Piramidi – tredici (parte 3)

Guerra.Il popolo in rivolta.
Mi rigiro nel letto non riuscendo a prendere sonno. La stanza buia e silenziosa. Solo il debole e ritmato respiro di Rowan e Anara.
Un nitrito e rumore di zoccoli,  cavalli al galoppo.
Non ci penso, mi alzo, indosso la mantella e corro fuori.
Vedo passare vicino al muretto delle sagome più scure della notte.
Velocemente scompaiono alla mia vista.
Le parole ribellione e rivolta danzavano nella mia testa come spettri.
Iniziai quindi a correre verso la Seconda Mura. Volevo vedere cosa stava accadendo. Dovevo capire.
Mi inoltrai nel bosco, procedendo verso sentieri conosciuti.
Correvo più forte che potevo, cercando di orientarmi seguendo il rumore degli zoccoli che echeggiavano nella notte.
Finché non li sentii allontanarsi troppo.
Continuai comunque a correre, sarei arrivata al villaggio, sicuramente la direzione dei cavalieri era quella.
L’aria calda della notte mi accompagnava nella mia folle corsa. I rovi mi graffiavano le gambe e le braccia che tenevo davanti al volto per pararmi il viso.

Sfinita, col fiatone, mi fermai. Disorientata mi guardai intorno cercando di capire dove fossi arrivata.
Proprio in quel momento mi giunsero alle orecchie delle voci.
Lentamente, con circospezione, mi avvicinai.
Mi nascosi tra i cespugli. Ero arrivata alla via che portava al villaggio, nel punto in cui si inoltrava nel bosco.
Rimasi ferma ad osservare la scena.
Alcuni rappresentanti del popolo urlavano frasi offensive verso i cavalieri, brandendo torce accese cercando di spaventare i cavalli.
I soldati cercavano di tenere calme le bestie e provavano a convincere le gente a tornare alle loro case.
Nessun soldato impugnava la spada.
Si avvicinò a me il cavallo scalpitante e nervoso di Nicodemus. Nel suo volto scorsi comprensione e tristezza. La sua voce superò la confusione.
– Smettetela vi prego, così non otterrete niente. Le navi sono già partite… vi prego-
Cercava di calmarli. La sua voce triste e malinconica mi strinse il cuore.
-Ha ragione! Tornate a casa dalle vostre mogli zoticoni! Non è così che si risolvono le cose!- questa era la voce tagliente di Dracma.
I rivoltosi persero la loro grinta e si fermarono a guardarsi in faccia. Dracma immobile, con le mani sui fianchi, attendeva che i suoi compaesani si calmassero.
E così fecero. Doveva avere molto ascendente su di loro. La ammirai. Quella era mia sorella.
Pian piano si incamminarono verso il villaggio.
Dracma attese immobile che tutti fossero andati via.
-Grazie Dracma per il tuo intervento- era Nicodemus.
-Non credere che io sia qui per aiutarvi. Lo sto facendo solo per loro. Si sarebbero fatti male e nient’altro – e così dicendo si incamminò sullo stesso sentiero degli altri.
I soldati rimasero a controllare che tutto fosse effettivamente a posto, poi spronarono i loro cavalli verso la caserma.
-Nicodemus non vieni?- chiese Elio vedendo il suo comandante fermare la sua cavalcatura.
-Andate pure avanti. Ho bisogno di stare solo.-
Così fecero.

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