17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

Piramidi – undici (parte 1)

-Aelia dimmi una cosa – ci stavamo dirigendo al muretto, camminavamo una accanto all’altra.
Avevo trascorso una notte insonne, un po’ per ciò che avevo sentito nella stanza del trono e molto per quello che era successo da Dracma. Non so il perché ma la morte della loro madre mi ha ferito moltissimo, forse perché sento la mancanza della mia.
Volevevo vedere Seb, per sapere come stava, quindi decisi di accompagnare Aelia al muretto dove di solito veniva a prenderla Nicodemus.
Aelia, chissà se le avevano accennato qualcosa sulla guerra…
-Quando vai a lezione dai Sacerdoti ti viene spiegato anche ciò che accade nel Regno?-
-Non ho capito – la mia piccola mi guardava con i suoi grandi occhi fieri. Era cresciuta molto, non solo di altezza. Il duro allenamento a cui era sottoposta le aveva sviluppato un’ottima muscolatura.
-Facciamo un esempio: sai qualcosa sulle guerre combattute?-
-No niente. Loro mi insegnano solo i doveri e gli obblighi di una regnante. Come mi devo comportare davanti alle persone, come devo parlare. Mi fanno studiare legge.-
-E Nicodemus non ti parla mai di cosa accade fuori dalle Mura?-
-No-
Che stupida che sono. Come potrebbe? Solo le Sacerdotesse possono essere a conoscenza di queste cose e Aelia non ha ancora fatto l’iniziazione.
Immersa nei miei pensieri non feci molto caso ad Aelia che si mise a correre. Alzai lo sguardo solo quando giunsi al muretto e mi ritrovai a fissare il viso sorridente di Nicodemus.
-Voi siete come un fiore, tornate con la primavera-
Già era vero. L’ultima volta che ci eravamo visti era agli inizi dell’inverno, mentre ora siamo quasi a primavera.

Ci incamminammo tutti e tre verso la caserma.
Camminando accanto a lui notai quanto fosse alto. Aveva un passo sicuro e veloce, ma era anche una persona attenta ai particolari. Non dovevo correre per stargli accanto, ogni due passi si fermava per permettermi di raggiungerlo. Con una naturalezza tale che io mi accorsi dopo molto tempo di ciò che faceva.
Teneva i capelli molto corti sulla nuca, mentre erano più lunghi sulla fronte. Erano castano chiaro dove erano tagliati e andavano schiarendosi dove erano più lunghi. Aveva una mascella squadrata. In quel momento si voltò a fissarmi e mi sorrise.
Con quel suo speciale sorriso,  e i suoi occhi verdi diventarono brillanti come pietre preziose.
Quel sorriso scaldava il cuore, non si poteva resistergli quindi, senza poter controllare i miei muscoli, io lo ricambiai.

-Cosa facciamo oggi?- chiese Aelia fermandosi di fronte a Nicodemus e guardandolo con gli occhi pieni di aspettativa.
-Sai che ci sono altri studenti alla caserma vero?-
Aelia annuì con la testa.
-Oggi ti eserciterai con loro-
-E tu non ci sarai?- rimase delusa la piccola.
-No. Ho un altro impegno – rispose accarezzandole la testa.
-Più importante di me?- Aelia si sentì nervosa.
-Tu sei importante piccola, più di quanto tu creda. E non solo per noi che ti vogliamo bene, ma anche per il popolo che si aspetta tanto da te e tu non li devi deludere- Nicodemus era diventato serio.
Lo guardai con ammirazione. Non poteva dire ad Aelia di ciò che stava succedendo al popolo però, raggirando le leggi, cercava di preparare la piccola a comprendere i suoi doveri e la realtà che l’attendeva.
Volevo sapere di più su ciò che stava accadendo ma per farlo avrei dovuto spiegargli come ne ero venuta a conoscenza, e mi vergognavo di dirgli che avevo origliato la discussione avvenuta tra lui e la regina.

Aelia andò a lezione. Nicodemus attese con me l’arrivo di Seb, prima di andare a tener fede ai propri impegni.
Io attendevo Seb con ansia. Mi sentivo agitata e sofferente. Non l’avevo più visto dal giorno della nevicata.
Seb finalmente arrivò e Nicodemus ci salutò incamminandosi all’interno della costruzione.
-Ciao- mi disse senza incrociare il mio sguardo. Mi sentì mancare, la morte della madre lo aveva sconvolto.
-Seb io ho saputo…di tua madre – non sapevo come iniziare il discorso, mi sentivo impacciata. Lui alzò lo sguardo e incrociò il mio. Lessi una grande sofferenza.
-Oh Dafne!- e mi abbracciò forte, togliendomi il respiro – Io non sapevo come dirtelo, non ne avevo il coraggio! E poi Dracma diceva che non era giusto, che dovevamo aspettare-
Non riuscivo a capire, qualcosa mi si mosse nello stomaco, sentì un bruciore crescere.
Di colpo lui si scostò da me e tenendomi le mani sulle spalle mi guardò negli occhi.
-Dafne… Tu sei mia sorella. Nostra madre in punto di morte ci ha detto il tuo nome-
Sentì le mie gambe diventare molli, la terra sotto i miei piedi ondeggiava, qualcosa schiacciò il mio cuore e mi provocò un forte dolore.
-Mia… mia Madre?- sentì le lacrime che scendevano sul viso, ma il corpo mi sembrava così lontano.
Mia madre era morta… era morta prima che io potessi conoscerla!

fianna

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2 pensieri su “Piramidi – undici (parte 1)

  1. Che colpo di scena!!!

  2. Che Seb e Dracma fossero fratelo e sorella di Dafne l’avevo intuito già da tempo. Quindi non mi sorprende avere la certezza della mia intuizione.
    L’unico dubbio è Dafne e Seb si amano?
    Bel capitolo con sorpresa finale.

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