Piramidi – uno

Non riesco a ricordare il viso di mia madre. L’unica cosa che vedo, se sondo la mia memoria, sono i suoi lunghi capelli biondi.
Mi chiamo Dafne e sono stata portata all’interno della Seconda Mura all’età di circa tre anni.
Era una bella giornata e il sole splendeva alto nel cielo, io ero nel giardino di casa mia e giocavo con una margherita. Mia mamma stava partorendo.
Sono stata portata via dalla Madre Sacerdotessa proprio quel giorno.
Non tutte le bambine vengono prescelte per diventare Sacerdotesse, ma io lo ero stata dalla nascita. Mia madre lo sapeva e come tutte le donne del Continente ne era orgogliosa.
Era un grande onore avere un figlio o una figlia al Tempio,  ovviamente questo mi era stato detto dalle Sacerdotesse.
Non dimenticherò mai i profondi occhi blu della Madre Sacerdotessa quando quel giorno li posò su di me. Mi ricordo che sorrise muovendo lentamente gli angoli delle sottili labbra e mi pose una mano tra gli occhi. Quando si chinò per guardarmi la piccola falce di luna, che teneva sulla fronte, ondeggiò leggermente e il luccichio dell’oro attirò la mia attenzione.
La falce d’oro è il simbolo delle Sacerdotesse Madri, mentre noi Sacerdotesse minori indossiamo una falce d’argento.
La Sacerdotessa Madre mi prese in braccio, io sentii il calore del suo cuore avvolgermi e mi addormentai cullata dal suo passo.
Questo è tutto ciò che ricordo della mia famiglia di origine.
Ora ho superato l’addestramento e la Sacra Prova e sono divenuta Sacerdotessa.
Ora posso uscire oltre la Seconda Mura e camminare per le strade del popolo.
Ora mi domando se riuscirei a riconoscere mia madre se dovessi incontrarla.

rowan

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4 pensieri su “Piramidi – uno

  1. Chi ben comincia… Lascia un pizzico di curiosità questo incipit. Dafne cercherà sua madre oppure è solo un pensiero confuso?
    Vediamo come si svilupperà la storia.

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