17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

Piramidi – sei

-Cosa facciamo oggi?- mi chiese Nel con i suoi grandi occhi neri.
-Prima finisci il tuo latte, guarda Fianna e e Aelia hanno già finito da un pezzo!- dissi iniziando a sparecchiare –Comunque oggi tu e Fianna andrete con Rowan a tingere le stoffe per preparare gli abiti invernali-
-Che bello!- urlò Fianna scendendo dalla sedia e allontanandosi dal tavolo con la propria scodella in mano.
Il momento della tintura era molto apprezzato dalle più giovani visto che le anziane raccontavano molte storie interessanti e avventurose sui primordi della civiltà. Inoltre durante tutto il lavoro si cantavano le ballate e si insegnavano le canzoni antiche, in modo che non venissero dimenticate.
-Aelia non viene con noi?- chiese Nel guardando l’amica.
-No oggi no. Aelia verrà con me e Anara a visitare il soldato che ieri è stato morso e poi l’accompagnerò dal suo Maestro di Spada-

-Dove sono andate le altre Sacerdotesse? Non hanno mangiato stamattina?- chiese Aelia dopo che Rowan era uscita con le due bimbe.
Negli appartamenti c’erano in totale quindici Sacerdotesse, comprese noi.
-Oggi si sono alzate molto presto per preparare i colori per la tintura-
Risposi mentre finivo di pulire la stanza da pranzo.Poi io e Anara pulimmo bene il lungo tavolo e vi depositammo sopra le piante mediche raccolte che erano già pronte per diventare medicinali.
Aelia si sedette su una sedia e si fermò ad osservarci. Era la prima volta che preparavamo le piante davanti a lei.
Le disponemmo suddividendole per specie e poi ci concentrammo per la preghiera di benedizione, che pronunciavamo sempre prima di iniziare il lavoro.
Io e Anara eravamo poste una di fronte all’altra, ci guardammo negli occhi e iniziammo la preghiera in coro:

Tutte le invochiamo
Che esse possano salvare
L’uomo dalle malattie
Esse mandate dagli Dei
Esse il cui Cielo è il Padre
La Terra la Madre
L’Oceano la Radice.
Figlie dell’Acqua
Crescono rinvigorendoci
Fedeli dai mille nomi
Che esse ci siano salutari.
Liberatrici che allontanate il Male,
Potenti che distruggete il Veleno,
che neutralizzate i sortilegi
Tutte voi piante dalle mille foglie,
mentre viviamo sulla terra
salvateci dalla morte e dall’angoscia.
Piante che crescete
Sulle montagne o nelle pianure
Oh! Voi propizie siate salutari al mio cuore.
Noi vi amiamo piante conosciute e sconosciute,
Io vi chiamo tutte in soccorso dell’uomo,
portateci la protezione,
guariteci e portateci la protezione Divina.(*)

Ponemmo le mani sulle piante per la Benedizione e iniziammo a preparare i medicamenti.
Aelia seduta vicino al camino spento osservò le due ragazze indossare le fini armille con la mezzaluna d’argento, pettinarsi i capelli e raccoglierli.
Per ultima cosa indossarono le mantelle blu del loro rango, Aelia invece ne possedeva una bianca.

Ci incamminammo lungo il viale che portava gli appartamenti dei soldati. Il sole era ancora caldo ma l’autunno era alle porte.
-Perché devo andare da un Maestro di Spada?- chiese Aelia senza voltarsi a guardare noi che camminavamo dietro di lei.
-Perché da grande diventerai una Sacerdotessa Guerriero, per diventare una buona Regina –
-Io non voglio diventare Regina –
Io e Anara ci guardammo negli occhi, era troppo presto per spiegare alla bambina i suoi doveri verso il popolo e il regno che avrebbe ereditato. Ora non avrebbe capito e si sarebbe ribellata al pensiero di un peso così gravoso.

Entrammo nell’infermeria, posta sul lato Ovest degli appartamenti dei soldati.
Anara si avvicinò al letto del malato, il quale era già sveglio.
-Oggi mi sento proprio bene!- disse Alceste sorridendo alle fanciulle.
-Vediamo. Prima controllo la ferita e poi sarò io a decretare se stai veramente bene – rispose Anara sorridendogli a sua volta e iniziò a sbendare la spalla del soldato.
-Come hai fatto a ferirti proprio la spalla?- chiesi mentre gli controllavo la temperatura. Di solito gli Uomini della Sabbia strisciavano e attaccavano solo le gambe della propria preda, inoltre tutti i soldati indossavano l’armatura. Non avevo mai visto un Uomo della Sabbia, tutto ciò che sapevo su di loro derivava dai racconti di chi li aveva incontrati. Erano stati definiti come “uomini” perchè il loro aspetto ricordava quello umano, ma erano considerati alla pari degli animali.
-Quello schifoso! Ha spiccato un salto! Da non credere una cosa mai vista! E mi ha distrutto l’armatura-
Un salto!? Un Uomo della Sabbia che saltava!? Non avevo mai sentito una cosa del genere.
-Comunque la ferita non ha fatto infezione. Ti puoi alzare tranquillamente dal letto- affermò Anara terminato di disinfettarla con un decotto di camomilla e calendula – ora ti cambio anche la benda e ho finito-
-Meno male! Mi stavo annoiando qui fermo-
-Ma se hai passato solo un giorno a letto! – rise Anara

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Durante tutta la visita Aelia era stata ferma e taciturna in un angolo della stanza ad osservarle.
Quello non era il guerriero che  l’aveva salutata l’altro pomeriggio, questo aveva i capelli castani e gli occhi neri. Quel cavaliere dagli occhi chiari l’aveva colpita. Aveva uno sguardo diretto, sincero, ti fissava negli occhi e poi ti trafiggeva l’anima. Chissà chi era. Qualcuno di importante se aveva accesso alle sale di sua madre.

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-Aelia vieni. Anara finirà le visite da sola, noi dobbiamo andare dal tuo Maestro- e appoggiai una mano sulla nuca della piccola così assorta dai suoi pensieri da sussultare al mio tocco.
Uscimmo dalla porticina da cui eravamo entrate, passammo dalle due colonne che delimitavano gli appartamenti dei soldati. Noi non saremmo entrate nei loro alloggi ma avremmo percorso un lungo corridoio che porta alla sala delle riunioni.
Giungemmo davanti ad un portone di legno, lo aprì ed entrammo così nella sala.
Il Maestro non era arrivato e la stanza era vuota.
Non potendo trattenermi oltre per via dei miei impegni, mi inginocchiai davanti ad Aelia e la guardai nei suoi bellissimi occhi verdi. Chiari e puri come il suo piccolo cuore.
-Aelia hai paura?-
-No-
-Bene. Perché vedi io ora ti devo lasciare qui da sola ad aspettare il tuo Maestro. Quando hai finito la lezione mi raggiungerai ai nostri appartamenti.
Mi faceva troppa tenerezza la mia piccola Aelia, non mi piaceva l’idea di abbandonarla lì da sola, ma non potevo fare altrimenti.
-Non temere il tuo Maestro arriverà subito- e la baciai sulla fronte prima di uscire.

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Nicodemus chiuse il portone della regale sala e con passo veloce si diresse verso la Grande Scala. Era in ritardo alla prima lezione della principessina.
Una figura di fronte a lui usciva dalla luce abbagliante dell’esterno per entrare nel corridoio.
Era una Sacerdotessa, col suo mantello blu e la luna d’argento. Non copriva il volto col cappuccio del mantello e perciò poteva vedere chiaramente i lunghi capelli biondi, che cercavano di fuggire dal laccio che li teneva legati. Anche lei percorreva il corridoio ma in direzione opposta, e ansimava. Doveva aver corso.
Le passò accanto e Nicodemus si fermò, per poi voltarsi ad osservare il suo tragitto finché non sparì oltre il portone dal quale lui era appena uscito.

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-Maestà- dissi inginocchiandomi
-Dimmi giovane Sacerdotessa, come procede l’educazione di mia figlia?-

***

(*) Questa preghiera di benedizione delle piante l’ho trascritta molti anni fa, non ho ricordo delle sue origini. Pertanto se la riconoscete e mi segnalate da dove l’ho presa vi sarò grata.

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2 pensieri su “Piramidi – sei

  1. Ottimo capitolo! Buona settimana!

  2. Ancora un eccellente capitolo che racchiude un lungo episodio. Curato nei particolari, piacevole da leggere. La storia prende corpo e ci lascia in sospeso con la domanda rivolta alla giovane sacerdotessa. Chi sarà?

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(perché un pendolare napoletano sa quando parte, ma non sa quando arriva)

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