Piramidi – nove (parte 2)

-Ti ringrazio Seb,  col tuo aiuto abbiamo già finito –
-Di niente. Mi fa piacere passare del tempo con te e questa era un ottima scusa- mi sorrise con dolcezza.
-Come sta tua sorella?-
-Oh lei è sempre sana come un pesce. Mia madre invece ha un po’ di febbre,  ma chi non si ammala con questo freddo?-
-Se vuoi dico ad Anara di passare a visitarla-
-No non è il caso. Per così poco. Qualche giorno e starà bene-
-Dovresti preoccuparti di più di lei-
Seb mi fissò col suo sguardo da cucciolo che tanto mi faceva tenerezza.
-Oh scusami. Non volevo aggredirti, l’ho fatto di nuovo. La verità è che… insomma io non ho mai conosciuto mia madre e ti invidio un poco- abbassai lo sguardo.

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Seb rimase disorientato, davanti a sé aveva una ragazza disarmata e quel suo cambio d’umore gli aveva fatto provare una grande tenerezza. Sentì il desiderio di abbracciarla, ma si trattenne considerandolo sconveniente.

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-Dafne! – la piccola Aelia stava correndo lungo il viale. La sua vista mi bastò per scacciare le lacrime e per farmi sorridere.
E in quel momento scivolò e cadde picchiando il ginocchio.
Corsi da lei ma non feci in tempo a piegarmi per vedere che cosa si era fatta che Nicodemus con due falcate ci raggiunse.
-Ti sei fatta male? – chiedemmo entrambi in coro.
Aelia si mise a piangere, non per il dolore, ma perché aveva visto i visi delle due persone che più amava guardarla con apprensione. Con loro si sentiva amata.
-Ti conviene portarla al caldo e curarle la sbucciatura – mi disse Seb avvicinandosi a Nicodemus.
-Si- risposi prendendola in braccio – Grazie ancora per l’aiuto – e mi allontanai stringendomela al petto.

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-Come sono belle insieme – disse Seb all’amico notando lo sguardo fisso di questi sulle due figure. –Si vede che la principessina considera Dafne come una madre-
Nicodemus non rispose, lo guardò e poi si girò per tornare nei suoi appartamenti.

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Nel pomeriggio Rowan riportò a casa Fianna con la febbre alta. Venne messa a letto e le preparai un infuso caldo da bere, per farle scendere la temperatura.
Mi sedetti accanto a lei e iniziai a cantare una ninna nanna finchè non si addormentò.
La tranquillità dell’inverno finì presto. Quasi tutte le Sacerdotesse erano impegnate, fuori e dentro le Mura, a curare gli ammalati.
Ero così carica di lavoro che spesso non riuscivo a mangiare ma nonostante ciò io, Aelia e Nel fummo le uniche a non ammalarci.

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L’inverno era lungo, ma anche la guerra delle Tribù. Il sale e lo zucchero iniziarono a scarseggiare e la Regina ordinò di diminuire ancora le razioni.
Nicodemus dovette affrontare un popolo esausto e arrabbiato.
La Regina era indecisa: non sapeva se intervenire nella piccola guerra ponendo fine al conflitto o se rimanerne estranea, rinunciando definitivamente ai commerci.
In entrambi i casi il popolo avrebbe agito negativamente.
Inoltre una delle tre navi commerciali dirette ad est tardava a tornare, e lei temeva di aver perso il prezioso carico che trasportava
Se entro la fine, ormai prossima, dell’inverno non avrebbe ricevuto notizie avrebbe mandato una nave in sua ricerca.

regina

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