Commessi (un post dall’altro mio blog)

Al termine di una serata tra amiche, con l’alcool nelle vene e il sonno che inizia a bussare al cervello chiedendogli di smetterla di cantare a squarciagola “sono una donna non sono una sssssssssssssccccanta!” perchè lui (il sonno) vuole dormire, nascono i discorsi che cambiano il mondo.
Idee che se le brevettassi subito il giorno dopo saresti ricca.
E tra le grandi verità del cosmo,”a noi ci ha rovinato Kiss me Licia“, si arriva anche a parlare di loro.
Ebbene si. Anche di loro.
Chi non si è trovato ad entrare in un supermercato o in un brico, oppure in un centro garden e incontrarli.
Loro, che quando non ti servono sono lì, intorno a te. Come le api su un fiore.
Signora ha bisogno?”
Chieda pure se ha bisogno
Poi, improvvisamente, quello che cerchi scompare.
Ma cavolo ero sicura di averlo visto qui. Si era in questo viale, no nell’altro.Occavolo.
E così ti ritrovi ad aver bisogno di LORO.
E ovviamente: sono scomparsi.
Se hai la fortuna di non essere da sola pianifichi una ricerca a tappeto. Il primo che ne avvista uno chiama l’altro.
Ok. Perfetto.
Inizi a vagare alla ricerca del commesso perduto e di colpo lo vedi svoltare lì in quel viale, acceleri il passo trascinandoti dietro la figlia di quattro anni. Ma quando svolti l’angolo. E’ scomparso.
Ma come ha fatto?
Con la coda dell’occhio lo rivedi. Parti alla carica con tanto di sottofondo musicale.
Lo stai raggiungendo.
Scusi!
Niente.
Scusiii!!!
Niente.
E intanto ti avvicini sempre di più.
Talmente tanto che puoi toccargli il braccio.
Mi scusi, starei cercando
No guardi che io non sono un commesso
Oh. In quel momento ti accorgi che è semplicemente un uomo vestito dello stesso colore della divisa. OPS!
Ti scusi, raggiungendo colori di rosso inimmaginabili, e fai per andartene quando il commesso appare
Ha bisogno di me?
Tu, con le lacrime agli occhi e la bocca improvvisamente asciutta, inizi a balbettare frasi sconnesse. Eppure conoscevi a memoria la scheda tecnica del prodotto che stavi cercando.
Lui ti guarda come se fossi l’essere più in basso della catena alimentare del lombrico delle hawaii.
Ti pone un paio di domande e tu annuisci.
Il commesso sorride e dice la temibile frase: “Mi segua
Non fai in tempo a terminare di ispirare l’aria che è già lontano cento passi da te. E ti sta parlando. E tu non senti nulla.
Non hai scelta. Prendi sotto il braccio tua figlia come se fosse una baguette e voi foste francesi. E corri.
Preghi ed imprechi sottovoce ogni volta che qualcuno tenta di bloccare il TUO commesso.
E’ ormai diventato una proprietà. Non puoi fartelo portar via. E’ TUO. Hai lottato per averlo.
Arrivi persino a ringhiare dietro ad un vecchietto perchè ha alzato la mano e ha osato proferire “Mi scusi
Nel frattempo il TUO commesso ha continuato a correre come Flash Gordon, dribblando carrelli e persone, senza mai mai mai smettere di porti domande sull’acquisto che vuoi fare.
Tu avrai capito si e no due parole e hai risposto di SI a tutto. Sperando di aver azzeccato qualcosa.
Finalmente si ferma.
Bruci le suole delle scarpe per cercare di non andargli addosso. Inchiodi.
Lui si gira sorridente e ti porge una scatolina
Ecco qui
Dovevi acquistare un phon nuovo e ti ritrovi tra le mani il contaminuti a forma di gallina.
Non hai il coraggio di replicare. Prendi in mano quell’oggetto e ti convinci che ti serve. Che era quello di cui avevi bisogno.
Il commesso felicissimo ti saluta e se ne va lasciandoti sola.
In quel momento ti accorgi di tre cose:
1) non hai avvisato che avevi trovato un commesso
2) non hai la più pallida idea in che zona del supermercato ti ritrovi
3) quando hai agguantato tua figlia, hai sbagliato bambino.

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