pacifici.
Samirza trovò il cadavere di una fanciulla fra i tanti cadaveri intorno al tempio sacro: era il suo amore ed era tornata in seno alla luce eterna, aveva perduto la vita nel massacro per proteggerlo. Il suo cuore, nei tormenti dell’angoscia, pianse… Ricordò allora di quando il tempio del sole era ancora in comune e la sacerdotessa del fuoco s’incontrava con lui nel vestibolo di fronte alla sacerdotessa del tempio del sole. La sua diletta, figlia degli uomini, la più bella fra le vergini di quella razza, non temeva la sua presenza. Si ricordò di quando nella dimora dei padri lui venne verso la sua diletta, la sua purissima. E la sua diletta fu con lui negli incantamenti della carne secondo la sua razza.
Si ricordò di quando Atna, la compagna, figlia degli uomini, conobbe la gelosia e il suo cuore fu pieno dei tormenti dell’amore, la sua anima si inabissò nella notte. Ella andò nel tempio della città inferiore e parlò contro Samirza e parlò contro la sua amata,la figlia più grande fra i grandi della razza perversa. Allora i grandi e gli anziani tremarono nei loro cuori e Hammon, il più crudele dei persecutori gli lanciò l’anatema e l’interdizione perché era geloso di Samirza, lui era stato respinto.
La felicità del suo cuore si sciolse con le lacrime. Giurò anche di battere la donna che aveva tradito perché non aveva più il cuore di un figlio divino, ma quello di un uomo indurito dal dolore, e l’uomo non è portato al perdono.
E venne il tempo delle calamità. Allora la voce di Samirza richiamò i figli del sole alla rassegnazione: “ecco voi perirete con i nostri divini costumi i nostri templi e la nostra sacra scienza”. Perché ecco la terra appartiene alla razza perversa, ai suoi figli maledetti e le loro abominevoli crudeltà sconvolgeranno gli astri nel tempo delle tenebre. Ma non temete, verrà anche il loro declino, all’ora segnata, e i figli della luce prepareranno il ritorno dei figli degli dei.- e la Sacerdotessa terminò con un grande respiro la storia.

-Tu moriresti per amore?- chiese Aelia ad Anara.
-Si per salvare il mio Elio farei qualunque cosa-
-Morire per amore…- lo ripetei a me stessa soprappensiero  ma mi accorsi che Aelia mi aveva sentito e incuriosita mi osservava, coi suoi grandi occhioni.
-Tu no? – mi chiese.
-No, non credo- risposi pensandoci su.
-Dici così perché non ti sei mai innamorata- rise di me Anara.
-Ma come ci si sente ad essere innamorati?-
-Ma Aelia che domande fai!?- arrossì Anara –Non ti sarai mica innamorata di qualcuno vero?-
-Ma che dici!- e corse via rossa come i suoi capelli.
-Ma cos’ha?- mi chiese Rowan che era lì vicino.
-Non lo so proprio – risposi.

***

* Il racconto di Samirza Roucatl Héliohim  è stato tratto da un libro di Jimmy Guieu.

* Indice del racconto: Piramidi

Navigazione ad articolo singolo

2 pensieri su “Piramidi – quattordici (parte 3)

  1. Bellissimo il racconto!

  2. Interessante il racconto.

tiZ On the trAin

(perché un pendolare napoletano sa quando parte, ma non sa quando arriva)

Esco dal Mio Corpo (e ho molta paura)

Blog semi serio di un ciccione che vuole riappropriarsi del proprio corpo.

simple Ula

I want to be rich. Rich in love, rich in health, rich in laughter, rich in adventure and rich in knowledge. You?

Ironiaprimaditutto

ma anche un caffè non sarebbe male _____________just another wordpress.com site lo dici a soreta

Health Sources

Health , Beauty and Food

A Tourist Abroad

Hit the road! Pronti per viaggiare?

mammagisella

Diario virtuale di una tri-mamma abbastanza normale

Armonia del Corpo e della Mente

benessere del corpo e dell'anima

pattykor122's Blog

mai dire mai

mypersonalspoonriverblog®

non al denaro, non all'amore, né al cielo

Astragal

I don't know where I'm going...

Un motivo al giorno per svegliarsi di buonumore

Fin dai tempi delle scuole medie, ho adottato un modo di alzarmi da letto la mattina senza che il peso del risveglio mi annientasse. Si tratta di una cosa semplicissima: come prima cosa al risveglio, penso a qualcosa di positivo che mi attende per la giornata. Niente di impegnativo, il pensiero può anche essere banale, ciò che conta è che mi dia il buonumore! Ho pensato di raccogliere i miei pensieri giornalieri in questo blog, un piccolo riassunto di piccole cose belle, a cui magari attingere nei periodi di affanno…

My Alethεiα

Un moto ondulatorio nel fluido e lineare scorrere dei miei pensieri

PointofView

by Riccardo Moschetti

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: