killer – parte 1

I Messaggeri di Hermes
I Messaggeri di Hermes

Stavo ghiacciando. Saltellavo sul posto per cercar di scaldare i piedi. Ormai non sentivo più le dita. Al limite dell’ipotermia vidi la macchina di Marc svoltare l’angolo e fermarsi davanti a me.
Si aprì la portiera del passeggero e salì.
Era al telefono, presumo con qualche poliziotto. Mi lanciò uno sguardo glaciale. In confronto il freddo esterno non era nulla.
Ok era arrabbiato con me. Anzi no, forse il termine “arrabbiato” era troppo riduttivo.
Sospirai e mi rintanai nel sedile.
Stava discutendo della mia presenza e la persona dall’altro capo del filo era ancora meno entusiasta di lui. Alla fine riagganciò con un “ci vediamo tra poco”
<<Un poliziotto rimarrà vicino alla macchina e tu non dovrai assolutamente scendere. Capito?>>
Feci cenno di si con la testa.
Sospirò nuovamente.
Stringeva il volante talmente forte che temetti si rompesse.
Viaggiammo in silenzio.
Ora che ero in auto tutta la mia sicurezza mi stava pian piano abbandonando.
Lo guardai con la coda dell’occhio.
Fissava la strada.
Avrei voluto parlare, dire qualcosa. Qualsiasi cosa. Ma non riuscì ad emettere un solo suono.
<<Ci siamo>> disse, dopo quella che fu un eternità.  L’avevo capito da sola. Si vedevano le luci delle auto e un posto di blocco.
Si avvicinò al poliziotto e fece vedere il suo tesserino. Lui annuì e spostò le transenne per farci passare.
Parcheggiò vicino a un paio di auto senza contrassegni di polizia ma che avevano i lampeggianti applicati sul tettuccio.
<<Lily…>>
Avrei voluto guardarlo come avrebbe fatto un’eroina di un film, sguardo fiero, sicuro di se. Invece assunsi l’espressione di Bambi dopo che i cacciatori uccisero sua mamma.
<<Lily>> ripetè nuovamente il mio nome lentamente, come se assaporasse le singole lettere <<non toglierti il capellino>> lo prese dalle mie gambe e me lo indossò. Con attenzione minuziosa sistemò ogni singola ciocca al suo interno.
Le vittime erano sempre ragazze. Minute, more, con gli occhi chiari. Come te. (*)
Mi prese il viso tra le mani e mi guardò negli occhi. <<Qui fuori c’è il poliziotto. Non staccherà gli occhi dalla macchina. Siamo nella zona dove nessun estraneo può entrare. In pratica sei al sicuro>> si fermò aspettando di leggere qualcosa nelle mie pupille. <<Aspettami qui>> mi baciò velocemente sulle labbra e scese dalla macchina.
lo sentì parlare col mio “protettore in divisa” e sparì all’interno dell’edificio.
Solo in quel momento iniziai a guardare dove fossi.
Eravamo in una cascina, dall’aspetto sembrava abbandonata. Il tetto era crollato e le finestre avevano i vetri rotti.
Il muro di cinta era crollato in diversi punti. Quello che un tempo doveva essere la stalla ora era un cumulo di pietre.
Avevo paura.
Tanta.
Presi il cellulare dalla tasca.
<<Ciao!>> la voce squillante e allegra di Simone
<<Simone, ho bisogno che mi distrai. Credo di star facendo la cosa più stupida dell’universo ed ho bisogno di te per non cadere nel panico>> Iniziai a raccontarle tutto dall’inizio. <<Simone? Ci sei ancora?>>
Silenzio.
<Simone?>>
<<Stai un attimo zitta. Sto contando>>
<<Contando?>>
<<Fammi arrivare almeno fino a 100, altrimenti vengo lì e ti strozzo io con le mie mani. Altro che killer!>>

I Messaggeri Di Hermes
I Messaggeri Di Hermes

Il tempo. Non ci rendiamo conto di quanto sia relativo finchè non ci troviamo a dover aspettare.
In coda alla posta, un autobus che non arriva, una comunicazione urgente, il tuo ragazzo che torna dopo aver fotografato un cadavere.
Guardai nuovamente fuori dal finestrino appannato in cerca del mio poliziotto personale.
Stava fumando una sigaretta guardandosi in giro.
Si poteva fumare in servizio? Non era contro il regolamento?
Tornai a guardare le mie mani che si contorcevano nervosamente.
Quando la portiera si aprì saltai sul sedile e pensai che fosse giunta la mia ora.
Era Marc.
O il suo fantasma.
Sentì un suono strano e mi accorsi di esser stata io. Era uscito dalla mia gola.
Gli saltai al collo prima che chiudesse la portiera.
Era bianco come un lenzuolo.
<<Cosa c’è?>> gli toccai la guancia. Non scottava. <<Niente fuoco vero?>>
<<Si niente fuoco>>> tentò di sorridere ma fu solo un vano tentativo..
Mi abbracciò e nascose il viso tra il mio collo e la spalla.
<<Va tutto bene>> disse senza staccarsi <<Stavolta non c’era il tuo nome>>
Mi rilassai un poco.
<<C’erano delle piume bianche incollate al muro, a formare due ali. Due ali come le mie>>

***

(*) I Messaggeri di Hermes 2 : Fuoco

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3 thoughts on “killer – parte 1

  1. Sei riuscita a conferire un buon clima teso, a parte la telefonata a Simone che non sono riuscito a inquadrarla. Per il resto va bene. La tensione narrativa era giusta come pure il tono.
    Aspetto con curiosità di leggere la seconda parte.

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