Piramidi – otto (parte 1)

Dove sta andando Anara? L’avevo vista alzarsi nel pieno della notte, indossare la mantella e silenziosamente uscire dalla stanza.
Curiosa mi alzai per seguirla.
-Dova vai Dafne?- la voce roca di Rowan mi immobilizzò immediatamente.
-Ho visto Anara uscire e pensavo di …-
Rowan si stropiccia gli occhi mentre si siede sul letto, sbadiglia e con tono di chi la sa lunga inizia a parlare.
-L’altro giorno in infermeria ha conosciuto un certo Elio. Carino, ora sta andando da lui. Come ieri sera-
-E tu come fai a saperlo?-
-L’ho seguita, proprio come stavi facendo tu ora – e ritornò a sdraiarsi sotto le coperte.

Tornai nel mio letto confusa. Anara si era innamorata e non mi aveva detto niente? Perché? Noi siamo amiche, non si fida di me?
Non riuscii ad addormentarmi subito, mi rigirai nel letto per parecchio tempo prima di calmarmi.
Quando Anara rientrò, io dormivo.

-Aelia fai la brava e bevi tutto il tuo latte-
Eravamo solo noi due in cucina, le altre dormivano ancora. Tranne tre Sacerdotesse anziane che si erano svegliate prima per recarsi alla Fonte per purificare l’acqua.
-Perché dobbiamo andare dalla Grande Sacerdotessa Madre?-
-Perché oggi io l’assisterò in un piccolo rituale, e mentre l’aiuterò a vestirsi lei ti porrà delle domande alle quali devi rispondere con sincerità-
-Va bene –

La stanza era calda e avvolta nel profumo di incenso e legno.
Le pareti erano ricoperte di stoffa rosse con disegnati i simboli rituali del Fuoco. Il pavimento di legno era levigato così bene che rifletteva il colore delle stoffe, si poteva entrare solo a piedi scalzi. Non esistevano né tavoli né altri accessori. Era la Stanza del Fuoco e solo lui poteva regnare in tale ambiente.
Stavo terminando la vestizione della Grande Sacerdotessa Madre con gli ultimi paramenti.
-Brava Aelia – le disse – Ora dovrai promettermi di non raccontare a nessuno ciò che ci siamo dette oggi-
-Si- rispose la mia piccola principessa con un filo di voce.
– Bene Bene. Ora vai da Nicodemus, vai pure piccola-
Mi piegai verso Aelia e sottovoce le chiesi
-Sei capace di raggiungere Nicodemus da qui? –
-Si, mi ricordo la strada. Non mi perderò-
Annuì con un gesto del capo e, mentre seguivo la Sacerdotessa Madre nel circolo del rituale, la salutai con un sorriso.

In mezzo al triangolo formato dalle tre Sacerdotesse anziane vi era un recipiente contenente dell’acqua.
Mi inginocchiai davanti ad esso e inizia a fissare la superficie uniforme del liquido.
Iniziai a sentirmi dondolare avanti e indietro, il mio corpo divenne di colpo pesante e un leggero brivido mi trapassò.
-Ora, grazie ai tuoi giovani occhi noi vedremo il futuro che ci attende- disse la voce della Grande Sacerdotessa Madre che mi giungeva da lontano, sentì le sue mani sulle mie tempie e poi di colpo tutto divenne buio.
Il battito del mio cuore divenne così forte da farmi quasi male alle orecchie, mi sembrò di diventare sorda, sentivo solo quello. Poi di colpo il silenzio e iniziai a vedere.
Il cielo stellato sembrava muoversi e le costellazioni a me familiari cambiarono aspetto e assunsero forme sconosciute, un enorme deserto si parò davanti a me con numerose rovine che cercavano di sfuggire alla sabbia, poi l’immagine cambiò.
Ora il mio sguardo abbracciava l’immensità dell’oceano e su di esso una piccola imbarcazione procedeva solitaria, vidi lo stemma del regno e poi tutto divenne buio.
Aprì gli occhi. Sapevo di aver parlato durante tutta la visione, la mia bocca era secca, ma non ricordavo nulla di ciò che avevo detto. Per me contavano solamente le immagini che avevo visto.

Mi fu dato da bere e un poco di miele, e mi fecero sdraiare. Il mio corpo era intorpidito e dolorante. Mi massaggiarono i muscoli delle gambe e delle braccia con un po’ di olio.
Mi alzai solo quando fui in grado di farlo. Tornai agli appartamenti, convinta di essere rimasta assente per poco, invece Aelia era già tornata da lezione.

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