I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

Il Rosso si era seduto sulla scrivania del pc che utilizzavamo per reperire gli oggetti tra le dimensioni.
Sorrideva col suo ghigno, pensieroso, mentre giocherellava col dispositivo usb che permetteva al software di funzionare.
Donzineth era in piedi davanti a lui e lo fissava dubbioso. Vedevo che continuava  a scrocchiare le dita.
Io e Sonia eravamo in piedi vicino al divanetto. Immobili come due statue.
Era strano per me vedere il Rosso nel nostro territorio, nel luogo che noi utilizzavamo per le riunioni. Lui a suo agio come se la propria presenza fosse naturale, noi nervosi e tesi. In allarme.
Con la coda dell’occhio sbirciai Sonia e rimasi senza fiato. Era bianca cadaverica. Gli occhi spalancati, come sotto shock. Perchè era così agitata? Dopotutto il Rosso aveva sempre aggredito me, non lei. O forse era successo qualcosa di cui non ero a conoscenza? Ah! E’ vero. Lei e Simone avevano incontrato il Rosso quando noi eravamo in vacanza.  Doveva averle detto qualcosa di importante per averla turbata così tanto.
Rivolsi la mia attenzione nuovamente al Rosso e notai che aveva assunto l’aspetto di un ragazzino tutto piercing e vestiti in pelle.
Mi tornò in mente il discorso fatto con Sonia qualche tempo fa. Il ragazzo di cui si era innamorata che l’aveva ferita in modo così devastante da renderla la persona  che è ora.
Forse il Rosso la voleva provocare riaprendo le ferite del suo cuore.
Sembrava godesse nel metterci a disagio. A confonderci. A giocare con le nostre emozioni.
Era proprio bravo in questo. Come se potesse leggere nei cuori e usare quelle informazioni a suo vantaggio. Ma cosa ci guadagnava? Eppure ci doveva essere dell’altro. Alla fine aveva aiutato me e Marc. E se in qualche modo stava cercando di aiutare anche Sonia? E poi a Simone aveva detto dei poteri.
Un tlac attirò la mia attenzione.
Il Rosso aveva aperto il congegno.
Non sapevo nemmeno che si potesse aprire. A dire il vero non sapevo come funzionasse, come poteva fungere da intercettatore di oggetti.
<<Non toccarlo>>> Donzineth mosse un passo verso di lui per riprendere ciò che ci apparteneva.
Ma il Rosso lo bloccò con lo sguardo. Sentì un brivido di gelo quando fissai i suoi occhi verdi.
Alzò la mano tenendo tra le dita quello che aveva trovato.
Un piuma rossa.
<<Sai questa mi appartiene>> sorrise piegando la testa.
Gli appartiene? Una piuma? Ed era quella che ci permetteva di rintracciare gli oggetti? Una piuma!?!?!?
<<Tu chi sei?>> chiese Angela che era rimasta ferma e silenziosa vicino alla parete.
Il Rosso non rispose e volse lo sguardo verso la porta aperta, in quel momento apparvero sulla soglia i nostri amici.
Marc mi venne subito incontro guardando il nostro ospite con ostilità.
Seth, Elizabeth e Jemina quasi si fermarono sulla porta pieni di stupore.
Si spostarono solo per far entrare l’ultima persona. Con mia meraviglia Donzineth aveva chiamato anche Simone.
<<Allora: chi sei?>> Angela non cedette.
<<Oh come siete fissati coi nomi. Un tempo qualcuno mi chiamò Loki, poi si divertirono ad associarmi a  Lucifero. Ma voi mi conoscete con un altro nome>>
In quel momento apparvero, da un passaggio dimensionale, Anubis e Sabbath.
Sabbath guardò il Rosso negli occhi. Anubis, con mio stupore, abbassò il suo viso canino in segno di rispetto. Di sottomissione. Non potevo crederci. Il forte e determinato Anubis che riconosceva il Rosso come un suo superiore? Ma cosa stava succedendo?
Sabbath e il Rosso rimasero a fissarsi negli occhi per un momento, che a me sembrò un eternità.
Poi infine Sabbath parlò.
<<Bentornato. Era da molto che non ci vedevamo Hermes>>

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