Lo ammiravo, amava il popolo. Al posto della spada aveva usato la parola come arma.
Mosse il suo cavallo e si posizionò proprio dove ero nascosta io. Fissava il mio nascondiglio.
Non era possibile, non poteva vedermi. Era buio, la luna era coperta dalle nuvole… eppure… guardava me. Mi sentii agitata,  il  cuore prese a palpitare e un brivido mi scosse.
-Vieni fuori, lo so che c’è qualcuno lì-
Come ha fatto? Come è possibile? Non poteva avermi visto o sentito.
-Come hai fatto a vedermi?- chiesi uscendo dal mio nascondiglio e avvicinandomi al cavallo.
Dalla sua espressione capii che non si aspettava di vedere me.
-Non ti ho vista, ho solamente avuto la sensazione che ci fosse qualcuno-
Mi porse la mano per aiutarmi a salire sul cavallo.
In quel momento la luna tornò a splendere nel cielo e vidi il suo sorriso e mi girò la testa.

Ero seduta sulla sella, tra le sue braccia. Mi avvolgeva. Sentivo lo stomaco leggero e vuoto, le guance roventi e il cuore in gola. Erano tutte sensazioni nuove per me, mi confondevano.
-Perché sta accadendo tutto questo?- chiesi cercando di riacquistare il controllo di me stessa.
Nicodemus non mi rispose. Appoggiò la testa contro la mia nuca e sentii il suo respiro sul collo. Quel contatto improvviso mi face mancare un paio di battiti e mozzare il respiro. Mi accorsi di tremare.
Prese le briglie con una sola mano, mi passò un braccio intorno alla vita e mi strinse a sé.
Non capivo cosa mi stava succedendo, sentivo un calore avvolgermi, non proveniva solamente dal suo corpo ma anche da dentro me. Il mio viso era in fiamme e tremavo…avrei dovuto esser spaventata? No non lo ero, ero confusa e piena di emozioni contrastanti. Una cosa però l’avevo ben compresa. Si, mi era chiaro come la luce dell’alba: tutto questo mi piaceva.
Stringendomi in quel modo la mia testa si appoggiò al suo petto e il suo mento finì sulla mia testa. Il suo cuore palpitava come il mio.
Nella confusione che mi invase riuscii però a notare che non aveva indosso l’armatura.
-Ma sei senza armatura!- come suonava strana la mia voce, ma era davvero la mia? E poi sembrava così fuori luogo.
-Si, sapevo che non mi avrebbero fatto del male. L’unico modo per tenerli buoni e indurli alla calma è fargli capire che hai fiducia in loro. Con indosso un’armatura e una spada in mano non puoi pretendere che ti ascoltino-
Che tono caldo, pacato, dolce. Riprese a parlare.
-“Perché sta accadendo tutto ciò?” … non lo so, non lo so… – e la sua voce si incrinò.
Era così triste, volevo consolarlo ma non sapevo come fare. Senza rendermi conto il mio braccio si mosse e strinsi la sua mano tra la mia.  Lui tremò, il guerriero tremò ad un mio tocco. No, non era possibile, forse ero io a tremare.
Giungemmo alla Seconda Mura, ormai eravamo quasi arrivati.
Nicodemus fermò il cavallo.
Pensai di dover scendere, mi preparai per farlo, ma lui mi strinse e non me lo permise.
Mi voltai per guardarlo. Non capivo cosa volesse fare.
Mi liberò la vita dalla sua stretta e mi accarezzò il braccio risalendo fino alla spalla. Vibrai a quel tocco e saltai un paio di respiri.
Mi accarezzò la guancia coi polpastrelli. Lentamente.  Sfiorandomi la pelle. Il suo tocco bruciava. Il suo viso si avvicinò al mio.
Mi baciò. Leggero come un soffio di vento, mi sfiorò appena le labbra. Quasi un sogno. Un’illusione. Eppure le nostre labbra si erano toccate. Sfiorate, assaggiate.
Mi lasciò scendere dal cavallo. Confusa, sconvolta e agitata come non mai, mi incamminai verso gli appartamenti.
Mi voltai per vederlo sparire nell’oscurità.

-Dove sei stata?- la voce di Anara mi fece sussultare. Il mio cuore batteva come un uccellino intrappolato.
-Da nessuna parte. Buonanotte!- e mi sdraiai coprendomi con le lenzuola il viso. Forse avevo la febbre. Mi sentivo bruciare.
Non riuscivo a prendere sonno, ripensai a ciò che era appena accaduto. Con l’indice mi toccai le labbra… Nicodemus mi aveva baciato…

Era successo veramente?

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-Nicodemus! Come mai hai tardato così tanto? E’ successo qualcosa?- era Seb preoccupato.
-No, stai tranquillo. Non è successo niente. Ho fatto solo una cavalcata per assaporarmi la calma ritrovata.-
Nicodemus nella propria stanza, si sedette sulla sedia posta davanti al letto, si tolse gli stivali e rimase seduto al buio a pensare a Dafne. Sentiva ancora il profumo dei suoi capelli, il calore del suo corpo premuto contro il proprio e la morbidezza della sua pelle. Si toccò le labbra. L’aveva baciata.

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