Irreale

I Messaggeri di Hermes
I Messaggeri di Hermes

I tuoi occhi so­no lo specchio più limpido che abbia mai visto, ma petite. Quando fingo su me stesso o m’illudo sulla vita, non devo fare altro che guardarti in viso per vedere la verità.
(Laurell K. Hamilton)

Marc guidava senza distogliere lo sguardo dalla strada. Aveva ancora il viso pallido.
Non parlava e io non sapevo cosa dire. Erano successe troppe cose in questo periodo, troppe emozioni e ora anche questo. Sembrava un terribile scherzo, qualcosa di irreale.
Incredibile pensare che la realtà fosse irreale e ciò che si è sempre creduto irreale fosse la realtà.
Di scatto mosse il braccio dietro al mio collo e mi strinse a se.
Mi ritrovai con la guancia contro la zip del suo piumino.
Il mio corpo non mi apparteneva quando lui era con me. Me ne resi conto in quel momento. Nonostante l’abbraccio fosse stato brusco, e io avessi sbattuto il viso contro di lui, non avevo posto la minima resistenza.
Con Marc abbassavo completamente le mie difese.
<<Penso che dovremmo andare a trovare Sabbath>> la sua voce sembrava uscire dal regno dei morti <<E dirgli cosa sta succedendo>>

I Messaggeri di Hermes
I Messaggeri di Hermes

Stavamo camminando sulla spiaggia dove ci eravamo scambiati il primo bacio (*), peccato che non ci fosse nulla di romantico nella nostra presenza lì oggi. Il mare era mosso e l’aria gelida tagliava la pelle nei punti scoperti.
Controllammo che non ci fosse nessuno e attraversammo la soglia delle dimensioni.
Chiusi gli occhi. Le due correnti d’aria, fredda della nostra dimensione e calda di quella di Sabbath, si scontrarono in quello spazio intermedio.
Quando li riaprì i soli caldi mi fecero subito soffocare nascosta come ero da strati di vestiti.
Ci togliemmo subito i piumini. Marc mi sfilò dalle mani il mio.
<<Ci penso io>> disse.
Ero con le ali senza essermi trasformata completamente, avevo imparato a farlo da poco. Alzai le maniche del maglione. Ci alzammo in volo verso la casa grotta di Sabbath.
<<Atterriamo lì>> mi indicò il grande terrazzo della casa <<Non mi va di parlare con le persone>>
Gli feci cenno di si con la testa e mi preparai a planare.
Sabbath non c’era.
Ritirammo le nostre ali. Marc sospirò e si tolse il maglione e la maglietta a maniche corte che aveva sotto. Rimase a torso nudo e si accasciò contro il muretto del balcone. Era sfinito.
Lo imitai e rimasi in canottiera. Dopo tutto il freddo preso era piacevole sentire il pizzicore del sole sulla pelle.
<<Marc, aspettami qui>> gli appoggiai una mano sulla spalla. Lui alzò il viso per guardarmi. Mi si strinse il cuore a vedere quello sguardo spento <<vado ad avvisare i servitori che siamo qui>>
<<No resta>> posò una mano sulla mia <<Tanto ci hanno visto arrivare>>
In effetti era difficile non notarci mentre sorvolavamo le case.
Mi inginocchiai vicino a lui e con le dita iniziai a massaggiargli la nuca. I capelli erano morbidi e setosi. Teneva lo sguardo fisso su una crepa nelle piastrelle rosse della terrazza.
<<Marc>> cercai la sua attenzione, invano <<perchè non ci concediamo una vacanza? Andiamo via in qualche posto caldo>>
Alzò di colpo la testa e mi fissò sgranando gli occhi.
<<Senti abbiamo avuto un periodo davvero difficile, dalla battaglia ad oggi non un attimo di tregua. Siamo esausti, sfiniti. Non si può continuare a tenere questo ritmo. E poi non ti sei ancora ripreso da quello che ti ho fatto>> mi si incrinò la voce ma mantenni la mia espressione tranquilla.
<<Che abbiamo fatto>> mi corresse
I suoi capelli scivolavano tra le mie dita.
<<Potremmo>> continuai <<farci un viaggetto ai Caraibi, per Natale. Non manca molto…>>
Attendevo una risposta che non arrivava. Mi fissava ma non riuscivo a leggergli lo sguardo. Poi chiuse gli occhi e le labbra si sollevarono in un sorriso. Fermai la mano.
<<Continua>>
<<Cosa?>> non capivo.
<<La mano. Non fermarti>> avvicinò la testa al mio petto e si appoggiò contro. Vidi le spalle che si rilassavano. Ripresi a giocare coi capelli. <<Si>> mi disse dopo un po’.
Di nuovo non capivo. Si a cosa? Alla proposta di andare via? O ad altro?
<<Andiamo in vacanza. Hai ragione tu, siamo esausti. Non ho più la forza di far fronte a tutti i problemi che si stanno presentando. Devo prendere fiato. E anche tu>>

Non so quanto tempo rimanemmo così,  a goderci il calore sulla pelle. Ci alzammo in piedi solo quando sentimmo un rumore sulle scale. Qualcuno stava salendo. Nella semi ombra della stanza apparve una figura, anche se non ne scorgevo i tratti sapevo già chi era.
<<E ora sentiamo, mie care anime, a cosa devo la vostra visita qui?>>

Raccontammo del serial killer e delle sue vittime, tutto quanto mentre bevevamo una tisana calda che mi ricordava molto il karkadé.  Sabbath sembrava incredulo. E la cosa mi inquietò parecchio. Possibile che in tutta la sua lunghissima esistenza non gli era mai capitata una cosa del genere? Secondo lui non poteva essere un uomo in nero. No, lo escludeva categoricamente. Avrebbero attaccato noi, non fatto tutta questa sceneggiata. Ma se era un essere della nostra dimensione, un terrestre, come poteva sapere delle nostre trasformazioni? Di chi eravamo realmente noi due? Non c’erano risposte alle nostre domande, alla fine Sabbath chiese a Marc di fargli avere una copia delle foto, le voleva visionare.

***

(*) I Messaggeri di Hermes: Pensieri su una piuma, POV Marc Il bacio 

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5 pensieri su “Irreale

  1. La storia si complica e Lily e Marc sembrano sfiniti dalle condizione avverse che devono affrontare.
    Sabbath cade dalle nuvole o finge di cader? Chi lo sa!
    La storia si sviluppa bene, si srotola sinuosa come un serpente.
    Complimenti.

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